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Art. 267 TFUE — Anno 2023

56 provvedimenti

Altri anni per Art. 267 TFUE

Società di comodo e rimborsi IVA: la Cassazione frena il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha negato a una società alberghiera il rimborso IVA di 80.000 euro, presumendo che si trattasse di una delle cosiddette società di comodo non operative. La contribuente ha contestato il diniego dimostrando che gli immobili posseduti erano ancora in corso di costruzione e che la dichiarazione dei redditi era stata compilata correttamente. Dopo l'accoglimento nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Fisco. Rilevando che sulla disciplina delle società non operative pende già un rinvio pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, la Cassazione ha deciso di sospendere la causa e rinviare il giudizio in attesa della pronuncia europea.
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Assegnazione dei titoli PAC: scontro tra terra e burocrazia
La Società Agricola ha contestato la riduzione da parte dell'Ente Erogatore dei propri contributi europei, originariamente quantificati in centotrenta titoli provvisori e poi ridotti a settantuno in sede di assegnazione definitiva. L'Ente Erogatore ha trasferito i restanti titoli a un Secondo Agricoltore, ritenendo che la cessione di quote e terreni tra i soci costituisse una scissione aziendale. La Corte di Cassazione, rilevando un dubbio interpretativo sulle norme europee, ha sospeso il processo nazionale. I giudici hanno rinviato la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per chiarire se il concetto di scissione includa anche semplici trasferimenti di terreni e quote, e se la riduzione della superficie coltivata nel periodo di riferimento consenta la riduzione d'ufficio nell'assegnazione dei titoli PAC.
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Sospensione del processo tributario: sì alla sanatoria sanzioni
L'Agenzia delle Dogane ha rettificato la classificazione doganale di una partita di aglio importata da una società, qualificandola come aglio comune anziché aglio monobulbo e applicando dazi maggiori e sanzioni. La società ha impugnato l'atto di contestazione delle sanzioni. Giunta in Cassazione, la contribuente ha chiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata (tregua fiscale). La Suprema Corte ha accolto la richiesta di sospensione del processo tributario. Sebbene la legge escluda dalla definizione agevolata i dazi doganali, in questo caso la controversia riguarda esclusivamente le sanzioni collegate ai dazi, rendendo applicabile la tregua fiscale.
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Sospensione del processo tributario: salve le sanzioni doganali
L'Agenzia delle Dogane ha rettificato la classificazione di una partita di aglio importata da una società, applicando dazi maggiori e sanzioni. La società ha impugnato l'atto, sostenendo che si trattasse di aglio monobulbo, differente dall'aglio comune. Giunta in Cassazione, la società ha chiesto la sospensione del giudizio per accedere alla definizione agevolata delle sanzioni. La Suprema Corte ha accolto la richiesta. Sebbene la legge escluda i dazi doganali dalla sanatoria, la controversia in esame riguardava esclusivamente le sanzioni collegate ai dazi. Di conseguenza, la Corte ha disposto la sospensione del processo tributario ai sensi della legge di bilancio 2023, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire la definizione della lite.
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Definizione agevolata delle sanzioni: sì anche per la dogana
Un'azienda importatrice contestava la riclassificazione doganale dell'aglio monobulbo operata dall'Agenzia delle Dogane, che aveva comportato maggiori dazi e pesanti sanzioni. Giunta in Cassazione, la società ha chiesto la sospensione del giudizio per accedere alla tregua fiscale. L'Agenzia si opponeva ritenendo la materia doganale esclusa dal beneficio. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene i dazi doganali siano esclusi dalla sanatoria, la controversia in esame riguarda esclusivamente le sanzioni collegate ai dazi. Di conseguenza, la Corte ha accolto l'istanza di sospensione, consentendo l'applicazione della definizione agevolata delle sanzioni e rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Semi leciti, ma è reato: l’efficacia drogante della cannabis
Due commercianti hanno impugnato il divieto temporaneo di esercitare il commercio di fiori e piante, applicato per aver venduto online derivati della canapa. La difesa sosteneva che la merce provenisse da sementi certificate a basso contenuto di THC, escludendo l'efficacia drogante della cannabis. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la commercializzazione al pubblico di foglie, infiorescenze, olio e resina di canapa integra reato, a meno che i prodotti non siano totalmente privi di effetti psicotropi. Per stabilire la rilevanza penale, l'efficacia drogante della cannabis va valutata sul quantitativo totale del principio attivo sequestrato (nella specie oltre 9 grammi di THC, pari a centinaia di dosi), e non sulle singole confezioni. Di conseguenza, i commercianti hanno perso il ricorso e dovranno pagare le spese processuali.
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Rimborso imposte sisma Abruzzo: stop della Cassazione per l’Iva
Una società abruzzese ha chiesto il rimborso delle imposte Ires, Irap e Iva versate durante la sospensione per il terremoto del 2009, invocando la riduzione al 40% prevista dalla legge. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, la Cassazione ha esaminato il ricorso. Poiché la controversia riguarda anche il rimborso imposte sisma Abruzzo relativo all'Iva, e sussiste il dubbio sulla compatibilità di tale rimborso con il diritto dell'Unione Europea, la Corte ha deciso di sospendere il giudizio. La causa è stata rinviata a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che dovrà chiarire se le norme europee ostacolino la restituzione del 60% dell'Iva versata.
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Clausola di riparazione: cerchi replica contro design originale
Un'importante casa automobilistica ha contestato a un'azienda produttrice di ricambi la contraffazione dei propri disegni registrati di cerchioni in lega. L'azienda di ricambi si è difesa invocando la clausola di riparazione, sostenendo che i cerchi replica servissero solo a ripristinare l'aspetto originario delle auto. La Corte d'appello aveva dato ragione ai ricambisti, ritenendo irrilevanti alcune differenze estetiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della casa automobilistica, stabilendo che la clausola di riparazione esige una perfetta identità visiva, dimensionale e cromatica tra il pezzo di ricambio e l'originale. Non si può applicare il parametro del consumatore medio per tollerare differenze estetiche. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ordine di allontanamento e protezione: la Cassazione prende tempo
Un cittadino straniero ha impugnato l'ordine di allontanamento emesso dalla Questura dopo il rigetto della proroga del suo trattenimento. Il Giudice di pace aveva dichiarato inammissibile il ricorso. Lo straniero sostiene che la sua nuova richiesta di protezione internazionale debba considerarsi come prima domanda, garantendogli il diritto di soggiornare in Italia. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione legata all'applicazione del Regolamento Dublino e la pendenza di rinvii pregiudiziali davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha deciso di non decidere subito. Con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per consentire un esame più approfondito e la formulazione delle conclusioni del Pubblico Ministero.
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Trasferimento di ramo d’azienda: nullo senza autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia del trasferimento di ramo d'azienda effettuato da una società di telecomunicazioni a favore di un'azienda di servizi. Quattro dipendenti del settore back office avevano impugnato la cessione, lamentando la mancanza di autonomia funzionale del reparto trasferito. I giudici hanno accertato che i supporti informatici e i database essenziali non erano stati ceduti, mantenendo i lavoratori sotto il controllo indiretto della società cedente tramite un contestuale contratto di appalto. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi di tutte le parti, confermando che senza una reale indipendenza operativa preesistente non si configura un legittimo trasferimento di ramo d'azienda. Di conseguenza, l'azienda cedente deve ripristinare i rapporti di lavoro con i dipendenti illegittimamente trasferiti.
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Sospensione del processo tributario: stop al giudizio sull’energia
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società energetica. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto la sospensione del processo tributario e il rinvio della causa a nuovo ruolo. La decisione è legata alla necessità di attendere la risoluzione di una questione pregiudiziale pendente dinanzi alle Sezioni Unite o alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, riguardante la compatibilità delle imposte energetiche con il diritto comunitario. La sospensione del processo tributario garantisce l'uniformità delle decisioni giudiziarie ed evita contrasti giurisprudenziali su temi di rilevante impatto economico per il settore dell'energia.
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Rinvio pregiudiziale UE: i limiti della giurisdizione
Un'azienda di prodotti energetici ha impugnato la sospensione della propria licenza di deposito fiscale disposta dall'Agenzia delle Dogane. Il Consiglio di Stato ha respinto parzialmente l'appello e ha disposto il rinvio pregiudiziale UE alla Corte di Giustizia per valutare la compatibilità della norma interna con il diritto europeo, dichiarando inefficace la tutela cautelare precedentemente concessa. L'azienda ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando il superamento dei limiti di giurisdizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il rinvio pregiudiziale UE non spoglia il giudice nazionale della sua giurisdizione, ma rappresenta uno strumento di cooperazione complementare. Eventuali errori nell'applicazione delle norme o nella gestione delle misure cautelari costituiscono semplici vizi interni della decisione, non sindacabili in Cassazione per motivi di giurisdizione.
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Revocazione sentenza Cassazione: Errore del Giudice o di Diritto?
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di alcuni ex amministratori di una banca che chiedevano la revocazione di una precedente sentenza della stessa Corte. Gli amministratori, sanzionati dalla Banca d'Italia per carenze gestionali, sostenevano che i giudici avessero commesso un errore di fatto, ignorando alcuni motivi del loro ricorso. La Corte ha però chiarito che le loro lamentele non riguardavano un errore di percezione (una svista), ma un disaccordo sull'interpretazione delle norme. Questo costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, e quindi non è un motivo valido per la revocazione della sentenza Cassazione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Accordo col Fisco? Niente rimborso IVA: la Cassazione è chiara
Una società di noleggio auto, dopo aver definito un avviso di accertamento tramite un accordo con il Fisco, ha tentato di ottenere un rimborso per l'IVA che aveva pagato ai suoi fornitori. La Corte di Cassazione ha negato questa possibilità, stabilendo un principio fondamentale: non è ammesso alcun **rimborso IVA dopo accertamento con adesione**. L'accordo, infatti, rende la pretesa fiscale 'intangibile' e definitiva. La Corte ha chiarito che il contribuente che ha pagato l'IVA non dovuta può agire solo contro il proprio fornitore in sede civile, non contro lo Stato. Il rapporto fiscale esiste solo tra chi emette fattura (il fornitore) e l'Erario.
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Cessione di ramo d’azienda fittizia: l’Azienda perde la causa
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima una cessione di ramo d'azienda tra due società di telecomunicazioni. L'operazione aveva trasferito un gruppo di lavoratori addetti al 'customer care'. La Corte ha stabilito che, per essere valida, una cessione di ramo d'azienda deve riguardare un'entità produttiva che sia funzionalmente autonoma e preesistente al trasferimento. Nel caso specifico, il ramo ceduto non possedeva queste caratteristiche, poiché dipendeva ancora strettamente dalla struttura dell'azienda cedente. Di conseguenza, il trasferimento dei lavoratori è stato annullato e i loro rapporti di lavoro sono stati ripristinati con l'azienda originaria, che ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Direttiva UE ignorata: Stato condannato al risarcimento danni
Le vittime di un reato violento, non potendo essere risarcite dal colpevole, hanno citato in giudizio lo Stato italiano. L'accusa era di non aver applicato una direttiva europea che imponeva la creazione di un fondo di indennizzo per questi casi. I tribunali hanno dato ragione alle vittime, condannando lo Stato a pagare. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dello Stato e rendendo definitivo il diritto al risarcimento danni da mancato recepimento direttiva. La sentenza stabilisce che l'inerzia dello Stato nel dare attuazione alle norme UE genera una sua diretta responsabilità verso i cittadini danneggiati.
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Rimborso IVA indebita: l’Azienda vince anche senza pagare il cliente
Una società fornitrice ha chiesto il rimborso IVA indebita versata per errore su operazioni non imponibili. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che la società dovesse prima dimostrare di aver restituito l'importo al proprio cliente. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società. Ha stabilito che il diritto al rimborso non dipende dalla previa restituzione al cliente. L'elemento cruciale è che lo Stato non subisca perdite, e in questo caso il Fisco aveva già recuperato l'IVA dal cliente finale. Negare il rimborso avrebbe causato un ingiusto arricchimento per lo Stato, violando il principio di neutralità dell'IVA.
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Cessione Ramo d’Azienda Fittizia: Lavoratrice Vince, Azienda Paga
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima una cessione di ramo d'azienda tra una grande compagnia telefonica e un'altra società. Una lavoratrice aveva contestato il suo trasferimento, sostenendo che il ramo ceduto (servizi di back office) non fosse autonomo. I giudici le hanno dato ragione, stabilendo che per una valida cessione di ramo d'azienda è indispensabile che la parte trasferita possieda autonomia funzionale e sia preesistente all'operazione. Poiché il ramo continuava a dipendere dall'azienda cedente per locali, sistemi informatici e direttive, la cessione è stata ritenuta inefficace nei confronti della dipendente, che ha visto ripristinato il suo rapporto di lavoro con l'originario datore.
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Intesa restrittiva: multa Antitrust confermata dalla Cassazione
Un'azienda, multata dall'Autorità Garante per aver partecipato a un'intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a spartirsi i lotti di un appalto pubblico, ha fatto ricorso fino alla Corte di Cassazione. L'azienda sosteneva che il Consiglio di Stato avesse violato il diritto europeo, commettendo un errore di giurisdizione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio importante: un'errata applicazione del diritto europeo da parte del giudice amministrativo non costituisce un 'difetto di giurisdizione' e non può essere usata come motivo per appellarsi alla Cassazione. La sanzione è quindi diventata definitiva.
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Abuso contratti a termine insegnanti di religione: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione interviene sul precariato scolastico, stabilendo un principio fondamentale sull'abuso contratti a termine insegnanti di religione. La sentenza chiarisce che la normativa speciale per questi docenti non giustifica la reiterazione illimitata di contratti annuali. Se il rapporto di lavoro supera i tre anni scolastici senza che il Ministero bandisca i concorsi previsti per l'immissione in ruolo, si configura un abuso. Tale illecito non comporta la trasformazione automatica del contratto in tempo indeterminato, ma garantisce al docente il diritto a un risarcimento del danno. La Corte ha quindi accolto le ragioni dei docenti, annullando la precedente decisione sfavorevole.
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