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Art. 2947 Codice Civile

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324 provvedimenti

Acquisizione sanante: calcolo indennizzo e prescrizione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di acquisizione sanante di un terreno illegittimamente occupato da un Comune. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: primo, il diritto al risarcimento per l'occupazione pregressa si prescrive in cinque anni, decorrenti da ogni singola annualità. Secondo, nel calcolare l'indennizzo per il valore del bene, non si può sottrarre il costo di demolizione dell'opera pubblica abusivamente realizzata, per non penalizzare ingiustamente il proprietario espropriato.
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Acquisizione sanante: prescrizione e non decadenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10077/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di espropriazione. In caso di acquisizione sanante di un bene illegittimamente occupato dalla Pubblica Amministrazione, il proprietario ha dieci anni di tempo (prescrizione) per contestare l'indennizzo, e non il breve termine di 30 giorni (decadenza) previsto per le espropriazioni legittime. La Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari.
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Responsabilità fondatore unico: Cassazione nega analogia
Una banca ha citato in giudizio l'ente fondatore unico (un Comune) di una fondazione insolvente, cercando di ritenerlo responsabile per i debiti dell'ente per analogia con le norme sulle società per azioni unipersonali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la norma sulla responsabilità illimitata del socio unico (vecchio art. 2362 c.c.) è eccezionale e non può essere estesa alle fondazioni. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione delle azioni risarcitorie.
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Giudicato penale: efficacia automatica nel civile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sentenza penale di condanna per reati che causano un dissesto societario ha efficacia di giudicato nel successivo processo civile non solo riguardo alla condotta illecita dell'amministratore, ma anche sull'esistenza del danno e del nesso di causalità. In questo caso, una società chiedeva il risarcimento a un ex amministratore per la distribuzione di utili fittizi. La Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che il giudicato penale, in specifiche fattispecie di reato-danno, prova direttamente il danno-conseguenza, sollevando l'attore dall'onere di dimostrarlo nuovamente in sede civile.
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Prescrizione risarcimento danni: guida alla Cassazione
Un proprietario immobiliare ha citato in giudizio un condominio per presunti atti ostruzionistici che impedivano l'uso di un suo terreno come parcheggio. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, dichiarando la prescrizione del risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'appello, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che non è possibile introdurre nuove questioni di diritto o chiedere un riesame dei fatti in sede di legittimità, ribadendo la distinzione tra illecito istantaneo e permanente ai fini del calcolo della prescrizione.
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Responsabilità lavoratore: onere prova del datore
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha escluso la responsabilità del lavoratore per i danni causati da un incidente stradale, non avendo il datore di lavoro fornito prova della sua condotta colposa. L'ordinanza ribadisce che spetta al datore di lavoro dimostrare la violazione del dovere di diligenza del dipendente. Viene inoltre confermata l'illegittimità del licenziamento per assenza ingiustificata, poiché il lavoratore aveva provato i suoi tentativi di riprendere servizio, rimasti senza riscontro da parte dell'azienda.
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Illecito permanente: la Cassazione sul risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'interclusione di un fondo, causata dalla costruzione di un'opera pubblica, costituisce un illecito permanente e non un illecito istantaneo con effetti permanenti. Questa qualificazione è fondamentale per il calcolo della prescrizione del diritto al risarcimento del danno. A differenza dell'illecito istantaneo, dove il termine di prescrizione decorre dalla prima manifestazione del danno, nell'illecito permanente il diritto al risarcimento sorge continuamente finché perdura la condotta lesiva. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento non era prescritta, ma limitata ai danni subiti nei cinque anni precedenti l'azione legale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva erroneamente dichiarato estinto il diritto degli attori, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Rimessione in termini: il ritardo è colpa tua?
Un collaboratore di giustizia, citato in giudizio per risarcimento danni, si costituiva tardivamente. Chiedeva la rimessione in termini, adducendo che il ritardo fosse dovuto alle complesse procedure di notifica legate al suo status. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La ragione decisiva è stata il ritardo di 44 giorni, considerato imputabile al collaboratore stesso, tra la ricezione dell'atto giudiziario e la sua consegna al difensore.
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Prescrizione direttive UE: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione del diritto al risarcimento del danno per la tardiva attuazione di direttive UE da parte dello Stato. Con una decisione che riforma i precedenti gradi di giudizio, la Corte ha stabilito che si applica il termine di prescrizione quinquennale introdotto dalla L. 183/2011 a partire dal 1° gennaio 2012, anche per i diritti sorti in precedenza. Poiché l'azione legale era stata notificata dopo la scadenza di tale termine, il diritto degli attori è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Prescrizione danni: decorrenza dall’indictment
Una società ha subito danni da un'alluvione nel 1992 e ha citato in giudizio il Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta di risarcimento prescritta. La Corte ha stabilito che la prescrizione danni inizia non dalla condanna penale definitiva, ma dal momento in cui il danneggiato ha avuto la possibilità di conoscere il nesso causale, che in questo caso coincide con il rinvio a giudizio del tecnico del Ministero.
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Prescrizione risarcimento danni: quando inizia?
Una società danneggiata da un'alluvione del 1992 ha citato in giudizio il Ministero competente. La questione centrale riguarda la decorrenza della prescrizione del risarcimento danni. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che il termine di prescrizione non decorre dalla fine del processo penale, ma dal momento in cui il danneggiato ha avuto, o avrebbe potuto avere, una sufficiente conoscenza del nesso causale tra il danno e la condotta altrui. In questo caso, tale momento è stato identificato con il rinvio a giudizio del funzionario responsabile, avvenuto nel 2000, rendendo la richiesta di risarcimento del 2015 tardiva e quindi prescritta.
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Rimessione in termini: no se la reazione è tardiva
L'ordinanza esamina il caso di una richiesta di risarcimento danni per la perdita del rapporto parentale. Il convenuto, costituitosi tardivamente, ha richiesto la rimessione in termini per eccepire la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo è che la richiesta di rimessione in termini non è stata presentata con l'immediatezza richiesta dalla legge, anche a fronte di una causa di ritardo non imputabile. La tardività della reazione ha reso inammissibile l'eccezione di prescrizione.
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Responsabilità del notaio: nesso causale e danni
Gli eredi di un notaio sono stati citati in giudizio dagli acquirenti di un immobile che hanno subito un'evizione a causa di un'ipoteca non rilevata dal professionista. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità del notaio, stabilendo che non sussiste l'obbligo di risarcire il prezzo di acquisto se questo è stato pagato prima della stipula dell'atto notarile, poiché viene a mancare il nesso di causalità tra la negligenza e il danno. La Corte ha inoltre precisato che l'indennità per occupazione sine titulo non costituisce un "frutto civile", ma un risarcimento del danno, la cui rimborsabilità deve essere valutata secondo i principi generali della responsabilità contrattuale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Motivazione per relationem: quando è valida in appello
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della motivazione per relationem, rigettando il ricorso di alcuni eredi che contestavano una serie di atti patrimoniali compiuti dal loro parente defunto. La Corte ha stabilito che la sentenza d'appello può legittimamente richiamare le argomentazioni del giudice di primo grado, a condizione che dimostri di aver esaminato criticamente i motivi di gravame. Il caso verteva sulla presunta nullità di un preliminare di dazione in pagamento e di donazioni, ma il ricorso è stato respinto per carenze procedurali e infondatezza nel merito.
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Interruzione prescrizione: quando un atto è valido?
La Corte di Cassazione conferma che un credito è prescritto se l'atto inviato dal creditore non contiene una chiara e inequivocabile richiesta di pagamento. Nel caso di specie, un consuntivo dei lavori che rinviava a un futuro accordo sulle modalità di pagamento è stato ritenuto inidoneo ai fini dell'interruzione prescrizione, poiché non manifestava la volontà di esigere un credito già scaduto.
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Prova notifica cartella: la Cassazione chiarisce
Una società impugnava un preavviso di ipoteca sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento. I giudici di merito le davano ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con una recente ordinanza, la Suprema Corte ha chiarito che per la prova notifica cartella è sufficiente la produzione in giudizio della copia della relazione di notifica. Un disconoscimento generico da parte del contribuente non ha valore; è necessaria una contestazione specifica che indichi le differenze con l'originale.
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Prescrizione accessione invertita: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla prescrizione accessione invertita, stabilendo che l'occupazione di una porzione di fondo altrui con una costruzione costituisce un illecito istantaneo ad effetti permanenti. Di conseguenza, il termine di prescrizione decennale per richiedere l'indennità decorre dal momento in cui l'opera è stata ultimata, e non dall'inizio dell'occupazione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente qualificato l'illecito come permanente, rinviando la causa per un nuovo esame sulla data di completamento della costruzione.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un Comune per i danni subiti a seguito dell'annullamento in autotutela di permessi di costruire. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di risarcimento. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione, che è stato però giudicato inammissibile per vizi procedurali, in quanto mirava a un riesame dei fatti anziché a denunciare vizi di legittimità. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale del Comune è stato dichiarato inefficace. La vicenda sottolinea l'importanza di una corretta formulazione del ricorso in Cassazione.
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Prescrizione danno da reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 6460/2025, esamina un complesso caso di risarcimento danni derivante da un illecito penale. Al centro della controversia vi è il calcolo della prescrizione del danno da reato, in una vicenda processuale che si protrae da anni tra giudizi penali e civili. A causa della complessità delle questioni e dell'assenza di precedenti specifici, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per un approfondimento.
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Occupazione illegittima: quando decorre la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 905/2025, ha stabilito che l'occupazione illegittima di un terreno privato da parte della Pubblica Amministrazione costituisce un illecito permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione per la richiesta di risarcimento del danno non decorre dalla trasformazione del bene, ma dalla data della domanda di risarcimento stessa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato prescritto il diritto del proprietario, riaffermando un principio fondamentale a tutela della proprietà privata.
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