Prescrizione emotrasfusioni: attenzione ai nuovi termini per il risarcimento
In materia di danno da sangue infetto, il tema della prescrizione emotrasfusioni rappresenta uno degli scogli più complessi per chi cerca giustizia. Una recente sentenza della Corte d’Appello ha fatto chiarezza su come i termini temporali siano cambiati drasticamente negli ultimi anni, portando al rigetto di domande risarcitorie che un tempo sarebbero state accolte.
Il caso: dal contagio alla battaglia legale
La vicenda trae origine da una trasfusione avvenuta nel lontano 1979 durante un parto. La paziente scopre solo nel 2004 di aver contratto l’epatite C (HCV) e, nel 2006, avvia la procedura amministrativa per l’indennizzo. Purtroppo, la donna decede nel 2011 a causa di complicanze epatiche. Gli eredi decidono quindi di citare in giudizio il Ministero della Salute nel 2019 per ottenere il risarcimento del danno da perdita parentale.
In primo grado, il Tribunale aveva dato ragione ai familiari, applicando un termine di prescrizione emotrasfusioni di dieci anni, equiparando l’evento a un caso di omicidio colposo con i termini previsti prima della riforma del 2005.
La decisione della Corte d’Appello e la Legge Cirielli
Il Ministero ha impugnato la decisione, sostenendo che il termine corretto da applicare non fosse di dieci anni, bensì di sei. La Corte d’Appello ha accolto questo motivo di gravame, ribaltando completamente l’esito del giudizio.
Il punto centrale della questione riguarda la natura della responsabilità. Trattandosi di un danno derivante da un reato (omicidio colposo), il termine di prescrizione civile segue quello penale. Tuttavia, con l’entrata in vigore della Legge Cirielli (L. 251/2005), il termine di prescrizione per l’omicidio colposo è stato ridotto a sei anni.
L’impatto del momento del decesso
Poiché la morte della paziente è avvenuta nel 2011, ovvero in un periodo successivo alla riforma del 2005, la Corte ha stabilito che gli eredi avrebbero dovuto agire entro sei anni dal decesso. Avendo presentato il ricorso solo nel 2019, il diritto al risarcimento è stato dichiarato prescritto.
le motivazioni
La Corte d’Appello ha fondato la sua decisione sulla rigorosa applicazione dell’art. 2947, comma 3, del Codice Civile. Secondo i giudici, il reato di omicidio colposo è un reato di evento che si consuma nel momento in cui si verifica il decesso. Se la condotta (la trasfusione infetta) è avvenuta prima della riforma, ma l’evento (la morte) si è verificato dopo, il termine di prescrizione applicabile è quello vigente al momento della morte. In questo caso, la Legge Cirielli ha fissato in sei anni il limite invalicabile per l’esercizio dell’azione civile, rendendo irrilevante la conoscenza successiva di documenti se questi erano già potenzialmente accessibili o se il nesso causale era già stato ipotizzato in precedenza.
le conclusioni
La sentenza si conclude con l’accoglimento dell’appello del Ministero e il rigetto totale della domanda risarcitoria dei familiari. Gli eredi sono stati inoltre condannati alla rifusione delle spese processuali di entrambi i gradi di giudizio e delle spese di consulenza tecnica d’ufficio. Questo provvedimento sottolinea l’importanza cruciale della tempestività nell’azione legale in ambito di responsabilità medica e sanitaria, ricordando che il termine di sei anni per la prescrizione emotrasfusioni decorre inesorabilmente dal decesso del congiunto, a meno che non si provi un’assoluta impossibilità di conoscere il nesso tra il contagio e la morte in un momento precedente.
Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento per la morte di un caro da sangue infetto?
Il termine è di sei anni dal decesso se la morte è avvenuta dopo l’entrata in vigore della Legge Cirielli del 2005, poiché la prescrizione civile segue quella penale per l’omicidio colposo.
Cosa succede se scopro il nesso tra trasfusione e malattia molti anni dopo?
Il termine inizia a decorrere da quando il danno diventa oggettivamente percepibile e riconoscibile come causato dalla trasfusione, ma nel caso di decesso i giudici tendono a far decorrere i termini dalla data della morte.
La prescrizione decennale si applica ancora nei casi di emotrasfusioni?
No, per il danno da perdita parentale iure proprio causato da omicidio colposo successivo al 2005 si applica il termine breve di sei anni, mentre per il danno subito dal defunto prima di morire il termine è di cinque anni.