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Art. 1957 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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240 provvedimenti

Altri anni per Art. 1957 Codice Civile

Decadenza Fideiussore: Lettera batte Causa se c’è la clausola
Un fideiussore si oppone a una richiesta di pagamento, sostenendo la nullità di alcune clausole della garanzia per violazione della normativa antitrust e la decadenza del creditore dal suo diritto. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la nullità delle clausole anticoncorrenziali, ha dato ragione alla società creditrice sul punto decisivo. Ha stabilito che, in presenza di una clausola di pagamento 'a prima richiesta', per evitare la decadenza del fideiussore non è necessaria un'azione legale entro sei mesi. È sufficiente una semplice richiesta stragiudiziale di pagamento. La società creditrice vince quindi la causa perché la sua richiesta scritta, inviata tempestivamente, ha interrotto i termini per la decadenza del fideiussore.
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Clausola vessatoria fideiussione: Garanti vincono contro la Banca
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola che deroga al termine di sei mesi previsto dall'art. 1957 c.c. è una clausola vessatoria fideiussione. Nel caso specifico, due garanti si erano opposti alla richiesta di pagamento di una banca, sostenendo la nullità di tale clausola. La Cassazione ha dato loro ragione, affermando che questa condizione contrattuale crea un significativo squilibrio a danno del garante-consumatore. Il principio fondamentale sancito è che il giudice deve rilevare d'ufficio la natura vessatoria della clausola, anche se non eccepita tempestivamente. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questo principio, dando di fatto ragione ai garanti.
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Prova Cessione Crediti in Blocco: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prova cessione crediti in blocco. Una società che acquista un pacchetto di crediti da una banca non può limitarsi a produrre l'estratto della Gazzetta Ufficiale per dimostrare di essere il nuovo creditore. Se il debitore contesta specificamente che il suo debito sia incluso nella cessione, la società acquirente ha l'onere di fornire una prova documentale precisa. In questo caso, non avendo fornito tale prova, la richiesta di pagamento della società è stata messa in discussione. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Cessione crediti in blocco prova: Gazzetta Ufficiale non basta
Una società, acquirente di un pacchetto di crediti, ha chiesto il pagamento a dei garanti. Questi ultimi hanno contestato il diritto della società a procedere, sostenendo che non avesse dimostrato che il loro debito specifico fosse incluso nell'operazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai garanti, stabilendo un principio fondamentale sulla cessione crediti in blocco prova: la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente. La società acquirente deve fornire una prova documentale specifica, come il contratto di cessione, che dimostri l'inclusione di quel singolo credito nel pacchetto acquistato, specialmente se il debitore contesta la titolarità.
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Contratto autonomo di garanzia: socio garante paga senza obiezioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso dell'erede di un garante che si opponeva a una richiesta di pagamento di una banca. La Corte ha stabilito che il contratto firmato non era una semplice fideiussione, ma un vero e proprio contratto autonomo di garanzia. La presenza di clausole come il 'pagamento a semplice richiesta' e la rinuncia a opporre eccezioni slegava l'obbligo del garante da quello del debitore principale. Di conseguenza, il garante non poteva contestare il debito. Inoltre, la Corte ha chiarito che anche un garante socio di minoranza ha la possibilità di conoscere la situazione economica della società, e quindi non può essere liberato dall'obbligo se la banca concede nuovo credito. L'erede del garante ha perso la causa e deve pagare.
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Fideiussione nulla: la Cassazione dà ragione ai garanti vs la banca
Due garanti si opponevano alla richiesta di pagamento di una banca, sostenendo la nullità parziale della fideiussione firmata, poiché conteneva clausole anticoncorrenziali basate sul modello ABI. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo che non avessero contestato la qualificazione del contratto come 'autonomo', punto ormai definitivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: contestare la validità di clausole specifiche equivale a contestare la qualificazione giuridica che ne deriva. La nullità parziale della fideiussione per violazione della normativa antitrust è rilevabile d'ufficio dal giudice e i suoi effetti si producono automaticamente, senza necessità di una specifica eccezione di parte. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Notifica a un solo difensore: l’assicurazione perde per un ritardo
Una società di assicurazioni, condannata a pagare una garanzia per un appalto pubblico non rispettato, ha presentato ricorso in Cassazione. Il Ministero beneficiario ha eccepito la tardività del ricorso. La Corte Suprema ha dato ragione al Ministero, stabilendo un principio fondamentale: la notifica sentenza a un solo difensore, anche quando la parte ne ha nominati due, è sufficiente a far scattare il termine di 60 giorni per impugnare. Poiché l'assicurazione ha presentato ricorso oltre questo termine, la Corte lo ha dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la sua condanna al pagamento.
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Nullità Fideiussione Omnibus: Garante Vince Causa Contro Banca
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un garante contro una banca. La vicenda riguarda una richiesta di pagamento per un debito residuo. La Corte ha stabilito due principi fondamentali. Primo, ha confermato la **nullità fideiussione omnibus** per le clausole che riproducono uno schema anti-concorrenziale, come la clausola di 'reviviscenza', precisando che tale nullità può essere rilevata dal giudice in qualsiasi momento. Secondo, ha ribadito che l'estratto conto bancario non è una prova sufficiente del credito nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. La sentenza è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato, segnando una vittoria importante per il garante.
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Nullità Fideiussione Antitrust: Ragione nel Merito, Torto nel Rito
Due garanti si opponevano a un decreto ingiuntivo della banca, sostenendo la nullità della fideiussione antitrust perché conforme a uno schema ABI vietato. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso. Ha chiarito che, sebbene la nullità sia rilevabile d'ufficio dal giudice, ciò è possibile solo se i fatti a suo fondamento (come la conformità del contratto allo schema illecito) sono stati introdotti e provati tempestivamente nel processo. I garanti avevano prodotto la documentazione decisiva solo in appello, troppo tardi. Di conseguenza, la loro richiesta è stata respinta per un vizio procedurale, non di merito, e sono stati condannati a pagare.
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Cessione dei crediti in blocco: la Gazzetta Ufficiale non basta
Una banca otteneva un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e il suo garante. Successivamente, il credito veniva trasferito a una società terza. Il garante si opponeva, contestando la validità della fideiussione e la prova della cessione dei crediti in blocco. Le corti di merito rigettavano l'opposizione, ritenendo sufficiente la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici supremi hanno stabilito che, in caso di contestazione da parte del debitore, la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non basta a dimostrare l'avvenuta cessione dei crediti in blocco. Serve un accertamento fattuale completo, in cui l'avviso ha solo valore indiziario. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Successione nel diritto controverso e notifiche
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della successione nel diritto controverso in un caso originato da un impegno preliminare di vendita immobiliare. Un istituto bancario era intervenuto nel giudizio per esercitare l'azione revocatoria contro il trasferimento dei beni, ottenendo ragione in appello. Il ricorrente ha contestato la validità della sentenza sostenendo che l'intervento del successore della banca non gli fosse stato notificato personalmente mentre era contumace. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la comparsa di intervento del successore a titolo particolare non richiede la notifica al contumace, poiché non rientra tra gli atti tassativamente indicati dalla legge e non lede il diritto di difesa. Sono state inoltre dichiarate inammissibili le contestazioni sulla nullità della fideiussione basata su modelli antitrust, in quanto sollevate tardivamente.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: vittoria e spese compensate
Una garante ha proposto opposizione a decreto ingiuntivo per debiti derivanti da contratti di leasing. La Corte d'Appello ha dichiarato nulla la sentenza di primo grado per vizi procedurali, ma ha rigettato nel merito le pretese della garante, compensando le spese di lite tra le parti. La Suprema Corte, analizzando il ricorso, ha confermato che la compensazione delle spese è legittima se basata su gravi ed eccezionali ragioni, come il comportamento processuale del creditore. Inoltre, è stato ribadito che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo sopravvivono solo le domande riconvenzionali autonome, mentre le mere eccezioni difensive decadono se viene meno l'oggetto principale del contendere. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati.
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Decadenza della fideiussione: il creditore inerte perde il diritto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due garanti che hanno contestato la validità di un decreto ingiuntivo emesso in favore di una società di cartolarizzazione. I ricorrenti sostenevano che il creditore fosse incorso nella decadenza della fideiussione per non aver agito tempestivamente e con diligenza dopo la scadenza dell'obbligazione principale. Sebbene il contratto prevedesse un termine di 36 mesi per agire, superiore ai 6 mesi previsti dal codice civile, la banca aveva inviato solo una richiesta stragiudiziale, attendendo poi anni prima di avviare l'azione giudiziaria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice richiesta scritta non basta se non è seguita da un'attività giudiziale coltivata con diligenza. Il comportamento inerte del creditore viola il principio di buona fede e lascia il garante in una situazione di incertezza intollerabile, determinando così l'estinzione della garanzia prestata.
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Contratto autonomo di garanzia: basta la richiesta stragiudiziale
Una società assicuratrice ha impugnato l'escussione di una polizza fideiussoria legata a un appalto di smaltimento rifiuti. L'assicuratore sosteneva la decadenza del diritto dell'ente pubblico beneficiario per violazione dell'Art. 1957 c.c., lamentando che il creditore non avesse avviato un'azione giudiziaria contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza. La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di un contratto autonomo di garanzia con clausola a prima richiesta, la decadenza è evitata anche solo con una richiesta stragiudiziale. La natura autonoma del vincolo rende incompatibile l'obbligo di promuovere un intero giudizio per ottenere il pagamento, semplificando le modalità di tutela del creditore.
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Nullità parziale fideiussione: il debito resta anche senza clausole ABI
Una garante ha impugnato un decreto ingiuntivo sostenendo la nullità totale della propria fideiussione omnibus poiché riproduttiva dello schema ABI dichiarato illegittimo dall'Autorità Garante. Mentre il Tribunale aveva accolto la tesi della nullità totale, la Corte d'Appello ha riformato la decisione applicando la nullità parziale fideiussione, mantenendo valida la garanzia per il debito residuo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della garante, confermando che l'invalidità delle singole clausole non travolge l'intero contratto se non viene provato che le parti non avrebbero concluso l'accordo senza di esse. La ricorrente non ha fornito tale prova né ha sollevato correttamente le eccezioni nei gradi precedenti.
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Fideiussione omnibus: tra debiti bancari e prescrizione negata
Due garanti hanno impugnato un decreto ingiuntivo relativo a debiti bancari, contestando la validità della loro fideiussione omnibus stipulata nei primi anni Novanta. I ricorrenti lamentavano la nullità della garanzia per violazione della normativa antitrust e l'avvenuta prescrizione del credito. Sostenevano inoltre la liberazione dal debito ai sensi dell'art. 1956 c.c., poiché la banca avrebbe concesso nuovo credito alla società debitrice nonostante il peggioramento delle sue condizioni economiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prescrizione decorre solo dalla chiusura del conto corrente e che la qualità di amministratore del garante preclude l'invocazione della mancata autorizzazione al nuovo credito. Inoltre, non è stata provata la riconducibilità dei contratti allo schema ABI censurato dall'Antitrust.
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Fideiussione specifica e nullità schema ABI
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che invocavano la nullità di una fideiussione specifica per presunta conformità allo schema ABI dichiarato nullo dall'Antitrust. La Suprema Corte ha chiarito che la mera corrispondenza delle clausole non determina automaticamente la nullità del contratto a valle. È onere della parte dimostrare che il contratto sarebbe stato concluso a condizioni diverse senza tali clausole. Nel caso di specie, trattandosi di una fideiussione specifica e non omnibus, i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti sull'essenzialità delle clausole contestate, rendendo il ricorso inammissibile e infondato.
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Fideiussione e clausole ABI: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto bancario riguardante la validità di una **fideiussione** redatta su modello ABI. La controversia verteva sulla qualificazione del contratto come garanzia autonoma o fideiussione tipica. La Corte d'Appello aveva precedentemente annullato le clausole anticoncorrenziali, rilevando che la semplice dicitura a prima richiesta, senza la clausola senza eccezioni, non trasforma il rapporto in garanzia autonoma. Di conseguenza, la banca è incorsa nella decadenza prevista dall'art. 1957 c.c. per non aver agito giudizialmente entro sei mesi dalla scadenza del debito. La Suprema Corte ha confermato la decisione poiché la banca non ha assolto l'onere di specificità nel ricorso.
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Fideiussione e prescrizione: la Cassazione chiarisce
Una società immobiliare ha impugnato la decisione che la vedeva soccombente nel pagamento di un debito garantito da una fideiussione. La ricorrente sosteneva che il credito fosse prescritto, che la banca cessionaria non avesse provato la propria titolarità e che la garanzia fosse nulla per violazione della normativa antitrust. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'esistenza di un accordo di moratoria aveva spostato in avanti i termini di prescrizione e che le contestazioni sulla titolarità del credito erano state sollevate tardivamente nel corso del giudizio.
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Cessione dei crediti: la prova della titolarità
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di contestazione specifica del debitore, la semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la cessione dei crediti in blocco. La sentenza chiarisce inoltre che l'azione revocatoria non è soggetta a mediazione obbligatoria e che la nullità delle fideiussioni deve basarsi su fatti tempestivamente allegati in giudizio. La decisione ha portato alla cassazione della sentenza di merito per carenza probatoria sulla titolarità del credito.
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