Che cos’è l’assegno sociale e chi ne ha diritto
L’assegno sociale rappresenta una prestazione economica fondamentale per sostenere i cittadini in condizioni economiche disagiate. Lo Stato italiano eroga questo aiuto ai cittadini italiani e agli stranieri regolarmente soggiornanti che hanno compiuto 67 anni. Per ottenere questo beneficio, la legge richiede una residenza effettiva, stabile e abituale sul territorio nazionale. Inoltre, il richiedente deve dimostrare di aver soggiornato legalmente e in via continuativa in Italia per almeno dieci anni.
Molto spesso, l’ente previdenziale nega questa prestazione agli stranieri che si allontanano temporaneamente dall’Italia. L’ente ritiene che ogni viaggio all’estero interrompa il conteggio dei dieci anni di residenza continuativa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito questo importante aspetto, tutelando i diritti dei cittadini stranieri.
I viaggi all’estero interrompono la residenza continuativa?
La vicenda nasce dal rifiuto dell’ente previdenziale di concedere l’assegno sociale a una cittadina straniera. La donna viveva regolarmente in Italia da molti anni e aveva ottenuto la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell’Unione Europea. Durante il periodo di dieci anni, la donna si era recata temporaneamente nel proprio Paese d’origine per brevi periodi.
L’ente previdenziale ha utilizzato i timbri sul passaporto per sostenere che la donna non avesse risieduto in Italia in modo continuativo. Secondo l’ente, la prova della presenza fisica quotidiana sul territorio italiano spettava interamente alla richiedente. I giudici di merito hanno invece dato ragione alla donna. Essi hanno stabilito che i brevi viaggi all’estero non cancellano il radicamento della persona in Italia. L’ente pubblico ha quindi deciso di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione, sperando di ribaltare la decisione.
Le motivazioni della decisione sull’assegno sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’ente previdenziale. I giudici di legittimità (i giudici che controllano la corretta applicazione delle leggi) hanno spiegato che la residenza si basa su due elementi fondamentali. Il primo elemento è oggettivo e consiste nella stabile permanenza fisica in un luogo. Il secondo elemento è soggettivo e riguarda la volontà della persona di rimanere in quel luogo.
La stabilità della permanenza non viene meno se la persona si allontana temporaneamente per motivi personali o familiari. L’allontanamento temporaneo è del tutto compatibile con la residenza continuativa, a condizione che il soggetto ritorni in Italia e mantenga nel Paese il centro delle proprie relazioni sociali e affettive.
Inoltre, la Cassazione ha chiarito che l’ente previdenziale non può chiedere alla Corte di rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. I giudici d’appello avevano già verificato che i viaggi della donna erano sporadici e non interrompevano il suo legame stabile con l’Italia. La valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere contestata in Cassazione.
Le conclusioni sul diritto all’assegno sociale
La decisione della Suprema Corte conferma un principio di civiltà giuridica molto importante. I cittadini stranieri che hanno stabilito la propria vita in Italia non perdono i diritti assistenziali per il solo fatto di aver visitato il proprio Paese d’origine. La continuità della residenza deve essere valutata con buon senso, guardando al reale radicamento sociale e familiare della persona sul territorio.
L’ente previdenziale ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali del giudizio. Questa sentenza rappresenta una guida chiara per tutti coloro che si vedono rifiutare l’assegno sociale a causa di brevi viaggi all’estero. Chi si trova in una situazione simile può far valere i propri diritti dimostrando che l’Italia rimane il centro principale della propria vita quotidiana e affettiva.
I brevi viaggi all’estero fanno perdere il diritto all’assegno sociale?
No, i viaggi temporanei non interrompono la residenza continuativa se la persona mantiene in Italia il centro dei propri affetti e delle proprie relazioni.
Quali requisiti di residenza servono per ottenere l’assegno sociale?
Il richiedente deve dimostrare di aver soggiornato legalmente e in via continuativa in Italia per almeno dieci anni.
L’Inps può contestare in Cassazione i viaggi all’estero già valutati dai giudici precedenti?
No, la valutazione dei viaggi e del radicamento sul territorio è una questione di fatto che spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione.