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Art. 1668 Codice Civile

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174 provvedimenti

Risoluzione contratto appalto: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della risoluzione del contratto d'appalto disposta da un ente pubblico a causa del grave ritardo nell'esecuzione di opere urgenti. Il ritardo era causato da insanabili contrasti interni all'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) aggiudicataria. La Corte ha ritenuto irrilevanti i tentativi di una delle imprese di proseguire i lavori in autonomia, stabilendo che l'inerzia e l'abbandono del cantiere da parte dell'ATI nel suo complesso giustificavano pienamente la decisione della stazione appaltante.
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Risarcimento danni appalto: limiti e onere prova
In un caso di subappalto con fornitura difettosa, la Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto ma ha annullato la condanna al risarcimento dei danni. La Corte ha stabilito che il giudice non può liquidare un danno superiore a quanto richiesto (vizio di ultra petita) e che il cessionario di un credito non risponde degli inadempimenti contrattuali del cedente. La sentenza chiarisce i principi fondamentali sul risarcimento danni appalto, nesso di causalità e onere della prova.
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Responsabilità extracontrattuale appaltatore: il caso
La Corte di Cassazione conferma la condanna solidale dell'impresa costruttrice e dell'impresa appaltatrice per gravi vizi in un condominio. Viene ribadito che la responsabilità extracontrattuale dell'appaltatore ai sensi dell'art. 1669 c.c. sussiste anche nei confronti degli acquirenti, i quali possono agire direttamente contro di essa, e che rientra nel potere del giudice qualificare giuridicamente i fatti, senza incorrere nel vizio di extrapetizione.
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Decadenza garanzia vizi: quando scatta il termine
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di due committenti. Il caso riguarda la decadenza garanzia vizi in un contratto d'appalto. I giudici hanno stabilito che la denuncia dei difetti, effettuata oltre i termini di legge e solo con l'atto di citazione, ha causato la perdita del diritto alla garanzia. È stato inoltre chiarito che la contestazione da parte del direttore dei lavori non è sufficiente, in quanto spetta al committente l'onere di denunciare formalmente e tempestivamente i vizi all'appaltatore.
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Responsabilità appaltatore: quando è inadempiente?
Un'impresa edile sospendeva i lavori per presunte irregolarità, ma la Cassazione ha confermato la sua piena responsabilità appaltatore. L'ordinanza stabilisce che la sospensione ingiustificata e i difetti di costruzione legittimano il recesso dei committenti e la richiesta di risarcimento. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso dell'impresa, inclusi quelli sulla presunta ingerenza dei clienti e sulla capacità processuale della società, ormai cancellata dal registro imprese.
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Eccezione di compensazione nel fallimento: la difesa
Una società, convenuta in giudizio per un pagamento da una curatela fallimentare, ha opposto in compensazione un proprio controcredito derivante dallo stesso contratto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che l'eccezione di compensazione, se usata come mera difesa per paralizzare la pretesa avversaria, è sempre ammissibile nel giudizio ordinario e non va confusa con una domanda riconvenzionale, che invece deve essere insinuata nel passivo fallimentare.
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Contratto di finanziamento: no alla risoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consumatore che chiedeva la risoluzione di un contratto di finanziamento collegato all'acquisto di un impianto fotovoltaico difettoso. La decisione si fonda sul fatto che un precedente giudizio aveva escluso la risoluzione del contratto di fornitura, concedendo solo un risarcimento. Poiché l'inadempimento non era stato giudicato grave, non sussistevano i presupposti per risolvere il contratto di finanziamento accessorio.
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Responsabilità appaltatore: limiti e scelte del cliente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2774/2025, chiarisce i limiti della responsabilità appaltatore. Se i vizi di un'opera derivano dalle scelte economiche del committente, che ha limitato l'intervento contrariamente ai suggerimenti dell'impresa, quest'ultima non può essere ritenuta responsabile. La Corte ha rigettato il ricorso di un condominio che lamentava difetti nei lavori di manutenzione, poiché era stato il condominio stesso a optare per una soluzione più economica e meno risolutiva.
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Vizi di costruzione: danni e tutele per l’acquirente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3011/2025, ha chiarito importanti principi in materia di vizi di costruzione. La Corte ha stabilito che il giudice ha il potere di riqualificare la domanda dell'acquirente, trasformando una richiesta di riduzione del prezzo in una di risarcimento del danno, se i fatti dimostrano la presenza di gravi difetti ai sensi dell'art. 1669 c.c. È stato inoltre confermato che il singolo condomino può agire per i danni derivanti da vizi sulle parti comuni che incidono sulla sua proprietà esclusiva.
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Principio di non contestazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di subappalto, se la parte committente contesta solo l'esecuzione di specifici lavori, ammette implicitamente che tutti gli altri siano stati eseguiti. L'ordinanza applica il principio di non contestazione, affermando che il giudice non può richiedere una prova separata per i lavori non contestati, e deve quantificare il compenso dovuto al subappaltatore sulla base di tale ammissione.
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Riduzione prezzo appalto: quando spetta e come si calcola
In una controversia su un contratto di appalto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei committenti che, a fronte di vizi di lieve entità, si erano rifiutati di saldare il corrispettivo e avevano richiesto un ingente risarcimento per il mancato utilizzo dell'immobile. La Corte ha stabilito che i vizi minori non giustificano una richiesta di risarcimento sproporzionata, interrompendo il nesso causale a causa dell'inerzia dei committenti. È stata inoltre confermata la corretta applicazione della riduzione prezzo appalto, chiarendo che questa non è soggetta a IVA in quanto modifica del corrispettivo originario e non rimborso di una spesa.
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Responsabilità gravi difetti appalto: la Cassazione
Un condominio citava in giudizio l'impresa appaltatrice e il direttore dei lavori per gravi difetti, come infiltrazioni, emersi dopo la consegna delle opere. La Corte d'Appello rigettava la domanda per responsabilità extracontrattuale (art. 1669 c.c.) ritenendola indeterminata. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che il giudice ha il dovere di qualificare la domanda sulla base dei fatti allegati, anche se l'inquadramento giuridico non è perfetto. La responsabilità per gravi difetti appalto sorge quando i vizi, come le infiltrazioni, pregiudicano il godimento del bene, e può estendersi anche al direttore dei lavori. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello.
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Inadempimento appalto: quando si applica l’art. 1453
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di mancato completamento di un'opera edile, si configura un inadempimento appalto regolato dalle norme generali sulla risoluzione del contratto (art. 1453 c.c.) e non dalle norme speciali sulla garanzia per vizi (art. 1667 c.c.). Di conseguenza, il committente non è tenuto a denunciare i difetti entro il breve termine di decadenza di sessanta giorni, potendo agire per il risarcimento del danno derivante dalla mancata ultimazione dei lavori.
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Vizi occulti immobile: da quando decorre la garanzia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia per vizi occulti immobile, come l'inadeguato isolamento acustico, decorre dal momento della scoperta effettiva del difetto e non dalla consegna dell'immobile. Annullata la decisione d'appello che aveva dichiarato prescritta l'azione degli acquirenti contro la società costruttrice, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Onere della prova appalto: chi paga i vizi dell’opera?
Una ditta di costruzioni ha citato in giudizio un committente per il saldo di lavori di ristrutturazione. Gli eredi del committente si sono opposti, lamentando vizi dell'opera e costi non dovuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della ditta, confermando che l'onere della prova appalto per ogni voce di costo spetta all'impresa e che il committente può legittimamente rifiutare il pagamento per vizi sollevando una semplice eccezione, senza necessità di una domanda riconvenzionale.
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Decadenza garanzia appalto senza collaudo: la Cassazione
Un committente contesta vizi a un impianto di riscaldamento, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta per tardività. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla decadenza garanzia appalto: in assenza di accettazione e collaudo formale dell'opera, i termini per la denuncia dei vizi (decadenza) e per l'azione legale (prescrizione) non iniziano a decorrere. La semplice consegna materiale del bene non è sufficiente a far scattare le scadenze a carico del committente.
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Vizi costruttivi: accettazione e garanzia del venditore
Un acquirente cita in giudizio la società costruttrice per gravi vizi costruttivi in un immobile di nuova costruzione, come infiltrazioni d'acqua. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento, ritenendo che l'acquirente avesse accettato le 'scelte progettuali' che hanno causato i problemi. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la conoscenza del progetto da parte dell'acquirente non costituisce accettazione dei vizi costruttivi che compromettono la funzionalità del bene. Il costruttore è sempre responsabile per i difetti derivanti da una progettazione errata, a meno di un'accettazione esplicita successiva alla realizzazione dell'opera.
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Prova del credito: fattura non basta nel giudizio
Un fornitore ottiene un decreto ingiuntivo per il saldo di lavori su un impianto. Il committente si oppone, sostenendo di aver già pagato più di quanto pattuito in un preventivo. La Cassazione conferma le decisioni di merito, rigettando il ricorso del fornitore e chiarendo che la sola fattura non costituisce adeguata prova del credito nel giudizio di opposizione. Spetta al creditore dimostrare con ogni mezzo l'esistenza e l'ammontare della sua pretesa, senza poter fare affidamento sulla CTU per colmare le proprie lacune probatorie.
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Modifica domanda giudiziale: da riduzione a risoluzione
In una controversia su un contratto d'appalto per la fornitura di scafi, una società committente ha inizialmente chiesto la riduzione del prezzo per vizi dell'opera. Successivamente, ha tentato di modificare la sua richiesta in risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che la modifica domanda giudiziale in questo senso è ammissibile. La Corte ha chiarito che non si tratta di una domanda nuova, ma di una modifica della domanda originaria basata sulla stessa causa (l'inadempimento del fornitore), consentendo così una maggiore flessibilità processuale.
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Clausola penale: quando si applica nel contratto?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'applicazione di una clausola penale per il ritardo nella consegna di lavori edili, anche se il committente non ha sollevato contestazioni durante l'esecuzione del contratto. L'ordinanza chiarisce che il diritto a esigere la penale può essere esercitato per la prima volta in sede giudiziale. Viene inoltre spiegata la differenza tra compensazione propria e impropria, specificando che quest'ultima, derivando da un unico rapporto contrattuale, si risolve in un mero accertamento contabile del dare e avere tra le parti.
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