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Art. 1668 Codice Civile

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174 provvedimenti

Appalto opera non ultimata: regole di risoluzione
La Corte di Cassazione chiarisce che in un contratto di appalto, se l'opera non è stata ultimata, si applicano le norme generali sulla risoluzione per inadempimento (art. 1453 c.c.) e non quelle speciali previste per i vizi e le difformità dell'opera completata (artt. 1667-1668 c.c.). Il caso riguardava la ristrutturazione di un immobile, non completata dall'impresa appaltatrice, che aveva portato i committenti a chiedere la risoluzione del contratto. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la normativa speciale, ma la Cassazione ha cassato la sentenza, ribadendo che l'inadempimento derivante dalla mancata ultimazione dei lavori va valutato secondo i principi generali.
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Risarcimento danno appalto: i limiti della Cassazione
Una società committente ottiene la risoluzione di un contratto d'appalto per gravi vizi nella pavimentazione e il risarcimento del danno, quantificato nel costo totale per il rifacimento dell'opera. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del fornitore dei materiali, stabilendo che, in caso di risoluzione, il risarcimento danno appalto non può consistere nel costo per rifare l'opera, poiché ciò comporterebbe un indebito arricchimento per il committente, che otterrebbe sia la restituzione di quanto pagato sia il valore dell'opera nuova. La Corte rinvia il caso alla Corte d'Appello per una nuova quantificazione del danno.
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Responsabilità appaltatore: diligenza e vizi opera
Una società di costruzioni è stata condannata a risarcire i danni per vizi in un'opera di ristrutturazione, nonostante vantasse un credito per i lavori. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'appaltatore, sottolineando il suo dovere di segnalare le carenze del progetto al committente, anche se sta seguendo le sue istruzioni. La Corte ha inoltre validato la condanna al risarcimento, ritenendola autonoma rispetto alla risoluzione del contratto.
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Risoluzione contratto appalto: prova dei vizi e oneri
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce i criteri per la risoluzione contratto appalto per gravi vizi. Il caso riguardava lavori di isolamento difettosi. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto a sfavore dell'appaltatore, basandosi sulle prove testimoniali e sulla mancata comparizione della parte, ritenendo non necessaria una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) data la rimozione dell'opera viziata. La decisione sottolinea l'ampio potere del giudice di merito nella valutazione delle prove.
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Garanzia vizi subappalto: quando agire contro di lui
Una società subappaltatrice ottiene un'ingiunzione di pagamento per lavori di tinteggiatura. La società appaltatrice si oppone, lamentando gravi difetti nell'opera. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, chiarisce i principi della garanzia vizi subappalto, affermando che l'appaltatore ha il diritto di agire contro il subappaltatore non appena il committente principale contesta i lavori, senza dover attendere un'azione legale. La Corte sottolinea inoltre che la fattura non è prova sufficiente del credito e che le eccezioni respinte in primo grado devono essere riproposte con appello incidentale.
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Danno da indisponibilità immobile: la prova è essenziale
Una società, utilizzatrice di un immobile in leasing, ha citato in giudizio l'impresa appaltatrice e il condominio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla prolungata indisponibilità del bene, causata da vizi nei lavori di rifacimento del tetto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10583/2024, ha rigettato il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: il danno da indisponibilità immobile non è presunto ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e provato dal danneggiato. Non basta dimostrare la mancata utilizzabilità del bene; è necessario provare il concreto pregiudizio economico subito, come la perdita di opportunità di locazione o i costi per una sistemazione alternativa. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Variazioni contratto appalto: come si interpretano?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema delle variazioni contratto appalto. Il caso riguarda una disputa tra un'impresa edile e un committente sul pagamento di opere extra. La Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto non deve limitarsi al testo letterale, ma considerare il comportamento complessivo delle parti. È stato confermato l'uso di presunzioni per determinare se una variante fosse già concordata al momento della stipula, rigettando le pretese di entrambe le parti e fornendo principi guida sulla gestione delle modifiche progettuali.
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Inadempimento contratto d’appalto: la sentenza
In una causa per inadempimento contratto d'appalto, un appaltatore ha citato in giudizio un committente per il mancato saldo di lavori di ristrutturazione. Il committente si è difeso lamentando vizi e ritardi, avanzando domande di risarcimento. Il Tribunale, basandosi sulla perizia tecnica (CTU), ha condannato il committente al pagamento di una somma ridotta, detraendo i costi per l'eliminazione dei difetti. Le richieste di risarcimento del committente sono state respinte per mancanza di prove e di formale costituzione in mora.
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Vizi dell’opera: eccezione inadempimento senza scadenze
Un cliente si opponeva al pagamento per l'installazione di porte difettose. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di inadempimento può essere sollevata anche dopo la scadenza dei termini per la denuncia dei vizi. Inoltre, ha affermato che a tali contratti si applica la tutela del Codice del Consumo, che prevede termini più favorevoli per il cliente.
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Subappaltatore: quando l’appaltatore può agire?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23019/2024, chiarisce un punto fondamentale nei rapporti di appalto. Un'impresa appaltatrice non può agire legalmente contro un subappaltatore per vizi dell'opera fino a quando il committente finale non abbia formalmente denunciato tali difetti. La Corte ha stabilito che, in assenza di tale denuncia, l'appaltatore manca di un "interesse ad agire" concreto e attuale, un presupposto processuale che il giudice può rilevare anche d'ufficio. La decisione respinge il ricorso dell'appaltatrice, confermando che il suo diritto sorge solo dopo essere stata chiamata a rispondere dal proprio cliente.
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Responsabilità contrattuale del progettista e vizi
Una società committente ha citato in giudizio due studi di progettazione per gravi vizi nella costruzione della nuova sede. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha chiarito un principio fondamentale sulla responsabilità contrattuale del progettista. La Corte ha stabilito che una richiesta di risarcimento danni, se formulata in termini ampi, deve essere interpretata come comprensiva sia della responsabilità contrattuale per inadempimento, sia di quella extracontrattuale per gravi difetti (ex art. 1669 c.c.). La sentenza impugnata è stata cassata per aver erroneamente escluso la domanda contrattuale, con una motivazione definita 'apparente' e contraddittoria.
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Appalto e vizi: il diritto al compenso non decade
Una società fornitrice di servizi di galvanizzazione ha fatto ricorso in Cassazione dopo essere stata condannata al risarcimento danni per lavori difettosi. La Suprema Corte, pur confermando la presenza dei vizi, ha accolto il motivo di ricorso relativo al mancato pagamento del corrispettivo. È stato stabilito che, in un contratto di appalto, se l'opera non è totalmente inutilizzabile e il cliente non chiede la risoluzione del contratto ma il risarcimento, il fornitore mantiene il diritto al pagamento per la parte di lavoro utilizzabile. L'eccezione di inadempimento del cliente ha solo un effetto sospensivo e non estingue il diritto al compenso dell'appaltatore.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: guida e analisi
Una società committente ha visto il suo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile. La causa è stata l'omesso deposito della copia autentica della sentenza impugnata con la relativa relazione di notificazione entro il termine perentorio di legge. La Suprema Corte ha chiarito che tale mancanza determina l'improcedibilità del ricorso in Cassazione e che le recenti riforme processuali non sanano questa specifica omissione, confermando il rigore delle formalità procedurali.
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Superamento limite appalto: obblighi dell’appaltatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26563/2024, ha chiarito la responsabilità in caso di superamento del limite di spesa in un contratto di appalto. La Corte ha stabilito che l'appaltatore non viola il principio di buona fede se il committente, anche grazie all'assistenza di un direttore dei lavori, era in grado di comprendere che la prosecuzione delle opere avrebbe comportato il superamento del limite pattuito, il quale funzionava come soglia per la rinegoziazione dei prezzi e non come tetto invalicabile.
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Risoluzione contratto per vizi: la Cassazione decide
A seguito dell'acquisto di una termostufa difettosa che ha causato danni, un consumatore ha ottenuto in appello la risoluzione del contratto. La società venditrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità delle questioni sollevate, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per la decisione finale. L'analisi si concentra sulla tematica della risoluzione contratto per vizi e sulle garanzie del consumatore.
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Accettazione tacita e vizi: quando denunciare?
Una committente in un contratto di appalto impugna una decisione che la obbligava al pagamento nonostante i vizi dell'opera. La Corte d'Appello chiarisce che senza un'accettazione tacita dei lavori, il termine di 60 giorni per la denuncia dei difetti non si applica. La corte riforma la sentenza iniziale, riducendo significativamente l'importo dovuto dalla committente sottraendo i costi per l'eliminazione dei difetti.
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Responsabilità contrattuale: i rischi del fornitore
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità contrattuale di più soggetti coinvolti nella fornitura di un impianto di cogenerazione risultato difettoso. La vicenda vedeva un consulente, una società venditrice e un installatore condannati a risarcire i danni agli acquirenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, distinguendo le colpe: l'installatore per non aver rilasciato il certificato di conformità, il venditore per aver garantito l'uso di un combustibile che causava guasti, e il consulente per aver fornito pareri tecnici errati e un business plan inattendibile. La sentenza ribadisce l'autonomia delle singole obbligazioni e la piena responsabilità di ogni professionista.
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Compensazione impropria: no se la domanda è inammissibile
Un condominio ha citato in giudizio il direttore dei lavori per vizi e difetti. L'impresa appaltatrice, chiamata in causa, ha chiesto il pagamento del saldo. La Corte d'Appello, riformando la sentenza di primo grado, ha negato la "compensazione impropria" tra il credito dell'impresa e i costi per i difetti, poiché la domanda riconvenzionale del condominio era stata dichiarata inammissibile con decisione passata in giudicato. La Cassazione ha confermato, stabilendo che senza una domanda ammissibile sui vizi, il giudice non può effettuare l'accertamento contabile del dare/avere.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
Un committente cita in giudizio l'appaltatore per vizi in un'opera di ristrutturazione. L'appaltatore, a sua volta, chiama in causa il direttore dei lavori per essere manlevato da ogni condanna. La Corte d'Appello condanna l'appaltatore ma omette di decidere sulla domanda di garanzia. La Corte di Cassazione, rilevando l'errore di omessa pronuncia, cassa la sentenza e rinvia il caso al giudice d'appello per una nuova valutazione che includa la domanda di garanzia.
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Contratto di appalto: risoluzione e vizi dell’opera
Una società committente ricorre in Cassazione contro la condanna al pagamento del saldo per un impianto fotovoltaico, lamentando vizi e ritardi. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo i limiti per la risoluzione del contratto di appalto e per l'eccezione di inadempimento, ritenuta contraria a buona fede se le mancanze sono di modesta rilevanza rispetto al credito.
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