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Art. 159 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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332 provvedimenti

Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Prescrizione del reato: il ricorso fallisce sui calcoli
L'Imputato, condannato per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale commesso nel febbraio 2018, propone ricorso per Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello del novembre 2025. La Corte di Cassazione respinge l'istanza e dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che ai fatti commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019 si applica la disciplina della Legge Orlando. Tale norma prevede la sospensione del decorso del termine per un massimo di un anno e sei mesi durante il giudizio di secondo grado. Sommando tale periodo e i sessanta giorni di sospensione maturati nel primo grado, il termine massimo non risultava decorso. Di conseguenza, la Corte conferma la condanna e infligge una sanzione economica al ricorrente.
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Prescrizione del reato batte la particolare tenuità
Un cittadino, accusato di porto ingiustificato di strumenti atti a offendere, riceveva in primo grado il proscioglimento per particolare tenuità del fatto. L'imputato impugnava la decisione per ottenere la piena prescrizione del reato. La Corte di Appello respingeva la richiesta, sostenendo che la sospensione della prescrizione prevista dalla legge bloccasse il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto: il blocco dei termini opera solo a fronte di una reale sentenza di condanna. Il proscioglimento per tenuità non costituisce condanna formale e non può peggiorare la posizione difensiva. I giudici supremi hanno quindi annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando il reato estinto.
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Furto e prescrizione del reato: condanna valida con le sospensioni
L'Imputato, condannato per furto aggravato commesso a febbraio 2018, ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata declaratoria di estinzione per prescrizione del reato e la carenza di motivazione sul punto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che, oltre al termine massimo ordinario, si applicano la sospensione di 91 giorni per sciopero difensivo e l'ulteriore sospensione di 18 mesi prevista dalla legge per la pronuncia della sentenza di primo grado. Di conseguenza, il tempo necessario per cancellare l'illecito non era ancora decorso all'atto della decisione d'appello, rendendo valida la condanna.
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Prescrizione del reato: la Cassazione blocca il ricorso
Un cittadino condannato per calunnia ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. I fatti risalgono all'agosto 2017. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito le regole sul diritto intertemporale: per gli illeciti commessi tra agosto 2017 e dicembre 2019 opera la sospensione dei termini prevista dalla riforma Orlando. Al termine ordinario di sei anni si deve sommare un ulteriore anno e mezzo per lo svolgimento del processo di appello. Di conseguenza, il tempo massimo per punire il fatto non era ancora scaduto al momento della sentenza di secondo grado. L'imputato perde la causa e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Calcolo della prescrizione del reato: la sospensione blocca l’esito
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate commessi nel luglio 2017. La difesa ha lamentato la mancata estinzione dei reati per avvenuto decorso del termine massimo di estinzione. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché il calcolo della prescrizione del reato prospettato dalla difesa ha ignorato i seicentododici giorni di sospensione processuale disposti nel giudizio di primo grado. Computando tale periodo, il termine massimo non risulta decorso. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Connivenza non punibile e laboratorio clandestino: condanna
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per contraffazione di beni all'interno di un laboratorio clandestino allestito in casa. La difesa ha sostenuto l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione e ha invocato la connivenza non punibile, affermando una presenza del tutto passiva della donna. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le tesi difensive. La Corte ha chiarito che il reato non era prescritto a causa delle sospensioni di legge e che l'attività pratica dell'imputata, sorpresa a utilizzare una pressa a caldo, esclude ogni connivenza non punibile, confermando la piena partecipazione attiva all'illecito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese, di tremila euro alla Cassa delle ammende e di duemila euro di spese legali in favore della parte civile.
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Prescrizione del reato di furto: il ricorso fallisce
Un imputato, condannato per il delitto di furto in abitazione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della prescrizione e delle attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che il tempo per punire il fatto fosse scaduto prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il conteggio difensivo ignorava i periodi di sospensione del procedimento, tra cui oltre otto mesi di astensione delle udienze. Di conseguenza, la prescrizione del reato di furto non è maturata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione del reato: l’assenza congela i termini
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata declaratoria di estinzione dell'illecito per prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. I giudici hanno chiarito che, qualora il processo venga sospeso per assenza dell'imputato secondo le norme di rito, il cronometro della prescrizione si blocca per legge. Di conseguenza, il tempo trascorso durante tale arresto non si computa a favore del decorso del termine estintivo. L'Imputata ha perso il giudizio ed è stata condannata al pagamento delle spese di lite oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato e rinvii: ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato commesso nel settembre 2016. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici hanno accertato che il termine ordinario e massimo di estinzione dell'illecito ha subito un prolungamento rilevante a causa dei rinvii dibattimentali. Le ripetute richieste di rinvio avanzate dalla difesa e le adesioni all'astensione forense tra il 2017 e il 2019 hanno determinato una sospensione del corso temporale per oltre due anni e quattro mesi. Di conseguenza, alla data della sentenza di secondo grado e della decisione di legittimità, il tempo utile per estinguere l'addebito non era affatto maturato. L'Imputato è stato quindi condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Getto pericoloso di cose: no alla tenuità tra condomini
Due vicini di casa versavano continuamente dal proprio balcone acqua sporca ed escrementi di cane sul cortile comune sottostante. Inoltre accatastavano mobili vecchi che causavano la proliferazione di topi vicino all'abitazione della persona offesa. I responsabili hanno proposto ricorso per cassazione invocando la prescrizione, l'inattendibilità dei testimoni e la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di getto pericoloso di cose. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, escluso la prescrizione grazie ai periodi di sospensione e negato la lieve entità a causa della condotta molesta ripetuta nel tempo.
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Reato di calunnia e prescrizione: la condanna resta definitiva
L'imputato ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la condanna inflitta per il reato di calunnia, sostenendo l'intervenuta prescrizione dei fatti e contestando la sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile. Il calcolo della prescrizione eseguito dai giudici di merito è risultato corretto, poiché ha tenuto conto dei periodi di sospensione per l'astensione del difensore e per il blocco processuale dell'emergenza pandemica. I giudici hanno inoltre accertato la piena consapevolezza dell'imputato nell'incolpare ingiustamente la vittima. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese del procedimento oltre a una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la Cassazione conferma l’evasione
Un uomo condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere l'annullamento della sentenza. Il ricorrente sosteneva che fosse maturata la prescrizione del reato commesso nel luglio 2018 e contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ai fatti commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019 si applica la sospensione del decorso temporale introdotta dalla riforma Orlando. Le norme successive non hanno cancellato con effetto retroattivo tale regime. La Cassazione ha inoltre ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di legittimità, confermando la condanna e infliggendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione e rinvio: ricorso respinto
Un imputato, condannato per il reato di violazione di sigilli commesso a scopo di lucro, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'estinzione del reato per decorso del tempo. La difesa ha contestato il conteggio del termine, ritenendo non valida la sospensione della prescrizione scaturita dal rinvio di un'udienza per legittimo impedimento del proprio avvocato, dato che in quella data il testimone citato risultava comunque assente. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente la tesi difensiva. La richiesta di rinvio avanzata dal legale blocca sempre il decorso temporale. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica.
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Sospensione della prescrizione: ricorso bocciato e sanzione
L'Imputato, condannato per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, ha impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'avvenuta estinzione del reato per decorso del tempo massimo. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva. Il calcolo corretto del termine deve includere la sospensione della prescrizione dovuta all'emergenza sanitaria da pandemia e l'astensione dell'avvocato difensore dalle udienze. Sommati tali periodi di blocco del tempo, il reato non risultava affatto prescritto alla data della pronuncia di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione e messa alla prova penale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il ricorrente sosteneva che il tempo massimo per procedere fosse scaduto prima della pronuncia di secondo grado. I giudici supremi hanno ribadito che la richiesta difensiva di accedere al beneficio della messa alla prova congela il decorso del tempo necessario per la definizione del giudizio. Questo meccanismo produce una formale sospensione della prescrizione per tutta la durata del rinvio concesso dal giudice per redigere il programma trattamentale con l'ufficio competente. Tenuto conto del periodo di arresto del computo temporale, i reati non risultavano affatto estinti. La Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: ricorso respinto per cinque giorni
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione del reato in relazione alla tempestività della sentenza d'appello e all'inammissibilità dell'impugnazione. L'Imputato, condannato per false dichiarazioni sull'identità, sosteneva che il reato fosse già prescritto prima del verdetto di secondo grado. I giudici di legittimità hanno invece calcolato la sospensione dei termini, accertando che l'estinzione dell'illecito sarebbe maturata solo cinque giorni dopo la pronuncia della sentenza d'appello. Poiché il motivo di ricorso si basava su un presupposto errato ed era manifestamente infondato, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Questo vizio impedisce di rilevare l'estinzione del reato sopravvenuta in data successiva alla decisione di secondo grado, comportando la condanna definitiva dell'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Lesioni personali aggravate: negare i fatti non basta
Due imputati hanno proposto ricorso contro la condanna per il reato di lesioni personali aggravate commesso ai danni di un anziano ultraottantenne. I ricorrenti negavano qualsiasi contatto fisico e contestavano l'attendibilità della vittima e la validità dei certificati medici, eccependo inoltre la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità quando la decisione di merito risulta coerente e supportata da riscontri sanitari tempestivi. Considerata la sospensione dei termini processuali, la prescrizione non è maturata. I condannati devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: scusa dell’auto bocciata
I giudici hanno condannato un automobilista per il reato di porto ingiustificato di coltello a serramanico rinvenuto a bordo della sua vettura durante un controllo. L'uomo ha giustificato il possesso dell'arma bianca sostenendo che servisse per eseguire riparazioni di emergenza sull'auto. La difesa ha inoltre richiesto la non punibilità per particolare tenuità del fatto e la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno ritenuto non credibile la scusa della manutenzione del veicolo e hanno escluso la tenuità a causa dei molteplici precedenti penali dell'imputato. L'imputato deve scontare tre mesi di arresto, versare 500 euro di ammenda e pagare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione e sciopero: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per tentato furto aggravato, dichiarando il ricorso inammissibile. L'imputato sosteneva l'avvenuta estinzione del reato per decorso del tempo massimo e contestava il riconoscimento fotografico. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione opera pienamente quando il difensore aderisce all'astensione dalle udienze proclamata dall'organismo di categoria. Tale congelamento dei termini si applica in modo automatico, a prescindere dall'eventuale assenza dei testimoni nella medesima udienza, poiché l'adesione allo sciopero arresta il procedimento prima di ogni altra verifica. Il computo temporale escludeva quindi la prescrizione. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Dichiarazione sostitutiva falsa: reato all’invio o alla ricezione
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. L'imputato sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato, individuando il momento consumativo nella data di spedizione dell'atto. I giudici hanno chiarito che il reato legato a una dichiarazione sostitutiva falsa si consuma nel momento esatto in cui l'ente pubblico destinatario riceve e protocolla il documento, acquisendone effettiva conoscenza. Inoltre, i periodi di sospensione processuale hanno impedito il decorso dei termini di estinzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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