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Art. 159 Codice Penale

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954 provvedimenti

Truffa e sostituzione di persona: niente prescrizione e ricorso nullo
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per truffa e sostituzione di persona, contestando la mancata declaratoria di prescrizione, vizi nella valutazione delle prove e il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I Supremi Giudici hanno rigettato tutte le doglianze. In punto di diritto, la Corte ha chiarito che ai reati commessi a fine 2017 si applica la sospensione della prescrizione introdotta dalla riforma Orlando (Legge 103/2017), impedendo l'estinzione del procedimento. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove o censurare motivazioni congrue del giudice di merito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: il ricorso fallisce sui calcoli
L'Imputato, condannato per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale commesso nel febbraio 2018, propone ricorso per Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello del novembre 2025. La Corte di Cassazione respinge l'istanza e dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che ai fatti commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019 si applica la disciplina della Legge Orlando. Tale norma prevede la sospensione del decorso del termine per un massimo di un anno e sei mesi durante il giudizio di secondo grado. Sommando tale periodo e i sessanta giorni di sospensione maturati nel primo grado, il termine massimo non risultava decorso. Di conseguenza, la Corte conferma la condanna e infligge una sanzione economica al ricorrente.
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Prescrizione del reato batte la particolare tenuità
Un cittadino, accusato di porto ingiustificato di strumenti atti a offendere, riceveva in primo grado il proscioglimento per particolare tenuità del fatto. L'imputato impugnava la decisione per ottenere la piena prescrizione del reato. La Corte di Appello respingeva la richiesta, sostenendo che la sospensione della prescrizione prevista dalla legge bloccasse il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto: il blocco dei termini opera solo a fronte di una reale sentenza di condanna. Il proscioglimento per tenuità non costituisce condanna formale e non può peggiorare la posizione difensiva. I giudici supremi hanno quindi annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando il reato estinto.
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Sospensione della prescrizione: lo sciopero blocca l’impunità
Un imputato condannato per commercio non autorizzato di materiale pirotecnico ha impugnato la sentenza lamentando il decorso del termine massimo di punibilità. I giudici di legittimità hanno analizzato il meccanismo temporale del procedimento penale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, affermando che l'adesione del legale allo sciopero forense comporta la sospensione della prescrizione per l'intero arco temporale del rinvio fino all'udienza successiva. A tale ipotesi non si applica il limite ordinario dei sessanta giorni previsto per il legittimo impedimento. Il collegio ha inoltre respinto la richiesta di continuazione con una successiva detenzione di ordigni esplosivi artigianali a oltre un anno di distanza, escludendo l'esistenza di una programmazione criminale originaria e unitaria. Il ricorso dell'imputato è stato respinto con addebito delle spese.
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Furto e prescrizione del reato: condanna valida con le sospensioni
L'Imputato, condannato per furto aggravato commesso a febbraio 2018, ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata declaratoria di estinzione per prescrizione del reato e la carenza di motivazione sul punto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che, oltre al termine massimo ordinario, si applicano la sospensione di 91 giorni per sciopero difensivo e l'ulteriore sospensione di 18 mesi prevista dalla legge per la pronuncia della sentenza di primo grado. Di conseguenza, il tempo necessario per cancellare l'illecito non era ancora decorso all'atto della decisione d'appello, rendendo valida la condanna.
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Prescrizione del reato: la Cassazione blocca il ricorso
Un cittadino condannato per calunnia ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. I fatti risalgono all'agosto 2017. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito le regole sul diritto intertemporale: per gli illeciti commessi tra agosto 2017 e dicembre 2019 opera la sospensione dei termini prevista dalla riforma Orlando. Al termine ordinario di sei anni si deve sommare un ulteriore anno e mezzo per lo svolgimento del processo di appello. Di conseguenza, il tempo massimo per punire il fatto non era ancora scaduto al momento della sentenza di secondo grado. L'imputato perde la causa e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Calcolo della prescrizione del reato: la sospensione blocca l’esito
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate commessi nel luglio 2017. La difesa ha lamentato la mancata estinzione dei reati per avvenuto decorso del termine massimo di estinzione. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché il calcolo della prescrizione del reato prospettato dalla difesa ha ignorato i seicentododici giorni di sospensione processuale disposti nel giudizio di primo grado. Computando tale periodo, il termine massimo non risulta decorso. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
Un cittadino ha occupato abusivamente un locale di proprietà comunale adibendolo a propria dimora stabile dopo la perdita del lavoro e la separazione coniugale. L'imputato ha invocato la scriminante dello stato di necessità per indigenza economica e ha contestato la mancata concessione di un rinvio di udienza per concomitante impegno del difensore. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per occupazione abusiva di immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I Supremi Giudici hanno stabilito che l'occupazione abusiva di immobile non è scriminata dallo stato di necessità quando mira a risolvere un bisogno abitativo permanente anziché un pericolo grave, attuale e transitorio. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni sul legittimo impedimento intempestivo e sulla prescrizione.
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Omesso versamento dei contributi previdenziali: no a prescrizione
Un imprenditore è stato condannato per il reato di omesso versamento dei contributi previdenziali trattenuti sulle retribuzioni dei dipendenti. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato e lamentando la mancata identificazione di chi aveva materialmente ricevuto la diffida di pagamento inviata dall'ente previdenziale. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che il reato ha natura unitaria e la consumazione cessa con la scadenza dell'ultimo versamento annuale, rendendo operanti le sospensioni della prescrizione. La notifica della diffida recapitata all'indirizzo di residenza risulta inoltre pienamente valida.
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Condanna per furto: la remissione di querela cancella la pena
Una persona, condannata per furto nei primi gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la persona offesa ha formalmente ritirato la querela presso la stazione dei Carabinieri. L'imputata ha accettato tale rinuncia tramite il proprio difensore munito di procura speciale. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato a seguito dell'avvenuta remissione di querela. I giudici hanno quindi annullato la condanna senza rinvio, addebitando le spese processuali all'imputata.
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Connivenza non punibile e laboratorio clandestino: condanna
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per contraffazione di beni all'interno di un laboratorio clandestino allestito in casa. La difesa ha sostenuto l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione e ha invocato la connivenza non punibile, affermando una presenza del tutto passiva della donna. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le tesi difensive. La Corte ha chiarito che il reato non era prescritto a causa delle sospensioni di legge e che l'attività pratica dell'imputata, sorpresa a utilizzare una pressa a caldo, esclude ogni connivenza non punibile, confermando la piena partecipazione attiva all'illecito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese, di tremila euro alla Cassa delle ammende e di duemila euro di spese legali in favore della parte civile.
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Sospensione della prescrizione: condanna confermata
Un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'estinzione del reato per decorso del tempo. La difesa sosteneva che le successive riforme normative avessero cancellato la sospensione della prescrizione introdotta dalla Legge Orlando per i fatti commessi nel 2019. I Supremi Giudici hanno respinto la tesi difensiva, confermando che per gli illeciti compiuti tra agosto 2017 e dicembre 2019 opera pienamente il prolungamento dei termini processuali. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente.
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Prescrizione del reato di furto: il ricorso fallisce
Un imputato, condannato per il delitto di furto in abitazione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della prescrizione e delle attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che il tempo per punire il fatto fosse scaduto prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il conteggio difensivo ignorava i periodi di sospensione del procedimento, tra cui oltre otto mesi di astensione delle udienze. Di conseguenza, la prescrizione del reato di furto non è maturata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione del reato: l’assenza congela i termini
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata declaratoria di estinzione dell'illecito per prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. I giudici hanno chiarito che, qualora il processo venga sospeso per assenza dell'imputato secondo le norme di rito, il cronometro della prescrizione si blocca per legge. Di conseguenza, il tempo trascorso durante tale arresto non si computa a favore del decorso del termine estintivo. L'Imputata ha perso il giudizio ed è stata condannata al pagamento delle spese di lite oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la Cassazione nega l’estinzione
Diversi imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati contravvenzionali commessi nel dicembre 2018. La difesa ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del reato, invocando l'incostituzionalità della sospensione del termine prevista dalla disciplina transitoria introdotta dalle riforme succedutesi nel tempo. I giudici di legittimità hanno rigettato i ricorsi confermando la piena validità della sospensione della prescrizione introdotta dalla legge Orlando per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019, alla luce della recente pronuncia della Corte Costituzionale. La Cassazione ha quindi confermato le condanne inflitte ai ricorrenti con addebito delle spese processuali.
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Prescrizione del reato e rinvii: ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato commesso nel settembre 2016. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici hanno accertato che il termine ordinario e massimo di estinzione dell'illecito ha subito un prolungamento rilevante a causa dei rinvii dibattimentali. Le ripetute richieste di rinvio avanzate dalla difesa e le adesioni all'astensione forense tra il 2017 e il 2019 hanno determinato una sospensione del corso temporale per oltre due anni e quattro mesi. Di conseguenza, alla data della sentenza di secondo grado e della decisione di legittimità, il tempo utile per estinguere l'addebito non era affatto maturato. L'Imputato è stato quindi condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Getto pericoloso di cose: no alla tenuità tra condomini
Due vicini di casa versavano continuamente dal proprio balcone acqua sporca ed escrementi di cane sul cortile comune sottostante. Inoltre accatastavano mobili vecchi che causavano la proliferazione di topi vicino all'abitazione della persona offesa. I responsabili hanno proposto ricorso per cassazione invocando la prescrizione, l'inattendibilità dei testimoni e la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di getto pericoloso di cose. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, escluso la prescrizione grazie ai periodi di sospensione e negato la lieve entità a causa della condotta molesta ripetuta nel tempo.
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Reato di calunnia e prescrizione: la condanna resta definitiva
L'imputato ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la condanna inflitta per il reato di calunnia, sostenendo l'intervenuta prescrizione dei fatti e contestando la sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile. Il calcolo della prescrizione eseguito dai giudici di merito è risultato corretto, poiché ha tenuto conto dei periodi di sospensione per l'astensione del difensore e per il blocco processuale dell'emergenza pandemica. I giudici hanno inoltre accertato la piena consapevolezza dell'imputato nell'incolpare ingiustamente la vittima. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese del procedimento oltre a una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Responsabilità per abuso edilizio: condanna per le sole gestrici
Tre socie di una struttura alberghiera sono state condannate per la trasformazione abusiva di un'area scoperta di 130 metri quadrati mediante infissi e coperture fisse, dopo una parziale demolizione ordinata dal Comune. La Corte di Cassazione ha distinto i ruoli individuali: le amministratrici che hanno gestito la società e presentato i titoli edilizi rispondono del reato, mentre la socia priva di poteri gestionali o di disponibilità materiale dell'immobile non può subire una condanna automatica. I giudici hanno annullato con rinvio la condanna della semplice socia e hanno confermato la responsabilità per abuso edilizio delle due amministratrici, respingendo le eccezioni di prescrizione e buona fede.
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Prescrizione dei reati edilizi: immobile grezzo e pena da rifare
Il proprietario di un immobile e un tecnico abilitato affrontano un processo penale per violazioni edilizie e falsità ideologica relative alla realizzazione difforme di un garage e al cambio d'uso non autorizzato di una fioriera in bagno. I ricorrenti invocano la prescrizione dei reati edilizi sostenendo l'avvenuta conclusione dei lavori in data antecedente. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del tecnico, confermandone la condanna. Per il committente, i giudici stabiliscono che la prescrizione dei reati edilizi decorre solo dal completamento totale delle rifiniture e degli infissi, smentendo la tesi difensiva. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso limitatamente al trattamento sanzionatorio poiché i giudici di merito non hanno rideterminato la pena dopo una parziale assoluzione, rinviando gli atti per un nuovo calcolo della sanzione e confermando la colpevolezza.
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