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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2024

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1649 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Accertamento sintetico: la prova contro il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23580/2024, si è pronunciata su un caso di accertamento sintetico del reddito. Un contribuente, a fronte di una contestazione del Fisco per un reddito superiore a quello dichiarato, si era difeso provando la disponibilità di somme non imponibili derivanti da disinvestimenti. La Suprema Corte ha stabilito che la mera dimostrazione del possesso di tali somme non è sufficiente. È necessario fornire anche la prova di circostanze sintomatiche che ne denotino l'effettivo utilizzo per coprire le spese contestate. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando con rinvio la precedente decisione per una nuova valutazione.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando inizia?
Un lavoratore si è visto negare la maggiorazione contributiva per esposizione ad amianto a causa della decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione rivalutazione amianto, di durata decennale, inizia a decorrere non dalla data del pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza del rischio, un momento che può coincidere con la presentazione della domanda di certificazione all'ente preposto.
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Efficacia sentenza penale: assoluzione e ius superveniens
Un contribuente, accusato di aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti, viene assolto in sede penale perché 'il fatto non sussiste'. Grazie a una nuova legge (ius superveniens), la Corte di Cassazione stabilisce l'efficacia della sentenza penale nel giudizio tributario, annullando gli avvisi di accertamento. La decisione sottolinea come l'assoluzione penale con formula piena sui medesimi fatti impedisca all'Amministrazione Finanziaria di procedere con la pretesa fiscale.
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Fideiussore consumatore: il legame con l’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 23533/2024, ha chiarito i criteri per stabilire se un garante possa essere qualificato come 'fideiussore consumatore'. Nel caso esaminato, due familiari avevano prestato fideiussione per un debito di leasing della società di famiglia. Sostenendo di aver agito come consumatori, hanno contestato la competenza territoriale del Tribunale adito dal creditore. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che il 'collegamento funzionale' con l'attività d'impresa, desumibile dal contesto familiare e dal coinvolgimento passato e presente nell'attività, esclude la qualifica di consumatore, anche in assenza di ruoli formali o di partecipazioni societarie rilevanti.
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Redditometro: la prova contraria del contribuente
Un contribuente con reddito dichiarato nullo viene sottoposto ad accertamento basato sul redditometro per il possesso di beni. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni dei giudici di merito, chiarisce che per superare la presunzione legale dell'Agenzia delle Entrate, il contribuente deve fornire una prova documentale rigorosa e specifica sulla provenienza delle somme utilizzate, non essendo sufficienti giustificazioni generiche o elementi irrilevanti come spese sostenute in altri anni.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23483/2024, ha ribadito i principi sull'onere della prova in materia di operazioni soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria deve dimostrare non solo che il fornitore è una società fittizia, ma anche che il cliente era consapevole, o avrebbe dovuto esserlo, della frode. La Corte ha inoltre cassato la sentenza d'appello per omessa pronuncia su un motivo specifico del ricorso, relativo alla ricostruzione induttiva dei ricavi.
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Spalmatura a ritroso: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23476/2024, ha stabilito che, ai fini dell'accertamento sintetico del reddito (redditometro), è legittimo utilizzare il metodo della "spalmatura a ritroso". Questo principio consente di presumere un maggior reddito per un determinato anno d'imposta basandosi su una spesa per un incremento patrimoniale (come l'acquisto di un'auto) effettuata in un anno successivo. La Corte ha chiarito che la spesa si presume sostenuta, salvo prova contraria del contribuente, con redditi conseguiti nell'anno dell'acquisto e nei quattro anni precedenti. La sentenza di merito, che aveva escluso tale possibilità, è stata cassata con rinvio.
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Accertamento sintetico e auto a rate: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23475/2024, ha stabilito che la prova di aver acquistato un bene con un finanziamento non annulla automaticamente un accertamento sintetico. Tale prova serve solo a giustificare la spesa per l'importo finanziato, ma l'avviso di accertamento resta valido se basato su altri indici di capacità contributiva non giustificati dal contribuente. Il caso riguardava un avviso emesso per una sproporzione tra reddito dichiarato e spese sostenute, tra cui l'acquisto di un'autovettura.
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Fondo di garanzia TFR: la prova dei contributi versati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto previdenziale contro due ex soci lavoratori di una cooperativa. La questione verteva sull'accesso al Fondo di garanzia TFR per periodi antecedenti al 1997. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito, che aveva ritenuto sufficiente la prova del versamento di contributi sotto la voce generica di 'lavoro dipendente', non è riesaminabile in sede di legittimità, confermando così il diritto dei lavoratori alla prestazione.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per motivazione apparente, criticando il giudice di secondo grado per aver fornito giustificazioni generiche e apodittiche riguardo la deducibilità di costi e l'antieconomicità di operazioni. Il caso riguardava accertamenti fiscali su una società nautica. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione priva di un reale sostrato argomentativo viola il 'minimo costituzionale' e comporta la nullità della decisione, con rinvio al giudice di merito per un nuovo esame.
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Motivazione Apparente: Cassazione Annulla Sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale a causa di una motivazione apparente. Il caso riguardava un accertamento fiscale a carico di una società nautica per omessa fatturazione e indebita applicazione del regime IVA. La Corte ha stabilito che la decisione impugnata era basata su affermazioni generiche e non supportate da un'analisi dei fatti, violando il requisito del 'minimo costituzionale' della motivazione.
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Comunicazione preventiva di ipoteca: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista contro una comunicazione preventiva di ipoteca per un debito di circa 31.000 euro. Il ricorso è stato giudicato cumulativo e non specifico, in quanto mescolava diverse censure senza individuarle chiaramente. La Corte ha confermato la validità della comunicazione, ritenendola sufficientemente chiara, e ha respinto la richiesta di riunire il caso ad altri procedimenti pendenti, sottolineando la natura discrezionale di tale decisione.
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Fatture soggettivamente inesistenti: onere della prova
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità dell'IVA per fatture soggettivamente inesistenti, inserite in una presunta frode fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria non aveva fornito prove concrete e specifiche sulla consapevolezza della frode da parte dell'acquirente, in particolare riguardo alle vendite sottocosto. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato un inammissibile tentativo di riesame dei fatti, incentrato sulla questione dell'onere della prova nelle contestazioni di fatture soggettivamente inesistenti.
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Licenziamento per note spese: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di licenziamento per note spese errate. Una lavoratrice era stata licenziata per aver presentato rimborsi spese con dati non corretti, ottenendo somme non dovute. I giudici di merito avevano qualificato la condotta come grave negligenza, non come dolo, ritenendo il licenziamento una sanzione sproporzionata e concedendo alla lavoratrice un'indennità risarcitoria. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando sia il ricorso della dipendente, che invocava la buona fede, sia quello dell'azienda, che sosteneva la sussistenza della giusta causa. La sentenza ribadisce che la valutazione sulla gravità della condotta e sulla proporzionalità della sanzione spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Rifiuto test DNA: prova decisiva per la paternità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22732/2024, ha ribadito un principio fondamentale nel diritto di famiglia: il rifiuto test DNA ingiustificato da parte del presunto padre costituisce un elemento di prova talmente significativo da poter, da solo, fondare la dichiarazione giudiziale di paternità. La Corte ha chiarito che tale comportamento processuale, valutabile dal giudice ai sensi dell'art. 116 c.p.c., assume un valore indiziario elevatissimo, rendendo superflua la valutazione di altre prove, come una registrazione telefonica, che diventano argomenti secondari.
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Presunzione distribuzione utili: La Cassazione decide
Un socio di una società a ristretta base ha impugnato un avviso di accertamento fondato sulla presunzione distribuzione utili non dichiarati. Il ricorso si basava su presunti vizi procedurali, tra cui la mancata notifica dell'accertamento alla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accertamento al socio è indipendente da quello alla società. Pertanto, un vizio di notifica all'ente non invalida l'atto verso il socio, il quale deve provare la mancata produzione o distribuzione dei profitti. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di presupposti per una denuncia penale.
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Transazione fiscale: estinzione del processo tributario
Una società impugnava in Cassazione una sentenza sfavorevole relativa a due avvisi di accertamento per operazioni soggettivamente inesistenti. Durante il giudizio, la società otteneva l'omologazione di un concordato preventivo contenente una transazione fiscale. La Corte Suprema, in applicazione di un principio consolidato, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. La transazione fiscale omologata, infatti, definisce il debito tributario e rende inefficace sia la sentenza impugnata che l'originario avviso di accertamento, estinguendo il processo in corso.
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Riduzione IMU immobili inagibili: la Cassazione chiarisce
Una società in fallimento ha richiesto la riduzione del 50% dell'IMU per alcuni immobili, sostenendone l'inagibilità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22237/2024, ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la riduzione IMU per immobili inagibili non si applica se i problemi, come ristagni d'acqua e vegetazione incolta, sono risolvibili con interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria e non richiedono un vero e proprio restauro o risanamento strutturale. La decisione sottolinea la distinzione tra degrado superficiale e inagibilità strutturale ai fini del beneficio fiscale.
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Riduzione IMU per inagibilità: no se è manutenzione
Una società in fallimento ha richiesto una riduzione IMU del 50% per alcuni immobili, sostenendo la loro inagibilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i lavori richiesti dal Comune, volti a risolvere problemi di ristagno idrico e vegetazione incolta, rientrano nella manutenzione ordinaria e non nel restauro. Di conseguenza, l'immobile non può essere considerato inagibile ai fini del beneficio fiscale. La Corte ha inoltre confermato che il valore di un'area edificabile stabilito dal Comune è una presunzione che può essere superata solo con prove concrete e attendibili, che nel caso di specie mancavano.
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Termini impugnazione licenziamento: la Cassazione chiarisce
Un autista ha contestato il licenziamento, l'inquadramento e il mancato pagamento di straordinari. La Cassazione ha stabilito che i termini impugnazione licenziamento di 60 giorni decorrono dalla consegna dell'avviso di giacenza, non dal ritiro della raccomandata. Le richieste su inquadramento e straordinari sono state respinte per mancanza di prove. Tuttavia, la Corte ha annullato la sentenza per omessa pronuncia su altre voci retributive, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su quel punto specifico.
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