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Art. 2112 Codice Civile — Anno 2025

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173 provvedimenti

Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Fondo di Garanzia: TFR e retrocessione d’azienda
La Cassazione conferma il diritto di un lavoratore al TFR dal Fondo di Garanzia INPS. In un caso di retrocessione d'azienda, il rapporto di lavoro è tornato in capo al datore originario, poi fallito. L'INPS deve pagare, poiché la prova della sussistenza dei presupposti è stata fornita dal lavoratore.
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Estinzione del processo: la rinuncia al ricorso
Un'azienda ha impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello che aveva ordinato la reintegrazione di una lavoratrice, riconoscendo una cessione di ramo d'azienda. Successivamente, l'azienda ha rinunciato al ricorso e la lavoratrice ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del processo, rendendo definitiva la sentenza di secondo grado favorevole alla dipendente.
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Clausola sociale: obbligo di assunzione nel cambio appalto
Una società subentrante in un appalto di vigilanza privata contestava l'obbligo di assunzione di un lavoratore della precedente azienda, invocando la diversità del nuovo contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola sociale prevista dal CCNL e dal bando di gara costituisce un obbligo giuridico vincolante, non una mera intenzione. Anche in caso di riduzione dei servizi, l'obbligo di assunzione permane, seppur riproporzionato, garantendo la tutela occupazionale.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Una lavoratrice, dopo il trasferimento d'azienda e il successivo fallimento del datore di lavoro cedente, ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, sostenendo che il Fondo non opera se il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con l'azienda cessionaria, poiché il TFR non è ancora esigibile. La lavoratrice ha rinunciato al ricorso in Cassazione a seguito di un nuovo orientamento giurisprudenziale, portando all'estinzione del giudizio.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non paga in cessione
Un lavoratore, dopo una cessione d'azienda, ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR per il fallimento dell'ex datore di lavoro. La Cassazione ha negato il diritto, chiarendo che il Fondo copre l'insolvenza del datore di lavoro attuale al momento della cessazione del rapporto, non quella del precedente datore se il lavoro prosegue con un'impresa solvibile.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non copre il TFR
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare il TFR maturato da un lavoratore presso un'azienda (cedente) poi fallita, qualora il rapporto di lavoro sia proseguito senza interruzioni con un'altra azienda (cessionaria) rimasta solvente. La Corte ha chiarito che l'obbligo di intervento del Fondo sorge solo in caso di insolvenza del datore di lavoro esistente al momento in cui il credito per TFR diventa esigibile, cioè alla cessazione del rapporto di lavoro.
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Fondo di garanzia TFR: no intervento in cessione
La Corte di Cassazione stabilisce che il Fondo di garanzia TFR non è tenuto a intervenire per il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto maturato con l'azienda cedente, qualora un accordo sindacale abbia escluso la solidarietà dell'azienda cessionaria e il rapporto di lavoro sia proseguito con quest'ultima. La decisione si fonda sulla distinzione tra il rapporto di lavoro e quello previdenziale, rendendo l'accordo inopponibile all'ente previdenziale.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: relata mancante
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso per cassazione presentato da una società contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sul mancato deposito, entro i termini di legge, della copia della sentenza impugnata munita della relazione di notificazione, un adempimento considerato inderogabile e non sanabile tardivamente.
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Cessione ramo d’azienda nulla: stipendio integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31185/2025, ha rigettato il ricorso di una società IT, confermando la sua condanna al pagamento integrale delle retribuzioni a favore di alcuni lavoratori. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda dichiarata nulla. I giudici hanno ribadito che, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro con il cedente non si interrompe mai. Di conseguenza, il datore di lavoro che non riammette in servizio il dipendente che offre la propria prestazione è tenuto a versare l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di cessione ramo d'azienda nulla.
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Continuità del rapporto di lavoro: il caso del licenziamento
Un lavoratore, licenziato da una società e assunto il giorno dopo da un'altra, ha richiesto il riconoscimento dei suoi diritti economici e di anzianità, sostenendo una fittizia interruzione del rapporto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione del licenziamento determina l'estinzione definitiva del primo rapporto di lavoro. Di conseguenza, non è possibile invocare la continuità del rapporto di lavoro e le tutele previste per il trasferimento d'azienda.
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Fondo di garanzia TFR: No al pagamento se il lavoro prosegue
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS non è tenuto a intervenire quando, a seguito di una cessione di ramo d'azienda, il rapporto di lavoro dei dipendenti prosegue senza interruzioni con la nuova società. Anche se un accordo sindacale ha esonerato l'acquirente dalla responsabilità per il TFR maturato in precedenza e l'azienda cedente è successivamente fallita, la condizione essenziale per l'accesso al Fondo – la cessazione del rapporto di lavoro – non si è verificata. L'accordo sindacale non è opponibile all'INPS.
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Qualificazione atto: limiti alla riqualificazione fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30737/2025, ha stabilito che la qualificazione dell'atto ai fini dell'imposta di registro deve basarsi esclusivamente sul singolo negozio presentato alla registrazione. Non è consentito all'Agenzia delle Entrate riqualificare una cessione di quote societarie in una cessione d'azienda, considerando operazioni collegate ma giuridicamente distinte. Questa decisione riafferma i principi introdotti dalle riforme del 2017-2018, limitando il potere di riqualificazione del Fisco al contenuto intrinseco dell'atto stesso.
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Lite temeraria: ricorso inammissibile dopo accordo
Una società propone ricorso in Cassazione contro una sentenza di risarcimento danni a favore di un ex dipendente, nonostante avesse già firmato una conciliazione giudiziale rinunciando all'azione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad agire e condanna la società per lite temeraria, sanzionando l'abuso dello strumento processuale e la violazione dei doveri di lealtà e probità.
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Inquadramento superiore e pubblico impiego: la decisione
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento di un inquadramento superiore per mansioni svolte. I tribunali di merito hanno accolto parzialmente la domanda. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha riscontrato la presenza di complesse questioni giuridiche sollevate dall'amministrazione pubblica in un ricorso incidentale, relative alla successione tra enti e alla responsabilità per debiti pregressi. Pertanto, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per approfondire il dibattito, sospendendo la decisione finale sull'inquadramento superiore.
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Indennità sostitutiva preavviso: inclusione bonus
Un dirigente di un'importante azienda automobilistica impugna il licenziamento. Due procedimenti paralleli portano a sentenze d'appello contrastanti sul calcolo delle sue spettanze. La Corte di Cassazione, riunendo i ricorsi, stabilisce che nel calcolo dell'indennità sostitutiva preavviso devono essere inclusi anche i bonus variabili erogati negli ultimi tre anni. La Corte risolve anche una questione di giudicato esterno su differenze retributive, cassando senza rinvio la sentenza sfavorevole al lavoratore.
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Fondo garanzia INPS: TFR e concordato preventivo
Una lavoratrice ha richiesto al Fondo di Garanzia INPS il pagamento del suo TFR dopo che la sua azienda è entrata in concordato preventivo. La lavoratrice aveva accettato una riduzione dell'importo e la degradazione del credito a chirografario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene l'accettazione non elimini il diritto alla prestazione, il Fondo garanzia INPS è tenuto a pagare solo l'importo del TFR come definito e quantificato nel decreto di omologa del concordato, anche se decurtato, e non l'intero ammontare originario.
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Inquadramento dipendente pubblico: anzianità non basta
Un dipendente pubblico, trasferito dal Ministero della Giustizia a un'Azienda Sanitaria Locale, ha richiesto un inquadramento in una fascia economica superiore basandosi sull'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'inquadramento del dipendente pubblico si fonda sul 'maturato economico' per garantire lo stesso livello retributivo, e non sull'anzianità, la quale non comporta un'automatica progressione di carriera.
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Inquadramento dipendente pubblico: no a fascia alta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel passaggio di un dipendente da un'amministrazione pubblica a un'altra, il corretto inquadramento dipendente pubblico non garantisce l'accesso a una fascia retributiva superiore basata unicamente sull'anzianità di servizio maturata. La normativa mira a proteggere il trattamento economico già percepito, anche tramite un assegno 'ad personam', ma le progressioni economiche nel nuovo comparto seguono le regole specifiche del contratto di destinazione, spesso basate su criteri selettivi e non sulla mera anzianità.
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Inquadramento lavorativo: anzianità non basta
Un infermiere, trasferito dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, ha richiesto un inquadramento lavorativo in una fascia economica superiore basandosi sulla sua anzianità di servizio pregressa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la normativa mira a proteggere il livello retributivo già acquisito, non a concedere una promozione automatica. L'anzianità è riconosciuta per fini giuridici e previdenziali, ma la progressione economica nel nuovo comparto è legata a procedure selettive e non al mero decorso del tempo.
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Inquadramento lavoratore trasferito: cosa conta?
Una lavoratrice del settore sanitario, trasferita dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, ha richiesto un inquadramento in una fascia economica superiore basandosi sull'intera anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nell'inquadramento del lavoratore trasferito prevale la salvaguardia del trattamento economico già percepito (il cosiddetto 'maturato economico'), anche tramite un assegno 'ad personam', piuttosto che il riconoscimento automatico dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera nel nuovo ente. L'anzianità di servizio viene comunque riconosciuta per altri fini, come quelli previdenziali e giuridici.
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