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Prescrizione dei crediti di lavoro: stop se il rapporto continua

Una lavoratrice ha richiesto il pagamento di differenze retributive per lavoro notturno e festivo. I giudici di appello hanno dichiarato prescritti i crediti anteriori a una certa data, ritenendo che il termine decorresse durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della dipendente, stabilendo che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre in costanza di rapporto. A causa della mancanza di una stabilità reale dopo le riforme del 2012 e del 2015, il lavoratore agisce sotto l’influenza del timore del licenziamento. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 17520 Anno 2023
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Pubblicato il 9 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La tutela del dipendente e la prescrizione dei crediti di lavoro

Il rapporto tra datore di lavoro e dipendente non è sempre paritario. Spesso il lavoratore teme ripercussioni se decide di far valere i propri diritti durante il rapporto di lavoro. Per questo motivo, la questione relativa alla prescrizione dei crediti di lavoro rappresenta un tema centrale per la tutela dei diritti dei lavoratori. La Corte di Cassazione è intervenuta di recente per chiarire un aspetto fondamentale. I giudici hanno stabilito quando inizia a decorrere il tempo utile per richiedere le somme dovute e non pagate.

La vicenda nasce dalla richiesta di una lavoratrice che pretendeva il pagamento di differenze retributive per lavoro notturno e festivo. L’azienda si era difesa eccependo la prescrizione di gran parte di questi crediti. Secondo l’azienda, il tempo per chiedere i soldi era ormai scaduto perché il rapporto di lavoro era ancora in corso. La Cassazione ha ribaltato questa interpretazione, proteggendo la posizione della lavoratrice.

Il timore del licenziamento e il concetto di stabilità

Nel diritto del lavoro esiste un concetto fondamentale chiamato timore reverenziale (metus). Questo timore descrive la condizione psicologica del dipendente che evita di chiedere aumenti o straordinari non pagati per paura di essere licenziato. Se la legge costringesse il lavoratore a fare causa mentre lavora ancora per l’azienda, lo esporrebbe a un grave rischio.

In passato, la stabilità del posto di lavoro garantiva una certa sicurezza. Con le vecchie regole, il lavoratore era protetto dalla reintegrazione automatica in caso di licenziamento illegittimo. In quel contesto, la prescrizione poteva decorrere anche durante il rapporto di lavoro. Oggi lo scenario è profondamente cambiato e le tutele sono diminuite.

Le modifiche legislative e la decisione della Cassazione

Le riforme degli ultimi anni hanno modificato radicalmente la stabilità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La Legge Fornero del 2012 e il Jobs Act del 2015 hanno ridotto i casi in cui il giudice può ordinare la reintegrazione del lavoratore licenziato ingiustamente. Nella maggior parte dei casi, il datore di lavoro deve solo pagare un indennizzo in denaro.

Questa mancanza di stabilità reale aumenta il timore del dipendente. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa realtà sociale ed economica. I giudici di legittimità hanno confermato che non si può pretendere che il lavoratore agisca in giudizio contro il proprio datore di lavoro mentre il contratto è ancora attivo.

Le motivazioni sulla prescrizione dei crediti di lavoro

Le motivazioni dei giudici supremi si fondano sulla mancanza di una stabilità reale nel rapporto di lavoro moderno. La sentenza spiega che le riforme del 2012 e del 2015 non offrono una tutela adeguata contro i licenziamenti illegittimi. Non esiste più una predeterminazione certa delle tutele che possa eliminare la paura del dipendente.

Per questa ragione, la prescrizione dei crediti di lavoro non può decorrere in costanza di rapporto. Il termine di cinque anni per chiedere le differenze retributive deve rimanere sospeso. Questo termine inizia a decorrere soltanto dal giorno in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente. Solo in quel momento il lavoratore si trova in una posizione di reale libertà e può agire senza il timore di perdere il posto.

Le conclusioni sul caso della lavoratrice

La decisione della Corte di Cassazione rappresenta una vittoria importante per la lavoratrice e per tutti i lavoratori dipendenti. I giudici hanno accolto il ricorso e hanno annullato la sentenza d’appello che aveva dichiarato prescritti i crediti. La causa dovrà ora tornare davanti alla Corte d’Appello di Milano in una diversa composizione.

Il nuovo giudice dovrà riesaminare il caso applicando il principio stabilito dalla Cassazione. Le somme richieste per il lavoro notturno e festivo dovranno essere ricalcolate senza considerare prescritti i periodi precedenti alla fine del rapporto. Questa pronuncia rafforza la tutela dei diritti retributivi, impedendo che il timore del licenziamento si traduca in una perdita economica ingiusta per il lavoratore.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per i crediti di lavoro?
La prescrizione dei crediti retributivi inizia a decorrere soltanto dal momento in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente.

Perché la prescrizione non decorre durante il rapporto di lavoro?
Il lavoratore potrebbe evitare di chiedere i propri diritti per il timore di essere licenziato, mancando una stabilità assoluta nel rapporto.

Quali riforme hanno influenzato questa decisione della Cassazione?
Le riforme della Legge Fornero e del Jobs Act hanno ridotto la stabilità del posto di lavoro, giustificando il blocco della prescrizione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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