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Art. 2901 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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137 provvedimenti

Altri anni per Art. 2901 Codice Civile

Azione revocatoria ordinaria: il trust non salva il debitore
Una debitrice ha costituito un trust autodichiarato trasferendovi i propri beni immobili, mentre era in corso una causa per il pagamento di un debito verso una società edile. La società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace il trust. La debitrice si è difesa sostenendo che i suoi restanti beni, seppur ipotecati e sequestrati, fossero sufficienti a garantire il credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della debitrice, confermando la revoca del trust. La Corte ha ribadito che spetta al debitore dimostrare che il patrimonio residuo sia capiente e facilmente aggredibile, prova che in questo caso non è stata fornita. Di conseguenza, la debitrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Tardiva costituzione dell’attore: il processo è comunque salvo
Un Creditore promuove un'azione revocatoria contro una compravendita immobiliare effettuata dal Debitore. In primo grado la domanda viene accolta, ma la Corte d'Appello dichiara la causa improcedibile a causa della tardiva costituzione dell'attore, avvenuta oltre i dieci giorni dalla prima notifica. La Cassazione ribalta la decisione stabilendo che la tardiva costituzione dell'attore in presenza di più convenuti non comporta l'improcedibilità automatica se almeno uno dei convenuti si costituisce regolarmente o se le parti dimostrano la volontà di proseguire il giudizio presentando le proprie difese nel merito. La Suprema Corte accoglie il ricorso e rinvia la causa per un nuovo esame.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo non salva il debitore
La vicenda nasce dal mancato versamento di 150.000 euro da parte della Debitrice alla Creditrice. Per tutelare il proprio credito, la Creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro la costituzione di un fondo patrimoniale compiuta dalla Debitrice e dal coniuge. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia del fondo patrimoniale. I giudici hanno chiarito che la mancata annotazione del fondo sull'atto di matrimonio non blocca l'azione revocatoria ordinaria, poiché l'opponibilità ai terzi non è un elemento costitutivo della stessa. Inoltre, la presenza di precedenti ipoteche sugli immobili non esclude il pregiudizio per il creditore, dato che le garanzie ipotecarie possono estinguersi o ridursi nel tempo. La Creditrice ha quindi vinto la causa, ottenendo la conferma dell'inefficacia del fondo.
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Sospensione necessaria del processo: l’erede batte i rinvii
Un erede testamentario e una società hanno avviato un'azione revocatoria contro alcuni trasferimenti immobiliari e un contratto di locazione. I convenuti hanno chiesto la sospensione necessaria del processo in attesa che si decidesse un'altra causa sulla validità del testamento dell'erede. Il Tribunale ha accolto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento. La Suprema Corte ha stabilito che non esiste un rapporto di pregiudizialità tale da giustificare la sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c., sia perché l'erede aveva già ottenuto sentenze favorevoli in primo grado, sia per la mancanza di coincidenza tra le parti dei due giudizi. Il processo principale deve quindi proseguire regolarmente.
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Azione revocatoria: la separazione non salva la casa dai debiti
Una debitrice, per evitare di pagare i canoni di locazione arretrati a una società creditrice, ha trasferito alcuni beni immobili al marito durante la loro separazione. La società creditrice ha quindi promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace questo trasferimento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del creditore. La debitrice ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che non vi fossero le prove del danno e della sua consapevolezza di frodare il creditore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la debitrice chiedeva una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando che la società creditrice aveva pienamente dimostrato il pregiudizio subito. Di conseguenza, il trasferimento immobiliare resta inefficace nei confronti del creditore.
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Azione revocatoria: vendita ai figli annullata per debiti del padre
I Creditori hanno impugnato la vendita della nuda proprietà di alcuni immobili effettuata dal Debitore a favore dei propri figli, ritenendola un tentativo di sottrarsi al pagamento dei debiti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, dichiarando l'atto inefficace. Una delle acquirenti ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'azione fosse stata erroneamente qualificata come azione revocatoria e contestando la prova della sua consapevolezza del debito del padre. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che i giudici di merito hanno correttamente applicato l'azione revocatoria. La consapevolezza del pregiudizio è stata legittimamente dimostrata tramite indizi precisi, quali il legame di parentela, il mancato pagamento di metà del prezzo pattuito e la tempistica della vendita. L'acquirente soccombente perde la causa.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo non salva il garante
Un fideiussore ha costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri immobili dai creditori. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale atto. Il fideiussore si è difeso sostenendo che, al momento della costituzione del fondo, il debito principale non era ancora scaduto o in sofferenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'azione revocatoria ordinaria è sufficiente l'esistenza della fideiussione e del credito, anche se non ancora esigibile. Trattandosi di un atto gratuito successivo alla garanzia, basta la consapevolezza del danno arrecato alle ragioni del creditore. La banca vince la causa e i coniugi sono condannati a pagare le spese processuali.
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Azione revocatoria ordinaria: debito di 110k vs vendita da 600k
Un'ex moglie, creditrice di circa 110.000 euro per assegni di mantenimento non versati, ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro l'ex marito e una società terza acquirente. L'ex marito aveva venduto l'intero suo patrimonio immobiliare (due immobili) alla società con contratti quasi contestuali, azzerando le garanzie per il recupero del credito. La Corte d'Appello ha dichiarato inefficaci le vendite, ritenendo evidente la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente. La società ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la revoca di entrambi i beni fosse sproporzionata rispetto al debito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per gravi difetti formali nella redazione dell'atto, confermando la revoca delle vendite e condannando la società al pagamento delle spese processuali.
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Azione revocatoria: ko del creditore che muta la fonte del debito
L'Agente della Riscossione ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale da parte di due coniugi su alcuni immobili. I debitori hanno eccepito la presenza di una precedente ipoteca e la tardività della modifica della domanda da parte del creditore. Quest'ultimo, infatti, ha precisato solo in un secondo momento che il debito derivava dalla qualità di socio illimitatamente responsabile del marito, e non da un debito personale diretto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei debitori. Ha stabilito che modificare la fonte del credito (da debito personale a debito societario) costituisce una domanda nuova e tardiva, non una semplice precisazione, poiché i diritti di credito sono eterodeterminati e identificati dal loro specifico fatto costitutivo.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i soci
Un professionista, condannato in solido con una società costruttrice e i suoi soci per gravi difetti edilizi, subisce la minaccia di precetto da parte dei creditori. Prima della sentenza definitiva, i soci donano i propri immobili alle mogli per sottrarli all'esecuzione. Il professionista promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni, vantando un'aspettativa di regresso. La Corte di Cassazione conferma la revoca delle donazioni: l'azione revocatoria ordinaria spetta anche a chi vanta un credito eventuale o litigioso, come il diritto di regresso tra coobbligati solidali. La solvibilità degli altri debitori o la presenza di polizze assicurative non escludono il pregiudizio del creditore, rendendo legittima la tutela del suo patrimonio.
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Azione revocatoria ordinaria: l’acquisto scontato perde l’immobile
Il Fallimento di una società ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile effettuata dal debitore a favore di un terzo acquirente. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente tramite indizi gravi e concordanti, come la sproporzione del prezzo e la vicinanza temporale con il fallimento. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di non essere a conoscenza del dissesto finanziario del venditore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione delle prove e delle presunzioni spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, l'atto di vendita rimane inefficace nei confronti del fallimento e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Azione revocatoria ordinaria: il finto debito non salva la casa
La vicenda riguarda una creditrice che ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace il trasferimento di immobili effettuato dal debitore in favore del figlio. I familiari sostenevano che il trasferimento costituisse l'adempimento di un debito alimentare pregresso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il trasferimento immobiliare configura una "datio in solutum" (prestazione in luogo di adempimento). Trattandosi di una scelta discrezionale del debitore e non di un adempimento tecnico di un debito scaduto, l'atto non è considerato "dovuto" e resta pienamente soggetto ad azione revocatoria ordinaria. La creditrice ottiene così la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo, potendo aggredire i beni per soddisfare il proprio credito di centoventicinquemila euro.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: i debiti battono lo scudo
Una banca ha promosso un'azione revocatoria fondo patrimoniale contro due coniugi fideiussori che avevano inserito tutti i loro beni immobili in un fondo di famiglia, ostacolando il recupero di un credito di oltre centomila euro. La Corte d'Appello ha dichiarato inefficace la costituzione del fondo. I coniugi hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i beni fossero già ipotecati da altri istituti e che la società cessionaria del credito non avesse legittimazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale prova la cessione del credito e che spetta ai debitori dimostrare l'esistenza di altri beni aggredibili. L'azione revocatoria è stata quindi confermata.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace l’acquisto della casa
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile effettuata da un fideiussore in favore di un terzo acquirente. Il fideiussore si era privato dell'unico bene a garanzia del debito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo sussistenti il danno per il creditore e la consapevolezza del terzo acquirente. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e il prezzo di vendita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso difettava di autosufficienza e che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la decisione precedente si fonda su indizi plurimi e concordanti. Di conseguenza, la vendita rimane inefficace nei confronti del creditore.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: lo scudo familiare crolla
Una venditrice (La Creditrice) cede un immobile a una coppia (I Debitori), i quali si accollano il mutuo residuo. A causa di una mancata comunicazione del notaio, La Creditrice rimane obbligata a pagare le rate e agisce per il recupero delle somme. Nel frattempo, I Debitori costituiscono un fondo patrimoniale sui propri beni. La Creditrice promuove un'azione revocatoria fondo patrimoniale per dichiarare inefficace tale atto. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ritenendo il credito anteriore e provato il pregiudizio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei Debitori, confermando che la costituzione del fondo arreca pregiudizio anche se i beni sono già ipotecati, poiché riduce comunque la garanzia patrimoniale generica. Vince La Creditrice, che può aggredire i beni del fondo.
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Azione revocatoria ordinaria: la vendita al coniuge è inefficace
Una banca, creditrice di una somma rilevante, ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita di un capannone effettuata dalla società debitrice a favore di un'altra impresa. La debitrice sosteneva che il bene fosse entrato nel suo patrimonio dopo la nascita del debito e che il prezzo fosse congruo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice, confermando l'inefficacia della vendita. I giudici hanno chiarito che il creditore può aggredire anche i beni acquistati dal debitore in un momento successivo al sorgere del credito. Inoltre, la sostituzione di un immobile con denaro contante rende più difficile il recupero del credito, configurando il pregiudizio richiesto dalla legge. Infine, i rapporti di parentela (coniugio) tra i rappresentanti delle due società dimostrano la consapevolezza del danno.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva la casa
Una banca, creditrice di oltre un milione di euro verso una società fallita, ha agito contro i coniugi garanti. Questi ultimi avevano svuotato il proprio patrimonio costituendo un fondo patrimoniale e donando i beni immobili alle figlie, le quali avevano poi promesso di venderli a un terzo. La banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari, confermando l'inefficacia dei trasferimenti. La Corte ha chiarito che spetta al debitore, e non al creditore, dimostrare che il proprio patrimonio residuo sia sufficiente a pagare i debiti. Di conseguenza, la banca ha vinto la causa e potrà pignorare i beni immobili originari per recuperare il proprio credito.
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Azione revocatoria: inutile vendere la casa al figlio per debiti
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita di un immobile effettuata dal proprio debitore in favore del figlio. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, rilevando lo stretto legame di parentela, la convivenza e il tempismo dell'atto, avvenuto subito dopo la notifica del titolo esecutivo. Il debitore e il figlio hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la vendita servisse a proteggere il patrimonio da presunte estorsioni della malavita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni riguardavano questioni di fatto, non riesaminabili in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia conforme decisione dei giudici di merito. Il debitore e il figlio perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Azione revocatoria ordinaria: banca vince contro i finti doni
Una banca, creditrice di oltre 390.000 euro, ha impugnato le donazioni immobiliari e la costituzione di un fondo patrimoniale effettuate dal debitore a favore dei propri familiari. La banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficaci tali atti, che svuotavano la garanzia patrimoniale. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando la consapevolezza del danno arrecato al creditore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore. I ricorrenti non hanno dimostrato in modo specifico che i trasferimenti servissero a pagare debiti scaduti. Di conseguenza, la banca vince definitivamente la causa e può procedere al pignoramento dei beni trasferiti per recuperare il proprio credito.
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Azione revocatoria ordinaria: donare la casa non salva dai debiti
Un uomo, garante per i debiti di una società, ha donato due immobili alla ex moglie e al figlio. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci queste donazioni, sostenendo che riducessero le garanzie patrimoniali. Il debitore si è difeso affermando che le donazioni servivano ad adempiere a un debito scaduto per il mantenimento dei figli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore. I giudici hanno stabilito che il trasferimento di immobili in sostituzione del denaro dovuto (la cosiddetta datio in solutum) non costituisce un adempimento diretto e obbligato, ma una scelta volontaria. Di conseguenza, tale atto non è esente da revoca. Il debitore non ha inoltre dimostrato l'assenza di altri beni idonei a soddisfare il credito della banca.
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