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Art. 2043 Codice Civile — Anno 2022

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478 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Risarcimento danni per mancata prelazione: no se c’è silenzio
Un inquilino di un immobile commerciale ha chiesto il risarcimento danni per mancata prelazione dopo che i proprietari hanno venduto il locale a un terzo senza informarlo. L'inquilino, avendo scoperto la vendita oltre il termine di sei mesi per riscattare il bene, ha accusato i venditori di averlo tenuto intenzionalmente all'oscuro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno stabilito che il semplice silenzio del proprietario dopo la vendita non costituisce un comportamento fraudolento. Per ottenere il risarcimento, l'inquilino deve dimostrare un vero e proprio inganno attivo volto a impedirgli di consultare i registri immobiliari pubblici. Di conseguenza, l'inquilino perde la causa e non ottiene alcun indennizzo.
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Infortunio sul lavoro: risarcimento sicuro anche dopo dieci anni
Un lavoratore è deceduto schiacciato da un masso in una cava. I familiari hanno chiesto il risarcimento danni da infortunio sul lavoro all'amministratore, al direttore dei lavori e alla società datrice di lavoro. La Corte d'Appello ha condannato i responsabili al risarcimento, applicando le Tabelle di Milano. La Cassazione ha rigettato i ricorsi dei responsabili, confermando che la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale comprende anche il danno morale e non costituisce una domanda nuova. Inoltre, la Corte ha stabilito che la prescrizione decennale derivante dalla condanna penale si applica anche alla società datrice di lavoro, quale responsabile civile in solido, anche se non ha partecipato al processo penale. Gli eredi ottengono definitivamente il risarcimento.
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Responsabilità processuale aggravata: condanna per chi fa cause perse
Il Lavoratore autonomo (un avvocato) ha citato in giudizio Il Consulente per ottenere il risarcimento dei danni all'onore a causa di espressioni ritenute offensive contenute in una PEC privata. I giudici di merito hanno qualificato la vicenda come un semplice alterco composto, escludendo qualsiasi lesione della reputazione e condannando Il Lavoratore per responsabilità processuale aggravata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'avvio di una causa risarcitoria infondata e priva di prove, specie se promossa da un professionista del diritto, integra la colpa grave. Il ricorrente è stato condannato a risarcire la controparte per i disagi subiti a causa della lite temeraria.
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Diritto di prelazione: la Cassazione unisce i processi per l’immobile
Il conduttore di un immobile commerciale ha impugnato la vendita del locale effettuata dal proprietario a un terzo acquirente, lamentando la violazione del proprio diritto di prelazione e chiedendo il riscatto del bene. Successivamente al fallimento del terzo acquirente, il conduttore ha chiesto l'ammissione al passivo per i canoni versati. La Corte d'Appello aveva respinto le domande del conduttore per vizi procedurali nella notifica del riscatto. La Corte di Cassazione, rilevando la stretta connessione tra il ricorso principale e l'opposizione allo stato passivo, ha disposto la trattazione congiunta delle cause, rinviando la decisione a un nuovo ruolo per un esame unitario.
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Risarcimento del danno da sinistro stradale: la precedenza non basta
Un automobilista ha richiesto il risarcimento del danno da sinistro stradale a seguito di uno scontro a un incrocio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il concorso di colpa paritario. I giudici hanno stabilito che la precedenza non esonera dall'obbligo di prudenza e che ciascun conducente deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare l'impatto.
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Cartelloni rimossi dal Comune: l’onere della prova del danno
Una società proprietaria di cartelloni pubblicitari ha chiesto il risarcimento dei danni al Comune per aver rimosso i suoi impianti senza preavviso durante l'esecuzione di lavori pubblici. La società sosteneva di aver dovuto rimborsare i propri clienti, ma non ha fornito alcuna prova dei contratti stipulati o delle somme effettivamente restituite. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, ribadendo che l'onere della prova del danno spetta interamente al danneggiato. Non basta allegare genericamente una perdita economica: è necessario dimostrare con precisione l'esistenza e l'ammontare del pregiudizio subito. Il ricorso della società è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Liquidazione equitativa del danno: no al rigetto senza prove
Un'azienda chiede il risarcimento dei danni subiti a causa di un allagamento dovuto a forti piogge. Il Tribunale riconosce una somma parziale basata su una perizia preventiva. In appello, l'azienda chiede il risarcimento per ulteriore merce smaltita in discarica, ma i giudici rifiutano la richiesta ritenendo che manchi la prova del danno e negano la liquidazione equitativa del danno. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda: è contraddittorio rigettare la domanda per mancanza di prove se, allo stesso tempo, il giudice rifiuta di ammettere i testimoni richiesti per dimostrare quel danno. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Danni da fauna selvatica: la svolta che tutela i conducenti
Un'auto di proprietà de L'Impresa si scontra improvvisamente con un cervo su una strada statale. I giudici di merito rigettano la richiesta di risarcimento contro La Regione, ritenendo che spettasse al danneggiato dimostrare la colpa dell'ente pubblico. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che per i danni da fauna selvatica si applica la responsabilità oggettiva prevista dall'articolo 2052 del codice civile. Di conseguenza, spetta alla Pubblica Amministrazione dimostrare il caso fortuito per liberarsi, mentre il cittadino deve solo provare l'impatto e il danno subito. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Occupazione usurpativa: risarcimento al valore della domanda
Un privato ha citato in giudizio un Comune chiedendo il risarcimento dei danni per l'occupazione usurpativa di un terreno di sua proprietà. I giudici di merito avevano calcolato il risarcimento basandosi sul valore del terreno al momento della sua trasformazione irreversibile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del proprietario, stabilendo che la quantificazione del danno deve essere parametrata al valore venale del bene al momento della proposizione della domanda giudiziale (avvenuta nel 2003). Questo momento segna infatti la perdita definitiva della proprietà per rinuncia implicita del titolare. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Responsabilità da cose in custodia: diga in regola, no risarcimento
L'Affittuario di un terreno vicino a un lago artificiale ha chiesto il risarcimento dei danni per l'allagamento dei suoi campi, attribuendo la colpa alla Società di Gestione del bacino idroelettrico. I giudici di merito hanno respinto la domanda, escludendo la responsabilità da cose in custodia poiché non vi era stata alcuna esondazione e la società aveva rispettato tutte le regole di gestione della diga. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Affittuario inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorrente non può chiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati dal giudice di merito, specialmente quando la sentenza precedente è motivata in modo logico, coerente e completo, escludendo qualsiasi negligenza del custode.
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Cane in autostrada: la responsabilità da cose in custodia
Un automobilista ha subito gravi danni alla propria vettura dopo aver urtato un cane sbucato improvvisamente sulla carreggiata autostradale. Il Tribunale aveva negato il risarcimento, ritenendo che l'omessa segnalazione del pericolo da parte degli utenti e l'ingresso dell'animale da uno svincolo vicino escludessero la colpa del gestore. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per la responsabilità da cose in custodia spetta unicamente all'ente gestore dimostrare il caso fortuito, ossia un evento del tutto imprevedibile e inevitabile. La vicinanza di uno svincolo, anzi, rende l'intrusione di animali un rischio prevedibile che il gestore deve prevenire. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento danni da randagismo: paga la ASL, non il cittadino
Un cittadino viene aggredito da due cani randagi di grossa taglia e chiede il risarcimento danni da randagismo al Comune e alla ASL. Il Tribunale rigetta la domanda, sostenendo che il danneggiato avrebbe dovuto dimostrare di aver segnalato in precedenza la presenza dei cani. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: spetta alla ASL dimostrare di aver organizzato un servizio di cattura efficiente, e non al cittadino provare le precedenti segnalazioni. La Cassazione accoglie il ricorso e rinvia la causa al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: risarcimento o indennizzo?
I proprietari di un'azienda agricola ottengono un decreto ingiuntivo contro un Consorzio pubblico per il pagamento dell'indennità di esproprio. Il Consorzio propone opposizione a decreto ingiuntivo. I proprietari si costituiscono chiedendo, in via subordinata, il risarcimento dei danni per l'illegittima occupazione del terreno. La Corte d'Appello dichiara inammissibile la domanda di risarcimento perché ritenuta nuova rispetto a quella originaria. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che nell'opposizione a decreto ingiuntivo il creditore opposto può proporre una domanda nuova (anche di risarcimento danni) se legata alla stessa vicenda sostanziale e allo stesso bene della vita, anche se l'opponente si è limitato a chiedere la revoca del decreto. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Danni da fauna selvatica: la Regione paga anche senza colpa
Un'azienda ha subito gravi danni al proprio veicolo a causa dell'impatto improvviso con un capriolo su una strada statale. Il Tribunale ha inizialmente negato il risarcimento, ritenendo che l'automobilista dovesse dimostrare la colpa della Regione. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato questa decisione, stabilendo che per i danni da fauna selvatica si applica la responsabilità oggettiva dell'ente pubblico. Spetta quindi alla Regione dimostrare il caso fortuito per evitare la condanna, mentre il danneggiato deve solo provare l'avvenuto impatto. La sentenza è stata cassata con rinvio al giudice di merito per una nuova decisione favorevole all'automobilista.
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Accesso al fondo confinante: quando il vicino può bloccare i lavori
Una società di ristorazione ha avviato lavori di ristrutturazione edilizia utilizzando un'area esterna di proprietà del vicino. Il vicino, dopo un iniziale consenso, ha negato l'accesso al fondo confinante, bloccando il cantiere. La società ha chiesto il risarcimento dei danni, invocando un precedente accordo stipulato dal vicino con i proprietari dell'immobile (soci della stessa azienda) e la violazione del dovere di non recare danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che l'accordo contrattuale vincolava solo i firmatari originari e non la società, soggetto giuridico distinto. Inoltre, il proprietario ha esercitato legittimamente il proprio diritto di proprietà, escludendo qualsiasi responsabilità extracontrattuale per il mancato accesso al fondo confinante.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: fognatura ko, impresa salva
Un proprietario ha chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni causate, a suo dire, dalla costruzione di un piazzale rialzato da parte di un'impresa edile confinante. Il proprietario lamentava anche l'abusiva creazione di una servitù di affaccio. La Corte d'appello ha respinto la domanda poiché le perizie tecniche hanno dimostrato che gli allagamenti dipendevano dall'insufficienza della rete fognaria comunale e non dalle opere dell'impresa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del proprietario inammissibile. I giudici hanno rilevato che l'atto era eccessivamente confuso, lungo e privo di chiarezza espositiva, violando le regole del codice di procedura civile. Inoltre, il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, vietata in sede di legittimità in presenza di decisioni conformi nei precedenti gradi di giudizio. Il proprietario perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Convenzione di lottizzazione: scontro tra Comune e privati
I proprietari di un'area di 60.000 mq hanno chiesto il risarcimento dei danni al Comune e alla Provincia per l'inadempimento di una convenzione di lottizzazione e per la perdita della proprietà del terreno, occupato e trasformato per la costruzione di una scuola. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Cassazione, rilevando la complessità delle questioni giuridiche relative alla natura del vincolo urbanistico e alla data dell'illecito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per discuterla in udienza pubblica con la partecipazione del Pubblico Ministero, rimandando la decisione finale.
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Clausola visto e piaciuto: niente sconti per i vizi visibili
L'Acquirente stipula un preliminare per l'acquisto di un immobile dai Venditori, versando una caparra e ottenendo la consegna anticipata. Successivamente, rifiuta di stipulare il definitivo lamentando vizi dell'immobile (impianti e tetto) e chiedendo la riduzione del prezzo. I Venditori resistono evidenziando la presenza della Clausola visto e piaciuto. La Corte d'Appello dispone il trasferimento della proprietà ma rigetta la riduzione del prezzo, condannando l'Acquirente a risarcire i Venditori per gli interessi del mutuo contratto a causa del mancato incasso tempestivo. La Cassazione rigetta il ricorso dell'Acquirente: la Clausola visto e piaciuto e le ripetute visite escludono la garanzia per vizi facilmente riconoscibili, che rientrano nella normale usura di un edificio datato.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: vince chi non è più custode
I Proprietari dell'Appartamento hanno chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni causate dalla rottura di una colonna fecale. Sostenevano che il danno derivasse da lavori di consolidamento del 1981 eseguiti dal Vicino. Il Tribunale ha escluso la responsabilità del Vicino: dal 1994 non era più custode della tubatura (divenuta di proprietà esclusiva dopo una divisione ereditaria) e i lavori del 1981 erano stati affidati a un'impresa appaltatrice esterna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei danneggiati, poiché hanno sollevato per la prima volta in sede di legittimità la questione della natura comune delle opere di consolidamento. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Risarcimento danni per occupazione illegittima: calcolo storico
Una società privata ha richiesto al Comune il risarcimento danni per occupazione illegittima di alcuni terreni edificabili destinati all'edilizia popolare. Il Comune ha rinunciato al ricorso principale, mentre la società ha proposto ricorso incidentale contestando i criteri di calcolo dell'indennizzo, pretendendo il valore attuale del bene anziché quello al momento del trasferimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la correttezza della stima effettuata dal giudice di merito. La Corte ha ribadito che la determinazione del valore del fondo può avvenire sia con metodo sintetico-comparativo sia con metodo analitico-ricostruttivo, senza alcuna gerarchia tra i due criteri, purché si accerti il reale valore venale del bene al momento della perdita della proprietà, rivalutato poi all'attualità.
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