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Art. 267 TFUE — Sezione Quinta Civile

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159 provvedimenti

Altri anni per Art. 267 TFUE

Imposta sulla benzina: la Cassazione la annulla
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un avviso di pagamento relativo all'imposta sulla benzina (IRBA). Il tributo è stato giudicato incompatibile con la Direttiva UE 2008/118/CE perché privo di una "finalità specifica" che andasse oltre il generico finanziamento del bilancio regionale. La Corte ha stabilito che i giudici nazionali devono disapplicare la normativa interna in contrasto, incluse le clausole che miravano a preservare le obbligazioni tributarie passate.
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Garanzia doganale: obblighi di notifica e decadenza
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia doganale viene meno se le autorità non rispettano i precisi obblighi di notifica verso il fideiussore. Nel caso esaminato, un istituto finanziario è stato liberato dall'obbligo di pagare un ingente debito doganale poiché una delle due comunicazioni obbligatorie previste dalla normativa europea non era stata effettuata, determinando la decadenza del diritto dell'Agenzia Doganale di rivalersi sul garante.
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Assoluzione penale: effetti sulle sanzioni tributarie
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4916/2025, ha chiarito la portata del nuovo art. 21-bis del D.Lgs. 74/2000. In un caso di accertamento fiscale per operazioni soggettivamente inesistenti, i contribuenti erano stati assolti in sede penale con la formula 'perché il fatto non sussiste'. La Corte ha stabilito che tale assoluzione penale ha efficacia di giudicato nel processo tributario, ma limitatamente alle sanzioni, che devono essere annullate. La pretesa sull'imposta, invece, resta soggetta all'autonoma valutazione del giudice tributario, che considererà la sentenza penale come un elemento di prova non vincolante.
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Notifica PEC indirizzo non pubblico: quando è valida?
Una società ha impugnato diverse cartelle di pagamento, contestando la validità della notifica PEC ricevuta da un indirizzo dell'Agente della riscossione non presente nei pubblici elenchi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non perché la notifica fosse valida, ma perché la questione è stata sollevata per la prima volta in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che non è possibile introdurre nuove questioni di fatto e di diritto nel giudizio di Cassazione.
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Litisconsorzio necessario e accertamento fiscale soci
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un socio contro un avviso di accertamento IRPEF. La sentenza chiarisce che la violazione del litisconsorzio necessario tra socio e società può essere superata se i procedimenti, sebbene formalmente separati, vengono trattati in modo contestuale e unitario, senza pregiudizio per il diritto di difesa. Tutti i nove motivi di ricorso sono stati ritenuti inammissibili o infondati, confermando la validità dell'atto impositivo.
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Fatture false: onere della prova per l’imprenditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1795/2025, ha rigettato il ricorso di un'imprenditrice contro un avviso di accertamento per recupero IVA. Il caso riguardava l'utilizzo di fatture false per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha chiarito che, di fronte a solidi indizi di frode presentati dall'Agenzia delle Entrate, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e diligenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1796/2025, ha rigettato il ricorso di un'imprenditrice contro un avviso di accertamento per IVA non versata su operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha chiarito che l'onere di provare la propria buona fede ricade sul contribuente quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi oggettivi (come la cessazione di attività o la sede fittizia del fornitore) che un imprenditore diligente avrebbe dovuto notare. Inoltre, ha ribadito l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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TOSAP cavalcavia: Cassazione conferma il pagamento
Una società di gestione autostradale ha impugnato una richiesta di pagamento della TOSAP per i suoi cavalcavia su strade comunali, sostenendo di essere esente in quanto concessionaria statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la TOSAP per cavalcavia è dovuta. La società, essendo un'entità privata che opera a scopo di lucro, è l'occupante di fatto e non può beneficiare dell'esenzione riservata allo Stato, anche se svolge un servizio pubblico. La proprietà comunale dello spazio aereo occupato non è mai venuta meno.
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TOSAP Viadotti: Cassazione, i concessionari pagano
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria di autostrade deve pagare la TOSAP (Tassa Occupazione Suolo Pubblico) per l'occupazione del soprassuolo di strade comunali con i propri viadotti. Secondo la Corte, l'esenzione fiscale prevista per lo Stato non si estende al concessionario privato, in quanto quest'ultimo agisce come un'impresa autonoma che persegue un profitto, e l'occupazione del suolo pubblico, anche se de facto, costituisce il presupposto per l'applicazione del tributo.
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Incertezza normativa: annullate sanzioni fiscali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15724/2025, ha stabilito che un operatore di scommesse estero, pur essendo tenuto al pagamento dell'Imposta Unica per l'attività svolta in Italia prima del 2010, non deve pagare le relative sanzioni. La decisione si fonda sul principio di "incertezza normativa", riconoscendo che la legislazione dell'epoca non era chiara sulla soggettività passiva di tali operatori, giustificando così l'annullamento delle sole sanzioni ma confermando la debenza del tributo.
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Rimborso IVA e interessi: la decisione della Cassazione
Una società ha richiesto un rimborso IVA con relativi interessi. L'Agenzia delle Entrate ha negato una parte degli interessi, adducendo ritardi del contribuente e la presentazione di una dichiarazione integrativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che una dichiarazione integrativa, se non modifica la richiesta di rimborso, non posticipa la decorrenza degli interessi. Tuttavia, ha confermato che il ritardo del contribuente nel fornire i documenti richiesti giustifica la sospensione del calcolo degli interessi, delineando chiaramente i doveri di collaborazione nel procedimento di rimborso IVA.
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Revocazione sentenza Cassazione: i limiti del riesame
Una società di trasporti ha chiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione che le negava un credito d'imposta. Basava la richiesta su un presunto errore di fatto, sostenendo che la Corte avesse ignorato una precedente sentenza favorevole divenuta definitiva. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la revocazione delle proprie sentenze è ammessa solo per specifici errori di fatto emergenti dagli atti interni del processo, e non per errori di giudizio come la mancata considerazione di un giudicato esterno. La Corte ha inoltre stabilito la piena compatibilità di tali limiti procedurali con il diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: no sanzioni per incertezza
Una società di scommesse estera ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2009. La Corte di Cassazione ha confermato la debenza del tributo, ma ha annullato le sanzioni applicate. La decisione si fonda sul principio dell'incertezza normativa oggettiva: prima della legge interpretativa del 2010, non era chiaro se i bookmaker esteri senza concessione italiana fossero soggetti passivi d'imposta, giustificando così la non applicazione delle sanzioni per quel periodo.
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Imposta unica scommesse: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un operatore di scommesse estero, anche se privo di concessione italiana, è tenuto al pagamento dell'imposta unica scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite i suoi intermediari. La Corte ha però annullato le sanzioni relative agli anni antecedenti al 2011, riconoscendo una condizione di oggettiva incertezza normativa che esclude la colpevolezza del contribuente per quel periodo.
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Sospensione processo tributario: la guida completa
Un socio di una società a ristretta base ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori redditi da capitale, derivanti da utili extra-contabili contestati alla società. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19715/2025, ha chiarito i principi sulla sospensione del processo tributario. Sebbene il ricorso sia stato dichiarato inammissibile per cessata materia del contendere, la Corte ha esaminato la questione ai fini della soccombenza virtuale. È stato confermato che il giudizio sull'accertamento societario costituisce un presupposto logico-giuridico indispensabile per quello a carico del socio. Pertanto, la sospensione del processo tributario del socio in attesa della definizione del giudizio della società è corretta e necessaria, per evitare un conflitto tra giudicati.
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Stabile organizzazione: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito per motivazione insufficiente, chiarendo i criteri per definire una società italiana come stabile organizzazione di un'entità estera. La Corte ha stabilito che, ai fini IVA, non basta un generico controllo, ma è necessaria la prova concreta di una struttura permanente, dotata di mezzi umani e tecnici adeguati, attraverso cui la società estera opera in Italia. L'assenza di tale dimostrazione rende illegittimo l'accertamento fiscale che imputa il debito IVA dell'azienda italiana a quella estera.
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Base imponibile IVA: esclusa accisa non rivalsa
Una società che commercializza liquidi per sigarette elettroniche ha contestato un avviso di accertamento IVA. L'amministrazione finanziaria aveva incluso nella base imponibile un'imposta di consumo che l'azienda non aveva addebitato ai propri clienti. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo un principio fondamentale: affinché un'accisa rientri nella base imponibile IVA, deve essere stata effettivamente oggetto di rivalsa sul consumatore finale. Poiché l'imposta non era stata riscossa dal cliente, non poteva essere considerata parte del corrispettivo e quindi non doveva essere assoggettata a IVA. La sentenza è stata annullata con rinvio al giudice di merito.
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Stabile organizzazione: motivazione nulla, caso rinviato
Una società estera era stata ritenuta responsabile per i debiti IVA di un'azienda italiana, qualificata come sua stabile organizzazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per "motivazione apparente", criticando la mancanza di prove concrete e di un ragionamento logico da parte dei giudici di merito. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame, sottolineando che l'onere della prova per dimostrare l'esistenza di una stabile organizzazione spetta all'Amministrazione Finanziaria.
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Elusione fiscale leveraged buyout: la Cassazione
La Cass. Civ., Sez. 5, n. 34595 del 30/12/2019, ha stabilito che un'operazione di elusione fiscale leveraged buyout si configura quando manca una valida ragione economica. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, confermando che l'onere di provare la sostanza economica dell'operazione, volta a dedurre oneri finanziari (push down del debito), spetta al contribuente e non basta un generico riferimento a modelli finanziari leciti.
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