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Art. 173 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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200 provvedimenti

Altri anni per Art. 173 Codice di Procedura Penale

Prescrizione reato: notifiche nulle e conseguenze
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di condanna per il reato di cui all'art. 483 c.p. a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. La decisione si fonda sulla rilevazione di un vizio di procedura nel giudizio di primo grado: la notifica del decreto di citazione all'imputato non aveva rispettato il termine minimo a comparire. Tale irregolarità, non sanata dal primo giudice, ha reso ammissibile il ricorso e ha permesso alla Corte di dichiarare l'estinzione del reato, maturata prima della sentenza d'appello.
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Procedibilità furto: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto di energia elettrica a causa di un difetto di procedibilità. A seguito della Riforma Cartabia, la procedibilità per il furto è subordinata alla querela della persona offesa, salvo specifiche aggravanti. Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che l'aggravante non era stata correttamente contestata e che la querela sporta dai tecnici della società energetica non era valida, in quanto privi di legittimazione. Di conseguenza, mancando la condizione di procedibilità del furto, l'azione penale non poteva essere proseguita.
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False dichiarazioni: quando è reato ex art. 495 c.p.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20407/2024, ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale (art. 495 c.p.) a carico di un individuo che aveva fornito generalità non veritiere durante un controllo stradale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo la richiesta di riqualificazione del fatto e la concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Quest'ultima è stata negata a causa dei precedenti penali dell'imputato, indicativi di un'abitualità a delinquere.
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Remissione di querela: annullata condanna per minacce
Un uomo condannato per reingresso illegale e minacce si rivolge alla Cassazione. Nel corso del giudizio, la vittima delle minacce procede con la remissione di querela. La Suprema Corte annulla la condanna per le minacce, riducendo la pena, poiché la remissione estingue il reato, mentre dichiara inammissibile il ricorso per il reato di immigrazione in quanto manifestamente infondato.
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Estinzione del reato per prescrizione nel furto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato a causa dell'estinzione del reato per prescrizione. La Corte ha stabilito che il termine massimo di dodici anni e sei mesi, comprensivo di interruzioni e di una sospensione di 186 giorni, era già scaduto prima della pronuncia della sentenza d'appello. Di conseguenza, il provvedimento è stato annullato senza rinvio, dichiarando i reati estinti.
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Attenuante bancarotta: la Cassazione riduce la pena
La Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per errata applicazione dell'attenuante bancarotta fraudolenta. La pena è stata ridotta direttamente dalla Suprema Corte da tre anni a otto mesi, chiarendo che la riduzione 'fino al terzo' ex art. 219 L.Fall. non significa una riduzione massima di un terzo, ma una riduzione della pena fino a tale limite. Inammissibile la richiesta di applicare la causa di non punibilità per tenuità del fatto in sede di rinvio per la sola pena.
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Prescrizione reato: quando annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per lesioni e minaccia a causa della prescrizione del reato, maturata appena il giorno prima della pronuncia della Corte d'Appello. La Corte ha calcolato meticolosamente i termini, includendo interruzioni e sospensioni, stabilendo che il tempo massimo per perseguire i reati era scaduto. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata agli effetti penali, ma sono stati confermati gli effetti civili, ovvero l'obbligo di risarcire la parte lesa, poiché la prescrizione è intervenuta dopo la sentenza di primo grado.
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Patrocinio a spese dello Stato: redditi da dichiarare
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per false dichiarazioni nella domanda di patrocinio a spese dello Stato. Aveva omesso i redditi da invalidità di due familiari conviventi. La Corte ribadisce che ogni entrata, anche non imponibile, che esprime capacità economica deve essere inclusa nella dichiarazione, integrando il reato in caso di omissione.
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Esposizione a pubblica fede: furto e videosorveglianza
Due individui, condannati per furti aggravati in supermercati, hanno presentato ricorso in Cassazione. Sostenevano che la videosorveglianza dovesse escludere l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che la sola presenza di telecamere, se non garantisce un controllo continuo ed efficace, non elimina tale aggravante, in quanto non impedisce l'immediata sottrazione della merce.
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Minaccia aggravata: prescrizione e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per il reato di minaccia aggravata. Sebbene il ricorso dell'imputato fosse fondato sulla carenza di motivazione riguardo alla gravità della minaccia, la decisione finale è stata determinata dall'intervenuta prescrizione del reato, estinguendo di fatto l'azione penale.
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Difetto di querela: annullata condanna per lesioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8833 del 2024, ha annullato senza rinvio una condanna per lesioni personali. Decisivo è stato il rilievo del difetto di querela, emerso dopo che in appello era stata esclusa una circostanza aggravante che rendeva il reato procedibile d'ufficio. Senza la querela della persona offesa, l'azione penale non poteva essere proseguita.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per furto aggravato. Il motivo? L'imputato si è limitato a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza. La Corte ha confermato che il possesso della refurtiva subito dopo il fatto può costituire prova sufficiente.
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Attenuante danno patrimoniale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato ai danni di un'autovettura. La Corte ha stabilito che per la concessione dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, si deve considerare il danno complessivo, inclusi i danni materiali al veicolo (come la rottura di un finestrino), e non solo il valore della refurtiva. Il fatto che il danno sia stato risarcito da un'assicurazione non ha rilevanza ai fini della concessione del beneficio.
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Furto in abitazione con inganno: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. La sentenza chiarisce che il reato di furto in abitazione con inganno si configura quando l'ingresso nell'abitazione, anche se autorizzato sulla base di un pretesto (come una finta vendita), è finalizzato a sottrarre beni. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre questioni di fatto già valutate nei gradi di merito, non ammissibili in sede di legittimità.
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Lavori di pubblica utilità: quando il giudice li nega
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza, a cui erano stati negati i lavori di pubblica utilità. La decisione si basa non solo sui precedenti penali, ma anche sulla gravità della condotta e su una prognosi negativa di reinserimento sociale, confermando il rigetto della pena sostitutiva.
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Abitualità del reato: no a tenuità del fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto. La Corte ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è applicabile a causa dell'abitualità del reato, dimostrata dai numerosi precedenti specifici della ricorrente. La decisione sottolinea come la ripetizione di illeciti della stessa indole ostacoli il riconoscimento di tale beneficio, indipendentemente dal valore esiguo della merce sottratta.
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Attenuante art. 625-bis: collaborazione non basta
Due imputati condannati per furto aggravato in una scuola ricorrono in Cassazione chiedendo uno sconto di pena, in particolare tramite l'applicazione dell'attenuante art. 625-bis per la collaborazione fornita. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, stabilendo che la collaborazione, per essere valida, deve essere significativa e non marginale. La sentenza conferma che un aiuto parziale, che non porta a risultati concreti nel recupero dei beni o nell'individuazione dei complici, non giustifica la riduzione della pena.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35575/2025, chiarisce i limiti di impugnabilità di una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. Due imputati avevano proposto ricorso lamentando, rispettivamente, un errore nel calcolo della pena e una carenza di motivazione sulla sua congruità. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, ribadendo che il concordato in appello può essere contestato solo per vizi relativi alla formazione della volontà, al consenso del PM, per difformità della pronuncia rispetto all'accordo o per illegalità della pena, ma non per una mera valutazione di congruità.
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Furto energia elettrica: la Cassazione sulla colpevolezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto di energia elettrica. La Corte ha confermato che la consapevole fruizione dell'energia, pur in un immobile abitato da più persone e con un allaccio abusivo non realizzato personalmente, è sufficiente a integrare la responsabilità penale. Il ricorso è stato respinto perché mera ripetizione dei motivi d'appello e non idoneo a contestare la logicità della sentenza impugnata.
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Rifiuto alcoltest: ricorso inammissibile, i motivi
Un automobilista, dopo aver causato un sinistro stradale e mostrato segni di ebbrezza, si è opposto al controllo tramite etilometro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna per il reato di rifiuto alcoltest. La decisione sottolinea che la semplice riproposizione dei motivi d'appello e la mancata analisi critica della sentenza impugnata rendono il ricorso non specifico. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa della gravità del comportamento complessivo.
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