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Prescrizione del danno da diffamazione: il ritardo costa caro

Un ex Presidente di un ente pubblico ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di due esposti ritenuti calunniosi e diffamatori, presentati da un membro di una commissione tecnica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Presidente, confermando la prescrizione del danno da diffamazione. I giudici hanno stabilito che il termine di prescrizione inizia a decorrere non dalla successiva campagna di stampa, ma dal momento esatto in cui il danneggiato ha avuto effettiva conoscenza degli esposti lesivi, avvenuta molti anni prima dell’avvio della causa. Poiché il Presidente conosceva i fatti già dal 2009 ma ha agito solo nel 2016, il suo diritto al risarcimento si è estinto per decorso del tempo.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 24691 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La conoscenza dell’illecito e la prescrizione del danno da diffamazione

Il diritto al risarcimento non può attendere per sempre. La Corte di Cassazione ha affrontato un caso delicato riguardante la prescrizione del danno da diffamazione, chiarendo un principio fondamentale per chiunque subisca un danno alla propria reputazione. Quando una persona viene accusata ingiustamente tramite esposti formali, il tempo utile per agire in giudizio inizia a decorrere dal momento esatto in cui la vittima viene a conoscenza dell’accusa, e non da quando la notizia diventa di pubblico dominio attraverso i giornali.

Il caso: esposti segreti e carriere compromesse

La vicenda ha origine dall’iniziativa di un Ingegnere, membro di una commissione tecnica per una gara d’appalto. L’Ingegnere invia due esposti formali alla Regione, accusando il Presidente dell’Ente pubblico di aver compiuto gravi illeciti, tra cui una presunta turbativa d’asta. Da queste segnalazioni nasce un procedimento penale a carico del Presidente, che si conclude successivamente con un’archiviazione totale. Nel frattempo, però, la notizia si diffonde e genera una massiccia campagna giornalistica con oltre duecento articoli di stampa. Il Presidente subisce un gravissimo danno alla reputazione professionale e politica, con la perdita quasi totale della propria clientela privata. A distanza di oltre sette anni dalla presentazione degli esposti, il Presidente decide di citare in giudizio l’Ingegnere per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e morali. L’Ingegnere si difende eccependo la prescrizione del diritto, sostenendo che il Presidente conosceva l’esistenza di quegli esposti già da molti anni prima di avviare la causa.

Quando inizia a correre il tempo per chiedere il risarcimento

La legge stabilisce che il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in tempi precisi. Nel caso di reati come la diffamazione o la calunnia, il termine ordinario è di sei anni. Il punto centrale della discussione riguarda l’individuazione del giorno iniziale, il cosiddetto giorno di decorrenza. Il Presidente sosteneva che il termine dovesse iniziare a correre solo dalla pubblicazione degli articoli di stampa, momento in cui il danno si era manifestato pubblicamente in tutta la sua gravità. Al contrario, l’Ingegnere dimostrava che il Presidente aveva avuto piena conoscenza del contenuto degli esposti molto prima, attraverso colloqui istituzionali e richieste formali di chiarimenti ai tecnici della commissione.

Le motivazioni della decisione sulla prescrizione del danno da diffamazione

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato le tesi del Presidente dell’Ente, confermando le decisioni dei tribunali precedenti. La Corte ha ribadito che la prescrizione del danno da diffamazione decorre dal momento in cui il danneggiato ha avuto effettiva cognizione del fatto lesivo e della sua portata dannosa. Le prove documentali hanno dimostrato che il Presidente conosceva gli esposti fin dall’anno della loro presentazione. Egli aveva persino richiesto una relazione tecnica difensiva per smentire le accuse. Questo comportamento dimostra in modo inequivocabile la piena consapevolezza dell’illecito ben prima della campagna giornalistica. Inoltre, la mancata contestazione iniziale della data di decorrenza da parte del Presidente ha creato un vincolo processuale insuperabile, impedendo al giudice di ridiscutere il punto di partenza del termine.

Le conclusioni della Cassazione sul caso specifico

La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso del Presidente dell’Ente, confermando la perdita del diritto al risarcimento per intervenuta prescrizione. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento di un ulteriore contributo unificato per aver promosso un ricorso infondato. L’Ingegnere non riceve invece il rimborso delle spese legali di questo grado di giudizio, poiché ha depositato le proprie difese oltre i termini massimi previsti dalla legge. Questa sentenza lancia un messaggio chiaro: chi ritiene di essere stato diffamato deve attivarsi tempestivamente, poiché la tolleranza o il ritardo nell’avviare l’azione legale possono estinguere per sempre la possibilità di ottenere giustizia.

Da quando inizia a decorrere il termine per chiedere il risarcimento da diffamazione?
Il termine inizia a decorrere dal momento in cui la vittima viene a conoscenza dell’esistenza dell’atto diffamatorio e della sua portata lesiva, anche prima che questo venga diffuso dai giornali.

Cosa succede se si fa causa dopo la scadenza del termine di prescrizione?
Il diritto al risarcimento si estingue definitivamente e il giudice rigetterà la richiesta, costringendo spesso la parte attrice a pagare le spese di tasca propria.

La pubblicazione di articoli di giornale sposta in avanti l’inizio della prescrizione?
No, se la vittima conosceva già in precedenza gli esposti o i documenti diffamatori che hanno originato quegli articoli, la prescrizione inizia dalla prima conoscenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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