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Art. 2948 Codice Civile — Anno 2023

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246 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Prescrizione cartella di pagamento: il fisco perde contro il condominio
L'Agente della Riscossione ha richiesto al Condominio il pagamento di tasse locali (TARSU), sanzioni e interessi IRPEF tramite cartelle esattoriali non opposte nei termini. L'ente sosteneva che la mancata impugnazione trasformasse il termine di prescrizione da cinque a dieci anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione cartella di pagamento rimane di cinque anni. La mancata opposizione rende il credito definitivo ma non trasforma il termine breve in quello ordinario decennale, applicabile solo in presenza di una sentenza del giudice. Il Condominio vince la causa.
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Differenze retributive: lo stipendio si calcola sul totale
Una dipendente sanitaria ha richiesto il pagamento di differenze retributive, sostenendo di aver ricevuto uno stipendio base inferiore rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo. L'Azienda Sanitaria ha eccepito che la retribuzione complessiva erogata, comprensiva delle fasce economiche di progressione, superava quanto dovuto. La Corte d'Appello, ricalcolando l'intero trattamento economico tramite un consulente tecnico, ha accertato l'assenza di crediti per la lavoratrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno stabilito che il diritto alla retribuzione è unitario: le singole voci stipendiali sono solo elementi di calcolo del totale dovuto. Di conseguenza, per verificare l'esistenza di un credito, il giudice deve valutare l'intera somma percepita dal lavoratore e non le singole voci in modo isolato.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: stop al decorso in servizio
Un lavoratore, assunto inizialmente con contratto di apprendistato poi trasformato a tempo indeterminato, ha richiesto il computo dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli scatti di anzianità. L'Azienda si è opposta, eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che l'apprendistato deve essere interamente calcolato. Riguardo alla prescrizione dei crediti di lavoro, la Corte ha ribadito un principio fondamentale: nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato privi di stabilità reale (come quelli modificati dalla Legge Fornero del 2012 e dal Jobs Act del 2015), la prescrizione non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia a decorrere soltanto dalla sua cessazione. Di conseguenza, i diritti del lavoratore non erano prescritti e l'Azienda è stata condannata.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: l’Azienda perde in Cassazione
Alcuni lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante l'apprendistato e il pagamento delle differenze retributive. L'Azienda ha eccepito la prescrizione di tali crediti durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre in costanza di rapporto. A causa delle riforme del lavoro, manca infatti una stabilità reale che protegga il dipendente da ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro per tutti i diritti non ancora prescritti al 18 luglio 2012. L'Azienda è stata condannata a pagare le spese legali.
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Insinuazione al passivo e prescrizione: il fisco vince sul tempo
Un contribuente, socio illimitatamente responsabile di una società fallita, impugna alcune intimazioni di pagamento per debiti tributari, eccependo la prescrizione quinquennale di sanzioni e interessi. La Corte di Cassazione chiarisce che la presentazione della domanda di ammissione al passivo fallimentare determina l'interruzione della prescrizione del credito con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura. Di conseguenza, un nuovo termine prescrizionale ricomincia a decorrere solo dopo la chiusura del fallimento, anche nei confronti del debitore tornato in bonis. La Suprema Corte accoglie quindi il ricorso del fisco sul tema dell'effetto sospensivo, confermando invece la prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi autonomi. Il principio cardine stabilito riguarda l'efficacia dell'insinuazione al passivo e prescrizione dei crediti.
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Iscrizione ipotecaria esattoriale: stop al fisco sotto i 20.000’
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria esattoriale eseguita dall'agente della riscossione per debiti tributari vari come IRPEF, IVA, TARSU e sanzioni. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo due principi fondamentali. Primo, non esiste un termine di prescrizione unico di dieci anni: mentre IRPEF, IVA e canone Rai si prescrivono in dieci anni, la TARSU e le sanzioni tributarie si prescrivono in cinque anni. Secondo, l'iscrizione ipotecaria esattoriale è illegittima se il debito complessivo, depurato dai crediti prescritti, scende sotto la soglia legale di ventimila euro. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria per ricalcolare il debito effettivo e verificare il rispetto della soglia minima.
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Prescrizione sanzioni e interessi: la Cassazione frena il Fisco
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha notificato un'intimazione di pagamento a un contribuente oltre nove anni dopo la notifica della cartella esattoriale originaria. Il contribuente ha eccepito la prescrizione del debito. I giudici di merito hanno accolto l'eccezione limitatamente alle sanzioni e agli interessi, ritenendoli soggetti al termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente di riscossione, confermando che la prescrizione sanzioni e interessi ha durata quinquennale. Poiché tra la cartella del 2006 e l'intimazione del 2015 sono passati più di cinque anni senza atti interruttivi, le sanzioni e gli interessi sono definitivamente estinti, mentre resta dovuto il solo capitale.
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Prescrizione canone COSAP: perché non scade in cinque anni
Un'azienda pubblicitaria si opponeva ad alcuni avvisi di pagamento emessi dal Comune per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) nell'anno 2006. La Corte d'Appello dichiarava prescritto il credito del Comune, ritenendo applicabile la prescrizione breve di cinque anni. Il Comune proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione canone COSAP non è quella breve quinquennale, ma quella ordinaria decennale. Il canone COSAP, infatti, non è assimilabile a un canone di locazione o a una prestazione periodica, bensì rappresenta un'obbligazione indennitaria per l'uso esclusivo di beni pubblici. Di conseguenza, la notifica degli avvisi di pagamento è stata considerata tempestiva. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Rimborso tariffa depurazione acque: utenti vincono contro il gestore
Alcuni utenti del servizio idrico hanno chiesto al Gestore il rimborso tariffa depurazione acque pagata negli ultimi dieci anni. L'impianto locale effettuava infatti solo un trattamento primario e non la depurazione biologica (trattamento secondario) prescritta dalla legge. Il Gestore si è opposto, sostenendo la regolarità del servizio e la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gestore, confermando che la tariffa idrica è un corrispettivo contrattuale. Senza un servizio di depurazione completo ed efficace, la controprestazione manca e la quota non è dovuta. Di conseguenza, gli utenti hanno pieno diritto al rimborso delle somme indebitamente versate, con applicazione del termine di prescrizione ordinario di dieci anni.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: il dipendente vince sul tempo
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli scatti di anzianità, contestando il contratto collettivo applicato dall'azienda. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, condannando il datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, sollevando anche la questione della prescrizione dei crediti di lavoro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro, poiché le riforme del 2012 e del 2015 hanno rimosso la tutela della stabilità reale del posto di lavoro. Di conseguenza, il diritto del lavoratore a percepire le differenze retributive non si era estinto.
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Retribuzione delle ferie: la Cassazione tutela i macchinisti
Alcuni macchinisti dipendenti di un'azienda di trasporti hanno chiesto che la loro retribuzione delle ferie comprendesse anche le indennità di condotta e di riserva, erogate regolarmente ma escluse dal calcolo feriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che lo stipendio durante le ferie deve essere paragonabile a quello ordinario. Escludere voci continuative che incidono significativamente sulla busta paga crea un effetto dissuasivo, scoraggiando il lavoratore dal fruire del riposo garantito dalla Costituzione e dalle direttive europee. Inoltre, la Corte ha chiarito che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro. L'azienda è stata condannata a pagare le differenze retributive e le spese legali.
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Prescrizione presuntiva: il lavoratore vince contro il fallimento
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della sua ex azienda per crediti di lavoro non pagati. Il curatore fallimentare ha eccepito la prescrizione presuntiva annuale per respingere la domanda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la prescrizione presuntiva non può essere applicata se il debitore formula difese incompatibili con l'avvenuto pagamento o dichiara di non sapere se il pagamento sia avvenuto. Inoltre, la Corte ha chiarito che il termine annuale si applica solo alle retribuzioni mensili, mentre per tredicesima, quattordicesima e ferie non godute si applica la prescrizione triennale, e per il TFR e l'indennità di preavviso si applica la prescrizione quinquennale ordinaria.
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Prescrizione dei crediti retributivi: dipendenti contro azienda
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di alcuni dipendenti al computo del periodo di apprendistato ai fini degli scatti di anzianità. La decisione si concentra sulla prescrizione dei crediti retributivi. La Suprema Corte ha stabilito che, a seguito delle riforme del lavoro del 2012 e del 2015, i rapporti a tempo indeterminato non godono più di una stabilità reale assoluta. Di conseguenza, per evitare che il lavoratore rinunci ai propri diritti per timore di ritorsioni o licenziamento, la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, ma inizia soltanto dalla sua cessazione definitiva.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: dipendenti battono l’azienda
Alcuni dipendenti hanno chiesto il pagamento della festività del 4 novembre per gli anni dal 2007 al 2012. L'Azienda si è opposta, invocando un vecchio accordo aziendale del 1985 con cui i lavoratori rinunciavano a tale compenso in cambio di una riduzione dell'orario. Tuttavia, i successivi contratti nazionali hanno concesso la riduzione dell'orario mantenendo la festività, facendo così venir meno lo scopo dell'accordo aziendale. L'Azienda ha eccepito anche la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro. Questo perché, dopo le riforme del 2012 che hanno ridotto la tutela reale contro i licenziamenti, il lavoratore si trova in una condizione di timore psicologico che gli impedisce di agire liberamente contro il datore di lavoro. I lavoratori hanno quindi vinto la causa.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: quando il ricorso è inutile
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un estratto di ruolo per debiti verso il Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in casi eccezionali e tassativi previsti dalla legge. Non è possibile impugnare l'estratto di ruolo per far valere la prescrizione del credito se la Pubblica Amministrazione non ha ancora avviato alcuna azione esecutiva concreta. Il Contribuente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione crediti erariali: la svolta dei dieci anni
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava un'iscrizione ipotecaria a carico di una Società, basata sul presupposto che i debiti per IRPEF, IRES, IRAP e IVA fossero prescritti in cinque anni. La Corte di Cassazione ha chiarito che per questi tributi si applica la prescrizione ordinaria decennale e non quella breve quinquennale, poiché non si tratta di prestazioni periodiche ma di obbligazioni annuali autonome. Inoltre, la Corte ha stabilito che se il contribuente eccepisce la mancata notifica delle cartelle, può contestare i dettagli della notifica anche successivamente, senza alterare l'oggetto del giudizio. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare la prescrizione crediti erariali secondo il termine di dieci anni.
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Conciliazione sindacale finta: l’azienda deve pagare 47mila euro
Un lavoratore ha svolto attività subordinata per un'azienda dal 2000 al 2010. Al termine del rapporto, le parti hanno firmato un verbale di conciliazione. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo tale accordo per mancanza di un'effettiva assistenza sindacale, accertando il rapporto subordinato e condannando l'azienda a pagare differenze retributive e TFR. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno confermato che la conciliazione sindacale è valida solo se il rappresentante sindacale fornisce un supporto reale e concreto al lavoratore durante la firma, e non una semplice firma su un modulo precompilato. Di conseguenza, l'azienda deve pagare oltre 47.000 euro al lavoratore.
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Mancato riposo settimanale: retribuzione o risarcimento?
Un autista ha fatto causa alla propria azienda chiedendo il pagamento delle indennità per il mancato riposo settimanale e per il lavoro notturno. I giudici di merito hanno respinto la richiesta ritenendo i crediti prescritti, in quanto considerati di natura retributiva (soggetti a prescrizione di cinque anni) e non risarcitoria. Il lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua domanda avesse natura risarcitoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che spetta ai giudici di merito interpretare la natura della domanda. Di conseguenza, i crediti del lavoratore rimangono prescritti e l'azienda vince la causa.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: stop se il rapporto continua
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento di differenze retributive per lavoro notturno e festivo. I giudici di appello hanno dichiarato prescritti i crediti anteriori a una certa data, ritenendo che il termine decorresse durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della dipendente, stabilendo che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre in costanza di rapporto. A causa della mancanza di una stabilità reale dopo le riforme del 2012 e del 2015, il lavoratore agisce sotto l'influenza del timore del licenziamento. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Indennità di coordinamento pensione: entra nel calcolo finale
Un ex dipendente di un ente previdenziale ha chiesto di includere nel calcolo della sua pensione l'indennità ricevuta per un incarico di coordinamento. L'ente si opponeva, sostenendo che l'incarico fosse provvisorio e l'indennità non fissa. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo un principio chiave sull'indennità di coordinamento pensione: se un compenso è pagato in modo regolare e costante per tutta la durata di una mansione, possiede i requisiti di 'fissità e continuità' necessari per rientrare nella base di calcolo pensionistica, anche se l'incarico è formalmente provvisorio. L'ente è stato condannato a ricalcolare la pensione e a pagare le differenze. Vince il lavoratore.
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