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Art. 2947 Codice Civile

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324 provvedimenti

Prescrizione del risarcimento del danno: l’attesa perde la causa
Un cittadino chiede il risarcimento dei danni per calunnia e diffamazione contro due professionisti, sostenendo che le loro false dichiarazioni in un processo penale abbiano causato il suo rinvio a giudizio. Dopo l'assoluzione, l'uomo avvia la causa civile. I giudici di merito rigettano la domanda per intervenuta prescrizione del risarcimento del danno, individuando l'inizio del termine nel rinvio a giudizio del 2001, quando il danneggiato ha avuto piena percezione del danno. La Corte di Cassazione conferma questa decisione. Il termine di prescrizione decorre dal momento in cui il danneggiato, usando l'ordinaria diligenza, percepisce l'esistenza del danno e la sua riconducibilità alla condotta altrui, senza che la pendenza del processo penale costituisca un impedimento. Il ricorso viene quindi rigettato.
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Contratto con effetti protettivi nei confronti del terzo: novità
La Società Proprietaria subisce il sequestro di un natante, affidato poi dalle autorità a un Cantiere Navale per lavori di allestimento. Durante la custodia, un incendio doloso distrugge l'imbarcazione. La Società Proprietaria chiede il risarcimento dei danni, ma i giudici di merito dichiarano prescritto il diritto, applicando il termine quinquennale della responsabilità extracontrattuale. La proprietaria ricorre in Cassazione, invocando la prescrizione decennale basata sulla figura del contratto con effetti protettivi nei confronti del terzo. La Suprema Corte, rilevando l'importanza della questione sulla configurabilità di tale contratto fuori dall'ambito sanitario, rimette la causa alla pubblica udienza.
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Irreversibile trasformazione del fondo: calcolo del danno
Un Comune ha occupato un terreno privato per ampliare un cimitero, costruendo un muro di cinta. I proprietari hanno chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha calcolato il danno basandosi sul valore del terreno al momento del completamento dell'opera (1999), applicando una nuova destinazione urbanistica più favorevole introdotta nel frattempo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che per calcolare il risarcimento occorre individuare il momento esatto in cui avviene l'irreversibile trasformazione del fondo. Questo momento non coincide necessariamente con la fine dei lavori, ma si verifica quando l'opera pubblica assume caratteristiche definitive e non ripristinabili. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione del danno da diffamazione: il ritardo costa caro
Un ex Presidente di un ente pubblico ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di due esposti ritenuti calunniosi e diffamatori, presentati da un membro di una commissione tecnica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Presidente, confermando la prescrizione del danno da diffamazione. I giudici hanno stabilito che il termine di prescrizione inizia a decorrere non dalla successiva campagna di stampa, ma dal momento esatto in cui il danneggiato ha avuto effettiva conoscenza degli esposti lesivi, avvenuta molti anni prima dell'avvio della causa. Poiché il Presidente conosceva i fatti già dal 2009 ma ha agito solo nel 2016, il suo diritto al risarcimento si è estinto per decorso del tempo.
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Petizione ereditaria: conto svuotato e risarcimento a rischio
Il Padre aveva cointestato un conto svizzero al figlio, il quale, dopo la morte del genitore, aveva trasferito tutti i fondi su conti personali. Gli Altri Eredi hanno promosso un'azione di petizione ereditaria per recuperare le somme e chiedere il risarcimento del danno morale. La Corte di Cassazione ha confermato che l'azione di petizione ereditaria è imprescrittibile e che la cointestazione era solo di comodo, appartenendo il denaro interamente al defunto. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla prescrizione del risarcimento del danno morale, rinviando alla Corte d'Appello per valutare se tale specifico diritto al risarcimento si sia estinto per il decorso del tempo.
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Termini di impugnazione: l’errore sull’indirizzo costa la causa
Un rivenditore di motocicli ha chiesto il risarcimento dei danni alla società produttrice a causa del sequestro di alcuni ciclomotori, causato da un difetto di fabbricazione nei numeri di telaio. Dopo il rigetto nei primi gradi di giudizio, il rivenditore ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la notifica del ricorso è stata inizialmente inviata a un indirizzo errato per un errore dell'avvocato, e la seconda notifica corretta è avvenuta oltre i sessanta giorni previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per il mancato rispetto dei termini di impugnazione. L'errore sull'indirizzo del destinatario, infatti, è imputabile al notificante e non giustifica il ritardo, determinando il passaggio in giudicato della sentenza precedente e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione del risarcimento danni: impresa perde contro la banca
Un'impresa contesta la revoca delle linee di credito e la segnalazione a sofferenza da parte di una banca, avviando una causa per ottenere il ristoro dei pregiudizi subiti. I giudici di merito rigettano la domanda ritenendo il diritto ormai estinto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando la prescrizione del risarcimento danni. La Corte rileva che il termine di prescrizione ha iniziato a decorrere quando l'impresa ha avuto chiara percezione del danno, avvenuta già negli anni Settanta con la notifica del ricorso di fallimento, e che l'impresa stessa ha smesso di inviare atti interruttivi dal 1985. Vince la banca, che ottiene la conferma definitiva della decisione a suo favore, mentre l'impresa viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Illecito permanente in condominio: i danni non si prescrivono
I Proprietari di alcuni appartamenti subiscono allagamenti a causa del rifacimento della pavimentazione dei corridoi comuni da parte del Condominio, che ha innalzato il livello del pavimento. I giudici di merito rigettano la richiesta di ripristino e risarcimento ritenendo il diritto prescritto, qualificando l'opera come illecito istantaneo risalente al 2000. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso dei Proprietari, stabilendo che la creazione e il mantenimento di una situazione dannosa per la proprietà esclusiva costituisce un illecito permanente. Di conseguenza, la prescrizione quinquennale per chiedere la rimozione dell'opera inizia a decorrere solo quando cessa la condotta illecita, mentre per il risarcimento dei danni materiali essa si rinnova giorno per giorno. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Risarcimento danni antitrust: scontro tra colosso e acquirente
Un'impresa acquirente ha citato in giudizio il costruttore di autocarri chiedendo il risarcimento danni antitrust a causa di un cartello sui prezzi accertato dalla Commissione Europea. Il costruttore ha eccepito la prescrizione del diritto, sostenendo che l'acquirente potesse conoscere l'illecito molto prima. I giudici di merito hanno respinto l'eccezione, ritenendo che la prescrizione decorra solo dalla piena ed effettiva conoscenza della violazione e del danno, e hanno considerato vincolante la decisione di transazione (settlement) della Commissione. Il costruttore ha proposto ricorso in Cassazione contestando tali punti. La Suprema Corte, rilevata la particolare complessità e importanza delle questioni di diritto sollevate, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza.
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Prescrizione del risarcimento danni: un solo medico vince
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata attuazione delle direttive europee sulle borse di studio tra il 1983 e il 1991. Il Tribunale ha rigettato le domande ritenendo il diritto estinto. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione del risarcimento danni, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso di un singolo medico. Per quest'ultimo, i giudici di merito avevano omesso di valutare una diffida inviata nel 2008, idonea a interrompere il decorso del tempo. Di conseguenza, mentre per la maggior parte dei medici il diritto è prescritto, per il singolo professionista la causa dovrà essere ridiscussa in appello.
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Occupazione illegittima: il Comune paga rivalutazione e interessi
I Proprietari di un terreno hanno chiesto il risarcimento dei danni per l'occupazione illegittima della loro area da parte del Comune, che l'aveva trasformata in un parcheggio pubblico a pagamento senza completare l'esproprio. Dopo la restituzione del terreno, i giudici di merito hanno riconosciuto un indennizzo, ma hanno escluso la rivalutazione monetaria e gli interessi perché non espressamente richiesti, applicando inoltre la prescrizione quinquennale giorno per giorno. La Corte di Cassazione ha confermato il calcolo della prescrizione ma ha accolto il ricorso dei Proprietari sulla rivalutazione e sugli interessi. Trattandosi di risarcimento da fatto illecito, queste voci costituiscono componenti automatiche del danno e spettano di diritto anche senza una specifica domanda.
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Prescrizione del risarcimento danni: il vivaio allagato vince
Il Danneggiato, titolare di un vivaio, ha chiesto il risarcimento dei danni alla Società per i periodici allagamenti dei propri terreni causati dalla costruzione di un centro commerciale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo maturata la prescrizione del risarcimento danni, considerando l'alluvione del 1991 come unico evento istantaneo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Danneggiato. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di allagamenti periodici e ripetuti nel tempo, la prescrizione del risarcimento danni quinquennale non colpisce l'intera pretesa, ma esclude solo i singoli episodi avvenuti oltre cinque anni prima della notifica dell'atto di citazione. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame dei fatti.
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Ripetizione indebito bancario: prova del fido
In un caso di ripetizione indebito bancario, la Corte d'Appello ha stabilito che l'esistenza di un fido può essere provata per presunzioni, influenzando il calcolo della prescrizione decennale delle rimesse solutorie effettuate dal correntista.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: risarcisce tutto
Gli eredi di un lavoratore deceduto si sono affidati a un legale per ottenere il risarcimento dei danni. Il professionista ha avviato la costituzione di parte civile ma ha poi taciuto sul patteggiamento avvenuto nel processo penale, mentendo sulla sospensione del giudizio e trattenendo i documenti. Questo comportamento inerte ha impedito ai clienti e al nuovo difensore di agire in sede civile prima della prescrizione. Gli eredi hanno quindi promosso un'azione per responsabilità professionale dell'avvocato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del legale al risarcimento integrale del danno. Secondo la Corte, se è altamente probabile che l'azione civile avrebbe avuto successo, si applica la regola del "tutto o niente", obbligando il professionista negligente a risarcire l'intero importo che i clienti avrebbero ottenuto.
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Prescrizione del risarcimento danni: il tempo batte i ritardi PA
Una società di trasporti ha richiesto il risarcimento dei danni causati dal ritardo della Pubblica Amministrazione nell'erogazione di contributi pubblici. Il giudice amministrativo ha rigettato la domanda, ritenendo che il diritto fosse ormai estinto per prescrizione del risarcimento danni, calcolando la decorrenza del termine quinquennale dall'entrata in vigore della legge abrogativa dei contributi. La società ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale nell'interpretazione delle norme sulla prescrizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'interpretazione delle norme sulla prescrizione rientra nella normale attività del giudice e non costituisce un superamento dei limiti esterni della giurisdizione, precludendo così il sindacato di legittimità della Cassazione sulle decisioni del Consiglio di Stato.
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Risarcimento danno ambientale: prescrizione e proprietari salvi
Un Comune ha citato in giudizio gli eredi del responsabile dell'inquinamento di alcuni terreni e le attuali proprietarie degli stessi, chiedendo la condanna al rimborso delle future spese di bonifica. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, dichiarando prescritto il diritto verso uno degli eredi (essendo gli sversamenti cessati nel 1981) e respingendo la richiesta verso le proprietarie incolpevoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune. La Suprema Corte ha chiarito che l'azione per il risarcimento danno ambientale si era prescritta e che, per rivalersi sulle proprietarie non responsabili, il Comune avrebbe dovuto prima avviare la bonifica e dimostrare l'impossibilità di recuperare le somme dal reale inquinatore. Vincono l'erede e le proprietarie dei terreni.
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Prescrizione del risarcimento danni: stop alle richieste tardive
Il Lavoratore, ex direttore generale di un policlinico universitario, ha chiesto il risarcimento dei danni derivanti dalla sua sospensione dal servizio avvenuta nel 2000. I giudici di merito hanno respinto la domanda ritenendo superato il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la prescrizione del risarcimento danni inizia a decorrere dal momento in cui si verifica l'atto ritenuto lesivo (la sospensione) e non dalla conclusione dei successivi giudizi civili o penali. Poiché il Lavoratore non ha contestato adeguatamente tutti i motivi della decisione precedente, il suo ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione medici specializzandi: lo Stato vince sul tempo
Un gruppo di medici, specializzatisi tra il 1986 e il 1997, ha chiesto il risarcimento dei danni per la mancata remunerazione durante la scuola di specializzazione, a causa del tardivo recepimento delle direttive europee da parte dello Stato. I tribunali di merito hanno respinto la domanda per intervenuta prescrizione decennale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la prescrizione medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999, che ha rimosso ogni incertezza sul diritto all'indennizzo. Le incertezze giurisprudenziali precedenti non sospendono il termine, in quanto i medici avrebbero potuto interrompere l'inerzia con una semplice diffida stragiudiziale. Di conseguenza, i medici hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione emotrasfusioni: i nuovi termini legali
La Corte d'Appello ha riformato una sentenza di primo grado applicando la prescrizione emotrasfusioni in un caso di contagio da sangue infetto. Sebbene il Tribunale avesse inizialmente riconosciuto un termine decennale, i giudici d'appello hanno stabilito che, per i decessi avvenuti dopo il 2005, si applica il termine di sei anni previsto dalla Legge Cirielli per l'omicidio colposo. Di conseguenza, l'azione avviata nel 2019 per un decesso del 2011 è stata dichiarata prescritta.
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Abuso d’ufficio e risarcimento danni: condannato il sindaco
Durante un consiglio comunale, il Sindaco insulta ed espelle un Consigliere di minoranza, proseguendo la seduta e la votazione senza riammetterlo. Il Consigliere agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ritenendo che la condotta del Sindaco integri astrattamente il reato di abuso d'ufficio, escludendo così la prescrizione breve. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Sindaco, confermando la condanna al pagamento di tremila euro. I giudici di legittimità ribadiscono che l'allontanamento ingiustificato del consigliere configura l'ipotesi di abuso d'ufficio e risarcimento danni, poiché il Sindaco ha agito con dolo intenzionale per alterare la composizione dell'assemblea, arrecando un danno ingiusto al Consigliere espulso.
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