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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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301 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione buoni fruttiferi postali: rimborso perso sul titolo
Due risparmiatori chiedono il rimborso di un buono fruttifero postale scaduto. L'ente emittente rifiuta il pagamento indicando la maturata prescrizione buoni fruttiferi postali. I risparmiatori sostengono che la mancata consegna del foglio informativo analitico abbia impedito di conoscere la scadenza, bloccando i termini di legge. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'emittente. I giudici stabiliscono che i buoni fruttiferi sono titoli di legittimazione integrati dai decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale. La mancata consegna del foglio informativo costituisce un mero impedimento di fatto e non blocca la prescrizione. L'emittente vince la causa e i risparmiatori perdono definitivamente il diritto al rimborso delle somme.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: valida anche senza foglio
Un risparmiatore ha richiesto il rimborso di due titoli per un valore totale di cinquemila euro. L'istituto emittente ha opposto l'estinzione del diritto per decorso del tempo. Il cittadino ha sostenuto che il termine non dovesse decorrere a causa della mancata consegna del foglio informativo al momento dell'acquisto. La Corte di Cassazione ha confermato la Prescrizione buoni postali fruttiferi, stabilendo che la mancata consegna del documento informativo rappresenta un semplice ostacolo di fatto. L'ignoranza sulle modalità di incasso non sospende né blocca il decorso del tempo stabilito dalla legge, in assenza di precise cause giuridiche di impedimento. Il ricorso del risparmiatore è stato quindi respinto.
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Ripetizione di indebito bancario: fido incerto e prescrizione
Un correntista agisce in giudizio contro il proprio istituto di credito avviando un'azione di ripetizione di indebito bancario per recuperare somme addebitate illegittimamente. La banca eccepisce la prescrizione decennale dei singoli versamenti. La Corte territoriale accoglie la domanda del cliente e dichiara inammissibile l'appello incidentale della banca, ritenendolo troppo generico per non aver contestato la mancata distinzione peritale tra versamenti solutori e ripristinatori. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della banca. I giudici rilevano che, in mancanza dell'accertamento del tetto massimo del fido concesso, tutti i versamenti rischiano di apparire solutori. La sentenza d'appello presenta una motivazione contraddittoria e illogica. La Suprema Corte cassa la pronuncia e rinvia la causa per una nuova e coerente valutazione contabile.
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Prescrizione del credito nel concordato: la Cassazione
Una società cessionaria di crediti bancari chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una società debitrice. Il giudice delegato e il Tribunale respingevano la richiesta per decorso del tempo, ritenendo estinto il debito. La creditrice impugnava la decisione in Cassazione. Gli Ermellini hanno ribaltato la pronuncia, stabilendo che la prescrizione del credito nel concordato rimane bloccata finché il credito resta temporaneamente inesigibile durante l'esecuzione del piano concordatario omologato.
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Ripetizione di indebito bancario: vittoria del cliente
Un correntista ha citato in giudizio la propria banca per ottenere la restituzione delle somme illegittimamente addebitate sul conto corrente a titolo di anatocismo, interessi ultralegali e commissioni di massimo scoperto prive di chiari criteri di calcolo. La banca ha eccepito la prescrizione del credito e la validità delle clausole contrattuali pattuite. I giudici di merito hanno accolto la domanda del cliente, dichiarando nulle le commissioni indeterminate e ricalcolando il saldo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto di credito dichiarandolo inammissibile. La Suprema Corte ha confermato la condanna della banca: l'azione per la ripetizione di indebito bancario decorre dalla chiusura del conto per i versamenti ripristinatori e le clausole su interessi e commissioni restano nulle se non contengono parametri oggettivi e determinabili.
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Prescrizione conto corrente bancario tra nullità e addebiti
Un correntista ha citato in giudizio la propria banca per ottenere la restituzione delle somme pagate illegittimamente a causa di clausole nulle, come gli interessi uso piazza e la capitalizzazione trimestrale. La banca si è difesa sostenendo che il cliente avesse riconosciuto il debito e sollevando l'eccezione di prescrizione del credito. I giudici di merito hanno accolto la domanda del correntista, escludendo il valore vincolante del presunto riconoscimento e ritenendo generica l'eccezione difensiva della banca. La Corte di Cassazione ha confermato che il cliente può contestare le clausole nulle anche dopo aver ammesso il debito. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell'istituto di credito in merito alla prescrizione conto corrente bancario, stabilendo che la banca non deve indicare i singoli versamenti solutori per opporre efficacemente il decorso del tempo.
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Responsabilità del liquidatore: crediti salvi o prescritti?
Un creditore ha citato in giudizio gli eredi di un liquidatore societario chiedendo il risarcimento del danno. L'attore contestava la liquidazione del patrimonio e la successiva cancellazione della società dal Registro delle imprese, avvenuta nonostante un contenzioso ancora pendente sul credito vantato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per intervenuta prescrizione quinquennale del diritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la responsabilità del liquidatore decorre inderogabilmente dalla data formale di cancellazione dell'ente societario dal Registro delle imprese, momento conoscibile a tutti per presunzione di legge, e non dal successivo esito negativo dell'esecuzione forzata tentata dal creditore.
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Ripetizione di indebito bancario: fido e onere prova
Un correntista ha agito in giudizio per la ripetizione di indebito bancario, richiedendo la restituzione di somme versate per interessi illegittimi e commissioni di massimo scoperto. L'istituto di credito ha eccepito la prescrizione decennale dei versamenti. La Corte d'Appello ha ridotto il rimborso accordato al cliente, considerando prescritti i versamenti solutori eseguiti su conto privo di fido. Il cliente ha promosso ricorso per Cassazione, sostenendo che spettasse alla banca individuare i singoli versamenti prescritti e provare l'assenza di apertura di credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del cliente, confermando che la banca deve soltanto allegare l'inerzia del creditore. Spetta invece al correntista fornire la prova dell'esistenza del contratto di affidamento per qualificare i versamenti come semplici ripristini della disponibilità.
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Reiterazione dei vincoli espropriativi: indennizzo perso
Alcuni proprietari di terreni chiedono al Comune un indennizzo economico per la reiterazione dei vincoli espropriativi posti sui propri immobili tramite il piano regolatore. La pubblica amministrazione eccepisce la prescrizione del diritto, evidenziando che l'ultimo vincolo risale al 1999, mentre la richiesta di indennizzo è giunta soltanto nel 2010. I proprietari sostengono che il termine decennale non potesse decorrere prima delle riforme normative successive. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei privati. I giudici confermano che la prescrizione scatta al momento dell'imposizione del vincolo e gli ostacoli pratici non fermano il decorso del tempo. I proprietari perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Conguaglio indennità di esproprio: calcolo e tempi di prescrizione
Un Ente Pubblico ha espropriato il terreno di un privato per realizzare interventi edilizi. A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dei vecchi criteri di calcolo, il Proprietario ha richiesto il conguaglio indennità di esproprio. L'Ente Pubblico ha opposto la prescrizione, sostenendo il decorso del termine decennale. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione del diritto al conguaglio indennità di esproprio inizia a decorrere soltanto dalla data di pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale in Gazzetta Ufficiale, e non dall'esproprio originario. Inoltre, ha ribadito che l'inserimento del terreno nel piano per l'edilizia economica e popolare ne attribuisce immediatamente natura edificabile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico e dichiarato inammissibile quello incidentale del privato per difetto di forma, disponendo la compensazione delle spese di giudizio.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: addio ai risparmi dopo 10 anni
Due risparmiatori hanno chiesto all'Ente Postale il rimborso di alcuni buoni fruttiferi postali emessi nel 1989 e scaduti nel 2000. La richiesta di pagamento è stata presentata solo nel 2012, senza alcun precedente atto di sollecito. L'Ente Postale si è opposto, eccependo l'avvenuta prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha confermato che si applica il termine di prescrizione decennale introdotto dal decreto ministeriale del 2000, che decorre dalla scadenza dei titoli. Di conseguenza, il diritto al rimborso si è estinto nel 2010. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dei risparmiatori, confermando che la prescrizione buoni fruttiferi postali impedisce la riscossione del capitale e degli interessi dopo dieci anni dalla scadenza, in assenza di atti interruttivi.
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Risarcimento medici specializzandi: chi perde e chi vince
Numerosi medici hanno richiesto il risarcimento danni allo Stato per il mancato o tardivo recepimento delle direttive europee sulle borse di studio durante la specializzazione. La Corte d'Appello ha rigettato le domande dichiarandole prescritte, ritenendo che il termine decennale decorresse dal 27 ottobre 1999 (entrata in vigore della Legge 370/1999). La Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi per i medici immatricolati tra il 1983 e il 1991, consolidando il principio sulla decorrenza della prescrizione. Tuttavia, ha accolto il ricorso di una dottoressa iscritta nel 1996: la Corte d'Appello aveva ignorato la sua specifica richiesta di remunerazione basata sul diritto interno, omettendo di pronunciarsi. Per lei, la sentenza è stata cassata con rinvio. Il risarcimento medici specializzandi resta quindi precluso per i corsi più datati, ma va valutato caso per caso per le situazioni successive.
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Conguagli regolatori per partite pregresse: stop alle retroattività
Un utente ha contestato le fatture del servizio idrico emesse dal gestore, relative a consumi ordinari e a conguagli regolatori per partite pregresse degli anni 2005-2011. Il Tribunale aveva annullato le richieste ritenendole illegittime o prescritte. La Cassazione, richiamando i principi delle Sezioni Unite, ha stabilito che il gestore non può applicare retroattivamente nuove tariffe per calcolare i conguagli, ma deve fare riferimento alle regole vigenti al momento dei consumi (metodo normalizzato). Inoltre, ha rilevato errori nel calcolo della prescrizione quinquennale per i consumi ordinari, non avendo i giudici di merito considerato l'esatto momento di emissione della fattura e una nota di credito parziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: vince l’ente senza date
Una risparmiatrice ha chiesto il pagamento di tre buoni acquistati nel 2001 e presentati all'incasso nel 2020. L'intermediario ha eccepito l'avvenuta prescrizione, ma i giudici di merito hanno accolto la domanda della donna poiché sui titoli cartacei mancava la data di scadenza e non era stato consegnato il foglio informativo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione buoni fruttiferi postali decorre ugualmente dalla scadenza naturale del titolo. I buoni sono infatti titoli di legittimazione e la loro disciplina è integrata dai decreti ministeriali pubblicati in Gazzetta Ufficiale, che il cittadino ha l'onere di conoscere con l'ordinaria diligenza. La mancata consegna del foglio informativo non sospende la prescrizione, che può essere bloccata solo dal doloso occultamento del debito. La domanda di rimborso è stata quindi definitivamente respinta.
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Prescrizione risarcimento medici specializzandi: lo Stato si salva
Un gruppo di medici specializzandi, immatricolati prima del 1991, ha fatto causa allo Stato Italiano. I professionisti chiedevano il risarcimento dei danni per la mancata o tardiva applicazione delle direttive europee riguardanti la giusta retribuzione durante gli anni di specializzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei medici, confermando che il loro diritto si è estinto. I giudici hanno stabilito che la prescrizione risarcimento medici specializzandi è decennale e inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge numero 370 del 1999. Poiché la causa è stata avviata solo nel 2016, il termine di dieci anni era ampiamente scaduto. La Suprema Corte ha inoltre escluso la possibilità di chiedere un indennizzo per arricchimento senza causa, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese giudiziarie.
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Prescrizione del risarcimento danni: medici senza rimborsi
Un gruppo di medici specializzandi, immatricolati prima del 1991, ha chiesto allo Stato il risarcimento dei danni per il tardivo recepimento delle direttive europee sulle borse di studio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto è ormai estinto. La prescrizione del risarcimento danni, di durata decennale, ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge che ha escluso i ricorrenti dai beneficiari delle borse di studio. Da quel momento, infatti, i medici avevano la certezza che lo Stato non avrebbe adempiuto spontaneamente agli obblighi europei. Di conseguenza, non avendo avviato azioni legali o inviato atti interruttivi entro i successivi dieci anni, i medici hanno perso definitivamente il diritto a ottenere qualsiasi indennizzo o risarcimento.
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Ripetizione di indebito bancario: fido non provato e prescrizione
Un correntista ha richiesto la ripetizione di indebito bancario per somme addebitate illegittimamente a titolo di anatocismo e oneri su un conto corrente. La banca ha eccepito la prescrizione dei pagamenti effettuati oltre dieci anni prima della chiusura del conto. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione della banca, qualificando i versamenti come rimesse solutorie a causa della mancata prova di un contratto di apertura di credito (affidamento). La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del correntista, confermando che spetta al cliente dimostrare l'esistenza del fido per qualificare i versamenti come ripristinatori ed evitare la prescrizione. Il correntista perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Prescrizione conto corrente: l’azienda perde per vizio di forma
Un'azienda correntista ha citato in giudizio una banca per ottenere la restituzione di somme addebitate illegittimamente a titolo di anatocismo e interessi ultralegali. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, applicando la prescrizione decennale su parte dei crediti. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione dell'azienda per mancanza di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per contestare la prescrizione del conto corrente e l'onere della prova sulle rimesse, l'atto di appello deve essere chiaro e specifico, pena l'impossibilità per la Cassazione di riesaminare gli atti di causa in assenza di una corretta denuncia di errore procedurale. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Apertura di credito in conto corrente: senza firma addio rimborsi
La Corte di Cassazione ha affrontato una controversia tra un'azienda correntista e un istituto di credito riguardante la ripetizione di somme addebitate per anatocismo. La Corte ha stabilito che, in tema di apertura di credito in conto corrente, la prova del contratto di affidamento richiede tassativamente la forma scritta a pena di nullità. Senza un contratto scritto, i versamenti del cliente hanno natura solutoria e la prescrizione decennale decorre dai singoli pagamenti e non dalla chiusura del conto. Inoltre, per i contratti stipulati prima del 2000, le clausole anatocistiche sono nulle e l'introduzione di una nuova capitalizzazione richiede un accordo scritto specifico, non bastando l'adeguamento unilaterale della banca.
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Prescrizione dell’azione di rivalsa: vince il garante ignaro
Un garante ha costituito in pegno dei titoli azionari a favore di una banca per garantire il debito di una società. La banca ha venduto i titoli per soddisfare il credito, comunicando l'operazione al garante solo alcuni giorni dopo. Quando il garante ha avviato l'azione di rivalsa contro la società debitrice, questa ha eccepito la prescrizione decennale, calcolandola dal giorno della vendita dei titoli e non dalla comunicazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che la prescrizione dell'azione di rivalsa per il terzo datore di pegno inizia a decorrere solo quando il garante riceve formale comunicazione dell'avvenuta vendita e del relativo importo, poiché prima di quel momento non ha la possibilità giuridica di agire.
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