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Art. 2901 Codice Civile — Anno 2025

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397 provvedimenti

Altri anni per Art. 2901 Codice Civile

Cessione in blocco: prova e oneri del cessionario
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di una ex-coniuge, stabilendo che in una cessione in blocco di crediti, la società cessionaria deve fornire prova documentale specifica che il credito contestato sia incluso nell'operazione. Una semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se contestata. Inoltre, il solo rapporto di parentela non basta a fondare la presunzione di conoscenza del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni) nell'ambito di un'azione revocatoria.
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Prova presuntiva: quando è viziata la valutazione?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva dichiarato inefficace un acquisto immobiliare tramite azione revocatoria. La decisione si basava su una valutazione della prova presuntiva considerata viziata, poiché fondata solo su due indizi (prezzo e mancata visita dell'immobile) senza considerare prove contrarie decisive, come precedenti sentenze passate in giudicato che attestavano la buona fede dell'acquirente. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice deve valutare tutti gli elementi indiziari nel loro complesso, secondo criteri di gravità, precisione e concordanza.
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Riassunzione giudizio sospeso: la guida completa
Una creditrice avvia un'azione revocatoria, poi sospesa in attesa di una decisione della Cassazione su un caso collegato. La Corte d'Appello dichiara estinto il giudizio per tardiva ripresa, calcolando il termine dalla data di pubblicazione della sentenza della Cassazione. La Suprema Corte annulla tale decisione, stabilendo che la riassunzione del giudizio sospeso decorre non dalla pubblicazione, ma dalla 'conoscenza legale' formale (es. notifica) della sentenza che pone fine alla sospensione, proteggendo la parte che non ha l'onere di ricercare attivamente l'informazione.
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Azione revocatoria: inefficace il trasferimento al coniuge
Una coppia, durante la separazione, ha trasferito una proprietà dal marito (garante per un prestito) alla moglie. Un istituto di credito ha promosso con successo un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della coppia, confermando l'inefficacia del trasferimento nei confronti della banca. La Corte ha ribadito la correttezza della decisione di secondo grado, che aveva ritenuto tardiva l'eccezione di prescrizione e presunta la consapevolezza della moglie del pregiudizio arrecato al creditore.
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Azione revocatoria: vendita immobiliare inefficace
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava l'inefficacia di una compravendita immobiliare tramite un'azione revocatoria. Il caso riguardava un costruttore edile che, dopo aver ricevuto un immobile in permuta con l'obbligo di completare e riconsegnare alcune unità, vendeva le porzioni di sua proprietà a un terzo, sottraendole alla garanzia dei creditori originari. La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso dell'erede dell'acquirente, stabilendo che la Corte d'Appello aveva correttamente accertato la consapevolezza del pregiudizio (scientia damni) da parte del terzo acquirente sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, rendendo l'atto di vendita inefficace nei confronti dei creditori.
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Revocatoria atto di divisione: i requisiti chiave
Un creditore ha agito per rendere inefficace un atto di divisione patrimoniale tra due coniugi, sostenendo che tale atto pregiudicasse le sue possibilità di recuperare un debito. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei coniugi, confermando la decisione della Corte d'Appello. L'ordinanza chiarisce che per la revocatoria atto di divisione è sufficiente dimostrare che l'atto abbia reso più incerto o difficile il soddisfacimento del credito (il cosiddetto 'eventus damni'), senza che sia necessario provare la totale insolvenza del debitore. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le censure procedurali sollevate dai ricorrenti, in quanto non erano state correttamente riproposte in appello, formando così un 'giudicato interno'.
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Intervento tardivo processo civile: prove inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditizia, confermando che l'intervento tardivo nel processo civile impedisce la produzione di nuovi documenti. Un istituto di credito era intervenuto in una causa di revocatoria dopo la chiusura della fase istruttoria, tentando di depositare documenti essenziali per provare il proprio credito. La Corte ha ribadito che chi interviene deve accettare lo stato del processo, comprese le preclusioni già maturate, senza poter introdurre nuove prove. Di conseguenza, la domanda dell'interveniente è stata respinta per mancato assolvimento dell'onere della prova.
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Domicilio digitale: prevale sulla domiciliazione fisica
Una società creditrice otteneva la revoca di un atto di donazione. I debitori appellavano la decisione, ma la Corte d'Appello dichiarava il ricorso inammissibile per tardività, essendo stato notificato oltre il termine di 30 giorni. La notifica della sentenza di primo grado era avvenuta presso il domicilio digitale (PEC) del legale. I debitori ricorrevano in Cassazione sostenendo l'invalidità della notifica PEC e la prevalenza del domicilio fisico eletto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il domicilio digitale è il canale di notifica principale e obbligatorio, la cui indicazione fa scattare l'obbligo di utilizzarlo, rendendo irrilevante la precedente elezione di un domicilio fisico.
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Azione revocatoria: creditore può agire dopo fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione revocatoria avviata da un creditore individuale rimane valida anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore. La legittimazione del creditore coesiste con quella del curatore fallimentare, finché quest'ultimo non subentra nell'azione. Inoltre, la pendenza di una querela di falso sulla garanzia a fondamento del credito non comporta la sospensione necessaria del giudizio revocatorio, se il titolo di credito è divenuto definitivo.
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Autosufficienza ricorso: inammissibile senza prove
Una società ricorre in Cassazione sostenendo che la Corte d'Appello avesse erroneamente ignorato documenti cruciali, ma il suo ricorso viene dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ribadisce il fondamentale principio di autosufficienza del ricorso: l'atto di appello deve contenere tutti gli elementi e gli estratti documentali necessari per consentire al giudice di decidere, senza che questi debba cercarli nei fascicoli processuali. La violazione di tale onere procedurale ha reso il ricorso inaccoglibile.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non si corregge
I successori di una società costruttrice hanno richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. Essi ritenevano che la Corte avesse erroneamente applicato una prescrizione decennale anziché quella annuale per vizi costruttivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la questione sollevata rappresentava un errore di giudizio, già discusso e deciso, e non un errore di fatto percettivo, unico presupposto per la revocazione.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: quando non si può?
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso proposto da un debitore contro il decreto che revocava l'apertura della procedura di liquidazione del patrimonio. La decisione del tribunale, basata su un vizio di ammissibilità della domanda (omissione di un debito), è stata ritenuta priva dei caratteri di decisorietà e definitività, necessari per l'accesso in Cassazione, poiché non impedisce al debitore di ripresentare una nuova istanza corretta. L'analisi sottolinea l'importanza dei requisiti procedurali per l'impugnazione.
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Onere della prova e procura estera: la Cassazione
Una società estera agisce in revocatoria contro un fondo patrimoniale. Il debitore contesta la validità della procura della società e le prove prodotte. La Cassazione, nel dichiarare il ricorso inammissibile, chiarisce i principi sull'onere della prova in materia di rappresentanza societaria estera e sulla sufficienza della nota di trascrizione, ribadendo l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso.
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Società di fatto: la Cassazione sulla scissione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riconosceva l'esistenza di una società di fatto tra due S.r.l. formalmente distinte ma operativamente unite. Di conseguenza, ha ritenuto legittima l'azione revocatoria promossa dal fallimento di una delle due società contro un'operazione di scissione. Tale operazione, pur compiuta formalmente da una sola entità, è stata considerata un atto dispositivo della società di fatto, volto a sottrarre patrimonio immobiliare alla garanzia dei creditori dell'intero gruppo.
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Fondo patrimoniale revocatoria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza che dichiarava inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale nei confronti dei creditori di una società fallita. La decisione chiarisce che per una azione di fondo patrimoniale revocatoria è sufficiente un credito anche solo litigioso, non ancora accertato con sentenza definitiva. Inoltre, ha ribadito che l'azione deve essere promossa contro entrambi i coniugi, in quanto litisconsorti necessari, anche se il debito appartiene a uno solo di essi.
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Pagamento debito sociale: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revoca di un pagamento di un debito sociale effettuato a favore di una banca. La Corte ha stabilito che, se il pagamento viene eseguito da un terzo (in questo caso, l'amministratore) con fondi propri, non si verifica un depauperamento del patrimonio della società fallita. Di conseguenza, manca il presupposto fondamentale per l'azione revocatoria, rendendo il pagamento del debito sociale legittimo e non attaccabile dai creditori.
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Rinuncia al ricorso Cassazione: niente raddoppio
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti. Il caso riguardava l'inefficacia di un fondo patrimoniale. L'ordinanza chiarisce un punto fondamentale: la rinuncia al ricorso Cassazione non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione e non può essere interpretata estensivamente.
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Scientia damni: appello generico inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in un caso di azione revocatoria fallimentare. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi d'appello, che non avevano specificamente contestato la ricostruzione del primo giudice sulla sussistenza della scientia damni in capo al terzo acquirente. La Corte ha ribadito che l'appello deve contenere una critica puntuale alla ratio decidendi della sentenza impugnata, non potendosi limitare a riproporre le medesime argomentazioni del primo grado. La scientia damni era stata provata tramite presunzioni basate su vincoli familiari e cointeressenze patrimoniali tra il terzo e l'amministratore della società fallita.
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Azione revocatoria: dolo specifico per atti anteriori
La Corte di Cassazione conferma che, in un'azione revocatoria, se l'atto di disposizione del debitore è anteriore al sorgere del credito, il creditore deve provare il 'dolo specifico', ossia la preordinazione dolosa dell'atto al fine di pregiudicare il futuro creditore. Il 'dolo generico', ovvero la semplice consapevolezza di arrecare danno, non è sufficiente. La Corte ha rigettato il ricorso di una società creditrice che non ha fornito tale prova specifica contro un debitore che aveva conferito il proprio patrimonio in una nuova società prima di contrarre il debito.
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Azione revocatoria: fondo patrimoniale e donazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia, tramite azione revocatoria, della costituzione di un fondo patrimoniale e di una donazione immobiliare posti in essere da due fideiussori. La Corte ha stabilito che tali atti, rendendo più difficile il recupero del credito, integrano il requisito del pregiudizio ('eventus damni'), anche se il credito garantito è oggetto di contestazione in altra sede e l'immobile donato è gravato da ipoteca. È stata inoltre confermata la sufficienza della mera consapevolezza del danno ('scientia damni') da parte dei fideiussori, senza necessità di provare un'intenzione dolosa preordinata.
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