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Art. 2112 Codice Civile — Anno 2025

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173 provvedimenti

Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Responsabilità solidale appalti: le tutele del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, l'appaltatore e il committente per ottenere il pagamento di differenze retributive e altre indennità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul caso, ha stabilito principi fondamentali in materia di responsabilità solidale negli appalti. Ha chiarito che invocare la normativa specifica per gli appalti pubblici (D.Lgs. 163/2006) invece di quella generale non costituisce una domanda nuova, ma una mera precisazione che il giudice deve valutare. Inoltre, ha confermato che l'abolizione del 'beneficium excussionis' ha effetto immediato anche sui crediti sorti in precedenza. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Nullità del termine: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per alcuni dipendenti di una compagnia aerea. La decisione si fonda sulla nullità del termine apposto ai contratti, in quanto la società non è riuscita a dimostrare di aver rispettato i limiti quantitativi (clausola di contingentamento) previsti dalla legge. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova in questi casi spetta esclusivamente al datore di lavoro.
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Cessione di ramo d’azienda: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i criteri per distinguere una cessione di ramo d'azienda da una semplice vendita di beni. Il caso riguardava una società che aveva trasferito beni e alcuni dipendenti a una nuova entità. L'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato l'operazione come cessione di ramo d'azienda, soggetta a imposta di registro. La Corte ha dato ragione al Fisco, stabilendo che per la qualificazione è sufficiente la potenziale attitudine del complesso dei beni a costituire un'impresa, anche se il ramo non era formalmente autonomo prima del trasferimento. La decisione del giudice di secondo grado è stata annullata con rinvio.
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Trasferimento dipendenti pubblici: quale contratto si applica?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un trasferimento di dipendenti pubblici da un'amministrazione statale a una regionale. I lavoratori chiedevano l'applicazione di un contratto collettivo più favorevole, sostenendo che la data del loro trasferimento dovesse essere retrodatata all'entrata in vigore della legge di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che la data effettiva del trasferimento coincide con quella degli atti formali di inquadramento e non con quella della norma, applicando quindi il contratto collettivo vigente al momento del passaggio formale. Questa ordinanza chiarisce un punto cruciale nel diritto del lavoro pubblico riguardo al trasferimento di dipendenti pubblici.
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Retrocessione d’azienda: chi paga i debiti?
Una società, in amministrazione straordinaria, aveva trasferito la propria azienda a un'altra entità che successivamente è fallita, portando alla risoluzione del contratto di cessione. La Corte di Cassazione ha affrontato la questione di chi fosse responsabile per i canoni di locazione maturati nel periodo tra la risoluzione del contratto e la restituzione fisica dei beni. La Corte ha stabilito che la retrocessione d'azienda comporta il trasferimento automatico e immediato delle obbligazioni contrattuali all'originario proprietario al momento della risoluzione, indipendentemente dalla riconsegna materiale dei beni. Di conseguenza, la società originaria è stata ritenuta responsabile per i pagamenti.
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Fondo di Garanzia TFR: No Pagamento se il Lavoro Continua
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4265/2025, ha negato l'accesso al Fondo di Garanzia TFR per i lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Nonostante l'insolvenza dell'azienda cedente, la Corte ha stabilito che un presupposto essenziale per l'intervento del Fondo è la cessazione del rapporto di lavoro. Poiché il rapporto è continuato, il credito per il TFR non era ancora esigibile e la tutela del lavoratore risiede nella responsabilità solidale dell'azienda cessionaria, principio non derogabile nei confronti dell'ente previdenziale.
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Indennità chilometrica: no se sei impiegato distaccato
Un lavoratore ha rivendicato il diritto a un'indennità chilometrica prevista da un contratto collettivo specifico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il lavoratore, un impiegato informatico, era semplicemente 'distaccato' dalla sua amministrazione regionale a un'agenzia, e non trasferito in modo permanente. Di conseguenza, rimaneva soggetto al suo contratto originale di pubblico impiego, che non contemplava tale indennità, la quale era peraltro riservata al solo personale operaio.
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Indennità chilometrica: CCNL privato per dipendenti PA
Un dipendente di un'agenzia regionale del settore irriguo e forestale ha richiesto un'indennità chilometrica basata sul CCNL privato di settore. L'agenzia ha opposto resistenza, sostenendo l'applicazione delle norme del pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'agenzia inammissibile, confermando che al personale operaio del settore idraulico-forestale, anche se dipendente pubblico, si applica la contrattazione collettiva privatistica, riconoscendo così il diritto del lavoratore all'indennità chilometrica.
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Cessione quote: no a riqualificazione come azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cessione quote totalitaria non può essere riqualificata dall'Amministrazione Finanziaria come cessione d'azienda. La sentenza ribadisce che, ai fini dell'imposta di registro, l'analisi deve basarsi esclusivamente sulla natura e sugli effetti giuridici dell'atto registrato, come previsto dal nuovo art. 20 del D.P.R. 131/1986. Anche se l'effetto economico è simile, i due negozi sono giuridicamente distinti e non assimilabili fiscalmente.
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Trasferimento d’azienda: obblighi del nuovo titolare
Un lavoratore ha citato in giudizio il padre, suo ex datore di lavoro, e il fratello, a cui era stata ceduta l'attività, per ottenere il pagamento di differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di entrambi. L'ordinanza chiarisce che nel trasferimento d'azienda il nuovo titolare risponde dei debiti pregressi. Inoltre, ha stabilito che la prescrizione dei crediti da lavoro non decorre se il rapporto è stato mascherato da contratti a termine fittizi, considerandolo come un unico rapporto continuativo fino alla sua effettiva cessazione.
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Cessione totalitaria di quote: no riqualificazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che una cessione totalitaria di quote societarie non può essere riqualificata come cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. La Corte ha chiarito che l'imposta si applica in base alla natura e agli effetti giuridici dell'atto, non ai suoi risultati economici. È stato inoltre confermato il diritto del contribuente a chiedere il rimborso di un'imposta versata spontaneamente, qualora risulti non dovuta, anche in virtù di una legge successiva più favorevole (ius superveniens).
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Accertamento tributario: autotutela e nuovi elementi
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di frode fiscale realizzato tramite scissione societaria e cessione di rami d'azienda. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso diversi avvisi di accertamento tributario. La Corte chiarisce i limiti del potere impositivo, distinguendo tra l'accertamento integrativo, che richiede la sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi, e l'autotutela sostitutiva, che permette di correggere un atto precedente. Un avviso, basato su una mera 'rivisitazione' dei fatti e non su nuovi dati, è stato annullato, ribadendo un importante principio a garanzia del contribuente.
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Trasferimento ramo d’azienda: quando è legittimo?
Una giornalista ha contestato la legittimità della cessione del suo contratto di lavoro, avvenuta nell'ambito di un trasferimento ramo d'azienda da una grande casa editrice a una nuova società. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, ritenendo l'operazione valida. Il punto cruciale è stato il riconoscimento che l'unità trasferita, dedicata ai servizi grafici, possedeva una sufficiente e preesistente autonomia organizzativa e funzionale per essere qualificata come un vero e proprio ramo d'azienda, legittimando così il passaggio dei lavoratori ad essa collegati.
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Cessione ramo d’azienda: l’autonomia è requisito chiave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione ramo d'azienda. Ha accolto il ricorso di un gruppo di lavoratori, affermando che un trasferimento è illegittimo se il ramo ceduto non possiede una propria autonomia funzionale, preesistente alla cessione stessa. Se la nuova entità, per operare, deve stipulare contratti di servizio con la società cedente, significa che tale autonomia manca, rendendo l'operazione un'artificiosa frammentazione aziendale e inefficace il trasferimento automatico dei contratti di lavoro.
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Trasferimento d’azienda: continuità e tutela lavoratore
In un caso di successione di affitti d'azienda, una lavoratrice si è vista negare la continuità del rapporto di lavoro dal nuovo affittuario. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta per una presunta 'frattura' nel trasferimento, data l'assenza di un atto formale di retrocessione dal primo al secondo affitto. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che nel trasferimento d'azienda prevale la continuità sostanziale dell'attività economica. La tutela del lavoratore, garantita dall'art. 2112 c.c., non può essere elusa da formalismi giuridici, poiché la scadenza di un contratto di affitto costituisce di per sé una retrocessione di fatto, garantendo la prosecuzione del rapporto di lavoro con il nuovo gestore.
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Notifica visura camerale: è valida? La Cassazione
Una società di costruzioni ha contestato una condanna al pagamento, sostenendo l'invalidità della notifica iniziale basata sull'indirizzo del legale rappresentante risultante dalla visura camerale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica visura camerale è valida quando supportata da elementi di fatto, come la presenza di una cassetta postale intestata. La Corte ha inoltre ribadito l'inammissibilità dei ricorsi che mescolano indistintamente più vizi processuali.
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Cessione ramo d’azienda illegittima: la retribuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, il lavoratore ha diritto all'intera retribuzione dal suo datore di lavoro originario, anche se non ha fisicamente lavorato. Questo perché il rifiuto del datore di lavoro di accettare la prestazione lavorativa lo pone in una situazione di mora credendi. Inoltre, le somme percepite dal lavoratore da un altro impiego nel frattempo non possono essere detratte, poiché non si tratta di un risarcimento del danno, ma del pagamento di una retribuzione dovuta. La sentenza conferma anche il diritto alla maturazione delle ferie.
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Cessione ramo d’azienda illegittima: la Cassazione
In un caso di cessione ramo d'azienda illegittima, la Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha lavorato per l'azienda acquirente (cessionaria). Le somme percepite dal nuovo datore di lavoro non devono essere detratte. Inoltre, è stato confermato il diritto del lavoratore a maturare le ferie, anche senza prestazione lavorativa effettiva, a causa del comportamento illegittimo dell'azienda che ha impedito lo svolgimento del rapporto di lavoro.
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Unico centro di imputazione: quando il ricorso è inammissibile
Un lavoratore ha agito in giudizio contro tre società collegate, sostenendo che costituissero un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro. Dopo la reiezione in appello, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del lavoratore inammissibile. La decisione evidenzia cruciali errori procedurali, come l'errata formulazione dei motivi di ricorso e la mancata pertinenza delle censure rispetto alla decisione impugnata, offrendo importanti lezioni sulla tecnica redazionale degli atti giudiziari.
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Fondo di Garanzia INPS: No se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per i crediti di lavoro (TFR e retribuzioni) maturati presso un datore di lavoro insolvente, qualora il rapporto di lavoro del dipendente prosegua con una nuova società acquirente che sia solvibile ('in bonis'). Il presupposto per l'intervento del Fondo è l'insolvenza del datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto, condizione che non si verifica in caso di continuazione del rapporto con un'altra entità.
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