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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2024

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1649 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Inerenza costi: l’onere della prova sul contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12511/2024, ha stabilito che l'onere di dimostrare l'inerenza dei costi ai fini della detrazione IVA spetta sempre al contribuente. Il caso riguardava una società che aveva detratto l'IVA per servizi fatturati da un'altra azienda dello stesso gruppo. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente invertito l'onere della prova, ribadendo che, soprattutto per i costi infragruppo, il contribuente deve fornire una prova rigorosa dell'effettiva utilità e del vantaggio concreto ricevuto dal servizio.
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Presunzione distribuzione utili: quando paga il socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12508/2024, ha confermato che la presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base azionaria si applica anche quando il maggior reddito della società deriva da costi indeducibili. Un socio è stato ritenuto responsabile per le imposte su tali utili, poiché non è riuscito a fornire la prova contraria che i fondi fossero stati reinvestiti o accantonati dalla società. La Corte ha chiarito che qualsiasi rettifica che aumenti l'imponibile societario, sia essa da ricavi occulti o da costi indeducibili, fa scattare la presunzione a carico dei soci.
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Revocatoria fallimentare: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in un caso di revocatoria fallimentare, chiarendo che l'errata percezione del contenuto di una prova (travisamento) non può essere fatta valere in sede di legittimità. La vicenda riguardava la vendita di un immobile a un prezzo ritenuto sproporzionato, con la corte che ha ribadito la sua funzione di giudice di diritto, non di fatto, confermando l'inefficacia dell'atto di compravendita.
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Presunzione distribuzione utili: quando scatta l’avviso?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità dell'avviso di accertamento notificato al socio di una S.r.l. a ristretta base azionaria. La sentenza ribadisce che la presunzione di distribuzione utili non dichiarati dalla società ai soci è un principio consolidato. Spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti. La Corte ha inoltre rigettato il motivo relativo alla violazione del contraddittorio preventivo, non ritenendolo obbligatorio per i tributi non armonizzati in assenza di accessi presso la sede del contribuente.
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Utili SRL: presunzione di distribuzione ai soci
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12439/2024, ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. a ristretta base, confermando la legittimità dell'accertamento fiscale basato sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili. La Corte ha ribadito che, in tali società, i maggiori redditi accertati in capo all'ente si presumono distribuiti ai soci, i quali hanno l'onere di fornire la prova contraria. È stata inoltre confermata la validità della motivazione dell'atto impositivo "per relationem" al verbale della Guardia di Finanza.
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Variazioni contratto appalto: come si interpretano?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema delle variazioni contratto appalto. Il caso riguarda una disputa tra un'impresa edile e un committente sul pagamento di opere extra. La Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto non deve limitarsi al testo letterale, ma considerare il comportamento complessivo delle parti. È stato confermato l'uso di presunzioni per determinare se una variante fosse già concordata al momento della stipula, rigettando le pretese di entrambe le parti e fornendo principi guida sulla gestione delle modifiche progettuali.
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Contratto di allotment: chi paga l’hotel?
Un operatore turistico, ritenendo di agire come semplice intermediario, è stato citato in giudizio da un hotel per servizi non pagati sulla base di un contratto di allotment. L'operatore sosteneva di non essere direttamente responsabile del pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, stabilendo che l'interpretazione del contratto quadro dimostrava che l'operatore aveva agito in nome proprio. Di conseguenza, era obbligato a pagare i servizi alberghieri effettivamente forniti, anche in assenza di singoli contratti di soggiorno scritti.
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Detrazione IVA operazioni inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare la detrazione IVA per operazioni inesistenti a una società. Il caso riguardava una doppia compravendita immobiliare avvenuta in due giorni, con un'enorme differenza di prezzo, orchestrata tramite una società interposta priva di mezzi propri. Secondo la Corte, di fronte a gravi indizi di frode forniti dall'Amministrazione finanziaria, spetta al contribuente dimostrare l'effettività dell'operazione e la sua estraneità alla frode, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Buona fede accipiens: quando decorrono gli interessi?
Una società, dopo aver ricevuto e poi rinunciato a un contributo pubblico, si opponeva alla richiesta di restituzione del Ministero, eccependo la prescrizione. La Cassazione, con l'ordinanza n. 12362/2024, ha stabilito due principi fondamentali: 1) il termine di prescrizione per la restituzione decorre non dalla rinuncia del privato, ma dal successivo decreto di revoca dell'amministrazione; 2) ha accolto il ricorso sul tema della buona fede accipiens, chiarendo che questa è presunta e la successiva rinuncia al beneficio non dimostra automaticamente la malafede al momento della ricezione. Pertanto, gli interessi non decorrono dal giorno del pagamento ma dalla domanda giudiziale, salvo prova contraria della malafede.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se illogica
Un'azienda agricola acquista un macchinario difettoso ma la Corte d'Appello ne ordina il pagamento, attribuendo la colpa a un componente di un altro fornitore. La Cassazione annulla la sentenza per motivazione apparente, giudicando il ragionamento contraddittorio e incomprensibile. La decisione sottolinea che la motivazione di una sentenza, per essere valida, deve seguire un percorso logico chiaro e coerente.
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Motivazione per relationem: basta la sintesi nell’avviso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di accertamento è legittimo anche se non allega i documenti su cui si fonda, a condizione che ne riporti una sintesi chiara e fedele. Nel caso specifico, relativo a contestazioni su operazioni inesistenti, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva ritenuto gli avvisi illegittimi per difetto di motivazione per relationem, specificando che la riproduzione del contenuto essenziale degli atti richiamati era sufficiente a garantire il diritto di difesa del contribuente.
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Prova vizi costruzione: la Cassazione e la presunzione
Un acquirente cita in giudizio un'impresa costruttrice per gravi vizi su un immobile. Dopo una decisione favorevole in appello, l'impresa ricorre in Cassazione. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando la condanna e chiarendo i limiti della prova dei vizi di costruzione tramite presunzioni e l'inammissibilità di nuove domande in appello. La decisione sottolinea che la valutazione sulla gravità delle presunzioni spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
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Dichiarazioni di terzi: la prova nel processo tributario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12317/2024, interviene sul valore probatorio delle dichiarazioni di terzi nel contenzioso tributario. La Corte ha stabilito che tali dichiarazioni, raccolte in fase di verifica fiscale, costituiscono solo elementi indiziari. Pertanto, non sono sufficienti da sole a provare l'effettività di operazioni contestate dal Fisco; è onere del contribuente fornire ulteriori riscontri per vincere la presunzione dell'Amministrazione finanziaria. Il caso riguardava un avviso di accertamento per fatture ritenute relative a operazioni inesistenti.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
Una società operante nel settore automobilistico si è vista negare la detrazione IVA per l'acquisto di due autovetture, ritenute parte di una frode carosello. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12267/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo l'onere della prova a carico dell'amministrazione. La Corte ha stabilito che la consapevolezza del contribuente di partecipare alla frode può essere dimostrata tramite un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti, che il giudice di merito deve valutare nel loro complesso e non singolarmente. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver considerato elementi cruciali come l'antieconomicità delle operazioni e la natura di 'cartiera' del fornitore.
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Operazioni inesistenti: prova e onere del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12261/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di contestazioni per operazioni inesistenti. Spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire elementi, anche presuntivi, che facciano dubitare della veridicità delle fatture. Una volta forniti indizi gravi, precisi e concordanti, l'onere di dimostrare l'effettività dell'operazione si sposta sul contribuente. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto legittima la contestazione basata su un quadro indiziario solido, respingendo il ricorso della società.
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Accertamento induttivo: la scelta del metodo spetta al Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12253/2024, ha stabilito che la scelta del metodo di accertamento tributario, incluso l'accertamento induttivo, è una prerogativa esclusiva dell'Amministrazione Finanziaria. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva sostituito il metodo dell'ufficio con quello basato sugli studi di settore, ritenendolo più attendibile. L'atto di rettifica basato su presunzioni gravi, precise e concordanti gode di una presunzione di legittimità, e spetta al contribuente fornire la prova contraria.
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Onere della prova frode IVA: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12248/2024, ha cassato una sentenza di merito che aveva concesso la detrazione IVA a una società coinvolta in una frode carosello. La Corte ha ribadito che l'onere della prova sulla consapevolezza della frode da parte del contribuente spetta all'Amministrazione Finanziaria, la quale può assolverlo anche tramite presunzioni. Tali indizi devono essere valutati dal giudice nel loro complesso, e la regolarità formale delle operazioni (consegna merce, fatture e pagamenti) non è di per sé sufficiente a dimostrare la buona fede dell'acquirente.
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Critica politica e diffamazione: limiti e confini
Un politico locale e un'associazione culturale hanno citato in giudizio un esponente di un'associazione partigiana per diffamazione, a seguito di dichiarazioni che li collegavano a ideologie neofasciste. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che le frasi rientravano nei legittimi confini della critica politica, data la notorietà delle passate affiliazioni politiche dell'attore e il contesto del discorso pubblico. La decisione sottolinea l'ampia portata del diritto di critica politica.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società e i suoi soci ricorrono in Cassazione contro un avviso di accertamento per Ires, Irap e Iva. La controversia verte sulla legittimità del raddoppio termini accertamento in presenza di reati tributari. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, escludendo l'applicazione del raddoppio per l'IRAP, poiché le relative violazioni non sono penalmente sanzionate. Respinge gli altri motivi relativi a vizi procedurali e all'accertamento induttivo. Accoglie inoltre il ricorso incidentale dell'Agenzia, chiarendo che una proposta di adesione non perfezionata non vincola l'ufficio.
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Collegamento societario: prova insufficiente, ricorso out
Un lavoratore edile ha perso in Cassazione il ricorso per il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro con due imprese. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete sul collegamento societario e sulla continuità della prestazione, la domanda va respinta. L'appello è inammissibile se chiede solo una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi di merito.
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