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Art. 2932 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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88 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Determinazione del prezzo: il giudice può sostituirsi?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un promissario acquirente di quote societarie che si opponeva alla determinazione del prezzo da parte del giudice. Il caso verteva su un contratto preliminare dove, in assenza di accordo tra le parti, il prezzo doveva essere stabilito da un terzo arbitratore. A causa del comportamento ostruzionistico del promissario acquirente, che prima ha negato la validità del contratto e poi non ha aderito alla nomina del terzo, la Corte ha confermato la legittimità dell'intervento del tribunale per completare il contratto e disporne l'esecuzione forzata.
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Domanda tardiva fallimento: quando è inammissibile?
La Cassazione ha respinto una domanda tardiva di fallimento per la rivendica di un immobile, presentata oltre un anno dopo la ricezione dell'avviso di vendita. La Corte ha stabilito che, pur avendo un titolo di proprietà valido, il ritardo non era giustificabile, poiché la richiesta doveva essere avanzata entro un 'termine ragionevole' dalla consapevolezza che il bene era stato acquisito dalla procedura fallimentare.
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Preliminare non trascritto e concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34869/2024, ha stabilito che un contratto preliminare non trascritto è opponibile alla massa dei creditori in un concordato preventivo solo se dotato di data certa anteriore all'apertura della procedura. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ammesso al voto i promissari acquirenti per il valore dell'immobile, senza prima verificare il requisito della data certa, fondamentale per la tutela della par condicio creditorum.
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Responsabilità amministratore: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore per la gestione illecita di fondi societari, rigettando il suo ricorso. L'ordinanza chiarisce i limiti della prova in appello e i criteri sulla responsabilità amministratore, sottolineando che allegazioni generiche e prassi non documentate non sono sufficienti a superare le contestazioni specifiche su spese personali, rimborsi carburante e compensi anticipati.
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Conguaglio divisionale: sì alla compensazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito derivante da un conguaglio divisionale, stabilito in una sentenza di scioglimento della comunione, è certo, liquido ed esigibile. Non è subordinato all'effettivo trasferimento della proprietà e può quindi essere legittimamente utilizzato in compensazione per estinguere altri debiti, come quelli per il mantenimento dell'ex coniuge. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente negato la compensazione, qualificando la trascrizione del dispositivo di una sentenza in un atto di precetto come una dichiarazione confessoria.
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Responsabilità dei magistrati: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la responsabilità dei magistrati. Il caso nasce da una lunga disputa su un immobile costruito decenni fa. Il ricorrente lamentava la colpa grave dei giudici per il mancato riconoscimento di un'indennità. La Corte ha stabilito che l'attività di interpretazione della legge e valutazione dei fatti da parte dei giudici è protetta da una clausola di salvaguardia e che il ricorso tentava impropriamente di riesaminare questioni già decise, non criticando le specifiche motivazioni della sentenza d'appello.
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Legittimazione attiva e pignoramento: chi può agire?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il debitore, proprietario di quote societarie sottoposte a pignoramento, conserva la legittimazione attiva per agire in giudizio per la risoluzione del contratto di vendita di tali quote. La Corte distingue tra i diritti reali sul bene pignorato, gestiti dal custode, e i diritti personali derivanti dal contratto, che restano in capo al debitore. Il ricorso delle società acquirenti, che contestavano tale legittimazione, è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali e infondatezza nel merito.
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Giudicato endofallimentare: l’opposizione è la via
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore contro un fondo immobiliare in liquidazione. Il creditore, dopo aver mancato di opporsi tempestivamente alle decisioni del liquidatore, ha visto la sua pretesa bloccata dalla formazione di un giudicato endofallimentare. La Corte ha ribadito che l'opposizione allo stato passivo è l'unico rimedio per contestare le decisioni del liquidatore, rendendo definitive le statuizioni non impugnate nei termini.
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Lodo arbitrale contraddittorio: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lodo arbitrale non è nullo per contraddittorietà se l'incoerenza è solo interna alla motivazione e non impedisce di ricostruire il ragionamento degli arbitri. Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato la validità di un lodo che, pur negando l'esecuzione in forma specifica di un preliminare di permuta per indeterminatezza dell'oggetto, aveva comunque dichiarato l'inadempimento delle società costruttrici. Secondo la Corte, la non eseguibilità forzata non esclude la sussistenza di un inadempimento contrattuale, produttivo di altri effetti giuridici. Il ricorso delle società è stato quindi dichiarato inammissibile, consolidando il principio che un lodo arbitrale contraddittorio è annullabile solo in casi tassativi.
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Acquisto alloggio popolare: diritto eredi e requisiti
La Corte di Cassazione nega il diritto di un erede a completare l'acquisto di un alloggio popolare. La sentenza chiarisce che il diritto all'acquisto non è automaticamente ereditario. L'erede deve possedere personalmente tutti i requisiti di legge, incluso il pagamento effettivo del prezzo, al momento della stipula. La mancata dimostrazione di tali requisiti, in particolare il pagamento, preclude il trasferimento della proprietà, rendendo infondata la pretesa dell'erede sull'acquisto alloggio popolare.
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Risoluzione contratto e fallimento: la Cassazione decide
Una società immobiliare chiede la risoluzione di un contratto di vendita per inadempimento dell'acquirente, che successivamente fallisce. Sorge un conflitto giurisprudenziale: la causa per la risoluzione del contratto e fallimento deve proseguire in sede ordinaria o essere trasferita interamente al tribunale fallimentare? La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato il contrasto tra i propri orientamenti e ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva che chiarisca la sorte delle azioni giudiziarie pendenti al momento della dichiarazione di fallimento.
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Cancellazione società: cosa succede ai contratti?
Una società che ha acquistato un immobile all'asta ha intentato una causa contro l'inquilino e la società locatrice originale. Quest'ultima, tuttavia, era stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha confermato che, a seguito della cancellazione della società, i suoi rapporti giuridici, incluso il contratto di locazione, si trasferiscono ai suoi ex soci. La causa iniziale è stata quindi dichiarata nulla perché non includeva questi soci, considerati parti necessarie nel processo.
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Ammissione con riserva: la Cassazione alle Sezioni Unite
Una società di infrastrutture ferroviarie chiedeva l'ammissione di un credito al passivo del fallimento di un'impresa edile. Tale credito era condizionato all'esito di una causa per risoluzione contrattuale già pendente prima del fallimento. Il Tribunale aveva concesso un'ammissione con riserva, ma la curatela fallimentare ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla sorte dei giudizi pendenti al momento della dichiarazione di fallimento e sulla corretta applicazione dell'ammissione con riserva, ha sospeso la decisione e ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per un chiarimento definitivo.
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Domanda tardiva: quando il ritardo è imputabile?
Una società, promissaria acquirente di un immobile, ha presentato una domanda tardiva di insinuazione al passivo nel fallimento della società venditrice, che nel frattempo aveva venduto lo stesso bene a terzi. La ricorrente sosteneva che il ritardo non fosse a lei imputabile, poiché il contratto preliminare era sospeso in attesa delle decisioni del curatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto al risarcimento era sorto e divenuto esigibile al momento della vendita al terzo, ovvero prima del fallimento. Di conseguenza, il ritardo di quasi dieci anni nella presentazione della domanda è stato considerato ingiustificato e imputabile al creditore.
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Ricorso straordinario: inammissibile se non decisorio
Due promissari acquirenti hanno presentato un ricorso straordinario contro un decreto che autorizzava un curatore fallimentare a registrare un trasferimento immobiliare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che tale rimedio è valido solo contro atti decisori che incidono su diritti soggettivi, e non contro provvedimenti meramente ordinatori come quello in esame.
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Attestazione concordato preventivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società, rigettando il ricorso contro la decisione di inammissibilità della proposta di concordato. Il cuore della decisione risiede nella carenza della attestazione concordato preventivo, che non aveva adeguatamente verificato la capacità finanziaria di un soggetto terzo, essenziale per l'apporto di finanza esterna e la fattibilità del piano. La Corte ribadisce che il controllo del tribunale non si limita alla convenienza economica, ma si estende alla reale fattibilità della proposta.
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Cancellazione ipoteca concordato: no a vendite private
Una banca, titolare di un'ipoteca su un immobile, ha contestato la cancellazione della sua garanzia disposta dal giudice delegato nell'ambito di una procedura di concordato preventivo. La vendita dell'immobile non è avvenuta tramite asta competitiva, ma attraverso l'esecuzione di un contratto preliminare preesistente. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della banca, ha stabilito che il potere speciale del giudice di cancellare le ipoteche (cd. potere purgativo) si applica esclusivamente alle vendite forzate e competitive, finalizzate alla liquidazione dell'attivo per la massa dei creditori. Nel caso di vendite private, seppur autorizzate, l'ipoteca può essere cancellata solo con il consenso del creditore o con la sua piena soddisfazione, salvaguardandone così i diritti.
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Privilegio promissario acquirente: vale la trascrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio promissario acquirente è opponibile alla massa dei creditori anche se il contratto preliminare viene trascritto dopo l'inizio della procedura concorsuale. Ciò è possibile a condizione che la domanda giudiziale per l'accertamento dell'autenticità delle sottoscrizioni sia stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento o liquidazione. L'effetto della trascrizione del contratto, infatti, retroagisce alla data della trascrizione della domanda, garantendo così la prelazione al promissario acquirente sul credito per la restituzione degli acconti versati.
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Esecuzione specifica contratto: la guida completa
Un promissario acquirente ha citato in giudizio il promittente venditore per il suo rifiuto di stipulare il contratto definitivo di compravendita immobiliare. Il Tribunale ha accolto la domanda, emettendo una sentenza che produce gli effetti del contratto non concluso e disponendo il trasferimento della proprietà dell'immobile, subordinato al pagamento del saldo del prezzo. La decisione si fonda sull'istituto dell'esecuzione specifica contratto previsto dall'art. 2932 c.c.
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Prelazione societaria: no al riscatto nelle S.r.l.
Un socio di una S.r.l. ha agito in giudizio dopo che un altro socio ha ceduto le proprie quote a un terzo, violando la clausola di prelazione statutaria. Il socio pretermesso chiedeva di poter riscattare le quote dall'acquirente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: la prelazione societaria prevista dallo statuto di una S.r.l. ha natura meramente obbligatoria e non reale. Di conseguenza, la sua violazione non conferisce al socio il diritto di riscatto, ma solo la possibilità di chiedere il risarcimento del danno e di considerare la cessione inefficace nei confronti della società.
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