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Art. 159 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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332 provvedimenti

Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Condanna annullata: la prescrizione del reato prevale
Un automobilista riceve la condanna per guida sotto l'effetto dell'alcol commessa nel novembre 2019. I giudici di secondo grado confermano la penale responsabilità nell'ottobre 2025. L'imputato propone ricorso per cassazione evidenziando la prescrizione del reato. Il termine quinquennale risulta infatti scaduto nel novembre 2024, prima della pronuncia di appello. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla la sentenza senza rinvio. La prescrizione del reato cancella definitivamente l'illecito penale.
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Omessa dichiarazione dei redditi: no alla prescrizione facile
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di omessa dichiarazione dei redditi ed IVA. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato prima della notifica del deposito della motivazione e contestando la durata della sospensione della prescrizione durante i rinvii dell'udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il termine di prescrizione si considera fino alla pubblicazione della sentenza e che il rinvio dell'udienza chiesto dal difensore sospende la prescrizione per l'intera sua durata. L'inammissibilità preclude la possibilità di far valere prescrizioni maturate successivamente, determinando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Minaccia grave: condanna confermata e ricorso inammissibile
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di minaccia grave. La difesa sosteneva che l'udienza dovesse essere rinviata in attesa di una decisione della Corte Costituzionale sulla prescrizione e chiedeva il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che non esiste alcun obbligo di sospendere il processo e che la valutazione sulla tenuità del fatto spetta esclusivamente al giudice di merito. La condanna è diventata definitiva con l'obbligo di pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione: reato vivo, condanna finale
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale viene sorpreso alla guida di una vettura pur avendo la patente revocata. Condannato nei primi due gradi di giudizio alla pena di due mesi di arresto, l'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo che il reato sia estinto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso del tutto inammissibile. La sospensione della prescrizione, verificatasi sia per l'adesione del difensore all'astensione di categoria sia per le norme previste dalla legge Orlando, ha congelato il calcolo dei termini. La Suprema Corte conferma quindi la condanna e impone al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: ricorso respinto e condanna confermata
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza che ne confermava la condanna per il reato di furto, commesso nel maggio 2018. La difesa ha sostenuto l'intervenuta prescrizione del reato a seguito del tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ai fatti commessi tra agosto 2017 e dicembre 2019 si applica la disciplina della sospensione della prescrizione introdotta dalla legge 103 del 2017, la quale non è stata abrogata con efficacia retroattiva dalle riforme successive. I periodi di sospensione hanno quindi impedito la maturazione dei termini. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato e riforme: quando il ricorso fallisce
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello che lo aveva condannato per un illecito sugli stupefacenti commesso nel 2018, sostenendo che fosse già decorso il tempo massimo di prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ai fatti commessi tra agosto 2017 e dicembre 2019 si applicano le regole sulla sospensione della prescrizione introdotte nel 2017, le quali prolungano i tempi di estinzione dell'illecito. Al momento della decisione di secondo grado la prescrizione del reato non era ancora maturata. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del processo e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato non applicabile: confermata la condanna
Una cittadina ha proposto ricorso in Cassazione dopo la conferma della condanna per aver reso dichiarazioni false nell'istanza di ammissione al gratuito patrocinio. L'unico motivo di appello riguardava la presunta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, al momento della domanda, si applicava la sospensione della prescrizione del reato prevista dalla riforma del 2017, non abrogata retroattivamente dalle leggi successive. Di conseguenza, i tempi non erano maturati. La cittadina deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Minima partecipazione al reato: verdetto severo della Cassazione
Due soggetti hanno subito una condanna penale per tentata violazione di domicilio e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. I condannati hanno proposto ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato, la particolare tenuità del fatto e chiedendo l'applicazione dell'attenuante per la minima partecipazione al reato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi interamente inammissibili. I giudici hanno chiarito che la minima partecipazione al reato richiede un apporto causale del tutto marginale e trascurabile nell'esecuzione del fatto illecito. La Cassazione ha quindi confermato le responsabilità penali degli imputati, condannandoli al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di minaccia grave: ricorso inammissibile e condanna
L'Imputata è stata condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di minaccia grave. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'efficacia intimidatoria delle frasi pronunciate e sostenendo l'intervenuta prescrizione del reato, escludendo l'applicazione della sospensione prevista dalla Riforma Orlando. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile riesaminare in sede di legittimità la valutazione delle prove già svolta dai giudici di merito. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato che la sospensione della prescrizione introdotta nel 2017 si applica pienamente ai reati commessi durante la sua vigenza. L'Imputata è stata quindi condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: risarcimento irrisorio e condanna
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per i reati di violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. L'Imputato ha provato a richiedere l'annullamento della condanna sostenendo l'avvenuta riparazione del danno, la particolare tenuità del fatto e la prescrizione dei reati. I giudici hanno respinto ogni tesi: l'offerta risarcitoria era del tutto irrisoria e non indirizzata all'ente di appartenenza del pubblico ufficiale, rendendo impossibile l'estinzione del reato o la concessione di attenuanti. Inoltre, la motivazione sul diniego della tenuità del fatto è risultata coerente e i termini di prescrizione non sono decorsi a causa delle sospensioni di legge. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: no alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un datore di lavoro per omesso versamento ritenute previdenziali oltre la soglia legale di diecimila euro annui. L'imputato sosteneva l'avvenuta estinzione del reato per prescrizione, invocando una disciplina normativa precedente. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva chiarendo che per i reati commessi nel 2017 opera la sospensione dei termini introdotta dalla riforma Orlando. Tale fattispecie omissiva costituisce un reato a consumazione prolungata che si perfeziona con le omissioni maturate nell'anno di riferimento. Di conseguenza, il tempo per la prescrizione non era decorso e il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Furto consumato: confermata la condanna oltre le casse
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per diversi episodi di furto e detenzione abusiva di armi od oggetti atti ad offendere. Contro la sentenza di appello, l'uomo ha proposto ricorso per Cassazione. La difesa sosteneva che il furto avvenuto all'interno di un supermercato dovesse qualificarsi come tentato e non come furto consumato, oltre ad eccepire l'intervenuta prescrizione per una delle contravvenzioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uscita dai locali commerciali con la merce sottrae l'oggetto al controllo della vigilanza, configurando appieno il furto consumato. Inoltre, i termini di prescrizione non sono maturati a causa delle sospensioni previste dalla legge. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato deve pagare le spese e una sanzione.
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Sospensione della prescrizione: no all’estinzione del reato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata dichiarazione di estinzione per un reato paesaggistico, sostenendo il decorso dei tempi di legge e lamentando l'omessa conferma dei benefici concessi in primo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo alla sospensione della prescrizione, i giudici hanno ribadito che ai reati commessi tra il 2017 e il 2019 si applica la disciplina della Legge Orlando, la quale sospende i termini durante le fasi d'appello, rendendo la prescrizione non ancora maturata. Per quanto riguarda i benefici di legge, la Corte d'Appello aveva già emesso ordinanza di correzione dell'errore materiale confermando i benefici, eliminando così l'interesse al ricorso. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali, ma esonerato dal versamento della sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per la vendita di sostanze stupefacenti. La difesa ha contestato il valore delle intercettazioni, eccepito la prescrizione del reato e richiesto la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la solidità delle prove, composte dai controlli della polizia giudiziaria e da intercettazioni chiare su prezzi e quantità. La Cassazione ha escluso lo spaccio di lieve entità per via dei volumi d'affari, della quantità di sostanza e dei contatti dell'imputato con la piazza di spaccio locale. Il Ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato e sospensione: il ricorso è inammissibile
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna in Cassazione denunciando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, la carenza di dolo e la prescrizione del reato e sospensione ignorata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha ribadito che il riesame delle prove e delle intenzioni dell'autore non spetta al giudizio di legittimità. Inoltre, la doglianza sull'avvenuta prescrizione è risultata infondata poiché l'Imputato non ha considerato la sospensione del processo per 578 giorni avvenuta nel giudizio di primo grado. La Corte ha confermato la condanna, ponendo a carico dell'Imputato le spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: lo sciopero del difensore blocca il tempo
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna di secondo grado e chiedendo il riconoscimento della prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato non si è verificata poiché i termini sono rimasti sospesi durante l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. La richiesta di rinvio e la partecipazione allo sciopero dei penalisti congelano il decorso del tempo. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Minaccia aggravata: la condanna resta valida oltre il refuso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino condannato per il reato di minaccia aggravata. L'imputato lamentava un errore formale nella data della sentenza di primo grado inserita nel dispositivo e invocava l'intervenuta prescrizione del reato. I giudici supremi hanno respinto la prima censura rilevando che un semplice refuso non incide sulla validità del giudizio. La Corte ha inoltre accertato che il termine di estinzione non era decorso, considerati i periodi di sospensione processuale. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione.
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Sospensione della prescrizione e messa alla prova: ricorso respinto
L'Imputato, condannato per furto aggravato e falsità materiale, ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'avvenuta estinzione dei reati per decorso del tempo e contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità della condanna e chiarendo i criteri di computo temporale. I giudici hanno stabilito che la sospensione della prescrizione opera per tutto il periodo di rinvio chiesto dalla difesa per accedere alla messa alla prova e per la durata del programma. Al contrario, non si conteggiano le pause dovute all'inerzia degli uffici pubblici. I reati contestati non erano affatto prescritti al momento della sentenza d'appello e l'Imputato deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la sentenza d'appello per una contravvenzione commessa nell'agosto 2019. La difesa ha sostenuto l'estinzione del reato per prescrizione e ha criticato il giudizio di responsabilità penale. I Giudici di legittimità hanno rilevato che i periodi di sospensione processuale hanno impedito il decorso dei termini di prescrizione prima della decisione d'appello. Inoltre, le doglianze sul merito dei fatti costituivano una generica richiesta di riesame probatorio, preclusa nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha dunque pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando la condanna e imponendo all'imputato il pagamento delle spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Truffa e sostituzione di persona: niente prescrizione e ricorso nullo
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per truffa e sostituzione di persona, contestando la mancata declaratoria di prescrizione, vizi nella valutazione delle prove e il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I Supremi Giudici hanno rigettato tutte le doglianze. In punto di diritto, la Corte ha chiarito che ai reati commessi a fine 2017 si applica la sospensione della prescrizione introdotta dalla riforma Orlando (Legge 103/2017), impedendo l'estinzione del procedimento. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove o censurare motivazioni congrue del giudice di merito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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