L'Agenzia delle Entrate ha accertato che una società cinese, che produceva componenti elettronici, doveva considerarsi fiscalmente residente in Italia per l'anno d'imposta 2005. Questo perché i suoi amministratori, residenti in Italia, prendevano le decisioni chiave dall'Italia, gestendo di fatto la società cinese come un mero opificio. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ma la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La sentenza è stata cassata con rinvio, perché il giudice d'appello non ha valutato correttamente tutti gli indizi sulla residenza fiscale società estera. La Corte ha ribadito che la "sede dell'amministrazione effettiva" è il luogo dove si prendono le decisioni essenziali, non solo dove si svolge l'attività produttiva.
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