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Art. 267 TFUE — Sezione Quinta Civile

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159 provvedimenti

Altri anni per Art. 267 TFUE

Incertezza Normativa Sanzioni: Cassazione Annulla
Una società di scommesse estera è stata multata per evasione dell'imposta unica del 2008. La Cassazione ha confermato la debenza del tributo ma ha annullato le sanzioni, riconoscendo una condizione di oggettiva incertezza normativa sanzioni prima della legge chiarificatrice del 2010. La Corte ha ritenuto che l'ambiguità della legge giustificasse la non applicazione delle penalità.
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Rimborso IVA diretto: quando spetta al consumatore?
Una società sanitaria ha richiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso dell'IVA pagata su oneri elettrici non imponibili. La Corte di Cassazione ha negato il rimborso IVA diretto, stabilendo che la richiesta va rivolta al fornitore del servizio, il quale poi la richiederà all'Erario. L'azione diretta del consumatore finale è un'eccezione ammessa solo quando il recupero dal fornitore è impossibile o eccessivamente difficile, circostanza non provata nel caso di specie, riaffermando così la tradizionale 'catena di rimborso'.
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Rimborso IVA: chi può chiederlo? La Cassazione chiarisce
Una società ha richiesto un rimborso IVA per oneri energetici versati, agendo direttamente contro l'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha negato questa possibilità, ribadendo che la richiesta di rimborso IVA spetta al fornitore che ha versato l'imposta allo Stato. Il consumatore finale deve agire in via civilistica contro il proprio fornitore per recuperare l'importo, salvo rare eccezioni non riscontrate nel caso di specie.
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Frode carosello: onere della prova e consapevolezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22932/2025, ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una frode carosello. La Corte ha confermato che l'Amministrazione Finanziaria ha assolto il proprio onere probatorio dimostrando, tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, l'esistenza della frode e la consapevolezza della società. Di contro, la contribuente non è riuscita a fornire la prova contraria della propria buona fede e dell'adozione della massima diligenza, rendendo legittimo il recupero delle imposte non versate.
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Rimborso IVA cessionario: quando è possibile?
Una società ha richiesto il rimborso dell'IVA, ritenuta indebitamente versata sugli oneri generali del sistema elettrico. La richiesta era rivolta direttamente all'Agenzia delle Entrate anziché al fornitore di energia. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Ha ribadito il principio secondo cui l'azione per il rimborso IVA cessionario va esperita nei confronti del cedente (il fornitore), che è il soggetto passivo d'imposta. Solo in casi eccezionali, come l'impossibilità o l'eccessiva difficoltà di recuperare l'importo dal fornitore, il cessionario può agire direttamente contro l'Amministrazione Finanziaria. Tali eccezioni non sono state ravvisate nel caso di specie.
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Rimborso IVA: quando il cliente può chiederlo allo Stato?
Una società bancaria ha richiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso dell'IVA su oneri energetici ritenuti non dovuti. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando il principio generale secondo cui solo il fornitore (cedente), in qualità di soggetto passivo d'imposta, è legittimato a chiedere il rimborso IVA all'Erario. Il cliente finale (cessionario) deve invece agire in via civilistica contro il proprio fornitore per recuperare l'importo. L'azione diretta del cliente verso lo Stato è ammessa solo in casi eccezionali di impossibilità o eccessiva difficoltà nel rivalersi sul fornitore, condizioni non riscontrate nel caso di specie.
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Rimborso Iva cessionario: no all’azione diretta
Una società operante nel settore dei giochi ha richiesto il rimborso dell'Iva pagata sugli oneri di sistema dell'energia elettrica, ritenendola non dovuta. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di secondo grado, ha stabilito che il soggetto legittimato a richiedere il rimborso Iva cessionario direttamente all'Amministrazione finanziaria è unicamente il fornitore che ha versato l'imposta. Il consumatore finale, invece, deve agire in via civilistica contro il proprio fornitore per recuperare la somma indebitamente pagata, salvo casi eccezionali di impossibilità o eccessiva difficoltà non riscontrati nel caso di specie.
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Rimborso IVA: la decorrenza nella doppia imposizione
Una società ha pagato l'IVA sia in Italia che in Olanda per le stesse operazioni, subendo una doppia imposizione. Ha poi richiesto il rimborso IVA in Italia, ma l'istanza è stata respinta perché presentata oltre il termine di due anni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6756/2025, ha confermato che il termine per la richiesta di rimborso decorre dal momento del pagamento dell'imposta nel paese estero, e non dalla data di ottenimento di un successivo certificato di regolarità fiscale. Questo perché il pagamento stesso rende il contribuente pienamente consapevole della doppia imposizione e del suo diritto al rimborso.
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Agevolazione gasolio: No al FAP su veicoli Euro 2
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'installazione di un filtro antiparticolato (FAP) su un veicolo Euro 2 non è sufficiente per accedere all'agevolazione gasolio per autotrazione, riservata a veicoli di categoria Euro 3 o superiore. La Corte ha chiarito che il montaggio del FAP non modifica la categoria di omologazione originaria del veicolo e che la normativa nazionale, la quale limita il beneficio, è perfettamente compatibile con le direttive europee, in quanto mira a incentivare il rinnovo del parco veicoli e non la modifica di mezzi obsoleti.
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Gasolio commerciale: no bonus a Euro 2 con filtro FAP
Una società di trasporti ha richiesto il credito d'imposta sul gasolio commerciale per i suoi veicoli Euro 2, sui quali aveva installato filtri antiparticolato (FAP). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'installazione del filtro non modifica la categoria di omologazione del veicolo, che resta l'unico criterio valido per accedere all'agevolazione fiscale. La normativa nazionale, che limita il beneficio, non è in contrasto con le direttive europee.
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Accisa gasolio: no rimborso con filtro FAP su Euro 2
Una società di trasporti ha richiesto il rimborso dell'accisa gasolio per i suoi veicoli Euro 2, sui quali aveva installato filtri antiparticolato (FAP) per ridurre le emissioni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'esclusione dal beneficio fiscale per i veicoli 'Euro 2 o inferiori' si basa sulla categoria di omologazione originaria del mezzo. L'installazione successiva di un FAP non è sufficiente a modificare tale classificazione ai fini fiscali, poiché la legge mira a incentivare il rinnovo del parco veicoli e non la semplice modifica di quelli più datati.
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Rimborso accise gasolio: FAP non basta, ecco perché
Una società di trasporti ha richiesto il rimborso delle accise sul gasolio per i suoi autobus, originariamente di categoria Euro 2, dopo aver installato filtri antiparticolato (FAP). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'agevolazione fiscale è legata esclusivamente alla categoria di omologazione originaria del veicolo al momento della sua prima immatricolazione. Le modifiche tecniche successive, sebbene migliorino le prestazioni ambientali, non sono rilevanti ai fini del riconoscimento del rimborso accise gasolio.
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Accisa Gasolio: No Rimborso per Euro 2 con FAP
Una società di trasporti ha richiesto il rimborso dell'accisa sul gasolio per i suoi veicoli Euro 2, sostenendo che l'installazione di filtri antiparticolato (FAP) li avesse riqualificati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'agevolazione fiscale sull'accisa gasolio rileva la categoria di omologazione originale del veicolo e non le modifiche successive. La Corte ha inoltre confermato la compatibilità della normativa nazionale con le direttive europee in materia.
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Incertezza normativa: no sanzioni su imposta unica
La Corte di Cassazione, con ordinanza 6244/2025, ha stabilito un importante principio in materia di imposta unica sulle scommesse. Un operatore estero, pur essendo stato ritenuto soggetto passivo per l'attività svolta in Italia nell'anno 2008 tramite un intermediario locale, ha ottenuto l'annullamento totale delle sanzioni. La Corte ha riconosciuto una condizione di oggettiva incertezza normativa preesistente alla legge interpretativa del 2010, che rendeva non chiara l'applicazione del tributo a soggetti privi di concessione. Di conseguenza, mentre l'imposta resta dovuta, la sanzione non è applicabile.
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TOSAP concessionaria autostradale: niente esenzione
Una società concessionaria di autostrade ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento della TOSAP, relativa all'occupazione del soprassuolo di strade comunali con viadotti. La società sosteneva di non essere tenuta al pagamento, rivendicando un'esenzione fiscale e argomentando che la proprietà delle aree fosse di fatto trasferita allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la costruzione di un'opera pubblica in concessione non trasferisce la proprietà del suolo comunale sottostante. Inoltre, ha chiarito che la società concessionaria, agendo come un'impresa privata con scopo di lucro, non può beneficiare delle esenzioni previste per gli enti pubblici. Di conseguenza, è tenuta al pagamento della TOSAP per l'occupazione del suolo pubblico.
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TOSAP Viadotti: No esenzione per le concessionarie
Una società concessionaria autostradale ha contestato un avviso di accertamento per la TOSAP relativa a viadotti che sovrastano strade comunali, sostenendo che lo spazio aereo fosse di proprietà statale e di avere diritto all'esenzione fiscale prevista per lo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'occupazione del soprassuolo comunale è soggetta a tassazione. La Corte ha specificato che la concessionaria, in quanto soggetto economico privato che opera a scopo di lucro, non può beneficiare delle esenzioni riservate agli enti pubblici, e che la costruzione dei viadotti non trasferisce automaticamente la proprietà dello spazio aereo sottostante. La TOSAP viadotti è quindi pienamente dovuta.
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TOSAP Viadotti: paga il concessionario autostradale
Una società concessionaria di autostrade sosteneva di non dover pagare la TOSAP per un viadotto che sovrastava una strada comunale, affermando che lo spazio aereo fosse di proprietà statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la tassa è dovuta. La Corte ha chiarito che l'occupazione dello spazio aereo comunale costituisce il presupposto per la TOSAP sui viadotti e che l'esenzione prevista per lo Stato non si estende al concessionario, in quanto soggetto privato che agisce per profitto.
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TOSAP Viadotti Autostradali: quando si paga?
La Corte di Cassazione ha stabilito che le società concessionarie devono pagare la TOSAP per i viadotti autostradali che sovrastano il suolo pubblico comunale. L'esenzione fiscale prevista per lo Stato non si applica, poiché la concessionaria agisce in autonomia economica e non come mero esecutore. La Corte ha rigettato l'argomento secondo cui la pianificazione statale della rete escluderebbe la tassa, confermando la piena applicabilità della normativa sui tributi locali per l'occupazione di spazi pubblici.
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TOSAP viadotti autostradali: la Cassazione conferma
Una società concessionaria autostradale ha contestato l'obbligo di pagare la TOSAP per un viadotto sovrastante una strada comunale, sostenendo che l'occupazione fosse riconducibile allo Stato e quindi esente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la tassa è dovuta. La Corte ha chiarito che il soggetto che occupa materialmente lo spazio pubblico, traendone un'utilità economica, è la società concessionaria e non lo Stato. Pertanto, l'esenzione prevista per lo Stato non può essere estesa alla società, che agisce come un'entità economica autonoma ai fini dei TOSAP viadotti.
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TOSAP concessionario autostradale: si paga sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che il TOSAP concessionario autostradale è dovuto per l'occupazione del soprassuolo comunale tramite cavalcavia. La Corte ha chiarito che la società concessionaria, pur gestendo un bene di proprietà statale, agisce come un'entità economica autonoma e non può beneficiare dell'esenzione fiscale prevista per lo Stato. L'obbligo di pagamento sorge dal fatto materiale dell'occupazione, che sottrae lo spazio all'uso pubblico, indipendentemente dalla titolarità del manufatto.
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