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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2024

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1649 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Tassazione consorzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22577/2024, ha stabilito importanti principi sulla tassazione consorzi con attività esterna. Il caso riguardava un consorzio che aveva ricevuto versamenti dai soci per la realizzazione di opere di urbanizzazione. La Corte ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate, qualificando tali versamenti come corrispettivi per servizi, quindi ricavi imponibili sia ai fini delle imposte dirette che dell'IVA. È stato inoltre chiarito che l'incremento delle rimanenze costituisce reddito e che l'onere di provare la deducibilità dei costi spetta al contribuente. La sentenza ribadisce l'autonoma soggettività tributaria di tali enti.
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Residenza fittizia: Cassazione su onere della prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22576/2024, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro l'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità degli avvisi di accertamento basati sulla contestazione di una residenza fittizia all'estero (Principato di Monaco e Lussemburgo). La Corte ha stabilito che la valutazione degli elementi indiziari che provano il domicilio reale in Italia è un apprezzamento di merito insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. Inoltre, ha ribadito la validità della presunzione di distribuzione ai soci degli utili non contabilizzati da società a ristretta base proprietaria, ponendo a carico del contribuente l'onere della prova contraria.
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Tassazione consorzi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22578/2024, ha rigettato il ricorso di un consorzio contro un avviso di accertamento. La Corte ha confermato la piena soggettività passiva del consorzio con attività esterna ai fini IRES, IRAP e IVA. È stato chiarito che i contributi versati dai consorziati per servizi resi dal consorzio, come la realizzazione di opere di urbanizzazione, costituiscono corrispettivi imponibili. La sentenza ribadisce l'obbligo di ribaltamento dei costi ai consorziati e sottolinea i limiti alla presentazione di nuove eccezioni in appello, confermando la legittimità della tassazione dei consorzi come entità autonome.
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Costi non deducibili: la Cassazione e la sovrafatturazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22572/2024, ha rigettato il ricorso di una società di trasporti contro un avviso di accertamento che contestava la deducibilità di costi derivanti da una consociata slovacca. La Corte ha ritenuto che la decisione dei giudici di merito fosse correttamente fondata su indizi di sovrafatturazione, rendendo irrilevanti le questioni sollevate dalla società circa l'esterovestizione e il transfer pricing. Di conseguenza, i costi sono stati confermati come non deducibili. Il giudizio per i soci è stato invece dichiarato estinto a seguito di definizione agevolata della lite.
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Operazioni inesistenti: prova della buona fede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22575/2024, ha stabilito che per vincere un accertamento su operazioni soggettivamente inesistenti, il contribuente non può limitarsi a dimostrare la regolarità formale delle transazioni (prezzi di mercato, pagamenti tracciabili). È necessaria una prova più stringente della propria buona fede e dell'aver adottato la massima diligenza per non essere coinvolto in frodi IVA. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva accolto l'appello del contribuente basandosi su elementi ritenuti inidonei a dimostrare l'inconsapevolezza della frode.
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Tassazione consorzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza 22571/2024, ha chiarito importanti aspetti sulla tassazione consorzi con attività esterna. Ha stabilito che i contributi dei soci per servizi resi costituiscono ricavi imponibili e che l'incremento delle rimanenze finali è reddito. La Corte ha confermato la piena soggettività fiscale di tali enti, respingendo il ricorso di un consorzio edile contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate.
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Curatore fallimentare: la sua assenza annulla il processo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di secondo grado in materia tributaria perché, a seguito del fallimento della società contribuente avvenuto in corso di causa, il curatore fallimentare non era stato coinvolto nel giudizio d'appello. La Corte ha stabilito che la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del curatore, unico soggetto legittimato a rappresentare la società fallita, costituisce un vizio insanabile che impone la cassazione della decisione e il rinvio al giudice precedente per la corretta instaurazione del processo.
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Fatture soggettivamente inesistenti: l’onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22543/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di fatture soggettivamente inesistenti. È stato ribadito che l'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di provare non solo la natura fittizia del fornitore, ma anche la consapevolezza del cessionario di partecipare a una frode fiscale, elemento che non è stato dimostrato nel caso di specie.
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Accertamento studi di settore: la motivazione è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di una commissione tributaria regionale che aveva invalidato un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza "apparente" e contraddittoria, in quanto si basava acriticamente su una consulenza tecnica confusa. Inoltre, ha riaffermato il principio secondo cui, in un accertamento da studi di settore, spetta al contribuente l'onere di dimostrare le circostanze che giustificano un reddito inferiore a quello standardizzato.
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Regolamento di confini: i criteri dell’art. 950 c.c.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22490/2024, ha chiarito che in una causa per violazione delle distanze legali, l'incertezza del confine non può portare al rigetto della domanda. Il giudice deve procedere al regolamento di confini secondo i criteri dell'art. 950 c.c. e non applicando norme sulla forma dei contratti. La Corte ha inoltre ribadito i principi sul risarcimento del danno da occupazione illegittima, che non è automatico ma richiede la prova di un pregiudizio concreto.
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Socio occulto: onere della prova e responsabilità
Un presunto socio occulto di una s.r.l. è stato ritenuto responsabile per i debiti fiscali della società. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per mancanza di prove, specificando che le sole dichiarazioni di terzi non sono sufficienti. Per affermare la qualità di socio occulto e la relativa responsabilità, sono necessari indizi gravi, precisi e concordanti, che il giudice di merito deve analizzare rigorosamente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Socio occulto: prova e motivazione del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22437/2024, ha annullato una decisione di merito che riteneva un contribuente 'socio occulto' di una S.r.l. basandosi principalmente sulle dichiarazioni di un terzo. La Suprema Corte ha ribadito che tali dichiarazioni sono meri indizi e non possono, da sole, fondare una condanna. La sentenza impugnata è stata cassata per motivazione apparente, in quanto non specificava gli ulteriori elementi di prova né giustificava la responsabilità personale del socio occulto per i debiti di una società di capitali estinta.
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Rinuncia al ricorso: come estingue il giudizio
Una società, accusata di evasione delle accise sul GPL, aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, ha presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra la società e l'Agenzia delle Dogane.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
Una società di distribuzione GPL, dopo un lungo contenzioso con l'Agenzia Fiscale per presunte evasioni di accise, decide di effettuare una rinuncia al ricorso in Cassazione. L'ordinanza analizzata accoglie tale atto, dichiarando l'estinzione del giudizio e rendendo definitiva la sentenza di appello sfavorevole al contribuente. Il caso chiarisce gli effetti processuali della rinuncia, atto unilaterale che non necessita di accettazione.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un contenzioso tributario riguardante il pagamento di accise su GPL. La controversia, originata da un avviso di pagamento per l'uso di GPL per autotrazione anziché per uso domestico, era giunta in Cassazione dopo un lungo iter processuale, comprensivo di un precedente annullamento con rinvio. I ricorrenti, rappresentanti di una società in liquidazione, hanno depositato un atto di rinuncia al ricorso prima dell'udienza. La Corte, constatando la rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite tra le parti.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22415/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale relativa alle accise sul GPL. La decisione non entra nel merito della presunta evasione, ma pone fine al contenzioso a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla società contribuente e dal suo ex legale rappresentante. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società del settore calzaturiero contro un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. La decisione non è entrata nel merito della questione fiscale, ma si è basata su un vizio procedurale: il ricorso è stato giudicato tardivo perché presentato oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza impugnata, confermando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Costi bene strumentale: quando sono deducibili?
Una società nautica ha contestato un avviso di accertamento che negava la deducibilità dei costi di leasing e gestione di uno yacht, ritenuto non strumentale all'attività d'impresa. Dopo la conferma della decisione nei primi due gradi di giudizio, il caso è giunto in Cassazione. Tuttavia, il procedimento è stato dichiarato estinto prima della decisione finale, poiché la società ha aderito con successo a una definizione agevolata dei carichi fiscali, ponendo fine alla controversia. La questione centrale del contendere verteva sulla corretta qualificazione dei costi del bene strumentale.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla mancanza di interesse ad agire, poiché l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in specifici casi previsti dalla legge, non riscontrati nella fattispecie. La Corte ha ribadito che il contribuente deve attendere la notifica di un atto esecutivo, come la cartella di pagamento, per poter contestare la pretesa fiscale.
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Sanzioni tributarie agli eredi: quando non si pagano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22373/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo le sanzioni tributarie agli eredi. Nel caso specifico, gli eredi di un contribuente, a cui era stato notificato un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, hanno visto annullare le sanzioni amministrative. La Corte ha ribadito che l'obbligazione di pagare le sanzioni ha carattere personale e, pertanto, non si trasferisce agli eredi in caso di decesso del contribuente. Tuttavia, l'accertamento del maggior reddito è stato confermato, in quanto le contestazioni degli eredi sulla valutazione delle prove sono state ritenute inammissibili in sede di legittimità.
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