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Art. 173 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 173 Codice di Procedura Penale

Ricorso inammissibile: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza. Il motivo principale è che l'appello non contestava specificamente le motivazioni della sentenza precedente, ma si limitava a riproporre le stesse argomentazioni. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità della condotta, aggravata dall'assunzione consapevole di un farmaco neurolettico prima di mettersi alla guida.
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Ricorso inammissibile: i limiti in Cassazione
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per furto. L'analisi si concentra sulla 'doppia conforme' e sulla necessità di motivi specifici che critichino la ratio decidendi della sentenza d'appello, non limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni.
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Furto aggravato supermercato: videosorveglianza ok
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato in un supermercato. Si è stabilito che la presenza di sistemi di videosorveglianza e di personale di vigilanza non esclude l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede se il controllo sulla merce non è costante e continuativo, ma solo occasionale. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della valutazione sulla recidiva, basata sui numerosi precedenti penali dell'imputato.
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Abitualità del reato e art. 131-bis: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per tentato furto, confermando che l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è esclusa in presenza di abitualità del reato. La Corte ha ribadito che la commissione di almeno due illeciti della stessa indole, oltre a quello in esame, integra il presupposto ostativo dell'abitualità, rendendo irrilevante la lieve entità del danno patrimoniale.
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Commisurazione della pena: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per spaccio. La decisione sottolinea che la commisurazione della pena è un potere discrezionale del giudice di merito, censurabile solo in caso di motivazione arbitraria o illogica. I ricorsi, essendo mere ripetizioni dei motivi d'appello, sono stati respinti con condanna alle spese.
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Guida in ebbrezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in ebbrezza. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a ripetere le argomentazioni già presentate in appello, senza criticare specificamente la sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato che la prova dell'avviso al difensore può essere data tramite testimonianza dell'agente e ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa della gravità dell'incidente stradale provocato.
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Guida senza patente: quando scatta il reato penale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 39387/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per il reato di guida senza patente. La Corte ha confermato che la recidiva nel biennio, anche se la precedente violazione era solo amministrativa, impedisce la depenalizzazione dell'illecito, facendolo diventare un reato penale. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a ripetere argomenti già disattesi in appello, senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza impugnata.
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Guida in stato di ebbrezza farmaci: la Cassazione
Un conducente è stato condannato per guida con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, sostenendo che fosse dovuto a un farmaco. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando che la responsabilità per la guida in stato di ebbrezza da farmaci non è esclusa, in quanto è onere del conducente verificare la compatibilità dei medicinali con la guida. Confermato anche il raddoppio della sospensione della patente per l'uso di un veicolo non di proprietà.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e di fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Il ricorso è stato giudicato una mera ripetizione dei motivi d'appello e una contestazione sui fatti, non sulla legittimità della decisione. Questo caso evidenzia i requisiti di specificità per un ricorso inammissibile in Cassazione.
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Commisurazione della pena: la discrezionalità del giudice
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza con aggravanti, ha impugnato la sentenza lamentando una pena troppo severa rispetto a tabelle usate in altri procedimenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la commisurazione della pena è un potere discrezionale del giudice. La pena è stata ritenuta equa data la gravità dei fatti, tra cui l'aver provocato un incidente con investimento di un pedone.
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Inammissibilità del ricorso: Cassazione su motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per una violazione del Codice della Strada. La decisione si fonda su due pilastri: la presentazione tardiva dell'atto e la sua genericità, configurando un "non motivo" di impugnazione. La Corte ribadisce che i motivi devono essere specifici e non possono limitarsi a una lamentela astratta, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di spaccio di stupefacenti. L'imputato aveva riproposto le stesse argomentazioni dell'appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e basato su questioni di fatto, non di diritto, confermando la condanna alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: etilometro e precedenti penali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per guida in stato di ebbrezza. La Corte ha ritenuto infondate le censure sull'affidabilità dell'etilometro e sulla legittimità dell'acquisizione di prove da parte del giudice. È stato inoltre confermato il diniego di benefici come la non punibilità per tenuità del fatto e la sospensione condizionale della pena, a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali specifici della ricorrente. La decisione sottolinea l'importanza di un ricorso che affronti specificamente le motivazioni della sentenza impugnata.
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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione
Un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti propone appello in Cassazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile poiché si tratta di una mera ripetizione dei motivi già presentati e respinti in appello, senza confrontarsi con la reale motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Commisurazione pena: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per omissione di soccorso stradale. L'analisi si concentra sulla commisurazione della pena, ribadendo che la valutazione del giudice di merito è discrezionale e può essere censurata solo in caso di manifesta illogicità o arbitrarietà, non riscontrate nel caso di specie dove la pena base era già stata ridotta e considerata congrua.
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Speciale tenuità e spaccio: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato chiedeva l'applicazione dell'attenuante della speciale tenuità (art. 62, n. 4 c.p.) in ragione del basso profitto ricavato da singole cessioni di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che, per concedere tale attenuante, non è sufficiente un lucro esiguo, ma occorre anche che l'evento dannoso o pericoloso sia di peculiare tenuità. Nel caso di specie, il modus operandi dell'imputato, che agiva in concorso e all'interno di una consolidata piazza di spaccio, è stato ritenuto indice di una pericolosità non lieve, escludendo così l'applicazione del beneficio.
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Prova atipica: valido il riconoscimento via video
Un soggetto, condannato per spaccio di stupefacenti sulla base di un'identificazione avvenuta tramite filmati di videosorveglianza, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava sia il metodo di identificazione sia il mancato riconoscimento del vincolo di continuazione con un reato precedente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'identificazione effettuata da un operatore di polizia tramite video costituisce una valida prova atipica e che la reiterazione dei reati, in questo caso, indicava una scelta di vita delinquenziale piuttosto che un medesimo disegno criminoso.
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Prescrizione recidiva: come cambia il calcolo del tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che sosteneva l'avvenuta prescrizione del suo reato. L'ordinanza chiarisce un punto fondamentale sul calcolo della prescrizione recidiva: la recidiva qualificata, ai sensi dell'art. 99, comma 4, c.p., non solo aumenta il termine base, ma estende anche il limite massimo di aumento per gli atti interruttivi a due terzi, e non a un quarto come erroneamente sostenuto dal ricorrente. Di conseguenza, il reato non era ancora estinto al momento della sentenza d'appello.
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Commisurazione pena: quando il ricorso è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i motivi di inammissibilità di un ricorso riguardante la commisurazione della pena. Il caso analizza un'impugnazione per spaccio di lieve entità, dove il ricorrente lamentava una motivazione insufficiente per una pena superiore al minimo edittale. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che l'impugnazione deve confrontarsi specificamente con la ratio decidendi della sentenza precedente. La decisione del giudice di merito è stata considerata ben motivata, basandosi sulla quantità di stupefacente e sulla capacità a delinquere del reo, rendendo il ricorso generico e quindi inammissibile.
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Ricorso inammissibile: quando è un ‘non motivo’
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per stupefacenti, definendolo un 'non motivo'. La decisione sottolinea che un'impugnazione deve contenere censure specifiche e non limitarsi a deduzioni generiche, pena la sua inammissibilità e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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