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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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682 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione differenze pensionistiche: stop ai tagli INPS
Alcuni dipendenti pubblici hanno ottenuto il riconoscimento retroattivo della qualifica di dirigente a seguito di pronunce della giustizia amministrativa e successivi decreti ministeriali. L'ente previdenziale ha negato parte dei conseguenti arretrati, eccependo il decorso del tempo decennale a partire dalle originarie prestazioni lavorative. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla prescrizione differenze pensionistiche nel pubblico impiego: il termine di prescrizione non decorre durante il contenzioso, ma inizia a decorrere solo dal momento in cui l'amministrazione emette il formale provvedimento di inquadramento. Prima di tale atto, infatti, il lavoratore è titolare di un mero interesse legittimo e non può azionare alcun diritto patrimoniale nei confronti dell'ente di previdenza. I giudici hanno quindi accolto le ragioni dei pensionati, annullando la decisione precedente e disponendo il ricalcolo completo degli arretrati spettanti.
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Benefici previdenziali amianto tra tutela e prescrizione
Un lavoratore ha adito il tribunale per richiedere all'ente previdenziale il riconoscimento dei benefici previdenziali amianto, consistenti nella rivalutazione contributiva con coefficiente moltiplicativo per il periodo lavorativo di esposizione alla fibra nociva. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato l'istanza per maturata prescrizione, rilevando che il termine utile era già spirato prima dell'avvio della domanda amministrativa. La decorrenza del termine decorreva dal momento in cui il soggetto aveva acquisito la piena consapevolezza del rischio, coincidente con la domanda di certificazione all'istituto assicuratore. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il verdetto sfavorevole al dipendente, sancendo che l'identificazione della corretta durata della prescrizione spetta al giudice e che l'inerzia prolungata estingue il diritto ai benefici senza violare le tutele previste dalla Costituzione.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha notificato un avviso di addebito a una professionista per omessi versamenti previdenziali relativi all'anno d'imposta 2009. La Corte d'Appello ha inizialmente accolto la richiesta del debitore, dichiarando l'estinzione del credito per decorso del termine quinquennale calcolato dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2010, rispetto all'atto interruttivo del 30 giugno 2015. L'istituto pubblico ha impugnato la decisione in Cassazione. I giudici di legittimità hanno ribaltato l'esito: il termine iniziale per la prescrizione contributi Gestione Separata decorreva dalla data prorogata dal decreto ministeriale al 6 luglio 2010 per i soggetti con studi di settore. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata prima del 6 luglio 2015 ha validamente interrotto il termine quinquennale. Il credito previdenziale rimane valido ed esigibile.
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Fondo di Garanzia INPS: La Prescrizione dei Crediti di Lavoro non Aspetta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **prescrizione Fondo di Garanzia INPS**. Una lavoratrice chiedeva all'INPS il pagamento del TFR e di altri crediti dopo il fallimento della sua ex azienda. La Corte d'Appello aveva negato la richiesta, ritenendo i diritti prescritti. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il termine di prescrizione per richiedere l'intervento del Fondo di Garanzia decorre dalla pubblicazione della sentenza che ammette i crediti del lavoratore al passivo fallimentare, e non dal suo passaggio in giudicato. La lavoratrice ha perso, dovendo anche pagare le spese legali.
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Prescrizione contributi previdenziali: stop alle richieste INPS
Un ente previdenziale ha richiesto il pagamento di quote contributive non versate relative all'anno 2009 a un professionista iscritto alla Gestione separata. Il professionista si è opposto sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi previdenziali per decorso del termine quinquennale. L'ente ha contestato l'estinzione del credito sostenendo la sospensione della prescrizione a causa della mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione fiscale, interpretata come doloso occultamento del debito. I giudici di merito hanno accolto le ragioni del professionista. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice omissione dichiarativa non integra un occultamento fraudolento e che la valutazione del dolo spetta esclusivamente ai giudici di merito, confermando l'annullamento della richiesta di pagamento.
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Prescrizione crediti retributivi: il silenzio costa il rimborso
Un lavoratore ha agito in giudizio contro il proprio datore di lavoro per ottenere il pagamento dell'indennità di maneggio denaro per annualità pregresse. L'ente datore ha eccepito la prescrizione quinquennale, affermando di impiegare oltre quindici dipendenti e godere quindi della stabilità reale del rapporto. Il dipendente non ha contestato tale requisito dimensionale nel corso del primo grado di giudizio, sollevando obiezioni soltanto in appello e richiamando una diversa causa precedente. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per intervenuta estinzione del credito. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che la prescrizione crediti retributivi opera anche durante il rapporto quando il lavoratore omette di smentire tempestivamente le dimensioni aziendali allegate dal datore.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'Ente previdenziale richiedeva a una professionista il pagamento dei contributi non versati per l'anno 2009. I giudici di merito dichiaravano estinto il debito per prescrizione contributi Gestione separata, considerando tardiva la richiesta inviata il primo luglio 2015 rispetto alla scadenza ordinaria del 16 giugno 2010. L'Istituto ricorreva in Cassazione, eccependo sia la sospensione dei termini sia lo spostamento della scadenza di versamento al 6 luglio 2010 tramite apposito decreto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ente. I giudici di legittimità hanno stabilito che il termine iniziale di decorrenza può essere corretto d'ufficio dal magistrato. Poiché la scadenza reale cadeva il 6 luglio 2010, la richiesta dell'Istituto era tempestiva ed efficace a interrompere il decorso quinquennale.
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Prescrizione contributi Gestione separata: calcolo con la proroga
Una professionista ha impugnato una cartella esattoriale con cui l'INPS chiedeva il pagamento di contributi omessi per il 2009. La Corte d'Appello ha annullato la pretesa, dichiarando maturata la prescrizione contributi Gestione separata calcolata dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2010. L'INPS ha proposto ricorso per cassazione lamentando la sospensione del termine per omessa compilazione del quadro RR. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente di previdenza. I giudici hanno stabilito che il termine di prescrizione inizia a decorrere dalla scadenza prorogata per legge senza maggiorazione, ossia dal 6 luglio 2010. Il giudice deve individuare d'ufficio la corretta decorrenza temporale, poiché la prescrizione non si era ancora compiuta al momento della prima richiesta di pagamento.
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Avvocati e Gestione Separata: Obbligo di Iscrizione Confermato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un avvocato iscritto all'Albo ma con reddito insufficiente per la Cassa Forense. La Corte d'Appello aveva escluso l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata Avvocati e dichiarato prescritti i contributi. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che gli avvocati non iscritti alla Cassa Forense per basso reddito devono comunque iscriversi alla Gestione Separata INPS. Ha anche chiarito che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento, che può essere differito da decreti specifici, e nel caso in esame non era ancora maturata. L'INPS ha quindi vinto il ricorso.
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Prescrizione contributi previdenziali: sospensione salva il credito INPS
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di `Prescrizione contributi previdenziali` tra un'Azienda e l'INPS. L'Azienda contestava un decreto ingiuntivo per contributi non pagati, sostenendo la loro prescrizione. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'INPS, affermando che le ordinanze di protezione civile avevano sospeso i termini di pagamento, posticipando l'inizio della prescrizione. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il periodo di `Prescrizione contributi previdenziali` non decorre durante le sospensioni legali degli obblighi di versamento. L'INPS aveva validamente interrotto la prescrizione con le sue richieste. L'Azienda ha perso la causa e dovrà pagare i contributi e le spese legali.
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Erroneo inquadramento: la prescrizione decorre ogni giorno
Un dipendente ha citato in giudizio l'azienda per ottenere il risarcimento del danno subito a causa di un prolungato ed erroneo inquadramento professionale durato diversi decenni. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, sostenendo che il termine di prescrizione di dieci anni decorresse dal primo giorno dell'assegnazione errata della qualifica. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione a favore del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che l'erroneo inquadramento protratto nel tempo costituisce un illecito permanente. Di conseguenza, il danno alla professionalità si rinnova giorno per giorno. La prescrizione decennale non decorre dall'inizio del rapporto, bensì si rinnova continuamente fino alla data in cui la condotta illecita cessa del tutto.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: proroga salva l’INPS
Un professionista riceve un avviso di addebito dall'ente di previdenza per somme non versate relative all'anno 2009. Il lavoratore contesta la richiesta sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi Gestione Separata per il decorso del termine di cinque anni rispetto alla data ordinaria del 16 giugno 2010, essendo la richiesta notificata il 30 giugno 2015. I giudici di merito accolgono l'opposizione e annullano il debito. La Suprema Corte ribalta la decisione. La legge ha introdotto una proroga generale dei versamenti fiscali e contributivi al 6 luglio 2010 per tutti i contribuenti soggetti a studi di settore. Di conseguenza, il termine quinquennale decorre solo dalla scadenza differita e l'avviso di pagamento notificato a fine giugno 2015 risulta tempestivo. Il credito dell'ente previdenziale rimane valido ed esigibile.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga dell’INPS
Un Professionista ha contestato la richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale per i versamenti dovuti nell'anno 2009, eccependo l'avvenuta prescrizione contributi Gestione Separata. I giudici di merito avevano inizialmente accolto la tesi del lavoratore, fissando l'inizio del termine di cinque anni al 16 giugno 2010 e considerando tardiva la richiesta inviata il 30 giugno 2015. L'Ente Previdenziale ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato l'esito del giudizio, stabilendo che il termine di pagamento per l'anno 2009 era stato differito per legge al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata prima di tale scadenza quinquennale risulta tempestiva. Il giudice ha il potere-dovere di applicare d'ufficio la corretta scadenza temporale senza vincoli derivanti dalle sole indicazioni delle parti processuali.
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Recupero somme indebite: l’appello tardivo salva la lavoratrice
La Pubblica Amministrazione ha richiesto a una dipendente la restituzione di oltre 20.000 euro per presunti emolumenti in eccesso erogati tra il 1995 e il 2010. La lavoratrice ha impugnato la richiesta eccependo la prescrizione del credito. Dopo l'esito del primo grado, la lavoratrice ha notificato formalmente la sentenza all'Avvocatura dello Stato. L'Amministrazione ha proposto appello fuori tempo massimo, superando il termine perentorio di trenta giorni. La Corte d'Appello ha tuttavia accolto le ragioni del Ministero senza esaminare l'eccezione di tardività. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello senza rinvio: l'impugnazione tardiva rende la sentenza di primo grado definitiva per intervenuto giudicato. Di conseguenza, il tentativo di recupero somme indebite da parte dell'Amministrazione viene respinto definitivamente, confermando la piena vittoria della lavoratrice.
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Prescrizione contributi previdenziali: proroga salva l’Ente
Un Professionista proponeva opposizione contro un avviso di addebito notificato dall'Ente Previdenziale per il recupero di somme non versate. I giudici di merito ritenevano maturata la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni, calcolando la decorrenza dal termine ordinario del 16 giugno 2010 e considerando tardiva la richiesta dell'Ente del 30 giugno 2015. L'Ente ricorreva in Cassazione lamentando la mancata sospensione del termine per presunto occultamento del debito. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ente. I giudici hanno chiarito che il termine iniziale era legalmente slittato al 6 luglio 2010 per effetto di una proroga fiscale generale, rendendo tempestiva la richiesta di pagamento. La Cassazione ha stabilito che la data di decorrenza iniziale è rilevabile d'ufficio dal giudice e non incontra preclusioni di giudicato interno.
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Prescrizione contributi Gestione separata: proroga salva l’INPS
Un professionista riceve dall'ente previdenziale un avviso di addebito per quote non versate alla Gestione separata. Il contribuente eccepisce l'estinzione del debito per decorso del termine quinquennale. I giudici di merito ritengono prescritto il credito, individuando la data iniziale di calcolo nel termine ordinario di pagamento del 16 giugno 2010. L'ente previdenziale ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso e chiarisce che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza prorogata dal decreto governativo al 6 luglio 2010. I giudici di legittimità possono individuare d'ufficio la corretta decorrenza temporale, poiché la contestazione sulla prescrizione impedisce il formarsi di un giudicato parziale. L'atto interruttivo inviato dall'ente prima del 6 luglio 2015 risulta tempestivo, annullando la decadenza della pretesa contributiva.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: il timore blocca i termini
Alcuni dipendenti hanno richiesto alla società datrice di lavoro il pagamento del compenso per la festività del 4 novembre relativo agli anni dal 2007 al 2012. L'azienda sosteneva la validità di un vecchio accordo integrativo che prevedeva la rinuncia a tale indennità e opponeva la prescrizione dei crediti retributivi maturati durante il rapporto di lavoro. La Suprema Corte ha respinto il ricorso datoriale confermando che l'accordo integrativo aveva perso la sua ragione d'essere a seguito dell'adeguamento dei contratti nazionali. Inoltre, i giudici hanno ribadito il fondamentale principio sulla prescrizione dei crediti di lavoro: a seguito delle modifiche dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori introdotte dalla Legge Fornero, il rapporto a tempo indeterminato non gode più di una stabilità tale da escludere il timore del licenziamento. Di conseguenza, i diritti retributivi non prescritti al luglio 2012 decorrono solo dalla fine del rapporto lavorativo.
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Prescrizione Ratei di Pensione: Diritto Negato, Ricorso Respinto
Ex dipendenti e i loro eredi hanno chiesto l'adeguamento del trattamento pensionistico (perequazione) a un Ente. La Corte d'Appello ha respinto la loro richiesta, in parte perché le pretese più vecchie erano cadute in prescrizione (il tempo per farle valere era scaduto) e in parte perché il diritto alla perequazione era cessato per legge dal 2001. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che, mentre il diritto alla pensione in sé non scade, i singoli ratei di pensione non riscossi sono soggetti a una prescrizione quinquennale. Il ricorso degli ex dipendenti è stato quindi rigettato, confermando la prescrizione dei ratei di pensione.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'Ente Previdenziale richiedeva a un Libero Professionista i contributi previdenziali per l'anno 2009. La Corte d'Appello dichiarava estinto il credito, fissando la decorrenza della prescrizione contributi Gestione separata al 16 giugno 2010 e ritenendo tardiva la richiesta inviata il 30 giugno 2015. L'Ente ricorreva in Cassazione lamentando l'occultamento del debito. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'Ente: la scadenza effettiva per il versamento era differita al 6 luglio 2010 dal decreto fiscale applicabile alle attività soggette a studi di settore. Di conseguenza, la richiesta del 30 giugno 2015 è tempestiva. I giudici possono rideterminare d'ufficio la data iniziale del termine senza violare il giudicato interno.
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Rimborso contributi previdenziali: il ritardo cancella il diritto
Un'impresa colpita dall'alluvione del 1994 ha versato interamente i propri contributi previdenziali tra il 1995 e il 1997. Successivamente, la legge ha riconosciuto alle imprese alluvionate il diritto di versare solo il 10% del dovuto, consentendo il rimborso del 90% già pagato previa presentazione di una domanda entro il 31 luglio 2007. L'azienda ha depositato la richiesta di rimborso soltanto nel febbraio 2010. L'ente previdenziale ha respinto la richiesta e i giudici di merito hanno confermato il diniego per decorso dei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sancendo che la presentazione della domanda amministrativa entro la data perentoria costituisce una condizione inderogabile per ottenere il rimborso contributi previdenziali. Il superamento del termine estingue definitivamente il diritto al beneficio economico.
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