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Art. 2751-bis Codice Civile — Anno 2023

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63 provvedimenti

Altri anni per Art. 2751-bis Codice Civile

Indennità di mancato preavviso: il lavoratore vince sul fallimento
Un lavoratore ha impugnato l'esclusione del proprio credito per indennità di mancato preavviso dallo stato passivo di un'azienda tessile fallita. Il tribunale di merito aveva inizialmente negato il diritto, ritenendo il fallimento un evento non volontario e non risarcitorio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il fallimento non risolve automaticamente il rapporto ma lo sospende. Se il curatore decide di sciogliere il contratto, il dipendente matura il diritto alla indennità di mancato preavviso ai sensi dell'art. 2118 c.c. La Corte ha chiarito che tale indennità ha natura retributiva e non risarcitoria, rendendola pienamente compatibile con le procedure concorsuali e ammissibile al passivo in via privilegiata.
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Fondo di Garanzia INPS: termini per il ricorso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento delle ultime tre mensilità di stipendio tramite il Fondo di Garanzia INPS dopo il fallimento del datore di lavoro. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato la decadenza del diritto, calcolando in modo restrittivo i tempi per l'azione legale. Gli Ermellini hanno invece ribadito che il termine annuale per agire in giudizio decorre solo dopo l'esaurimento della fase amministrativa, la cui durata massima è fissata in 300 giorni. Poiché il lavoratore aveva depositato il ricorso entro il termine complessivo di un anno e 300 giorni dalla domanda iniziale, il suo diritto è pienamente tutelato.
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Impugnazione incidentale tardiva nel fallimento
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società agricola che contestava l'esclusione di alcuni crediti dal passivo fallimentare di una cooperativa, eccependo l'errata valutazione delle prove e della compensazione. Mentre i primi motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili poiché riguardanti il merito della valutazione probatoria, la Corte ha accolto il motivo relativo alla impugnazione incidentale tardiva proposta dal curatore fallimentare. La sentenza chiarisce che, nel regime fallimentare previgente, non è ammessa la possibilità per il curatore di contestare un credito tramite impugnazione incidentale oltre i termini perentori previsti dall'art. 99 l.fall., essendo tale rito autonomo e non equiparabile a un ordinario giudizio di appello.
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Omessa pronuncia: la Cassazione sul TFR nel fallimento
Un lavoratore ha impugnato il rigetto della sua ammissione allo stato passivo per crediti da lavoro e TFR. Mentre il Tribunale ha correttamente escluso il rapporto subordinato per un periodo di collaborazione occasionale, ha commesso un'**omessa pronuncia** ignorando la richiesta di TFR relativa a un precedente periodo di lavoro subordinato non contestato. La Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente a tale omissione.
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Privilegio artigiano: i requisiti per il fallimento
Una società fornitrice ha impugnato il decreto del Tribunale che negava il Privilegio artigiano per un credito vantato verso una società fallita. Il Tribunale aveva qualificato il rapporto come mera intermediazione commerciale, evidenziando che le fatture riportavano un patto di riservato dominio, tipico della vendita e non della prestazione d'opera artigiana. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'iscrizione all'albo delle imprese artigiane non è di per sé sufficiente per ottenere la prelazione, essendo necessaria la prova concreta della prevalenza del lavoro manuale sui materiali e sull'organizzazione d'impresa.
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Privilegio artigiano: iscrizione albo necessaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società tessile che richiedeva il riconoscimento del privilegio artigiano per un credito ammesso al passivo in via chirografaria. La Suprema Corte ha stabilito che l'iscrizione all'Albo delle imprese artigiane costituisce un requisito formale necessario e indefettibile per l'attribuzione della prelazione. Sebbene l'iscrizione non sia di per sé sufficiente a garantire il privilegio artigiano, dovendo il giudice verificare anche i requisiti sostanziali di prevalenza del lavoro manuale, la sua mancanza preclude definitivamente l'accesso al beneficio. La decisione sottolinea come tale formalità risponda a esigenze di pubblicità commerciale e tutela dell'affidamento dei terzi.
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Legittimazione attiva e contributi previdenziali
Un lavoratore ha impugnato il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare riguardante i contributi non versati a un fondo di previdenza complementare. Il Tribunale aveva negato il credito per difetto di legittimazione attiva, non essendo stato prodotto il contratto di finanziamento necessario a qualificare il rapporto tra lavoratore, azienda e fondo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che l'accertamento della titolarità del credito è una questione di merito e che, senza la prova della natura dell'accordo (delegazione o cessione), il lavoratore non può vantare il diritto al recupero delle somme destinate alla previdenza integrativa.
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Fondo di Garanzia: insinuazione al passivo e regresso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia per le PMI non può essere considerato un coobbligato solidale del debitore principale. Di conseguenza, non si applica il limite previsto dall'art. 61 della legge fallimentare, che impedisce al garante di agire in regresso prima dell'integrale pagamento del creditore. Il Fondo, agendo per conto dello Stato, acquisisce un credito autonomo e privilegiato non appena indennizza la banca, potendo così richiedere l'insinuazione al passivo fallimentare in via prioritaria.
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Stato passivo: prova crediti lavoro e LUL
Un lavoratore ha presentato opposizione allo **stato passivo** dopo l'esclusione dei suoi crediti retributivi da parte del Tribunale. Il giudice di merito aveva ritenuto il rapporto di lavoro inverosimile a causa dei legami di parentela con i soci e del lungo periodo di mancato pagamento senza reclami. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, sottolineando che la documentazione obbligatoria come il Libro Unico del Lavoro e i modelli CUD costituiscono prova del credito, avendo valore di confessione stragiudiziale del datore di lavoro, e che la curatela non può limitarsi a contestazioni generiche basate solo sul sospetto familiare.
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Credito privilegiato e finanziamenti garantiti PMI
Una banca ha proposto opposizione allo stato passivo di un fallimento chiedendo il riconoscimento del credito privilegiato per un finanziamento garantito dal Fondo di garanzia per le PMI. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il privilegio ex art. 9 d.lgs. 123/98 spetta esclusivamente agli enti pubblici che erogano o garantiscono i fondi, come lo Stato o il gestore del Fondo, e non può essere esteso alla banca privata che ha materialmente erogato il mutuo.
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Coltivatore diretto: no al privilegio per le società
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio previsto dall'art. 2751 bis n. 4 c.c. per il coltivatore diretto non può essere esteso alle società agricole, anche se costituite in forma di società semplice. Il caso riguardava una società agricola che rivendicava la natura privilegiata del proprio credito in una procedura di concordato preventivo. La Suprema Corte ha chiarito che tale causa di prelazione è riservata esclusivamente alle persone fisiche, data la natura eccezionale delle norme sui privilegi che derogano alla par condicio creditorum. Nonostante la prevalenza del lavoro dei soci, la dimensione societaria e l'elevato volume d'affari sono stati ritenuti incompatibili con la figura del piccolo imprenditore agricolo tutelata dalla norma.
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Eccezione d’inadempimento e onere della prova legale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso relativo all'ammissione al passivo di crediti professionali vantati da due avvocati per attività svolte in favore di una società poi fallita. Il Tribunale aveva inizialmente ammesso i crediti escludendo la prededuzione, rigettando l'eccezione d'inadempimento sollevata dalla curatela per mancanza di una prova evidente della partecipazione dei legali a un progetto fraudolento. La Suprema Corte ha cassato la decisione, stabilendo che, a fronte di una contestazione sull'operato professionale, spetta al prestatore d'opera dimostrare l'esatto adempimento, mentre il fallimento deve solo allegare l'altrui negligenza secondo i canoni ordinari della responsabilità contrattuale.
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Prededuzione: limiti ai compensi professionali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due professionisti che chiedevano il riconoscimento della prededuzione per i compensi maturati durante un concordato preventivo poi fallito. La decisione chiarisce che la prededuzione non spetta automaticamente per il solo fatto di aver assistito l'impresa, ma richiede che l'attività sia stata funzionale agli interessi dei creditori. Nel caso specifico, il piano di concordato era basato su un credito palesemente inesigibile e contestato, rendendo la proposta inidonea sin dall'inizio. La Corte ha stabilito che, sebbene la valutazione debba essere fatta ex ante, un piano manifestamente irrealizzabile esclude il beneficio della priorità nel pagamento.
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Prededuzione e compensi professionali nel fallimento
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'attività di attestazione di un piano concordatario, invocando la prededuzione. Il Tribunale ha negato tale rango poiché la procedura di concordato era stata dichiarata inammissibile ab origine, mancando quindi il requisito della funzionalità. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della prededuzione in assenza di effettiva apertura della procedura, ma ha accolto il ricorso riguardo al rango privilegiato del credito. La Suprema Corte ha chiarito che il diniego della prededuzione non comporta automaticamente la perdita del privilegio ex art. 2751 bis c.c., distinguendo nettamente tra l'utilità procedurale e l'esistenza del credito professionale.
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Credito privilegiato per garanzie PMI: la Cassazione
Una società in concordato preventivo ha contestato la natura privilegiata di un debito derivante dall'escussione di una garanzia pubblica su finanziamenti anteriori alla legge istitutiva del privilegio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33369/2023, ha stabilito che il credito del Fondo di Garanzia è un credito privilegiato se la liquidazione delle somme (il pagamento al creditore) è avvenuta dopo l'entrata in vigore della norma, indipendentemente dalla data del finanziamento originario. La Corte ha chiarito che la legge speciale del 2015 ha creato una nuova fattispecie di credito privilegiato legata al momento del pagamento da parte del Fondo.
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Ricorso per cassazione inammissibile: gli errori
Una società in liquidazione, dichiarata fallita dopo il rigetto di un piano di concordato preventivo che prevedeva il pagamento parziale dell'IVA, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile non solo nel merito, ma soprattutto per un grave vizio formale: l'atto era un mero assemblaggio di documenti precedenti, violando il principio di autosufficienza che impone una narrazione chiara e autonoma dei fatti e dei motivi di impugnazione.
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Modifica unilaterale contratto: quando prevale?
La Cassazione conferma che un accordo collettivo aziendale non può peggiorare le condizioni di un contratto individuale, come un 'premio di collaborazione' incondizionato. Questa è una modifica unilaterale contratto illegittima. La prescrizione dei crediti decorre solo dalla fine del rapporto di lavoro, data l'assenza di stabilità reale post-riforma Fornero.
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Credito prededucibile: la funzionalità si valuta ex ante
Un avvocato ha assistito una società in una procedura di concordato preventivo, poi fallita. Il suo compenso non è stato riconosciuto come credito prededucibile perché l'azione legale da lui preparata non era stata iscritta a ruolo. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che la funzionalità della prestazione professionale deve essere valutata con un giudizio 'ex ante', cioè al momento in cui è stata svolta, e non 'ex post', basandosi sul risultato finale. Il semplice mancato deposito di un atto non rende di per sé l'attività inutile ai fini della procedura.
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Contratto individuale: più forte del collettivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto individuale di lavoro che prevede condizioni più favorevoli per il dipendente, come un bonus incondizionato, non può essere peggiorato da un successivo contratto collettivo aziendale. La Corte ha confermato che la previsione individuale rappresenta un diritto acquisito. Inoltre, ha ribadito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi, in assenza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i vizi formali
Una società proprietaria di beni mobili si oppone alla loro vendita richiesta dal locatore di un immobile, dove i beni erano custoditi a seguito di uno sfratto. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso cassazione presentato dalla società proprietaria, non per ragioni di merito, ma a causa di gravi vizi formali nell'atto di appello. La sentenza sottolinea l'importanza di rispettare i requisiti procedurali, come l'esposizione chiara dei fatti e la corretta indicazione degli atti, a pena di inammissibilità, lasciando impregiudicata la questione di fondo.
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