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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2024

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1649 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Onere della prova e diritto alla prova testimoniale
Un cittadino si è visto negare il contributo di autonoma sistemazione post-sisma perché i giudici di merito hanno ritenuto non provata la sua dimora abituale nell'immobile danneggiato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che non si può respingere una domanda per mancato assolvimento dell'onere della prova se al contempo si nega alla parte l'ammissione di prove testimoniali decisive per dimostrare il proprio diritto.
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Associazione in partecipazione: onere della prova
In un caso di associazione in partecipazione, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova delle perdite spetta all'associante. A seguito della cessazione del contratto, l'associato ha richiesto la restituzione del proprio apporto. L'associante si è opposto, adducendo perdite non provate. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che, in assenza di prova contraria fornita dall'associante, l'apporto deve essere restituito.
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Responsabilità ente pubblico: onere della prova del danno
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di un'azienda contro una Regione per danni derivanti da presunta concussione e successiva inerzia amministrativa. La decisione sottolinea che non sussiste la responsabilità ente pubblico quando manca un nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito del funzionario e le funzioni istituzionali. Inoltre, viene ribadito che l'onere della prova dei fatti illeciti e del danno spetta interamente a chi agisce in giudizio.
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Natura giuridica ente: no conversione contratti
Un lavoratore con contratti a termine presso un ente, poi assorbito da un Ministero, ha richiesto la conversione del suo rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura giuridica pubblica dell'ente, accertata attraverso l'analisi della normativa evolutiva, costituisce un ostacolo insormontabile alla conversione automatica del contratto, anche in presenza di clausole a termine illegittime.
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Appello in Cassazione: ricorso improcedibile
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso improcedibile a causa della mancata produzione della copia autentica della sentenza impugnata con la relata di notifica. Il caso riguarda una controversia tra un architetto e i suoi clienti per lavori di ristrutturazione. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto degli oneri formali nell'appello in Cassazione, a prescindere dal merito della questione.
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Revocatoria fallimentare: anomalo il pagamento terzo
Una società creditrice riceve il pagamento da un terzo, su delega del debitore poi fallito. La Cassazione conferma la revocatoria fallimentare di tale pagamento, qualificandolo come 'mezzo anomalo'. Questo sistema viola la par condicio creditorum e inverte l'onere della prova sul creditore, che deve dimostrare di non essere a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore per evitare la restituzione delle somme.
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Revocatoria fallimentare e prova della scientia decoctionis
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30260/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società fornitrice contro un'azione di revocatoria fallimentare. La Corte ha confermato che la restituzione di merce (datio in solutum) costituisce un mezzo di pagamento anomalo. In tali casi, la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore (scientia decoctionis) da parte del creditore è presunta, e spetta a quest'ultimo dimostrare il contrario. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi valutati dal giudice di merito (protesti, vicinanza territoriale, pagamenti parziali) per confermare la decisione.
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Revocatoria fallimentare del pagamento via delegazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30252/2024, ha confermato la revocatoria fallimentare di un pagamento eseguito da un terzo su delega del debitore, poi fallito. Tale modalità è stata qualificata come 'mezzo anormale di pagamento', facendo scattare la presunzione di conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) in capo al creditore. Poiché il creditore non è riuscito a fornire prova contraria, l'appello è stato dichiarato inammissibile e la revoca del pagamento confermata.
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Intermediazione abusiva di manodopera: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva escluso un'ipotesi di intermediazione abusiva di manodopera. Il caso riguardava un avviso di accertamento per IVA e IRAP basato sul disconoscimento di costi derivanti da un finto contratto di subappalto. La Corte ha ribadito che l'accertamento tributario può fondarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi indiziari sufficienti, l'onere di provare la genuinità del contratto di appalto grava sul contribuente. La sentenza impugnata è stata cassata perché il giudice non aveva valutato complessivamente tutti gli indizi presentati.
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Prova presuntiva: i limiti nel giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare avverso una sentenza d'appello che aveva respinto le domande di revocatoria e simulazione. La decisione si fonda sul principio che la valutazione della prova presuntiva e la ricostruzione dei fatti sono di competenza esclusiva del giudice di merito. La Suprema Corte non può sostituire il proprio apprezzamento, ma solo verificare la corretta applicazione dei criteri legali, ribadendo che la critica a un ragionamento indiziario non costituisce un valido motivo di ricorso per cassazione.
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Onere della prova: Cassazione su fatture inesistenti
Una società si è vista contestare dall'Amministrazione Finanziaria l'uso di fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha chiarito i principi sull'onere della prova in materia fiscale. Spetta all'Agenzia fornire indizi della frode, ma una volta fatto, l'onere della prova passa al contribuente, che non può limitarsi a esibire la documentazione formale (fatture, pagamenti), spesso parte integrante della frode stessa. La Corte ha sottolineato che il giudice deve valutare tutti gli elementi indiziari nel loro complesso e non può ignorare prove cruciali come le dichiarazioni di terzi coinvolti.
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Prova del mutuo: come dimostrare un prestito tra soci
Un socio amministratore ha citato in giudizio la socia di maggioranza per la restituzione di una somma, sostenendo di averla versata alla società a titolo di mutuo per conto di lei. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito che negava la restituzione. La Corte ha stabilito che gli elementi portati (bonifici, scritture contabili) non erano sufficienti a fornire la prova del mutuo, ovvero a dimostrare che i versamenti fossero prestiti e non conferimenti di altra natura.
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Avviso di accertamento motivazione: basta il criterio
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per un maggior valore immobiliare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per una corretta motivazione dell'atto è sufficiente che l'Agenzia delle Entrate indichi i criteri astratti utilizzati (metodo comparativo, dati OMI, immobili simili), senza l'obbligo di allegare immediatamente tutti gli atti di confronto. La prova completa dei fatti può essere fornita nella successiva fase giudiziale, garantendo comunque il diritto di difesa del contribuente.
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Società a ristretta base: utili ai soci, la guida
La Cassazione chiarisce la presunzione di distribuzione degli utili in una società a ristretta base. Anche in assenza di vincoli familiari, i ricavi non dichiarati si presumono distribuiti ai soci. Spetta al contribuente fornire la prova contraria. L'ordinanza annulla la decisione di merito che aveva erroneamente escluso tale presunzione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Accertamento valore immobile: la motivazione dell’atto
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate aveva rettificato il valore di un complesso immobiliare oggetto di compravendita. La società sosteneva che l'atto fosse immotivato e che non tenesse conto della natura di "vendita in blocco". La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la motivazione dell'accertamento valore immobile è sufficiente se indica i criteri di valutazione, come il riferimento a una perizia con dati comparativi. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sui fatti e sulla valutazione delle prove non sono ammissibili in Cassazione e che l'onere di dimostrare un valore inferiore spetta al contribuente.
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Responsabilità del commercialista e onere della prova
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, adducendo errori del proprio commercialista. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per escludere la propria responsabilità, il contribuente deve fornire un rigoroso onere della prova, dimostrando non solo la condotta fraudolenta del professionista, ma anche di aver esercitato un'adeguata e costante vigilanza sul suo operato. La sentenza ribadisce che le presunzioni dell'Agenzia delle Entrate, se gravi, precise e concordanti, sono sufficienti a legittimare l'accertamento, specialmente in presenza di comportamenti antieconomici non giustificati.
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Ricorso inammissibile: i requisiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da alcuni dipendenti contro un'azienda sanitaria. La decisione si fonda su vizi di forma, come la mancata esposizione dei fatti di causa, e su errori di diritto, tra cui l'impossibilità di denunciare in Cassazione la violazione di contratti collettivi regionali. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Contabilità in nero: prova e accertamento fiscale
Una società informatica è stata oggetto di accertamento fiscale basato su una contabilità in nero, rivelata da un ex socio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'atto, stabilendo che anche documenti informali, come file su computer o appunti, costituiscono una presunzione semplice e una prova completa se supportati da riscontri oggettivi, respingendo il ricorso dell'azienda. La sentenza chiarisce il valore probatorio di tali elementi nell'accertamento di ricavi non dichiarati.
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Redditometro: quando l’accertamento è legittimo
Un contribuente impugnava avvisi di accertamento basati sul redditometro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il redditometro costituisce una presunzione legale e spetta al cittadino fornire prova contraria idonea a superarla. La Corte ha anche chiarito che l'obbligo del contraddittorio preventivo non si applicava ai fatti di causa.
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Delega di firma: avviso di accertamento valido
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di accertamento è valido anche se la delega di firma al funzionario che lo sottoscrive non ne indica il nominativo, ma solo la qualifica professionale. La Corte ha chiarito la natura della delega di firma come mero atto organizzativo interno, distinguendola dalla delega di funzioni, e ha quindi annullato la decisione della commissione tributaria regionale che aveva dichiarato nullo l'atto per questo motivo.
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