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Art. 2729 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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582 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Improcedibilità del ricorso: il deposito della relata
Una società in procedura fallimentare otteneva in primo e secondo grado una sentenza che dichiarava simulata una vendita immobiliare effettuata da un suo ex amministratore. Quest'ultimo proponeva ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La decisione si fonda sulla sanzione di improcedibilità del ricorso, scattata a causa del mancato deposito, da parte del ricorrente, della copia notificata della sentenza d'appello, adempimento essenziale per consentire alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione.
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Motivazione contraddittoria: Cassazione annulla sanzione
Un imprenditore e la sua società sono stati sanzionati per violazione della normativa antiriciclaggio, sulla base di una presunta contabilità 'in nero' e operazioni non tracciate. La Corte d'Appello aveva confermato la sanzione, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione per 'motivazione contraddittoria'. La sentenza d'appello, infatti, ammetteva la mancanza di una prova certa dei pagamenti in contanti, ma allo stesso tempo confermava la responsabilità dell'imprenditore, creando un contrasto logico insanabile che ha portato alla cassazione con rinvio per un nuovo giudizio.
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Revocazione sentenza: errore di fatto sulla notifica
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per revocazione sentenza, stabilendo che la Corte d'Appello aveva commesso un errore di fatto nel valutare le modalità di una notifica transfrontaliera. Originata da una disputa sulla proprietà di una terrazza condominiale, la controversia si era arenata in appello per un presunto vizio di notifica. La Cassazione ha chiarito che l'errata percezione del metodo di notifica (confondendo la trasmissione tra autorità con la notifica postale) costituisce un errore di fatto che legittima la revocazione. Di conseguenza, ha annullato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame nel merito.
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Donazione dissimulata: prova e tutela degli eredi
Un padre trasferisce un immobile a un figlio tramite un contratto di vitalizio. Gli altri figli impugnano l'atto, sostenendo che si tratti di una donazione dissimulata lesiva dei loro diritti ereditari. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, ritenendo legittimo l'uso della prova presuntiva, come la sproporzione del prezzo, per accertare la simulazione e tutelare la quota di legittima degli altri eredi.
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Consulenza tributaria: quando è inammissibile il ricorso
Un contribuente ha contestato l'onorario per dei servizi professionali, sostenendo si trattasse di semplice assistenza. La Corte d'Appello ha invece qualificato l'attività come complessa consulenza tributaria, data l'articolata natura della vertenza fiscale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare nel merito le valutazioni delle prove effettuate dai giudici dei gradi inferiori, se la loro motivazione è logica e sufficiente.
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Danno da lucro cessante: la liquidazione equitativa
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che condannava il promittente venditore al risarcimento del danno da lucro cessante in favore della società promissaria acquirente per inadempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. L'ordinanza ribadisce la legittimità della liquidazione equitativa del danno, basata anche su documenti acquisiti d'ufficio dal consulente tecnico (CTU), quando la prova del suo esatto ammontare risulta difficile.
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Compenso avvocato: nullo se c’è relazione affettiva?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di un cospicuo compenso professionale alla sua ex partner per l'attività legale svolta durante la loro decennale relazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prestazione era stata resa a titolo gratuito. La lunga durata del rapporto sentimentale, l'assenza di richieste di pagamento per anni e altri elementi indiziari sono stati ritenuti sufficienti a superare la normale onerosità della prestazione professionale, negando di fatto il compenso all'avvocato.
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Giudicato sulla competenza: quando è immodificabile
Un professionista ha richiesto il pagamento di compensi a un Comune, che si è opposto eccependo la presenza di una clausola arbitrale. Il Tribunale ha respinto l'eccezione, affermando la propria competenza. Tale decisione non è stata impugnata dal Comune. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a causa della mancata impugnazione, si è formato un giudicato sulla competenza, impedendo alla Corte d'Appello di riesaminare la questione e decidere per la competenza arbitrale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata.
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Debito di valore: quando si valuta l’immobile donato?
In una causa di successione, la Cassazione ha stabilito che, in caso di azione di riduzione con reintegrazione tramite somma di denaro, si tratta di un debito di valore. Di conseguenza, il valore dell'immobile donato, che ha leso la quota di legittima, deve essere calcolato al momento della decisione giudiziale e non alla data di apertura della successione, per garantire un'equa compensazione agli eredi lesi.
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Compenso avvocato forma scritta: la delibera non basta
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi professionali a una società. Quest'ultima si è opposta sostenendo l'esistenza di un accordo per tariffe minime, basato su una delibera del proprio organo amministrativo. La Corte di Cassazione ha stabilito che una delibera interna non soddisfa il requisito della forma scritta 'ad substantiam' richiesta per la validità di un patto sul compenso. Di conseguenza, l'accordo è stato ritenuto nullo e la Corte d'Appello dovrà rideterminare il compenso secondo i parametri di legge, cassando la precedente decisione.
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Conto cointestato successione: come superare la prova
In una causa di eredità, la Cassazione affronta il tema del conto cointestato successione. Rigetta la richiesta di donazione indiretta per un immobile ma accoglie il ricorso sulla provenienza dei fondi del conto. La presunzione di divisione al 50% può essere superata se si prova che il denaro apparteneva solo al defunto, obbligando la Corte d'Appello a riesaminare le prove documentali.
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Sanzioni CONSOB: la Cassazione sul favor rei
Un amministratore, sanzionato dalla CONSOB per insider trading, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha respinto le doglianze procedurali e probatorie ma ha accolto il motivo relativo all'entità della sanzione. È stato stabilito che, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che ha reso applicabile una legge più favorevole (lex mitior), il giudice di merito ha l'obbligo di ricalcolare la sanzione CONSOB in modo proporzionale, non potendosi limitare a verificare che rientri nel nuovo range edittale. La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione della pena.
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Prova pagamento appalto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito, rigettando il ricorso di un'impresa edile. La controversia riguardava la prova del pagamento in un appalto privato. La Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta all'appaltatore e che documenti unilaterali, come fatture o preventivi non accettati, non costituiscono prova sufficiente del credito vantato, anche se utilizzati da un CTU.
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Compenso professionale ingegnere: la prova presuntiva
Un ingegnere ha richiesto un compenso professionale a una società immobiliare per la progettazione di impianti fotovoltaici. La società negava di aver mai conferito l'incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al pagamento, stabilendo che l'esistenza del rapporto contrattuale può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come l'utilizzo del progetto da parte del committente e le testimonianze, anche in assenza di un contratto scritto. La Corte ha ritenuto legittima la valutazione complessiva degli indizi fatta dai giudici di merito per accertare il diritto al compenso professionale ingegnere.
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Simulazione relativa del vitalizio: la Cassazione
La Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato la simulazione relativa di un contratto di vitalizio oneroso, riconoscendolo come una donazione dissimulata. La Corte ha valorizzato l'impossibilità dell'obbligato di prestare assistenza, in quanto residente all'estero, come prova della reale volontà delle parti di escludere altri eredi legittimi.
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Interesse ad agire: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per mancanza di interesse ad agire. Dopo il rigetto definitivo della domanda di usucapione del ricorrente, la Corte ha stabilito che questi non avesse più alcun interesse giuridicamente tutelato a contestare il titolo di proprietà della controparte. La decisione sottolinea come la stabilità della statuizione sulla domanda principale renda irrilevanti e quindi inammissibili le censure relative a questioni secondarie.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31278/2025, ha negato il risarcimento a un gruppo di cittadini i cui immobili erano stati temporaneamente confiscati a seguito di una lottizzazione abusiva. Sebbene la confisca sia stata poi revocata, la Corte ha stabilito che la temporanea indisponibilità del bene non costituisce un danno in re ipsa. I proprietari non avevano fornito alcuna prova di un pregiudizio concreto, patrimoniale o non patrimoniale, derivante dalla vicenda. La restituzione degli immobili è stata considerata una forma di risarcimento sufficiente, in assenza di altre prove di danno.
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Conto cointestato successione: prova e divisione
In una causa di divisione ereditaria, la Cassazione ha confermato la condanna di un figlio a restituire alla massa le somme prelevate da un conto cointestato col defunto padre. La decisione si fonda sulla prova, anche presuntiva, che i fondi sul conto cointestato in successione provenivano esclusivamente dal padre. Viene così superata la presunzione di contitolarità, stabilendo che le somme appartengono interamente all'asse ereditario. La Corte ha anche rigettato la domanda di usucapione del figlio su alcuni immobili, ritenendo il godimento basato sulla mera tolleranza familiare.
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Rappresentanza apparente: quando il cliente è tutelato?
Un cliente acquista un'auto versando una caparra a un concessionario che, all'insaputa del cliente, non era più autorizzato dalla casa madre. L'auto non viene consegnata e il concessionario fallisce. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, stabilisce che per invocare la tutela basata sulla rappresentanza apparente, non è sufficiente la condotta colposa della casa madre (che non ha ritirato le insegne). È necessario anche che il cliente dimostri di aver agito con la normale diligenza, verificando i termini del contratto e i poteri effettivi del venditore, senza fermarsi alla mera apparenza.
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Responsabilità disciplinare notaio: il caso dei mutui
Un notaio è stato sospeso per tre mesi per aver sistematicamente redatto contratti di compravendita con prezzi 'gonfiati' per consentire agli acquirenti di ottenere mutui di importo superiore ai limiti di legge. Questa condotta è stata considerata una grave violazione della responsabilità disciplinare del notaio. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, sottolineando la violazione del dovere di chiarezza, del decoro professionale e della leale concorrenza, ma ha annullato l'addebito del doppio contributo unificato.
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