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Art. 1957 Codice Civile — Anno 2022

16 provvedimenti

Altri anni per Art. 1957 Codice Civile

Associazione non riconosciuta: la responsabilità del presidente confermata
Un fornitore ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il presidente vicario di un ente, per il pagamento di pannelli fonoassorbenti. L'ente patrocinava i campionati europei di basket femminile. Il presidente aveva sottoscritto il contratto e rilasciato un assegno protestato. La Corte d'Appello ha qualificato l'ente come associazione non riconosciuta, applicando l'art. 38 c.c. e ritenendo il presidente responsabile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del presidente, confermando la sua responsabilità per i debiti dell'associazione non riconosciuta e la condanna al pagamento delle spese legali.
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Estinzione della fideiussione: banca inerte ma garante condannato
Un garante cita in giudizio la banca per chiedere l'accertamento dell'avvenuta estinzione della fideiussione prestata a favore di una società costruttrice. L'attore sostiene che l'istituto di credito non ha agito tempestivamente per recuperare i crediti e ha impedito la sua surroga trascurando l'incasso di cambiali. La banca contesta le pretese e chiede il pagamento di oltre quattro milioni di euro per lo scoperto di conto corrente. I magistrati respingono le richieste del garante: il contratto prevedeva una clausola valida di deroga ai termini di legge e la banca aveva le cambiali con mero mandato all'incasso senza titolarità del credito. Il garante era inoltre socio di maggioranza della società debitrice e conosceva lo stato dei pagamenti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma la condanna del garante al pagamento dell'intero scoperto bancario.
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Interessi ultralegali forma scritta: l’accordo verbale è nullo
Un creditore concede in prestito verbale novantamila euro alla figlia della compagna per l'apertura di un'attività commerciale, con la garanzia personale della madre. Le parti concordano a voce un tasso di interesse del tre virgola sei per cento annuo. A seguito dell'interruzione dei pagamenti, il creditore agisce in giudizio. La Corte d'Appello condanna la debitrice e la garante a restituire la somma maggiorata degli interessi stabiliti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso in merito al saggio d'interesse: gli interessi ultralegali forma scritta richiedono necessariamente la stipula cartacea a pena di nullità. L'invio di un vaglia o l'accordo verbale non soddisfano il requisito formale dell'articolo 1284 del Codice Civile. Pertanto, la Suprema Corte annulla la decisione sul punto e ordina il ricalcolo del debito applicando il solo tasso legale.
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Fideiussore non è consumatore: la Cassazione chiarisce i limiti
Un'azienda e un garante avevano stipulato contratti di locazione finanziaria e fideiussione con una banca. A seguito del mancato pagamento dei canoni, la banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo. I debitori hanno contestato, sostenendo che il garante dovesse godere della **qualità di consumatore del fideiussore**, invalidando clausole come quella sul foro competente. La Corte d'Appello ha escluso tale qualità, ritenendo che sia l'azienda che il garante agissero in ambito imprenditoriale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i ricorrenti non avevano adeguatamente confutato le motivazioni della Corte d'Appello sull'esclusione della qualità di consumatore.
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Validità della fideiussione: la banca vince anche senza firma
Un Garante ha citato in giudizio la Banca chiedendo di accertare l'inefficacia di due garanzie prestate. Il Garante sosteneva la mancata validità della fideiussione a causa dell'assenza di un'accettazione formale ed espressa da parte dell'istituto di credito. La Banca ha invece preteso il pagamento di circa 600.000 euro per il debito rimasto insoddisfatto. I giudici di merito hanno respinto le domande del Garante e accolto la richiesta della Banca. La Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni, stabilendo che la garanzia fideiussoria si perfeziona con la sola proposta del garante non rifiutata dal creditore, rendendo superflua una conferma scritta. Il Garante è stato quindi condannato al pagamento del debito e delle spese legali.
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Fideiussione o contratto autonomo di garanzia: debiti e clausole
Una banca ha preteso il pagamento di un ingente debito da una garante per le somme non restituite da una società. La donna si è opposta sostenendo di aver firmato una comune fideiussione e invocando la decadenza dei termini previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice. I giudici hanno chiarito che la clausola di pagamento a semplice richiesta scritta trasforma l'impegno in un contratto autonomo di garanzia. Questa struttura negoziale recide il legame di dipendenza con il debito sottostante e impedisce al garante di sollevare le eccezioni di merito del debitore principale. La garante è stata condannata al pagamento integrale del debito e delle spese giudiziarie.
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Compensazione Spese Processuali: Vittoria nel Merito, Sconfitta sui Costi
Un Cittadino aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per la restituzione di somme depositate come garanzia per contratti di locazione. La Banca, che deteneva i fondi, si era opposta. Il Tribunale aveva dato ragione al Cittadino. In appello, la Corte ha compensato le spese processuali tra il Cittadino e la Banca, citando le "oscillazioni giurisprudenziali" sull'applicabilità dell'Art. 1957 c.c. alla garanzia autonoma. Il Cittadino ha impugnato questa decisione in Cassazione, sostenendo di essere totalmente vittorioso. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della compensazione delle spese processuali a causa della complessità e delle diverse interpretazioni legali sulla natura e disciplina delle garanzie autonome.
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Fideiussione omnibus: clausole nulle ma debito valido
Un garante ha contestato un decreto ingiuntivo da oltre mezzo milione di euro emesso a favore di una società di recupero crediti. L'opponente ha sostenuto l'invalidità totale della fideiussione omnibus sottoscritta, ritenendola frutto di un'intesa bancaria illecita vietata dalla legge antitrust. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del garante. I giudici hanno confermato che l'eventuale contrasto con le norme antitrust determina soltanto la nullità parziale delle clausole vietate e non travolge l'intero contratto di garanzia. Inoltre, in presenza di una clausola di pagamento a prima richiesta, una semplice lettera di diffida stragiudiziale inviata entro i termini di legge è sufficiente a conservare il credito, senza la necessità di avviare immediatamente una causa in tribunale.
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Fideiussione per canoni di locazione: garante condannato
La proprietaria di un terreno concede l'immobile in locazione a una società commerciale. Il pagamento delle rate pattuite viene garantito da un terzo soggetto. La società conduttrice abbandona il terreno anzitempo e interrompe il versamento dei canoni. La locatrice cita in giudizio la società e il garante per ottenere la risoluzione del contratto e il saldo dei canoni arretrati. I giudici di merito condannano entrambi i debitori in solido. Il garante ricorre in Cassazione contestando la validità della fideiussione per canoni di locazione e invocando la decadenza semestrale dell'azione. La Suprema Corte dichiara il ricorso improcedibile per mancato deposito della prova di notifica della sentenza e infondato nel merito, confermando la piena validità della garanzia sottoscritta.
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Opposizione all’esecuzione: la banca perde per ricorso tardivo
Una banca ha avviato un pignoramento contro quattro garanti per recuperare un debito societario. I garanti hanno proposto opposizione all'esecuzione, contestando la titolarità del credito e la decadenza dalla garanzia. La Corte d'Appello ha bloccato il pignoramento. La società cessionaria del credito ha impugnato la decisione in Cassazione dopo sette mesi, sostenendo che la pausa estiva di agosto sospendesse i termini processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. I giudici hanno chiarito che nei giudizi di opposizione all'esecuzione non si applica la sospensione feriale dei termini, anche se il debitore contesta la validità del contratto o del debito originario. Tali eccezioni rappresentano solo il motivo della contestazione e non creano una causa separata. La società creditrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Polizza fideiussoria e fallimento: committente vs assicurazione
Una società committente stipula un contratto di appalto per la costruzione di due edifici. A garanzia dell'adempimento e della restituzione delle anticipazioni, l'appaltatore ottiene due polizze fideiussorie da una compagnia assicurativa. In seguito al fallimento dell'appaltatore, il contratto si scioglie. La committente richiede l'escussione di entrambe le garanzie. La Corte d'Appello dichiara illegittima l'escussione della prima polizza fideiussoria (relativa alla corretta esecuzione dei lavori, non essendovi vizi accertati), ma accoglie la domanda per la seconda polizza (relativa alla restituzione dell'anticipazione non goduta). La Corte di Cassazione rigetta sia il ricorso principale della committente sia quello incidentale dell'assicurazione, confermando la decisione precedente e compensando le spese di lite a causa della reciproca soccombenza.
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Fideiussione bancaria: la firma che condanna il garante
Un garante ha impugnato per revocazione un'ordinanza di Cassazione che confermava la sua condanna al pagamento di un debito aziendale. Il garante sosteneva che la banca fosse decaduta dal diritto di riscuotere la fideiussione bancaria e che i giudici avessero commesso un errore di fatto nel valutare i documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che le contestazioni del garante non riguardavano una svista materiale (errore di fatto revocatorio), ma esprimevano un disaccordo sulla valutazione giuridica dei contratti e della legittimazione della banca. Di conseguenza, il garante perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Fideiussione bancaria: i garanti perdono la sfida in Cassazione
I garanti di una società hanno impugnato il decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per il pagamento di uno scoperto di conto corrente, garantito tramite una fideiussione bancaria. I garanti sostenevano l'inesistenza della garanzia e contestavano l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto spetta esclusivamente al giudice di merito. Per contestare tale interpretazione in sede di legittimità, non basta proporre una lettura alternativa, ma occorre indicare specificamente quali regole di ermeneutica contrattuale siano state violate e in che modo il giudice se ne sia discostato. Di conseguenza, i garanti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Contratto autonomo di garanzia: banca bloccata dal ritardo
Una società appaltatrice impugna la decisione che la obbligava a rimborsare il garante, il quale aveva pagato una banca a seguito dell'inadempimento di un appalto di servizi informatici. La Corte d'Appello aveva ritenuto inammissibile il ricorso, escludendo l'applicazione del termine di decadenza semestrale previsto dalla legge sul presupposto che si trattasse di un contratto autonomo di garanzia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società appaltatrice. I giudici chiariscono che la qualificazione come contratto autonomo di garanzia non esclude automaticamente l'applicazione del termine di decadenza per l'azione del creditore, a meno che le parti non lo abbiano espressamente escluso nel contratto. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Fideiussione ex lege: il creditore inerte perde la garanzia
Un'azienda creditrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il rappresentante legale di un'associazione per il rimborso di finanziamenti non pagati. Il rappresentante ha proposto opposizione, sostenendo di rispondere come fideiussore ex lege ai sensi dell'articolo 38 del codice civile e che il diritto del creditore era decaduto perché quest'ultimo non aveva agito contro l'associazione entro i sei mesi previsti dall'articolo 1957 del codice civile. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione, ritenendo inapplicabile al rappresentante la clausola contrattuale che limitava la facoltà di proporre eccezioni, in quanto vincolante solo per l'associazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che chi risponde per i debiti dell'associazione agisce come fideiussore ex lege e beneficia della decadenza semestrale se il creditore rimane inerte.
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Contratto autonomo di garanzia: consumatore tutelato contro l’azienda
Un padre presta garanzia per il figlio pilota in un contratto di pilotaggio con una società sportiva. A seguito dell'inadempimento del pilota, la società richiede il pagamento del residuo al garante tramite decreto ingiuntivo. Il garante si oppone eccependo la nullità della garanzia per mancanza del limite massimo e la vessatorietà della clausola a prima richiesta ai sensi del Codice del Consumo. La Cassazione stabilisce che il contratto autonomo di garanzia è soggetto alla tutela del consumatore se il garante agisce per scopi personali. La qualità di consumatore va valutata sul garante e non sul debitore principale. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, rinviando alla Corte d'Appello per verificare se la clausola sia stata oggetto di effettiva trattativa individuale.
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