LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2112 Codice Civile — Anno 2025

Pagina 3 di 9

173 provvedimenti

Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Trasferimento d’azienda in cambio appalto: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per identificare un trasferimento d'azienda durante un cambio di appalto. La Corte ha stabilito che quando un'entità economica organizzata conserva la propria identità (personale, attività, beni), si configura un trasferimento d'azienda. Tale situazione fa scattare l'obbligo di consultazione sindacale previsto dalla legge nazionale, che non può essere derogato da una legge provinciale. L'omissione di tale procedura costituisce condotta antisindacale. Il caso analizzato riguardava il subentro nella gestione di servizi di vigilanza per un ente pubblico.
Continua »
Inquadramento pubblico impiego: no a fascia superiore
Un ex infermiere del Ministero della Giustizia, trasferito a una ASL, ha richiesto una fascia retributiva superiore basata sulla sua anzianità totale di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per l'inquadramento pubblico impiego rileva il trattamento economico già acquisito ('maturato economico') e non la mera anzianità. La normativa mira a garantire la continuità della retribuzione, non a concedere una progressione di carriera automatica.
Continua »
Inquadramento dipendenti: no progressione automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel trasferimento di un dipendente pubblico da un'amministrazione a un'altra, l'anzianità di servizio maturata in precedenza non dà diritto a una progressione economica automatica nel nuovo comparto. La normativa tutela il trattamento economico acquisito (il 'maturato economico'), ma l'inquadramento dipendenti nella nuova fascia retributiva segue le regole del contratto di destinazione, che spesso prevedono meccanismi selettivi e non il semplice decorso del tempo.
Continua »
Successione nell’appalto: quando non c’è obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11431/2025, ha stabilito che nella successione nell'appalto non scatta l'obbligo per la nuova azienda di assumere i dipendenti della precedente se non vi è un effettivo trasferimento di personale e di beni strumentali. La Corte ha chiarito che la sola sostituzione di un'impresa con un'altra non configura automaticamente un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., specialmente in presenza di chiari 'elementi di discontinuità' tra le due gestioni.
Continua »
Trasferimento fraudolento: nullo se elude la legge
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una cessione di ramo d'azienda, ritenendola un trasferimento fraudolento. Due lavoratrici, reintegrate dopo un licenziamento, erano state assegnate fittiziamente al ramo d'azienda poco prima della sua cessione. La Corte ha stabilito che l'intera operazione era un'unica fattispecie fraudolenta finalizzata a estromettere le dipendenti, rendendo l'atto nullo e non sanabile dalla mancata impugnazione della sola assegnazione iniziale.
Continua »
Trasferimento personale pubblico: il consenso non serve
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel trasferimento personale pubblico a un gestore privato di servizi, come quello idrico, il passaggio del rapporto di lavoro avviene automaticamente per legge ('ope legis') per garantire la continuità occupazionale. Il consenso del lavoratore non è necessario e un suo eventuale rifiuto a un'offerta di assunzione antecedente al trasferimento è irrilevante. La sentenza chiarisce la natura necessitata di tale passaggio, finalizzato alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori nel processo di esternalizzazione.
Continua »
Trasferimento personale: il consenso non è richiesto
Un dipendente pubblico, il cui servizio idrico è stato esternalizzato, ha rifiutato un'offerta di assunzione dal nuovo gestore privato, convinto di poter rimanere con l'ente di provenienza. Rimasto senza lavoro, ha avviato una causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che in questi casi di trasferimento personale, il passaggio avviene automaticamente per legge (ope legis) a tutela del posto di lavoro. Il consenso del lavoratore non è quindi necessario e il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo gestore.
Continua »
Trattamento economico trasferimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento di un lavoratore tra due enti pubblici, il trattamento economico complessivo precedentemente goduto deve essere mantenuto, anche se superiore a quello del nuovo inquadramento. Questo avviene tramite un assegno 'ad personam', soggetto a riassorbimento con i futuri aumenti. La Corte ha chiarito che anche indennità specifiche, come l'Anzianità Professionale Edile (APE), non possono essere unilateralmente eliminate se costituiscono una parte certa e continuativa della retribuzione, contribuendo alla determinazione del trattamento economico globale da salvaguardare.
Continua »
Trasferimento lavoratore: l’orario part-time resta
Un dipendente pubblico, trasferito a un nuovo ente, ha visto confermato il suo diritto a mantenere l'orario di lavoro part-time. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del nuovo datore di lavoro, stabilendo che il trasferimento del lavoratore configura una cessione di contratto. Pertanto, qualsiasi modifica dell'orario da part-time a tempo pieno richiede il consenso esplicito del dipendente, rendendo illegittima l'azione disciplinare intrapresa dall'ente per il suo rifiuto.
Continua »
Giudicato licenziamento: no al trasferimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex dipendente regionale che chiedeva il trasferimento a una Città Metropolitana. La domanda è stata respinta a causa del giudicato licenziamento: una precedente sentenza, passata in giudicato, aveva confermato la legittimità del suo licenziamento. Questo ha reso impossibile accogliere la richiesta di trasferimento, poiché il rapporto di lavoro era già definitivamente cessato.
Continua »
Anzianità di servizio e pubblico impiego: la Cassazione
Una ex dipendente della Polizia di Stato, transitata ai ruoli civili del Ministero dell'Interno, ha richiesto il riconoscimento della sua pregressa anzianità di servizio ai fini delle progressioni economiche. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, sebbene il trattamento economico acquisito sia garantito al momento del passaggio, le future progressioni di carriera sono regolate esclusivamente dalla contrattazione collettiva del nuovo comparto. Quest'ultima può legittimamente valorizzare in modo differente l'anzianità di servizio maturata all'interno dello stesso settore rispetto a quella maturata in precedenza in un altro ordinamento, come quello delle Forze di Polizia.
Continua »
Perdita di chance: risarcimento per mancata riallocazione
Un lavoratore, licenziato da una società controllata da enti pubblici, ha richiesto la riallocazione presso questi ultimi. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo due principi fondamentali: primo, la mancata attivazione della procedura di riallocazione da parte dell'ente controllante configura una perdita di chance risarcibile per il lavoratore; secondo, la nozione di 'controllo' pubblico non si limita alla quota di maggioranza, ma deve essere valutata in modo sostanziale, includendo forme di influenza dominante o controllo congiunto anche da parte di soci di minoranza.
Continua »
Insinuazione al passivo: TFR e crediti futuri
Una società che, in seguito a una retrocessione di ramo d'azienda, si era fatta carico di debiti lavorativi (ferie, TFR) di un'altra impresa, poi fallita, ha tentato l'insinuazione al passivo per recuperare tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiari: per l'azione surrogatoria è necessaria la prova rigorosa del pagamento, e i crediti futuri come il TFR non ancora maturato non possono essere ammessi al passivo fallimentare, neppure con riserva.
Continua »
TFR datore di lavoro fallito: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10082/2025, ha stabilito che il lavoratore ha il diritto di richiedere l'intero ammontare del suo TFR al datore di lavoro fallito, anche per le quote che l'azienda avrebbe dovuto versare al Fondo di Tesoreria dell'INPS. La sentenza chiarisce che il TFR mantiene sempre la sua natura di credito retributivo e l'inadempimento del datore di lavoro non trasferisce il debito all'INPS, legittimando pienamente l'azione del dipendente nell'ambito della procedura fallimentare.
Continua »
Insinuazione al passivo TFR: quando è escluso il credito
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di una società di ammettere al passivo del fallimento di un'altra impresa un credito per TFR e ferie dei dipendenti trasferiti. La Corte ha chiarito che l'insinuazione al passivo TFR è inammissibile se il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore, poiché il credito non è ancora esigibile al momento della dichiarazione di fallimento, configurandosi come un credito futuro. La domanda relativa alle ferie è stata respinta per mancanza di prova del pagamento.
Continua »
Cessione del contratto: no tutela per licenziamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione del contratto di lavoro dichiarata illegittima con sentenza passata in giudicato, il rapporto di lavoro svolto presso l'azienda cessionaria si qualifica come un rapporto di mero fatto ai sensi dell'art. 2126 c.c. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per il periodo lavorato, ma non può beneficiare delle tutele contro il licenziamento illegittimo, né reali né indennitarie, poiché queste presuppongono l'esistenza di un valido contratto di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello che aveva concesso un'indennità risarcitoria è stata cassata con rinvio.
Continua »
Fondo di garanzia INPS: no intervento se il lavoro prosegue
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento di TFR e retribuzioni maturate presso un datore di lavoro insolvente, se il rapporto di lavoro del dipendente prosegue senza interruzioni con l'azienda cessionaria. La continuità del rapporto lavorativo esclude il presupposto fondamentale per l'accesso al Fondo, ovvero la cessazione del lavoro a causa dell'insolvenza del datore. Gli accordi sindacali che escludono la responsabilità solidale del nuovo datore non sono opponibili all'INPS.
Continua »
Fondo di Garanzia INPS: Pagamento TFR Garantito
La Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS deve intervenire per il TFR dei lavoratori di una società fallita, anche se esiste un'altra società co-obbligata e solvente a seguito di una scissione societaria. L'accesso al Fondo è diretto e non subordinato alla preventiva escussione di altri debitori.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando un atto non è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso un decreto del Tribunale che aveva annullato la revoca di un'aggiudicazione provvisoria di rami d'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento impugnato non era né decisorio né definitivo, in quanto si limitava a giudicare la legittimità di un atto gestorio del curatore fallimentare, senza risolvere una controversia su diritti soggettivi in modo finale. Pertanto, il ricorso non rispettava i requisiti previsti dall'art. 111 della Costituzione.
Continua »
Passività deducibili: TFR e cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che il debito per il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei dipendenti è una delle passività deducibili dalla base imponibile dell'imposta di registro in caso di cessione d'azienda. I giudici hanno chiarito che il TFR è una passività inerente all'attività d'impresa, strettamente legata al personale trasferito, e non un debito esterno il cui accollo aumenterebbe il valore della cessione. Pertanto, il suo valore deve essere sottratto dal valore complessivo degli attivi per determinare l'imposta dovuta.
Continua »