LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2729 Codice Civile — Anno 2024

Pagina 18 di 40

1649 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Fatture inesistenti: Cassazione chiarisce la frode
Una società di servizi ha impugnato avvisi di accertamento basati su una presunta frode fiscale realizzata tramite fatture inesistenti, sia soggettivamente che oggettivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce che non vi è contraddizione nel contestare operazioni inesistenti e, al contempo, parlare di 'sovrafatturazione', quando quest'ultimo termine è usato per descrivere il meccanismo di 'gonfiaggio' dei costi deducibili attraverso l'uso di documentazione fittizia, e non l'aumento di prezzo di una prestazione reale.
Continua »
Operazioni inesistenti: onere della prova e Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha cassato una sentenza di merito che non aveva correttamente distinto l'onere della prova in caso di operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la deducibilità di costi per sponsorizzazioni, ritenendoli fittizi. La Corte ha chiarito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, spetta al contribuente provare l'effettività della prestazione, mentre per quelle soggettivamente inesistenti deve dimostrare la propria buona fede e diligenza. La sentenza impugnata è stata annullata per non aver applicato correttamente questi principi.
Continua »
Frode IVA: la prova della consapevolezza del cessionario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di elettronica, confermando l'indetraibilità dell'IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. In un caso di frode IVA, l'Amministrazione Finanziaria ha fornito sufficienti elementi indiziari per dimostrare la consapevolezza della società acquirente di partecipare a un illecito. La Corte ha ritenuto che il contribuente non avesse fornito la prova contraria di aver agito con la dovuta diligenza e ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso volti a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità.
Continua »
Onere prova costi deducibili: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per maggiore IRPEF dovuta su una plusvalenza immobiliare, contestando il mancato riconoscimento di costi di ristrutturazione. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene l'onere della prova costi deducibili spetti al contribuente, il giudice non può esigere una prova "certa e inconfutabile", né può ignorare elementi indiziari come una perizia di parte. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione delle prove.
Continua »
Revocatoria rimesse bancarie: il saldo di fine giornata
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione di revocatoria rimesse bancarie contro un istituto di credito. Il fulcro della controversia era il metodo di calcolo degli importi da restituire (saldo di fine giornata contro saldo infra-giornaliero) e la prova della conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, stabilendo che, in assenza di una prova certa sulla cronologia delle operazioni giornaliere, il criterio corretto da applicare è quello del saldo di fine giornata. La Corte ha inoltre confermato la valutazione dei giudici di merito sulla consapevolezza della banca dello stato di crisi dell'impresa.
Continua »
Azione revocatoria bancaria: la capofila risponde
Una società in amministrazione straordinaria ha ottenuto la revoca dei pagamenti effettuati a un pool di banche prima della dichiarazione di insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della sola banca capofila a restituire l'intero importo, in quanto unico soggetto ricevente e rappresentante delle altre. La sentenza chiarisce anche i termini di prescrizione per l'azione revocatoria bancaria in procedure concorsuali avviate prima delle riforme del 2005-2006, confermando l'applicazione della legge precedente.
Continua »
Motivazione apparente: sentenza nulla se non autonoma
La Cassazione annulla una sentenza tributaria per motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano annullato avvisi di accertamento basandosi su un'assoluzione penale, senza però fornire un'autonoma valutazione dei fatti e delle prove. La Corte ha stabilito che tale richiamo generico rende la decisione nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Mansioni superiori: quando spetta la retribuzione?
Un funzionario pubblico ha svolto per anni le mansioni di un dirigente, pur senza averne la qualifica formale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 27433/2024, ha confermato il suo diritto a ricevere le differenze retributive. Il caso chiarisce che per il riconoscimento delle mansioni superiori non è sempre determinante il possesso di poteri di spesa, se le altre attività svolte sono inequivocabilmente di livello dirigenziale.
Continua »
Tutela terzo acquirente: la buona fede salva l’acquisto
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento di un contratto di compravendita immobiliare per dolo non pregiudica i diritti dei successivi acquirenti se questi hanno agito in buona fede e a titolo oneroso. Il caso riguardava una serie di vendite immobiliari iniziate da un venditore, la cui capacità è stata contestata dai figli. La Corte ha rigettato il ricorso dei figli, sottolineando che la valutazione della buona fede è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. La decisione rafforza la tutela del terzo acquirente e la stabilità delle transazioni immobiliari.
Continua »
Demansionamento: quando è escluso il risarcimento?
Un dipendente di un ente pubblico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per demansionamento a seguito di un cambio di mansioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La richiesta è stata rigettata poiché le nuove mansioni, sebbene diverse, rientravano nella medesima area funzionale di inquadramento del lavoratore. Inoltre, la Corte ha sottolineato che specifiche allegazioni sul livello inferiore dei compiti erano state presentate tardivamente, solo in appello. Di conseguenza, in assenza della prova del demansionamento, è stata esclusa anche ogni forma di risarcimento del danno.
Continua »
Danno da fermo amministrativo: la prova è necessaria
Un automobilista chiede il risarcimento per l'illegittima iscrizione di un fermo sul suo veicolo. La Cassazione rigetta il ricorso, affermando che il danno da fermo amministrativo non è presunto (in re ipsa) ma deve essere concretamente provato, sia per il danno patrimoniale che per quello non patrimoniale, che non può consistere in meri disagi.
Continua »
Rinuncia al ricorso: il caso si estingue in Cassazione
Una società aveva presentato ricorso in Cassazione contro una condanna al risarcimento danni per 100.000 euro. Tuttavia, prima della decisione, la stessa società ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, rendendo definitiva la sentenza di condanna della Corte d'Appello.
Continua »
Onere della prova: chi deve provare l’inadempimento?
Una società che gestisce distributori di carburante subisce un furto da una cassaforte senza segni di effrazione. La società fa causa al produttore della cassaforte, che ne aveva garantito la non duplicabilità delle chiavi, e alla società di vigilanza incaricata del prelievo dei valori. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha riaffermato il principio sull'onere della prova: spetta al debitore (produttore e società di vigilanza) dimostrare che l'inadempimento è dovuto a una causa a lui non imputabile, una volta che il creditore ha allegato la violazione del contratto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Responsabilità bancaria assegni: quando la banca paga?
Una correntista citava in giudizio il proprio istituto di credito dopo aver subito protesti per assegni con firma apocrifa, emessi da carnet che non aveva mai richiesto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, escludendo la responsabilità bancaria per gli assegni emessi, poiché la falsificazione delle firme, sebbene accertata da una perizia, era talmente abile da non essere riconoscibile a prima vista da un impiegato di media diligenza. La decisione conferma che la responsabilità della banca sorge solo in caso di falsificazione palese e non a fronte di alterazioni sofisticate.
Continua »
Danni da animali randagi: la prova della natura
Un automobilista ha richiesto il risarcimento per i danni subiti dalla sua auto in una collisione con due cani. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice assenza di microchip non è una prova sufficiente a dimostrare la natura randagia degli animali. La responsabilità per i danni da animali randagi sorge solo se il danneggiato fornisce prove concrete che gli animali fossero effettivamente randagi e che l'ente pubblico preposto abbia agito con negligenza.
Continua »
Conguaglio bollette e prova dei consumi in Cassazione
Una società contesta un maxi conguaglio bollette per forniture di energia e gas. Dopo la condanna in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione lamentando un'errata valutazione delle prove sui consumi. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che non è possibile chiedere al giudice di legittimità una nuova valutazione dei fatti. Il ricorso è ammissibile solo in caso di 'travisamento della prova', inteso come errore di percezione materiale del giudice, e non per contestare l'interpretazione delle prove stesse.
Continua »
Potere sanzionatorio Consob: i termini per agire
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27242/2024, interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, chiarendo la decorrenza dei termini per la contestazione degli illeciti. Nel caso di specie, relativo a sanzioni per omessa informativa nei prospetti di una banca, la Corte ha annullato la decisione di merito che riteneva la Consob decaduta dal suo potere. È stato stabilito che il termine per contestare non parte dalla mera conoscenza di un'irregolarità, ma dal completamento dell'istruttoria necessaria all'accertamento della violazione, riconoscendo la discrezionalità dell'autorità nei tempi di indagine.
Continua »
Diritto agli utili: quando il socio non può pretenderli
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio che richiedeva il pagamento degli utili di una società. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale del diritto societario: il diritto agli utili per un socio sorge esclusivamente dopo l'approvazione del rendiconto. In assenza di tale documento contabile, qualsiasi pretesa è infondata, e la richiesta del socio di far riesaminare prove alternative come le dichiarazioni fiscali costituisce un inammissibile tentativo di rivalutazione del merito.
Continua »
Simulazione cessione quote: l’interesse ad agire
Un padre cede la nuda proprietà di quote societarie ai figli, ma l'atto è una donazione dissimulata. La Corte di Cassazione conferma che il padre, quale parte del contratto, ha sempre interesse ad agire per far dichiarare la simulazione e la nullità della donazione per vizio di forma. Il ricorso dei figli, basato sulla presunta carenza di interesse del padre e sull'exceptio doli, viene dichiarato inammissibile. Questa decisione ribadisce il principio che le motivazioni personali non inficiano la legittimazione processuale in un'azione di simulazione cessione quote.
Continua »
Accettazione e benestare: quando vale come garanzia
Un consulente societario, firmando un documento di garanzia bancaria con la dicitura 'per accettazione e benestare', si è trovato obbligato in solido con il debitore principale. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che tale formula, valutata nel contesto complessivo dell'operazione, costituisce una valida assunzione di un'obbligazione di garanzia. La decisione sottolinea come l'interpretazione dei fatti da parte dei giudici di merito non sia sindacabile in sede di legittimità se plausibile e ben motivata.
Continua »