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Art. 267 TFUE — Sezione Quinta Civile

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159 provvedimenti

Altri anni per Art. 267 TFUE

Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15114/2024, ha chiarito la disciplina del raddoppio termini accertamento per redditi derivanti da investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che, sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, le norme che raddoppiano i termini per l'accertamento e le sanzioni hanno natura procedurale e, quindi, si applicano anche ai periodi d'imposta precedenti, purché i termini non fossero già scaduti all'entrata in vigore della legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente con investimenti non dichiarati in un paradiso fiscale per l'anno 2004 viene raggiunto da un avviso di accertamento. La Cassazione chiarisce che, sebbene la presunzione legale di evasione non sia retroattiva, il raddoppio termini accertamento, essendo una norma procedurale, si applica agli anni d'imposta precedenti all'entrata in vigore della legge, purché i termini non fossero già scaduti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria.
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Errore revocatorio: Cassazione rinvia a udienza pubblica
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso di ricorso per revocazione. Gli ex soci di una società contestavano una precedente sentenza della stessa Corte, sostenendo un errore revocatorio riguardo la loro legittimazione a impugnare un avviso di accertamento. L'accertamento, pur essendo a carico della società, era stato notificato anche a loro quali presunti percettori di utili occulti. Riconoscendo la complessità della questione, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza anziché una decisione in camera di consiglio.
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Imposta unica scommesse: obblighi per operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando l'obbligo di versamento dell'imposta unica scommesse per l'attività di raccolta gioco effettuata in Italia tramite centri di trasmissione dati, anche in assenza di concessione statale. La Corte ha stabilito che tale imposizione non viola il diritto dell'Unione Europea e non costituisce una forma di discriminazione, basando la decisione sulla territorialità dell'attività e richiamando precedenti pronunce della Corte di Giustizia e della Corte Costituzionale. È stata inoltre confermata la natura di solidarietà paritetica tra il bookmaker estero e il gestore del centro raccolta scommesse.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica sulle scommesse per gli anni 2011-2012. La sentenza stabilisce che la raccolta di gioco sul territorio italiano è sufficiente a radicare il presupposto territoriale dell'imposta e conferma la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati locale, ritenendo la normativa conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14432 del 2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta per tutte le giocate raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale del bookmaker. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il Centro Trasmissione Dati (CTD) operante in Italia, ritenendo tale meccanismo non discriminatorio e conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
Con l'ordinanza n. 12929/2024, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che l'attività di raccolta scommesse sul territorio italiano, anche tramite centri di trasmissione dati (CTD) privi di concessione, costituisce presupposto sufficiente per l'applicazione del tributo. È stata inoltre confermata la piena compatibilità della normativa nazionale con il diritto dell'Unione Europea, escludendo qualsiasi profilo di discriminazione nei confronti degli operatori stranieri.
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Responsabilità proprietario discarica abusiva: la Cass.
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del proprietario di un terreno per una discarica abusiva, ai fini del pagamento dell'ecotassa e delle relative sanzioni, è distinta da quella penale. Anche in caso di assoluzione dal reato di gestione di discarica abusiva con la formula "per non aver commesso il fatto", il proprietario resta responsabile in sede tributaria per 'culpa in vigilando', ovvero per non aver adottato le cautele necessarie a prevenire l'illecito sul proprio fondo. La Corte ha chiarito che il giudicato penale non ha efficacia automatica nel processo tributario e che non vi è violazione del principio del 'ne bis in idem', poiché i presupposti delle sanzioni penali e di quelle amministrativo-tributarie sono differenti.
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Imposta unica scommesse: chi paga tra CDT e bookmaker?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11716/2024, ha respinto il ricorso di un bookmaker estero e del suo intermediario italiano (Centro Trasmissione Dati), confermando la loro soggezione all'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che anche gli operatori privi di concessione statale sono tenuti al pagamento del tributo se raccolgono scommesse sul territorio italiano. Per le annualità successive al 2011, il CDT è obbligato principale e il bookmaker è coobbligato in solido. Questa imposizione, secondo i giudici, non viola il diritto dell'Unione Europea, ma garantisce la parità di trattamento fiscale ed evita vantaggi competitivi indebiti per gli operatori non autorizzati.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società estera di scommesse, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2007. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta anche da operatori esteri privi di concessione che raccolgono scommesse in Italia tramite centri di trasmissione dati (CTD). È stata ribadita la solidarietà paritetica nel pagamento del tributo tra il bookmaker e il CTD, e l'assenza di contrasto con i principi del diritto dell'Unione Europea in materia di libera prestazione di servizi e non discriminazione.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma tutto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un centro scommesse e di un bookmaker estero, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'Imposta unica sulle scommesse relativa all'anno 2014. La Suprema Corte ha stabilito che la normativa italiana è pienamente compatibile con il diritto dell'Unione Europea, non creando alcuna discriminazione, e che la responsabilità del centro scommesse è costituzionalmente legittima per i periodi d'imposta successivi al 2011.
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Buona fede importatore: la Cassazione sui dazi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9088/2024, ha chiarito i limiti della buona fede importatore nel contesto dei dazi doganali. Il caso riguardava una società che importava tonno dalla Colombia beneficiando di tariffe preferenziali, successivamente contestate dall'Agenzia delle Dogane per non conformità delle merci alle regole di origine. La Corte ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che l'appartenenza a un gruppo che controlla l'intera filiera produttiva e la disponibilità di tutta la documentazione escludono la possibilità di invocare la buona fede. La sentenza ribadisce che la diligenza richiesta a un operatore professionale è qualificata e impone un dovere di verifica attiva, non potendo l'esenzione dai dazi basarsi su un errore dell'esportatore ma solo su un errore attivo delle autorità doganali.
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Cessioni intracomunitarie: la prova non è solo il CMR
Una società tedesca si è vista negare l'esenzione IVA per diverse cessioni intracomunitarie a causa della mancata presentazione del documento di trasporto CMR. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la prova dell'avvenuta consegna in un altro Stato UE non è legata esclusivamente al CMR. È possibile dimostrare l'operazione attraverso un insieme di documenti probatori equivalenti, soprattutto in caso di vendite con clausola "franco fabbrica". La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione delle prove.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e firma
Una società impugna un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha respinto la maggior parte dei motivi relativi all'onere della prova e alla qualifica del fornitore come 'società cartiera'. Tuttavia, ha accolto il ricorso per l'omessa pronuncia del giudice di merito sull'eccezione relativa alla mancanza di firma sull'avviso di accertamento, cassando la sentenza con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7533/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando il suo obbligo di versare l'imposta unica sulle scommesse per le giocate raccolte in Italia nel 2008 tramite un centro trasmissione dati. La Corte ha chiarito che la responsabilità del bookmaker estero sussiste indipendentemente da quella del centro locale e che la normativa fiscale italiana non viola i principi del diritto dell'Unione Europea sulla libera prestazione di servizi, in quanto non è discriminatoria.
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Imposta unica scommesse: chi paga tra CTD e bookmaker?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7247/2024, ha rigettato il ricorso di un centro trasmissione dati (CTD) e di una società di scommesse estera, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. La Corte ha stabilito che, a seguito della legge interpretativa del 2010, la soggettività passiva del tributo si estende a chiunque gestisca l'attività di scommesse in Italia, anche se per conto di operatori esteri privi di concessione. Viene inoltre chiarito che la notifica dell'atto in lingua italiana alla società estera non viola il diritto di difesa e che, per l'annualità 2011, non sussiste più l'incertezza normativa che avrebbe potuto giustificare l'esenzione dalle sanzioni.
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Imposta unica scommesse: bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse a carico di un bookmaker estero operante in Italia senza concessione. Il ricorso della società è stato rigettato, stabilendo che la responsabilità fiscale sussiste anche per gli operatori stranieri, in solido con i gestori delle ricevitorie, per l'attività di raccolta gioco sul territorio nazionale per l'anno di imposta 2012.
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Tassa scommesse bookmaker: la Cassazione conferma
Un bookmaker estero e il suo Centro Trasmissione Dati (CTD) italiano hanno impugnato un avviso di accertamento relativo alla tassa unica sulle scommesse per l'anno 2011. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la responsabilità solidale di entrambi i soggetti per il pagamento della tassa scommesse bookmaker. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta da chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, anche in assenza di una concessione statale, e ha ribadito che la normativa è conforme ai principi costituzionali e al diritto dell'Unione Europea per le annualità a partire dal 2011.
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Responsabilità dell’importatore: chi paga per il dolo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6153/2024, ha confermato la piena responsabilità dell'importatore per l'omesso versamento dell'IVA da parte del proprio spedizioniere. Se l'importatore è a conoscenza che il suo rappresentante doganale utilizza un sistema di pagamento differito, accetta il rischio che i versamenti effettuati possano essere imputati a debiti pregressi dello spedizioniere, senza poter invocare la propria buona fede per liberarsi dall'obbligazione tributaria.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6138/2024, ha affrontato il tema dell'imposta unica scommesse per gli anni 2010-2014, contestata da una società di scommesse estera e dal suo centro di trasmissione dati (CTD) in Italia. La Corte ha rigettato gran parte del ricorso, confermando la piena legittimità dell'imposta per entrambi i soggetti a partire dal 2011. L'unico accoglimento parziale ha riguardato l'annullamento delle sanzioni per la società estera relative all'anno 2010, a causa della pregressa incertezza normativa.
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