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Art. 2 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

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243 provvedimenti

Altri anni per Art. 2 Costituzione

Contributo previdenziale società: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia tra un ente previdenziale e una società sanitaria riguardo il calcolo del contributo previdenziale società. L'ordinanza stabilisce che la base imponibile per il contributo del 2% è il fatturato annuo della società per prestazioni specialistiche, e non i singoli compensi erogati ai professionisti. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso della società su una questione di prescrizione, ritenendola una valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se senza legge
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato da una cassa di previdenza privata sulle pensioni. La Corte ha stabilito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, richiede una base legale specifica e non può essere introdotto tramite la sola autonomia regolamentare dell'ente. È stato inoltre confermato che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata contro la decisione di merito che aveva giudicato illegittimo il contributo di solidarietà applicato sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito che tali prelievi, qualificabili come prestazioni patrimoniali, possono essere istituiti solo dalla legge statale (principio della riserva di legge) e non rientrano nell'autonomia gestionale degli enti previdenziali. Inoltre, è stato confermato che il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto autonomamente da una cassa di previdenza professionale su una pensione. Secondo i giudici, un simile prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale, richiede una specifica base legale che non può essere sostituita da una delibera dell'ente. La Corte ha inoltre stabilito che il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque. L'insistenza dell'ente nel portare avanti il ricorso, nonostante una giurisprudenza consolidata contraria, è stata qualificata come abuso del processo, con conseguente condanna al pagamento di un'ulteriore somma.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il prelievo di un contributo di solidarietà sulla pensione di un professionista. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui tali prelievi, in assenza di una specifica base legale, sono indebiti. Di conseguenza, ha confermato il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme trattenute, con interessi decorrenti da ogni singolo prelievo.
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Incentivi trasferimento lavoratore: quando sono dovuti?
Un lavoratore trasferito dopo una fusione aziendale ha richiesto gli incentivi previsti da un accordo sindacale. La Cassazione ha negato il diritto, stabilendo che gli incentivi per il trasferimento del lavoratore spettano solo se lo spostamento è una conseguenza diretta e imposta dal piano di riorganizzazione, e non quando è frutto di un accordo individuale su richiesta del dipendente verso una sede diversa da quella designata.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano ritenuto illegittimo il contributo di solidarietà imposto sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha ribadito che l'introduzione di una prestazione patrimoniale imposta è una prerogativa esclusiva del legislatore e non rientra nell'autonomia gestionale degli enti previdenziali privatizzati.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione nega il potere
Una Cassa previdenziale privata ha imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello della Cassa inammissibile, confermando che solo la legge statale può introdurre prelievi obbligatori, ribadendo i limiti dell'autonomia degli enti previdenziali privati.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro un suo pensionato, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente dall'ente. La Suprema Corte ha ribadito che solo la legge statale può introdurre prelievi obbligatori sulle pensioni, in base al principio di riserva di legge. Ha inoltre stabilito che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni. La Cassa è stata condannata anche per lite temeraria.
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Contributo di solidarietà: no dalle Casse private
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del prelievo a titolo di contributo di solidarietà sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha ribadito che l'introduzione di prestazioni patrimoniali imposte è una prerogativa esclusiva del legislatore, non delegabile all'autonomia degli enti previdenziali. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire le somme indebitamente trattenute.
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Contributo solidarietà illegittimo per casse private
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato sulle pensioni. La Corte ha ribadito che solo la legge statale, e non l'autonomia delle casse, può imporre prestazioni patrimoniali. L'ente è stato anche sanzionato per aver agito in giudizio nonostante l'orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Trattamento perequativo: no a CCNL se cessa convenzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due dipendenti universitari che, al termine di una convenzione con un'azienda ospedaliera, chiedevano un trattamento perequativo. L'ordinanza chiarisce che le tutele previste dal CCNL 2018 per i trasferimenti d'ufficio non si applicano se il rientro in ateneo è causato dalla cessazione della convenzione per volontà dell'ente esterno, e non da un trasferimento disposto dall'università stessa. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la contestazione sull'interpretazione della contrattazione decentrata.
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Debito orario giornaliero: no paga extra per il medico
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente medico non ha diritto a un compenso aggiuntivo per le ore lavorate in più al fine di raggiungere il monte ore contrattuale, anche se ciò è stato causato da un erroneo calcolo del debito orario giornaliero da parte dell'Azienda Sanitaria. La retribuzione del dirigente medico è onnicomprensiva e stabilita su base mensile, non oraria. Pertanto, la prestazione è finalizzata al raggiungimento di obiettivi e non al mero computo delle ore. L'azione per ottenere differenze retributive è stata respinta, ma la Corte ha specificato che il medico potrebbe agire per il risarcimento del danno se dimostra un pregiudizio alla salute o al riposo.
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Retribuzione dirigente medico: no extra per errore di calcolo
Un dirigente medico ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per un errore nel calcolo del debito orario giornaliero durante i giorni di assenza (ferie, permessi), che lo ha costretto a svolgere lavoro supplementare per recuperare un debito inesistente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5505/2025, ha respinto la richiesta di pagamento delle ore extra. La Corte ha stabilito che la retribuzione del dirigente medico è onnicomprensiva e non oraria; pertanto, il lavoro eccedente, anche se causato da un errore del datore di lavoro, non dà diritto a un compenso aggiuntivo. La tutela corretta sarebbe stata un'azione per il risarcimento del danno alla salute o al riposo, che però non era stata richiesta.
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Chat privata: licenziamento illegittimo secondo Cassazione
Un lavoratore è stato licenziato dopo che la sua azienda ha scoperto messaggi vocali con contenuti offensivi inviati in una chat privata tra colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato che il licenziamento è illegittimo. La sentenza stabilisce che le conversazioni in una chat chiusa sono protette dalla segretezza della corrispondenza garantita dalla Costituzione. Di conseguenza, il loro contenuto non può costituire una giusta causa di licenziamento, anche se un partecipante alla chat li rivela al datore di lavoro, poiché il potere disciplinare dell'azienda non può invadere la sfera privata del dipendente.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non è legge
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5959/2025, ha stabilito che un ente previdenziale privato non può imporre autonomamente un contributo di solidarietà sulle pensioni già liquidate. Tale prelievo, configurandosi come una prestazione patrimoniale, è di esclusiva competenza del legislatore. La Corte ha inoltre confermato che il diritto del pensionato a ottenere il rimborso delle somme illegittimamente trattenute si prescrive in dieci anni, non nel termine più breve di cinque anni.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale che aveva applicato un contributo di solidarietà sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha confermato che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, non può essere introdotto autonomamente dalla cassa ma richiede una specifica previsione di legge. È stato inoltre ribadito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni e che gli interessi decorrono dalla data di ogni singola trattenuta illegittima.
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Contributo solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un professionista. La decisione si fonda sulla violazione del principio costituzionale della riserva di legge, secondo cui solo una legge dello Stato può introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie. La Corte ha inoltre confermato che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque, consolidando un orientamento a favore dei pensionati.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata su una pensione, poiché tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale, è soggetto alla riserva di legge prevista dall'Art. 23 della Costituzione e non può essere introdotto da un regolamento interno. La Corte ha inoltre confermato che il diritto del pensionato alla restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cassa previdenziale, confermando che il contributo di solidarietà applicato sulla pensione di una professionista era illegittimo. La Corte ha ribadito che solo una legge dello Stato, e non una delibera autonoma dell'ente, può imporre un prelievo di natura patrimoniale. È stato inoltre confermato il diritto al rimborso entro il termine di prescrizione di dieci anni.
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