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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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682 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Ricorso privo di firma digitale: l’Ente perde la causa
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi arretrati a un Professionista. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta dichiarando prescritto il debito contributivo ed escludendo l'occultamento doloso. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per la presenza di un ricorso privo di firma digitale. L'assenza della firma informatica sull'atto introduttivo ne determina la radicale nullità, poiché impedisce di ricondurre legalmente l'atto al suo autore.
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Restituzione ritenute fiscali: azienda condannata a pagare
Alcuni dipendenti hanno richiesto all'azienda datrice di lavoro la restituzione ritenute fiscali operate in busta paga negli anni 1990-1992 per l'evento sismico in Sicilia. L'impresa aveva trattenuto l'intero importo delle imposte dalla retribuzione, ma aveva poi aderito al condono fiscale versando all'Erario solo il 10% del totale dovuto. La Corte di Cassazione ha confermato la vittoria dei lavoratori. Il datore di lavoro non ha titolo per trattenere le somme che non ha riversato allo Stato. Tali importi conservano la loro natura di credito retributivo e spettano integralmente al dipendente.
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Restituzione ritenute fiscali: azienda condannata
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per ottenere la restituzione ritenute fiscali operate in busta paga tra il 1990 e il 1992. L'azienda aveva usufruito del condono fiscale post-sisma in Sicilia, versando all'Erario soltanto il 10% del debito tributario e trattenendo per sé la quota restante già sottratta allo stipendio del dipendente. I giudici di appello hanno accolto la domanda del lavoratore. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso della società datrice. La Suprema Corte ha chiarito che il vero debitore fiscale è il lavoratore: se l'azienda estingue l'obbligo tributario pagando una percentuale ridotta, perde qualsiasi titolo per trattenere le somme residue prelevate dalla retribuzione e deve versarle al dipendente.
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Prescrizione contributi previdenziali: proroga e conteggio
L'Ente Previdenziale richiede a una professionista il pagamento dei debiti contributivi per l'anno 2009. I giudici di merito dichiarano estinto il debito per prescrizione contributi previdenziali, individuando il termine iniziale di pagamento al 16 giugno 2010 e ritenendo tardivo l'atto interruttivo del 30 giugno 2015. L'Ente ricorre in Cassazione contestando la mancata sospensione del termine. La Suprema Corte accoglie il ricorso: un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza dei versamenti al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento del 30 giugno 2015 risulta tempestiva. Il giudice di legittimità può correggere d'ufficio la data iniziale della prescrizione quando la questione resta aperta.
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Prescrizione contributi Gestione separata: proroga salva l’INPS
L'Ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei versamenti previdenziali per l'anno 2008. I giudici di merito hanno annullato la richiesta, dichiarando estinto il credito per prescrizione contributi Gestione separata sul presupposto che il termine decorresse dal 16 giugno 2009. L'Ente ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ente, chiarendo che la proroga fiscale estende la scadenza al 6 luglio 2009 e sposta in avanti la decorrenza della prescrizione. Il giudice può ricalcolare d'ufficio la data iniziale senza ostacoli di giudicato.
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Prescrizione contributi Gestione separata e proroga dei termini
L'Ente previdenziale ha richiesto a un Professionista il versamento dei contributi previdenziali non corrisposti. Il Professionista ha eccepito l'estinzione del debito per decorso del tempo. La Corte territoriale ha accolto l'eccezione, calcolando il termine dalla data ordinaria di versamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere dalla reale data di scadenza del pagamento, includendo i differimenti e le proroghe disposti dai decreti governativi. Inoltre, la contestazione in appello mantiene aperta l'intera questione estintiva, consentendo al giudice di rideterminare d'ufficio il giorno iniziale del conteggio senza incorrere in preclusioni processuali. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Ente previdenziale, annullando la sentenza impugnata.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: proroga salva l’ente
Un libero professionista contestava la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale per i redditi prodotti nel 2009. I giudici di merito avevano dichiarato estinto il debito per prescrizione contributi Gestione Separata, calcolando il termine di cinque anni a partire dal 16 giugno 2010. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto le ragioni dell'ente. I giudici hanno chiarito che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza del versamento al 6 luglio 2010 per i contribuenti soggetti a studi di settore. La richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è quindi tempestiva. Il giudice può correggere d'ufficio la data iniziale della prescrizione senza violare i limiti del processo.
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Prescrizione contributi previdenziali: proroga e conteggio
L'Ente Previdenziale richiede a un Libero Professionista i contributi dovuti alla Gestione Separata per l'anno 2008. Il Professionista eccepisce l'estinzione del debito per decorso del tempo. I giudici di merito accolgono l'eccezione, fissando l'inizio del termine al 16 giugno 2009 e dichiarando inefficace la richiesta dell'Ente giunta il 1° luglio 2014. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La prescrizione contributi previdenziali decorre dal termine effettivo di versamento, differito per legge al 6 luglio 2009 tramite decreto ministeriale per le attività soggette a studi di settore. Il giudice deve individuare d'ufficio la corretta scadenza iniziale senza vincoli di giudicato interno. L'Ente vince il ricorso e la causa torna in Corte d'appello.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’attesa fa perdere
Un lavoratore ha chiesto la condanna del datore di lavoro al versamento delle differenze contributive dopo aver ottenuto, con una precedente sentenza, il riconoscimento di un livello di inquadramento superiore. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta la domanda. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che la prescrizione dei contributi previdenziali decorre dal momento in cui il lavoro è stato prestato e la retribuzione era dovuta, e non dalla data della sentenza che accerta il livello superiore. L'attesa del giudizio sull'inquadramento rappresenta una scelta difensiva del lavoratore e non un impedimento legale ad agire. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Prescrizione dei crediti retributivi: no al decorso in servizio
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini degli scatti di anzianità. L'azienda ha impugnato la decisione, eccependo anche la prescrizione dei crediti retributivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. Questo perché, dopo le riforme del 2012 e del 2015, il rapporto a tempo indeterminato non è più assistito da una tutela di stabilità reale contro i licenziamenti illegittimi. Di conseguenza, il lavoratore, frenato dal timore di perdere il posto, non è libero di rivendicare i propri diritti durante il rapporto. L'azienda perde la causa e deve versare un ulteriore contributo unificato.
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Prescrizione dei crediti retributivi: stop durante il rapporto
Alcuni lavoratori hanno richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio per il periodo di apprendistato svolto presso un'azienda di trasporti, con il conseguente pagamento degli scatti di stipendio arretrati. L'azienda si è opposta, eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità delle clausole del contratto collettivo che escludevano l'apprendistato dal calcolo dell'anzianità. Inoltre, la Corte ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. Questo perché, dopo le riforme del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da una tutela di stabilità reale, esponendo il dipendente al timore di ritorsioni. L'azienda è stata condannata a pagare le differenze retributive e le spese legali.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’Azienda perde
L'Azienda ha impugnato la richiesta dell'Ente Previdenziale per il pagamento di oltre 73.000 euro a titolo di contributi di mobilità. L'Azienda sosteneva l'avvenuta prescrizione dei contributi previdenziali, affermando che il termine quinquennale fosse decorso prima delle diffide di pagamento. La Corte d'Appello ha invece stabilito che, data la rateizzazione del debito, il termine partiva dalla scadenza dell'ultima rata (16 marzo 2006), rendendo tempestive le diffide del 2009 e 2010. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che stabilire se l'Azienda avesse o meno beneficiato della rateizzazione è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito, non riesaminabile in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Azienda perde la causa e deve pagare i contributi e le spese legali.
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Prescrizione contributi INPS: salvi i debiti, sanzioni cancellate
Un professionista ha contestato la richiesta dell'ente previdenziale per il pagamento di contributi omessi relativi all'anno 2009, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la prescrizione contributi INPS decorre dalla scadenza del termine di pagamento (differito al 6 luglio 2010) e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, la mancata compilazione del quadro RR non costituisce occultamento doloso del debito. Poiché l'avviso di addebito è stato notificato il 6 luglio 2015, l'ultimo giorno utile, la richiesta dei contributi è salva. Tuttavia, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, i giudici hanno annullato interamente le sanzioni civili originariamente applicate al professionista, in quanto non dovute per i periodi precedenti al 2011. Il professionista ottiene così l'annullamento delle sanzioni.
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Prescrizione dei contributi: INPS perde contro il commercialista
Un libero professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS per il pagamento di contributi omessi alla Gestione Separata per l'anno 2012, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine per il pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la mancata compilazione del quadro RR non costituisce un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione crediti di lavoro: dipendente pubblico perde il bonus
Un ex dirigente pubblico ha chiesto la condanna dell'Amministrazione Pubblica al pagamento della retribuzione di risultato per l'anno 2009, contestando la minore somma liquidata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione crediti di lavoro nel pubblico impiego decorre anche durante il rapporto di lavoro, poiché non sussiste il timore di ritorsioni. Nel caso specifico, il termine di cinque anni ha iniziato a decorrere da febbraio 2011, momento del pagamento parziale, con la conseguenza che il diritto si era ormai estinto al momento della richiesta di pagamento inviata nel maggio 2016. La Corte ha inoltre precisato che il giudice può individuare autonomamente la data di inizio della prescrizione una volta sollevata l'eccezione.
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Giusta retribuzione e crisi: il socio perde contro la cooperativa
Un socio lavoratore ha fatto causa alla propria cooperativa chiedendo differenze retributive. Il lavoratore lamentava l'applicazione di un contratto collettivo non rappresentativo e chiedeva il ricalcolo dello stipendio secondo parametri più favorevoli, invocando il principio della giusta retribuzione. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, rilevando che i calcoli per verificare la soglia costituzionale devono considerare solo i minimi tabellari, escludendo la quattordicesima e gli scatti di anzianità automatici. Inoltre, la cooperativa aveva legittimamente sospeso il TFR durante uno stato di crisi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore e condannandolo al pagamento delle spese processuali, poiché la retribuzione effettivamente percepita superava comunque il minimo costituzionale di riferimento.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: vittoria per il dipendente
Il Lavoratore ha ottenuto il riconoscimento dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli scatti di anzianità, con la condanna dell'Azienda al pagamento delle differenze retributive. L'Azienda ha impugnato la decisione in Cassazione, eccependo la prescrizione dei crediti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro se questo non è assistito da un regime di stabilità reale, come ridefinito dalla Riforma Fornero. Di conseguenza, il termine prescrizionale inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, rendendo tempestive le richieste del dipendente. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Iscrizione alla Gestione separata: contributi sì, sanzioni no
Un avvocato impugna la decisione che conferma la sua iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per l'anno 2009. Il professionista, non avendo raggiunto le soglie di reddito per l'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense, versava solo il contributo integrativo. La Corte di Cassazione conferma che l'iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria per garantire la tutela previdenziale universale. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso del professionista, la Corte stabilisce che non sono dovute le sanzioni civili per il periodo precedente al 2011. Questo esonero deriva da una recente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma nella parte in cui non escludeva tali sanzioni per gli avvocati sotto soglia di reddito. Il ricorrente vince parzialmente, ottenendo l'annullamento delle sanzioni civili.
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Prescrizione contributi Gestione separata: l’INPS vince la causa
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009, iscrivendolo d'ufficio alla Gestione separata. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, modificata al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale per i soggetti sottoposti agli studi di settore. Di conseguenza, l'atto interruttivo dell'INPS del 30 giugno 2015 è tempestivo, poiché intervenuto entro i cinque anni previsti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione dei crediti retributivi: quando il tempo si ferma
Due lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli aumenti di anzianità. L'Azienda si è opposta, eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro. Infatti, a seguito delle riforme del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da un regime di stabilità reale. Di conseguenza, il timore del lavoratore di essere licenziato sospende il decorso del tempo. La prescrizione dei crediti retributivi inizia a decorrere soltanto dal momento della cessazione del rapporto di lavoro. L'Azienda è stata quindi condannata a pagare le differenze retributive e le spese di giudizio.
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