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Art. 2112 Codice Civile — Anno 2023

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224 provvedimenti

Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Conversione contratto di somministrazione: assunto, licenziato e ora in attesa
Un lavoratore, assunto tramite agenzia, ottiene la conversione del contratto di somministrazione in un rapporto a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La motivazione del contratto a termine era troppo generica. Poco dopo, l'azienda lo licenzia, ma anche il licenziamento viene annullato dai giudici. L'azienda ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, però, non decide sul merito della questione. Rileva un errore nella notifica dell'atto al Ministero e ordina di ripeterla correttamente. La decisione finale è quindi sospesa in attesa che la procedura sia sanata. La vicenda evidenzia come un vizio formale possa bloccare l'intero processo.
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Assegno ad personam: il lavoratore vince contro l’azienda
Un lavoratore, trasferito da un ente pubblico a una società privata di gestione idrica, ha richiesto il mantenimento del proprio stipendio originale attraverso un assegno ad personam. La Corte d'Appello aveva condannato L'Azienda a pagare oltre 36.000 euro, ritenendo che la legge regionale imponesse la conservazione del trattamento economico precedente, inclusi gli elementi accessori. L'Azienda ha inizialmente presentato ricorso in Cassazione per contestare tale decisione. Tuttavia, prima dell'udienza finale, L'Azienda ha depositato un atto di rinuncia formale al ricorso, accettato dal lavoratore. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del processo. Questo risultato rende definitiva la sentenza precedente: Il Lavoratore vince la causa e ha diritto a percepire le somme stabilite per la differenza retributiva maturata negli anni.
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Cessione di ramo d’azienda fittizia: Cassazione tutela i lavoratori
Un'azienda trasferisce un gruppo di dipendenti a una nuova società, definendo l'operazione come una **cessione di ramo d'azienda**. I lavoratori si oppongono, sostenendo che il 'ramo' non fosse un'entità autonoma e preesistente, ma solo un insieme di persone raggruppate per l'occasione. La Corte di Cassazione dà ragione ai lavoratori. Stabilisce un principio fondamentale: per essere legittima, la parte di azienda ceduta deve possedere autonomia funzionale già prima del trasferimento. Se questa autonomia manca, la cessione è inefficace e i lavoratori hanno diritto a tornare alle dipendenze del datore di lavoro originario. La Corte ha quindi confermato la decisione dei giudici precedenti, condannando le aziende a ripristinare i rapporti di lavoro e a pagare le spese legali.
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Onere della prova contratto a termine: Azienda perde, Lavoratore vince
Un lavoratore del settore aeroportuale impugna il suo contratto a tempo determinato, ritenendo la motivazione generica e non veritiera. Le compagnie aeree non riescono a dimostrare in giudizio il nesso concreto tra l'assunzione e le esigenze produttive indicate. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici precedenti, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova nel contratto a termine grava esclusivamente sul datore di lavoro. L'azienda deve fornire prove specifiche, non bastano affermazioni generiche. Il lavoratore vince e il suo rapporto di lavoro viene trasformato in tempo indeterminato.
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Cambio Appalto 118: No al Trasferimento di Azienda, Lavoratore Escluso
Un lavoratore impiegato nel servizio di emergenza sanitaria 118 non viene assunto dalla nuova società che subentra nella gestione dell'appalto. Egli sostiene che si tratti di un trasferimento di azienda, chiedendo il diritto alla continuità del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno chiarito che per aversi un vero trasferimento di azienda non basta la successione in un contratto di servizio. È necessario che vi sia il passaggio di un insieme organizzato di beni significativi (come ambulanze, attrezzature) che permetta alla nuova società di operare. In questo caso, la nuova azienda aveva reperito i mezzi autonomamente, escludendo quindi l'applicazione delle tutele previste per il trasferimento di azienda.
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Licenziamento per Trasferimento d’Azienda: Nullo se è Condizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento per trasferimento d'azienda è illegittimo se la riduzione del personale è una condizione necessaria per la cessione. Nel caso esaminato, un lavoratore era stato licenziato nell'ambito di una procedura collettiva avviata contestualmente alle trattative per la vendita della compagnia aerea. I giudici hanno ritenuto che il licenziamento non fosse motivato da autonome ragioni economiche, ma avesse lo scopo di agevolare il trasferimento stesso, violando così l'articolo 2112 del codice civile. La Corte ha quindi annullato il licenziamento, dando ragione al lavoratore.
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Fine Appalto, Licenziamento Illegittimo: L’Obbligo di Repechage Vince
Un'azienda licenzia una dipendente per la perdita di un appalto, ma il licenziamento viene dichiarato illegittimo per violazione dell'obbligo di repechage. L'azienda non ha provato l'impossibilità di ricollocare la lavoratrice in un'altra posizione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'assunzione della lavoratrice da parte della nuova azienda subentrante nell'appalto non costituisce una rinuncia al diritto di impugnare il licenziamento. L'ex datore di lavoro è quindi tenuto a risarcire il danno, poiché il suo dovere di tutela del posto di lavoro non viene meno.
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Trasferimento d’azienda: accordo non basta, lavoratore reintegrato
Un lavoratore, licenziato nell'ambito di una procedura collettiva, ha ottenuto la reintegrazione presso la società che aveva acquisito l'azienda dal suo precedente datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue automaticamente con il nuovo acquirente. Anche in presenza di uno stato di crisi e di accordi sindacali, non si può derogare a questo principio fondamentale. La tutela del posto di lavoro prevale, rendendo illegittimo un licenziamento basato su criteri non corretti e confermando la continuità del rapporto con la nuova società. La sentenza chiarisce i limiti degli accordi sindacali nel contesto di un trasferimento d'azienda.
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Azienda sbaglia criteri: licenziamento collettivo illegittimo
Un lavoratore di una compagnia aerea impugna il proprio licenziamento avvenuto durante una procedura di mobilità. La Corte di Cassazione ha confermato che si trattava di un licenziamento collettivo illegittimo. L'azienda, infatti, non è riuscita a dimostrare di aver applicato correttamente i criteri di scelta, in particolare non ha provato che i colleghi rimasti in servizio avessero titoli professionali superiori. Questa violazione sostanziale, e non solo formale, ha portato all'annullamento del licenziamento, con conseguente obbligo per la nuova compagnia acquirente di reintegrare il lavoratore e di risarcirgli il danno. La vecchia società è stata condannata in solido per il solo risarcimento.
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Cessione di ramo d’azienda fittizia: l’azienda paga gli stipendi
La Corte di Cassazione interviene su un caso di presunta illegittima cessione di ramo d'azienda. Un gruppo di lavoratori si opponeva al trasferimento, sostenendo che la divisione aziendale ceduta non fosse un'entità autonoma e preesistente. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per una cessione di ramo d'azienda valida, il ramo deve avere autonomia funzionale già prima del trasferimento. L'onere di dimostrare questi requisiti spetta all'azienda cedente. In assenza di tale prova, la cessione è inefficace e il rapporto di lavoro prosegue con il datore di lavoro originario. Quest'ultimo, se rifiuta la prestazione lavorativa, è tenuto a pagare le retribuzioni, non un semplice risarcimento del danno. L'azienda ha perso la causa.
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Cessione ramo d’azienda fittizia: l’Azienda perde, Lavoratori tutelati
La Corte di Cassazione interviene su una controversa cessione di ramo d'azienda, stabilendo che per essere legittima, la parte di impresa trasferita deve possedere i requisiti di 'preesistenza' e 'autonomia funzionale'. Un'azienda aveva trasferito un gruppo di lavoratori a una nuova società, ma i giudici hanno ritenuto l'operazione illegittima perché il 'ramo' non era un'entità organizzativa autonoma prima della cessione. Di conseguenza, la Corte ha confermato il diritto dei lavoratori a rimanere dipendenti dell'azienda originaria, condannando quest'ultima al pagamento delle retribuzioni. La sentenza ribadisce che l'onere di provare la legittimità della cessione spetta sempre al datore di lavoro.
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Finta Cessione ramo d’azienda: l’Azienda perde, il Lavoratore vince
La Corte di Cassazione conferma la nullità di una Cessione ramo d'azienda, stabilendo che il lavoratore deve essere reintegrato nell'azienda originaria. La sentenza ribadisce due principi fondamentali: il ramo ceduto deve avere un'autonomia funzionale che deve preesistere al trasferimento. Non può essere una struttura creata al momento solo per spostare personale. L'onere di dimostrare la sussistenza di questi requisiti spetta interamente all'azienda cedente. In mancanza di tale prova, l'operazione è illegittima e il rapporto di lavoro del dipendente prosegue con il datore di lavoro originario. L'azienda ha perso il ricorso.
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Imposta di registro e cessione ramo d’azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione di merito che aveva annullato un avviso di rettifica relativo all'imposta di registro su una cessione di ramo d'azienda. La controversia verte sulla deducibilità delle passività legate al personale, in particolare il TFR e i compensi differiti, dal valore complessivo dell'azienda ceduta. La Corte di Cassazione, constatando la pendenza di numerosi ricorsi analoghi tra le medesime parti, ha disposto la riunione dei procedimenti per una trattazione unitaria, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Cessione d’azienda: debiti e libri contabili
La controversia riguarda la responsabilità della donataria di un'azienda per i debiti contratti dal precedente titolare. Il fulcro della questione è l'interpretazione dell'art. 2560 c.c. in merito alla Cessione d'azienda: la ricorrente sostiene che la mancata iscrizione dei debiti nei libri contabili obbligatori escluda la sua responsabilità. La Corte d'Appello aveva invece ritenuto che la conoscenza effettiva del debito prevalesse sulla formalità dell'iscrizione. La Cassazione, rilevando la complessità della materia e precedenti contrastanti, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Cessione ramo d’azienda: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un gruppo di lavoratori contro una società operante nel settore delle acque minerali. Il cuore della controversia riguardava la **cessione ramo d'azienda** e il diritto dei dipendenti al trasferimento del rapporto di lavoro. La Corte d'Appello aveva escluso l'appartenenza dei lavoratori al ramo ceduto (imbottigliamento) rispetto a quello termale. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici e non contrastavano efficacemente la motivazione della sentenza impugnata, confermando che la prova dell'appartenenza funzionale al ramo ceduto è un accertamento di fatto insindacabile se correttamente motivato.
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Trasferimento di ramo d’azienda: i nuovi limiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un trasferimento di ramo d'azienda effettuato da una multinazionale tecnologica. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti di autonomia e preesistenza del ramo ceduto. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova spetta al datore di lavoro, il quale deve dimostrare che l'entità trasferita fosse capace di operare autonomamente già prima dello scorporo. Nel caso analizzato, il ramo era composto quasi esclusivamente da personale senza un apparato strutturale idoneo, rendendo l'operazione una semplice cessione di contratti di lavoro nulla senza il consenso dei dipendenti.
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Continuità aziendale: prova e trasformazione societaria
Un lavoratore ha impugnato il decreto del Tribunale che riconosceva solo parzialmente il suo credito per TFR nel fallimento di una società di trasporti. Il ricorrente sosteneva l'esistenza di una continuità aziendale tra diverse compagini societarie succedutesi dal 1992 al 2014, chiedendo di provarla tramite testimoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le trasformazioni societarie e i mutamenti di denominazione devono risultare da atti pubblici. La prova testimoniale non può sostituire la documentazione notarile richiesta dalla legge per tali atti solenni.
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Decadenza: limiti nell’accertamento del lavoro
Un gruppo di lavoratori, impiegati presso società appaltatrici di servizi postali, ha agito in giudizio a seguito dell'internalizzazione del servizio da parte della committente. I ricorrenti invocavano la sussistenza di un trasferimento d'azienda o il diritto all'assunzione diretta. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di Decadenza previsto dalla Legge 183/2010 non si applica quando si richiede l'accertamento di un rapporto di lavoro con un datore di lavoro effettivo diverso da quello formale, specialmente in assenza di atti scritti di diniego. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Trasferimento del lavoratore: quando è illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del trasferimento del lavoratore disposto da un istituto bancario verso una sede distante dopo un ordine di reintegra. La vicenda trae origine dalla dichiarata nullità di una cessione di ramo d'azienda. Nonostante il dipendente avesse sottoscritto una transazione con la società terza (apparente cessionaria), la Suprema Corte ha stabilito che tale accordo non impedisce la prosecuzione del giudizio contro il datore di lavoro originario. La banca non ha fornito prove adeguate circa le ragioni tecniche, organizzative e produttive necessarie per giustificare lo spostamento del dipendente, specialmente considerando la presenza di numerose filiali nella zona di residenza del lavoratore.
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Trasferimento d’azienda e affitto: le tutele
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del licenziamento di un lavoratore impiegato in un ramo d'azienda oggetto di molteplici passaggi di gestione. Il caso riguardava un trasferimento d'azienda derivante dalla cessazione di un affitto e dal contestuale subentro di un nuovo affittuario. Secondo i giudici, l'art. 2112 c.c. si applica anche in caso di retrocessione al proprietario, a patto che l'entità economica conservi la sua identità. Tuttavia, la Corte ha negato il ripristino del rapporto di lavoro poiché l'attività era rimasta ferma per oltre un anno dopo il secondo passaggio, interrompendo di fatto la continuità necessaria per il mantenimento automatico del posto di lavoro.
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