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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2024

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1649 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Presunzione evasione fiscale: no alla retroattività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22326/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti su capitali esteri. La presunzione evasione fiscale, introdotta nel 2009 per i capitali non dichiarati in paradisi fiscali, ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente a periodi d'imposta precedenti. La Corte ha accolto il ricorso di un contribuente, annullando la decisione di merito che aveva applicato la norma a fatti del 2005-2007. Tuttavia, ha chiarito che l'Amministrazione Finanziaria può comunque utilizzare gli stessi elementi come presunzioni semplici e che il raddoppio dei termini di accertamento resta valido.
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Produzione documenti appello tributario: quando è?
Un contribuente contesta un'intimazione di pagamento, negando di aver ricevuto la cartella esattoriale originaria. L'agente della riscossione presenta la prova della notifica solo in appello. La Cassazione, con questa ordinanza, conferma la legittimità della produzione documenti in appello tributario, stabilendo che l'art. 58, comma 2, del D.Lgs. 546/1992 consente di introdurre nuove prove documentali anche se preesistenti, rigettando il ricorso del contribuente.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22322/2024, ha dichiarato l'estinzione di un complesso contenzioso tributario relativo ad accise su GPL. A seguito della rinuncia al ricorso da parte della società contribuente, il giudizio si è concluso prima di una decisione nel merito, con compensazione delle spese legali tra le parti.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22321/2024, ha affrontato il tema del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. È stato confermato che l'archiviazione penale non impedisce l'applicazione del termine più lungo per IRPEF e IVA, essendo sufficiente la sola astratta configurabilità del reato. Tuttavia, la Corte ha annullato la pretesa per l'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non hanno rilevanza penale e, pertanto, l'avviso era stato notificato tardivamente. È stata inoltre ribadita la validità della presunzione legale sui versamenti bancari come redditi non dichiarati.
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Estinzione del giudizio: la pace fiscale ferma il Fisco
Una società del settore nautico ha impugnato un avviso di accertamento che contestava la deducibilità dei costi di un'imbarcazione, ritenuta non strumentale. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha fatto ricorso in Cassazione. Tuttavia, aderendo a una procedura di definizione agevolata (pace fiscale), il contenzioso è stato risolto. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla disputa senza una decisione nel merito.
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Sanzioni soci società estinta: la Cassazione decide
In un caso riguardante un avviso di accertamento per maggiori imposte e sanzioni a carico di una società cancellata, la Corte di Cassazione ha chiarito la questione delle sanzioni soci società estinta. L'ordinanza stabilisce che, a seguito della cancellazione della società dal registro delle imprese, si verifica un fenomeno successorio in cui i soci subentrano nei debiti sociali, incluse le sanzioni tributarie. La loro responsabilità è però limitata a quanto ricevuto in base al bilancio finale di liquidazione. La Corte ha ritenuto inapplicabile il principio di intrasmissibilità delle sanzioni agli eredi, distinguendo nettamente l'estinzione societaria dalla successione per causa di morte.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento analitico-induttivo che riqualificava i finanziamenti infruttiferi di un socio come ricavi non dichiarati. La decisione si basa su una serie di presunzioni gravi, precise e concordanti, tra cui l'assenza di tracciabilità e la movimentazione di contanti, rigettando la tesi della società ricorrente circa l'illegittimità di una 'doppia presunzione'.
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Onere della prova IVA: la Cassazione chiarisce
Una società si è vista contestare recuperi IVA per cessioni intracomunitarie, esportazioni e operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione di secondo grado per 'motivazione apparente'. La Corte ha sottolineato che, in tema di onere della prova IVA, il giudice deve analizzare specificamente i documenti forniti dal contribuente (es. CMR) e non può rigettarli con formule generiche, altrimenti la sentenza è nulla.
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Onere della prova IVA per cessioni intracomunitarie
Un'azienda ha venduto pelli senza IVA, sostenendo che la transazione fosse avvenuta interamente in un altro Stato UE. L'Agenzia Fiscale ha contestato la mancanza di prove del trasporto intracomunitario. La Cassazione ha confermato che l'onere della prova IVA per la non imponibilità spetta al contribuente, che deve dimostrare con documentazione idonea che i beni hanno lasciato il territorio nazionale o che la transazione era territorialmente irrilevante.
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Rimborso IVA e fallimento: la Cassazione decide
Una società fallita ha richiesto un rimborso per un cospicuo credito IVA. L'Agenzia delle Entrate lo ha negato per motivi formali. Il caso è giunto in Cassazione, che ha dato ragione alla società. La Corte ha stabilito che, in caso di fallimento, il diritto al rimborso IVA sorge con la cessazione dell'attività. Inoltre, la semplice indicazione del credito per la compensazione nella dichiarazione fiscale è sufficiente a manifestare la volontà di ottenere il rimborso quando la compensazione non è più possibile.
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Termine dilatorio: nullità avviso senza urgenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23270/2024, ha ribadito un principio fondamentale a tutela del contribuente: l'avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni dalla chiusura della verifica fiscale è nullo. Tale nullità può essere evitata solo se l'Amministrazione finanziaria dimostra l'esistenza di concrete ragioni di urgenza. Nel caso di specie, il Fisco aveva notificato gli atti impositivi solo 20 giorni dopo la consegna del verbale, violando il diritto al contraddittorio del contribuente. La Corte ha inoltre cassato la sentenza d'appello per carenza di motivazione riguardo altre pretese fiscali.
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Reverse charge operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che in caso di operazioni oggettivamente inesistenti l'onere della prova grava sul contribuente. L'ordinanza chiarisce l'applicazione del principio di cartolarità e la responsabilità IVA nel meccanismo del reverse charge, anche in assenza di indicazione numerica dell'imposta in fattura, se l'operazione è fraudolenta.
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Frode IVA immobiliare: la Cassazione decide su costi
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di presunta frode IVA in ambito immobiliare. La Corte ha confermato la ricostruzione della frode e la parziale indeducibilità dei costi, ma ha accolto il ricorso su due punti chiave: l'inapplicabilità del raddoppio dei termini di accertamento per l'IRAP in presenza di denuncia penale e il diritto del contribuente all'applicazione delle sanzioni più favorevoli previste dalla legge sopravvenuta (lex mitior). La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione di questi aspetti.
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Onere della prova: Cassazione e fatture inesistenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23206/2024, chiarisce la ripartizione dell'onere della prova in caso di accertamento per operazioni oggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria deve fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, dopodiché spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva annullato l'avviso di accertamento basandosi su una valutazione insufficiente delle prove e sulla buona fede del contribuente, ritenuta inconferente in caso di operazioni mai avvenute.
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Motivazione apparente: sentenza nulla per il Fisco
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di secondo grado favorevole a una società contribuente in un caso di fatture inesistenti. La decisione è stata cassata per 'motivazione apparente', poiché i giudici d'appello non avevano spiegato in modo logico e coerente le ragioni della loro decisione, limitandosi a enunciazioni generiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Frode IVA immobiliare: Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento fiscale per gli anni 2006-2007. Il caso riguardava una complessa operazione immobiliare, qualificata dall'Agenzia Fiscale come una frode IVA, e un'altra operazione di interposizione fittizia per trasferire ricavi. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo indetraibile l'IVA e legittima la ripresa a tassazione dei ricavi, sottolineando che la società era consapevole dello schema fraudolento. È stata inoltre respinta la richiesta di applicare sanzioni più miti per tardività della domanda.
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Assegno ad personam: come calcolarlo dopo un cambio?
Un dipendente pubblico, trasferito da un ente ferroviario statale a un Comune, ha richiesto il riconoscimento del valore economico delle agevolazioni di viaggio perse. La Corte d'Appello aveva concesso un assegno ad personam, calcolandolo però in via equitativa sulla base di una presunzione errata. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'assegno ad personam deve essere determinato confrontando i trattamenti economici complessivi e che è destinato a essere riassorbito. Il ricorso al criterio equitativo è stato ritenuto illegittimo in presenza di precisi criteri legali di calcolo.
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Contratto di commissione IVA: obblighi vendite online
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23084/2024, ha stabilito che la vendita di beni tramite un intermediario online che opera su una piattaforma di e-commerce configura un contratto di commissione IVA. Di conseguenza, il passaggio della merce dal commerciante (committente) all'intermediario (commissionario) costituisce un'operazione imponibile ai fini IVA che richiede l'emissione di una fattura, rendendo insufficiente il semplice scontrino fiscale. La Corte ha cassato la decisione precedente, sottolineando che l'autonomia operativa dell'intermediario online non esclude la natura del rapporto di commissione, dovendosi guardare alla sostanza economica dell'operazione.
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Contratto di locazione verbale: quando è nullo?
La Corte di Cassazione chiarisce la sorte del contratto di locazione verbale registrato. Un'inquilina, sfrattata per morosità, sosteneva di essere stata costretta dal proprietario a un accordo verbale, chiedendo la nullità di protezione e la riconduzione del contratto a condizioni legali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: un contratto di locazione verbale, anche se successivamente registrato, è affetto da nullità assoluta per difetto di forma scritta. La tutela speciale per l'inquilino, che permette la riconduzione del contratto, si applica solo ai contratti non registrati, non a quelli registrati ma stipulati oralmente.
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Accertamento studi di settore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un accertamento basato sugli studi di settore. La sentenza chiarisce che l'onere di provare la non corrispondenza tra i risultati degli studi e la realtà economica individuale spetta al contribuente. Inoltre, la Corte ha confermato la legittimità dell'applicazione di una norma 'ratione temporis' per l'anno d'imposta 2004, anche se successivamente abrogata, e ha ribadito che la decisione nel merito di un appello implica il rigetto delle eccezioni preliminari di inammissibilità.
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