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Art. 2941 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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221 provvedimenti

Altri anni per Art. 2941 Codice Civile

Prescrizione crediti lavoro: l’impatto della Fornero
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un ente e dei suoi ex dipendenti in una controversia su differenze retributive. La Corte ha ribadito che, a seguito della Legge Fornero del 2012, la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto, data la diminuita stabilità del posto. Ha inoltre confermato che la valutazione sull'idoneità di un atto a interrompere la prescrizione è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità.
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Occultamento doloso contributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10894/2025, chiarisce che la mancata compilazione del quadro RR non configura automaticamente un occultamento doloso dei contributi idoneo a sospendere la prescrizione. È necessario che l'ente previdenziale provi un comportamento intenzionale del contribuente volto a nascondere il debito. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva presunto il dolo dalla semplice omissione, rinviando per una nuova valutazione del caso.
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Prescrizione contributi: il termine per avvocati
La Corte di Cassazione interviene sul tema della prescrizione dei contributi dovuti da un'avvocata alla Gestione Separata INPS. Pur correggendo la motivazione della Corte d'Appello sul 'dies a quo' (la prescrizione decorre dalla scadenza del pagamento, non dalla dichiarazione dei redditi), la Suprema Corte ha rigettato l'eccezione di prescrizione, ritenendo applicabili le proroghe dei termini di versamento. Tuttavia, ha annullato le sanzioni civili per il periodo in esame (2009-2010), applicando un principio stabilito dalla Corte Costituzionale.
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Prescrizione crediti lavoro: le novità post Fornero
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un ente e di due ex dipendenti in una causa per crediti retributivi. Il fulcro della decisione è la questione della prescrizione crediti lavoro. La Corte ha ribadito che, a seguito della Legge Fornero (L. 92/2012), la mancanza di un regime di piena stabilità del posto di lavoro comporta la sospensione del decorso della prescrizione per i crediti retributivi fino alla cessazione del rapporto. Inoltre, ha confermato che la valutazione sull'idoneità di un atto a interrompere la prescrizione è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
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Prescrizione crediti retributivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso di un consorzio che quello dei suoi ex dipendenti in una controversia sulla prescrizione crediti retributivi. La Corte ha confermato che, a seguito della Legge Fornero, la stabilità del posto di lavoro è diminuita, pertanto la prescrizione dei crediti decorre solo dalla fine del rapporto di lavoro. Qualsiasi richiesta di rivalutazione delle prove è stata ritenuta inammissibile in sede di legittimità.
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Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla prescrizione dei crediti di lavoro di alcuni dipendenti di un consorzio. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'azienda che quello incidentale dei lavoratori. È stato ribadito che la valutazione dell'idoneità di un atto a interrompere la prescrizione è compito del giudice di merito. Inoltre, è stato confermato il principio, consolidato dopo la Legge Fornero, secondo cui la prescrizione crediti lavoro decorre dalla cessazione del rapporto, a causa della diminuita stabilità del posto di lavoro.
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Prescrizione crediti di lavoro dopo la Legge Fornero
Un consorzio ha impugnato una sentenza che riconosceva differenze retributive a due ex dipendenti, sostenendo l'avvenuta prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la Legge Fornero, avendo ridotto la stabilità del rapporto di lavoro, ha determinato la sospensione della prescrizione dei crediti di lavoro fino alla cessazione del rapporto stesso. Anche il ricorso incidentale dei lavoratori è stato giudicato inammissibile.
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Prescrizione contributi INPS: il DPCM sposta i termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che un decreto ministeriale (DPCM) che differisce il termine per il pagamento dei contributi previdenziali sposta in avanti anche la data di decorrenza della prescrizione. In un caso riguardante un professionista iscritto alla Gestione Separata, la Corte ha annullato le decisioni dei giudici di merito che avevano dichiarato estinto il debito per prescrizione, senza considerare la proroga dei termini di pagamento. Questa ordinanza chiarisce che il dies a quo per la prescrizione contributi INPS coincide con la scadenza effettiva del pagamento, inclusi eventuali differimenti normativi.
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Compensazione spese legali: quando il giudice può decidere
Una professionista vince una causa contro l'ente previdenziale, ma il giudice dispone la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23914/2025, rigetta il ricorso della professionista, confermando che la compensazione spese legali è legittima in casi di particolare complessità giuridica, presenza di orientamenti giurisprudenziali discordanti e recenti interventi della Corte Costituzionale. La decisione sottolinea il potere discrezionale del giudice nel valutare la sussistenza di gravi ed eccezionali ragioni che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Prescrizione crediti agente: la Cassazione sui 5 anni
Un agente ha citato in giudizio la società preponente per ottenere la riqualificazione del rapporto e il pagamento di differenze retributive e indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti dell'agente per le provvigioni è quinquennale e non decennale. Ha inoltre dichiarato inammissibili le domande nuove in appello e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei termini di decadenza e dell'onere della prova a carico dell'agente.
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Gestione separata avvocati: obblighi e sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13174/2025, ha esaminato il caso di una professionista legale che contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata avvocati. La Corte ha confermato la sussistenza dell'obbligo contributivo, rigettando l'eccezione di prescrizione, ma ha annullato le sanzioni civili applicate per il periodo in questione, in virtù di una precedente sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato l'illegittimità delle sanzioni per i periodi antecedenti a una specifica legge chiarificatrice del 2011.
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Continuità rapporto di lavoro: dimissioni e riassunzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la continuità rapporto di lavoro si interrompe con le dimissioni effettive del lavoratore, anche se seguite da una riassunzione a breve distanza di tempo. In questo caso, una dipendente che aveva lavorato per decenni per aziende collegate, si era dimessa per accedere alla pensione e poi era stata riassunta. La Corte ha confermato la decisione d'appello, rigettando la tesi della simulazione delle dimissioni e dichiarando prescritti i crediti retributivi maturati prima della cessazione del primo rapporto, poiché il nuovo contratto non sospende i termini di prescrizione precedenti.
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Definizione agevolata: stop al ricorso per cassazione
Un professionista si oppone a un avviso di addebito per contributi previdenziali e, dopo aver perso in appello, ricorre in Cassazione. Nel frattempo, aderisce alla definizione agevolata (rottamazione-quater), impegnandosi a pagare a rate e a rinunciare al giudizio. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo che la scelta della via amministrativa per risolvere il debito rende inutile la prosecuzione del processo, anche se il pagamento non è ancora completato.
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Prescrizione contributi: no a sospensione automatica
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un ente previdenziale, stabilendo che la semplice omissione della compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi da parte di un professionista non comporta automaticamente la sospensione della prescrizione dei contributi. Per interrompere il decorso del tempo, l'ente deve provare il 'doloso occultamento' del debito, un onere che non può essere soddisfatto dalla sola omissione dichiarativa.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la Cassazione
Un professionista, architetto, veniva iscritto d'ufficio alla Gestione Separata. Inizialmente, i contributi per alcuni anni venivano dichiarati prescritti dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per calcolare la prescrizione dei contributi alla Gestione Separata si deve tener conto delle proroghe dei termini di versamento disposte per legge. La Corte ha inoltre censurato la sentenza d'appello per non essersi pronunciata sulla richiesta di restituzione di somme avanzata dall'Ente Previdenziale.
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Prescrizione contributi: omissione quadro RR non basta
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando l'estinzione di un debito per prescrizione contributi. Il caso verteva su contributi omessi per la Gestione Separata. La Corte ha stabilito che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisce, di per sé, un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione. È necessario dimostrare un comportamento intenzionale del debitore volto a impedire al creditore di agire.
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Contributi Gestione separata: il dolo non è automatico
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non comporta automaticamente un occultamento doloso del debito contributivo, ai fini della sospensione della prescrizione. La sentenza chiarisce che per i contributi Gestione separata è necessario un accertamento specifico del dolo da parte del giudice. Tuttavia, viene confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata per i professionisti che, pur coperti da altra previdenza obbligatoria, esercitano attività autonoma.
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Prescrizione crediti retributivi: la Cassazione decide
Un docente del pubblico impiego ha agito in giudizio per ottenere differenze retributive, ma la sua richiesta è stata parzialmente respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del docente, confermando che la prescrizione crediti retributivi nel pubblico impiego decorre in costanza di rapporto. Inoltre, ha ribadito che la prova di un atto interruttivo della prescrizione deve essere chiara e inequivocabile, e non può basarsi su mere presunzioni.
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Gestione Separata: obbligo per professionisti
Un professionista iscritto all'albo ma non alla propria cassa di previdenza ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS, sostenendo che il suo reddito fosse inferiore alla soglia di 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione, chiarendo che per un'attività professionale esercitata in modo abituale il limite di reddito non rileva come soglia di esenzione, ma serve a distinguere il lavoro occasionale da quello abituale. Tuttavia, la Corte ha annullato le sanzioni applicate, in virtù di una recente sentenza della Corte Costituzionale.
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Interruzione prescrizione: basta la difesa del creditore
Una società si opponeva a una cartella esattoriale di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'interruzione prescrizione del credito è sufficiente la memoria difensiva con cui l'ente creditore chiede il rigetto dell'opposizione. Tale atto, infatti, equivale a una domanda giudiziale e non è necessaria la notifica di una formale domanda riconvenzionale.
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