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Art. 2901 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

137 provvedimenti

Altri anni per Art. 2901 Codice Civile

Azione Revocatoria: Creditori Rinunciano, Compravendita Salva
I Creditori hanno contestato una compravendita immobiliare tra il Debitore e l'Acquirente, ritenendola un tentativo fraudolento di sottrarre beni al recupero crediti tramite un prezzo irrisorio. Hanno chiesto l'applicazione dell'azione revocatoria per dichiarare l'inefficacia dell'atto. Il Tribunale aveva dato loro ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. In Cassazione, i Creditori hanno rinunciato al ricorso, portando all'estinzione del giudizio. La Suprema Corte ha quindi preso atto della rinuncia, senza entrare nel merito della controversia sull'azione revocatoria, e ha compensato le spese.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace il trust del garante
Una società creditrice ha contestato la costituzione di un trust immobiliare eseguita da un garante per sottrarre i propri beni alle pretese creditorie. I giudici di merito hanno accolto la domanda e reso inefficace il vincolo patrimoniale tramite l'azione revocatoria ordinaria. Il debitore, i familiari e l'amministratore del trust hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo la piena validità dello strumento di tutela patrimoniale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile a causa della notifica tardiva oltre il termine semestrale e della carenza di autosufficienza nell'esposizione dei fatti. La decisione ha confermato in via definitiva l'inefficacia del trust a favore della società creditrice, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria sul fondo: il creditore tardivo resta escluso
Una coppia di coniugi ha costituito un fondo patrimoniale sui propri beni immobili. Un primo creditore ha promosso tempestivamente una azione revocatoria per tutelare il proprio credito. In seguito, un istituto bancario è intervenuto nel processo per tutelare un credito autonomo verso uno dei coniugi, omettendo però di notificare l'atto a entrambi i debitori entro il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società creditrice cessionaria della banca. I giudici hanno chiarito che l'iniziativa del primo creditore non interrompe la prescrizione a beneficio dei creditori che intervengono successivamente per crediti distinti, dichiarando definitivamente prescritto il diritto della banca.
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Azione revocatoria trust: vince la banca contro il blocco beni
Un fideiussore ha garantito i debiti di una società verso un istituto di credito. Successivamente, insieme alla moglie, ha costituito un trust conferendovi i propri beni immobili personali. La banca ha promosso l'azione revocatoria trust per ottenere l'inefficacia dell'atto. I coniugi si sono difesi sostenendo la presenza di un patrimonio residuo sufficiente e l'assenza di dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. I giudici hanno chiarito che il pericolo di danno sussiste anche quando un atto rende soltanto più difficile o incerto il recupero del credito. La Suprema Corte ha confermato la revoca dell'atto e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Sospensione feriale dei termini: no alle cause esecutive
Un creditore pignora i beni del debitore. L'ex moglie del debitore interviene nella procedura chiedendo la consegna di centomila euro stabiliti nell'accordo di separazione. Il creditore procede contestando l'accordo e ne chiede la revocatoria per frode ai suoi danni. La Corte d'Appello dà ragione al creditore e dichiara l'atto inefficace. L'ex moglie impugna la sentenza in Cassazione notificando il ricorso a settembre, confidando nella pausa estiva dei tribunali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per tardività. La sospensione feriale dei termini non si applica alle esecuzioni forzate, neppure quando si discute la validità degli accordi di separazione tra i creditori concorrenti. L'ex moglie perde definitivamente la somma e viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Debitore vende immobili, creditori agiscono: l’Azione Revocatoria al vaglio.
Un debitore ha venduto due immobili alla moglie e a un terzo, dopo aver contratto un debito significativo. I creditori hanno avviato un'azione revocatoria per rendere inefficaci queste vendite, sostenendo che i trasferimenti pregiudicavano il recupero del loro credito. I tribunali di primo e secondo grado hanno accolto la domanda, dichiarando le vendite inefficaci. Il debitore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dei requisiti per l'azione revocatoria e l'ammissibilità dell'intervento di un cessionario del credito. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sull'intervento del cessionario nell'azione revocatoria, ha rinviato la causa all'udienza pubblica per una decisione definitiva.
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Ipoteca a garanzia di credito preesistente: revocata alla banca
Una banca concede un mutuo garantito da ipoteca a una società per estinguere uno scoperto di conto corrente preesistente. Dopo il fallimento della società, il curatore nega la preferenza ipotecaria. La banca viene così ammessa al passivo solo come creditore ordinario. Il cessionario del credito ricorre in Cassazione affermando l'assenza di insolvenza al momento del mutuo. La Suprema Corte rigetta il ricorso. La Corte chiarisce che la concessione di una ipoteca a garanzia di credito preesistente costituisce un atto a titolo gratuito. In questi casi si applica l'azione revocatoria ordinaria. Di conseguenza, non occorre provare lo stato di insolvenza dell'azienda o la conoscenza di esso da parte della banca. Basta la consapevolezza del debitore di arrecare danno agli altri creditori. La garanzia ipotecaria resta inefficace e la società creditrice deve pagare le spese legali.
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Azione revocatoria: credito svanito, azione respinta
Un Creditore Originario e un Altro Creditore hanno avviato un'azione revocatoria per rendere inefficaci gli atti di costituzione di un'Azienda e il conferimento di beni da parte dei Proprietari, sostenendo che tali atti pregiudicassero i loro crediti. La Corte d'Appello aveva accolto le loro domande. La Cassazione, tuttavia, ha accolto il ricorso dei Proprietari. Ha stabilito che il credito del Creditore Originario era venuto meno per 'cosa giudicata' (decisione definitiva), rendendo inutile l'azione revocatoria. Per l'Altro Creditore, la Cassazione ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame, considerando l'esistenza di altri beni non conferiti. Il Creditore Originario è stato condannato al pagamento delle spese legali del giudizio di Cassazione.
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Azione revocatoria e tutela crediti: rinuncia al ricorso
Un garante di un debito societario ha donato alla propria figlia diritti immobiliari su diversi beni. La banca creditrice ha promossa un'azione revocatoria per rendere inefficace la donazione e tutelare il proprio credito. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'istituto di credito. Le parti debitrici hanno quindi impugnato la decisione in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il garante e la figlia hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso, regolarmente accettato dalla società di recupero crediti intervenuta. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo, dichiarando estinto il processo e disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Azione revocatoria ordinaria: credito modesto e vendita globale
Un professionista ha promosso una azione revocatoria ordinaria contro la società debitrice e la società acquirente per ottenere l'inefficacia della vendita di diversi beni immobili, a fronte di un credito professionale non saldato di circa 17.688 euro. Le società hanno contestato la decisione dei giudici di merito, lamentando la forte sproporzione tra l'importo del debito e l'ingente valore complessivo degli immobili ceduti con un unico atto notarile. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sulla possibilità di frazionare gli effetti della revoca rispetto a un atto dispositivo unitario, ha qualificato la questione come di rilevanza nomofilattica e ha rimesso la trattazione della causa alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace la donazione alla moglie
Un garante aveva prestato fideiussione a favore di un istituto bancario per i debiti di una società. Successivamente, l'uomo aveva donato la propria abitazione alla moglie. Di fronte all'inadempimento societario, la banca ha azionato i decreti ingiuntivi e ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace il trasferimento immobiliare. Il debitore ha sostenuto che la cessione rientrasse negli accordi patrimoniali della separazione coniugale, qualificandola come atto a titolo oneroso. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'istituto di credito per assenza di riferimenti alla donazione negli atti formali di separazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della donazione verso la banca creditrice, rigettando il ricorso del garante e condannandolo alle spese di lite.
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Fondo Patrimoniale vs. Creditori: Azione Revocatoria Confermata
Un debitore aveva costituito un fondo patrimoniale, trasferendo beni immobili, mentre aveva numerosi debiti. Il Fallimento della sua azienda ha agito in giudizio con un'azione revocatoria del fondo patrimoniale, sostenendo che l'atto aveva pregiudicato i creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore, confermando la decisione dei giudici precedenti. Questi avevano accertato che la costituzione del fondo aveva ridotto la garanzia patrimoniale per i creditori, configurando l'eventus damni, anche in presenza di ipoteche e debiti residui di entità minore.
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Donazioni di quote societarie: l’Azione revocatoria prevale in Cassazione
Un creditore ha agito in giudizio con un'azione revocatoria per rendere inefficaci due donazioni di quote societarie fatte da una debitrice al figlio, suo difensore. Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo che le donazioni pregiudicassero il credito e che la debitrice e il figlio fossero consapevoli del rischio. La debitrice e il figlio hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di danno e l'irrilevanza della loro consapevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'orientamento secondo cui l'azione revocatoria è valida anche se il bene donato ha valore nullo o il debito viene pagato successivamente alla sentenza.
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Azione revocatoria: cade la causa se il debito viene annullato
Un'azienda avvia un'azione revocatoria per annullare il trasferimento di due immobili effettuato da un presunto debitore a favore dei familiari. Nei primi gradi di giudizio, i giudici accolgono la domanda ritenendo sufficiente l'esistenza di un credito litigioso basato su decreti ingiuntivi. Tuttavia, durante il procedimento davanti alla Corte di Cassazione, interviene una sentenza definitiva che accerta l'inesistenza del debito sottostante. La Suprema Corte accoglie il ricorso del debitore: venuta meno la presenza del credito, cade il presupposto fondamentale per l'azione revocatoria. Di conseguenza, i giudici di legittimità rigettano la domanda dell'azienda e ordinano la cancellazione della trascrizione pregiudizievole dagli atti pubblici immobiliari.
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Spese di lite e soccombenza virtuale: la svolta in Cassazione
Un creditore avvia un'azione revocatoria contro un debitore e la società terza acquirente di un immobile. Durante il processo, creditore e debitore raggiungono una transazione, lasciando estranea la società acquirente. Il Tribunale dichiara la chiusura della causa e compensa le spese legali tra tutti i partecipanti. La società terza impugna la decisione per ottenere il rimborso dei costi difensivi tramite il criterio della soccombenza virtuale. La Corte d'Appello dichiara inammissibile il ricorso sostenendo che occorreva contestare l'intera estinzione del processo. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia: è legittimo impugnare la sola ripartizione delle spese senza riaprire la lite di merito. La causa torna in appello per valutare la soccombenza virtuale.
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Azione revocatoria: trasferimenti inefficaci e ricorso inammissibile
Una Creditrice ha avviato un'azione revocatoria per contestare la validità di atti con cui un Debitore aveva ceduto quote societarie e la nuda proprietà di un immobile a una Società. La Creditrice sosteneva che questi trasferimenti avessero ridotto il patrimonio del Debitore, compromettendo la sua capacità di recuperare un credito. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, dichiarando inefficaci gli atti. Il Debitore ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La Cassazione ha ritenuto che i motivi del ricorso mirassero a riesaminare fatti e valutazioni di prova, aspetti non sindacabili in sede di legittimità. Pertanto, la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'azione revocatoria è stata confermata, e il Debitore è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria: inefficace la casa venduta alla moglie
Un garante societario ha venduto alla moglie la propria quota del 50% della casa coniugale con accollo del mutuo residuo. L'operazione mirava a sottrarre l'immobile all'esecuzione forzata dopo l'insorgenza dei debiti aziendali. La società cessionaria del credito bancario ha promosso l'azione revocatoria per dichiarare l'atto inefficace. La Corte d'Appello ha accolto la domanda revocatoria accertando il prezzo irrisorio dell'immobile e la piena consapevolezza della moglie circa la situazione debitoria del marito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della moglie confermando la piena legittimazione della società cessionaria e la validità delle presunzioni familiari utilizzate per provare il pregiudizio ai danni del creditore.
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Fondo Patrimoniale vs Banca: Inammissibilità Ricorso per Cassazione
Due cittadini avevano costituito un fondo patrimoniale, ma una Banca ha ottenuto che questo fosse dichiarato inefficace per ragioni di credito. Dopo aver perso in appello, i cittadini hanno presentato un ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per cassazione. Questo è avvenuto perché il ricorso è stato notificato in ritardo rispetto ai termini di legge e presentava difetti di forma, non potendo quindi essere esaminato nel merito.
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Azione revocatoria ordinaria: donazione nulla e notifica valida
Un creditore ha agito in giudizio per tutelare le proprie ragioni economiche derivanti da risarcimenti per reati subiti, promuovendo l'azione revocatoria ordinaria contro la donazione immobiliare stipulata dal debitore a favore dei propri fratelli. I giudici di merito hanno dichiarato l'inefficacia dell'atto di donazione. I fratelli beneficiari hanno impugnato tardivamente la decisione in appello, sostenendo di non aver ricevuto correttamente la notifica della sentenza per mancata identificazione di chi aveva rifiutato il plico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei donatari, confermando che il rifiuto dell'atto equivale a notificazione valida e fa decorrere i termini di decadenza per l'impugnazione.
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Azione Revocatoria: La Cassazione conferma l’inefficacia della vendita tra parenti
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria contro una società debitrice e l'acquirente di un immobile, figlio dell'amministratore, sostenendo che la vendita rendeva il patrimonio della società insufficiente a coprire il debito. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inefficacia dell'atto di compravendita, riconoscendo sia il pregiudizio per i creditori (eventus damni) sia la consapevolezza del danno (consilium fraudis) da parte delle parti, anche in base al rapporto di parentela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la decisione d'Appello. Ha ribadito che il debitore deve dimostrare la capienza del patrimonio residuo e che il rapporto di filiazione può presumere la consapevolezza del danno.
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