Un imputato viene condannato per truffa e minaccia grave. Il Tribunale applica un aumento di pena per recidiva pari a un mese di reclusione e 150 euro di multa. Il Procuratore ricorre in Cassazione chiedendo un incremento ancora maggiore. La Suprema Corte rigetta la richiesta dell'accusa e rileva d'ufficio un errore fondamentale: l'incremento applicato costituisce una pena illegale. Secondo l'art. 99, sesto comma, del Codice Penale, l'aumento di pena per recidiva non può mai superare il cumulo delle pene inflitte per le condanne precedenti (nel caso specifico, una sola multa di 400 euro). Poiché sia il calcolo del Tribunale che quello proposto dall'accusa superavano tale limite, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio, ordinando un nuovo giudizio.
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