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Art. 142 Codice della Strada

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176 provvedimenti

Pagamento in misura ridotta: preclude il ricorso?
Un automobilista con veicolo immatricolato all'estero riceve una multa per eccesso di velocità e la paga immediatamente. Successivamente, tenta di impugnare il verbale e la relativa sanzione accessoria del divieto di guida. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento in misura ridotta della sanzione costituisce accettazione della violazione, precludendo così ogni successiva contestazione giurisdizionale sia sul verbale principale sia, di conseguenza, sui presupposti della sanzione accessoria.
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Termine notifica multa: da quando decorrono i 90 gg?
Un'automobilista riceve una multa per eccesso di velocità. Il verbale viene notificato oltre 90 giorni dopo l'infrazione, ma entro 90 giorni dalla data di redazione del verbale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato la multa, stabilendo un principio cruciale sul termine notifica multa: per le violazioni accertate con strumenti automatici, il termine di 90 giorni decorre dalla data dell'infrazione e non da un momento successivo scelto dall'amministrazione. I ritardi organizzativi interni della Pubblica Amministrazione non possono ledere il diritto di difesa del cittadino.
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Omologazione autovelox: multa nulla senza certificati
Una società di moda ha ricevuto una multa per eccesso di velocità basata su un rilievo autovelox. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che per la validità del verbale, la Pubblica Amministrazione deve fornire prova documentale sia dell'iniziale omologazione autovelox sia delle tarature periodiche dell'apparecchio. La semplice menzione nel verbale non è sufficiente. La Corte ha inoltre distinto tra la semplice approvazione e la più rigorosa omologazione, ritenendo quest'ultima indispensabile.
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Obbligo dati conducente: multa sospesa con ricorso
Un automobilista è stato sanzionato per non aver comunicato i dati del conducente di un veicolo, come richiesto dall'art. 126-bis del Codice della Strada. Tuttavia, egli aveva già impugnato il verbale di infrazione presupposto. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo dati conducente è sospeso durante il periodo di pendenza del ricorso giurisdizionale contro la multa originaria. Se il ricorso ha successo, l'obbligo decade completamente.
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Notifica verbale violazione: quando è valida?
Un cittadino contesta una multa sostenendo la falsità della notifica verbale violazione. Il motivo? La relata indicava la spedizione da un ufficio postale di Roma, mentre l'operazione era stata gestita da un centro servizi in Calabria. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'affidamento a un servizio integrato di Poste Italiane è una procedura legittima. La notifica si perfeziona per l'ente nel momento in cui l'atto viene consegnato a tale servizio, rendendo irrilevante il luogo fisico da cui parte la spedizione finale.
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Omicidio stradale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per omicidio stradale. La condanna era basata su un sorpasso azzardato a velocità eccessiva, che aveva causato un frontale mortale. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme' dei giudici di merito che avevano già accertato in modo logico e coerente la dinamica dell'incidente e la colpa dell'imputata.
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Visibilità autovelox: la Cassazione chiarisce tutto
Un Comune ha contestato una sentenza che annullava una multa per eccesso di velocità a causa della scarsa visibilità dell'autovelox. La Corte di Cassazione ha chiarito che, sebbene l'attestazione di visibilità sul verbale non goda di fede privilegiata, l'onere di provare la mancanza di visibilità spetta all'automobilista. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Impugnazione multa autovelox: i motivi di ricorso
Una società proponeva l'impugnazione di una multa autovelox, sollevando diverse questioni, tra cui l'omessa indicazione della data di taratura, vizi di notifica e l'errata determinazione della sanzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato tutti i motivi di ricorso, fornendo importanti chiarimenti. In particolare, ha ribadito che spetta al sanzionato contestare il malfunzionamento del dispositivo, non essendo necessaria l'indicazione della data di taratura sul verbale. Ha inoltre negato la legittimazione ad impugnare verbali non ancora notificati e confermato la decisione del giudice di merito sulla non applicabilità del cumulo giuridico e sulla determinazione della sanzione, ritenendo la minima differenza di importo non rilevante.
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Spese legali PA: quando non sono dovute dall’opponente
Un automobilista si oppone a una multa per eccesso di velocità rilevata da un autovelox. La Corte di Cassazione, pur rigettando i motivi relativi alla validità dell'accertamento, accoglie il ricorso sulla questione delle spese legali PA. Viene stabilito che se la Pubblica Amministrazione si difende in giudizio con un proprio funzionario, non ha diritto al rimborso degli onorari di avvocato, ma solo delle spese vive documentate.
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Segnalazione velocità media: basta il cartello generico
Una società di trasporti si è vista annullare una multa per eccesso di velocità rilevata da un sistema di controllo della velocità media, poiché il tribunale ha ritenuto inadeguata la segnaletica generica. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per la segnalazione velocità media è sufficiente il cartello standard che avvisa del 'controllo elettronico della velocità', in quanto la legge non impone di specificare la modalità di misurazione.
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Onere della prova autovelox: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'onere della prova autovelox. Un automobilista aveva ottenuto l'annullamento di una multa per eccesso di velocità perché il Comune non aveva provato la corretta segnalazione dell'apparecchio. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che spetta all'automobilista che contesta la sanzione dimostrare l'effettiva inidoneità della segnaletica, e non all'amministrazione provarne la regolarità. La semplice contumacia del Comune in primo grado non è sufficiente a far decadere la multa.
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Concorso di colpa: nesso causale in incidente stradale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22836/2024, ha confermato la condanna per omicidio colposo di un autista che, omettendo di fermarsi a uno stop, ha causato un incidente mortale. La Corte ha stabilito che la condotta di guida estremamente imprudente della vittima (un motociclista che viaggiava a velocità doppia rispetto al limite) integra un concorso di colpa ma non interrompe il nesso causale con la violazione commessa dall'imputato, ritenendo la sua condotta non imprevedibile.
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Errore di fatto: quando è inammissibile la revocazione
Un automobilista ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto, contestando l'uso del termine "autovelox" per un diverso dispositivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non si trattava di un errore di fatto, bensì di una questione giuridica già discussa, e che il nome del dispositivo è irrilevante se omologato. Il ricorrente è stato condannato per abuso del processo.
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Responsabilità civile P.A.: rumore e inquinamento
Un gruppo di cittadini ha citato in giudizio un Comune per le immissioni intollerabili di rumore e polveri sottili provenienti dal traffico veicolare. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'ente non solo al risarcimento del danno, ma anche all'adozione di misure concrete come l'installazione di barriere fonoassorbenti e l'imposizione di un limite di velocità. La sentenza ribadisce che il giudice ordinario può ordinare alla Pubblica Amministrazione un 'facere' per porre fine a un illecito, in applicazione del principio generale del 'neminem laedere', senza che ciò costituisca un'indebita ingerenza nei poteri amministrativi. Questo consolida il principio della Responsabilità civile P.A. per i danni ambientali subiti dai cittadini.
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Concorso di colpa omicidio stradale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per omicidio stradale, rinviando il caso alla Corte d'Appello. Il motivo è la mancata valutazione di tutti i profili di un possibile concorso di colpa della vittima. Quest'ultima, secondo la difesa, non teneva la destra rigorosa e superava lievemente i limiti di velocità. La Suprema Corte ha ribadito che, ai fini dell'applicazione dell'attenuante speciale, anche un comportamento colposo minimo della vittima è sufficiente e deve essere attentamente esaminato dal giudice, cosa che nel caso di specie non era avvenuta in modo completo.
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Omicidio stradale: la prova del conducente
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio stradale a carico di un automobilista, ritenuto responsabile di un tragico incidente. L'analisi si concentra sulla prova dell'identità del conducente, basata sulle testimonianze dei passeggeri e sulla mancata contestazione delle sanzioni amministrative. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo le motivazioni dei giudici di merito logiche e congrue.
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Prescrizione omicidio stradale: no sconti con attenuanti
Un automobilista, condannato per omicidio colposo con violazione del codice della strada, ha impugnato la sentenza sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. A suo avviso, il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti all'aggravante avrebbe dovuto ridurre il termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione omicidio stradale: il termine si calcola sulla pena massima prevista per il reato aggravato, a prescindere dal successivo bilanciamento con le attenuanti. La condanna è stata quindi confermata.
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Omicidio stradale: velocità e nesso di causalità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale di un automobilista che, a causa della velocità eccessiva in condizioni di pioggia e su una curva pericolosa, aveva invaso la corsia opposta provocando un incidente mortale. La Corte ha stabilito che la condotta di guida imprudente costituisce la causa esclusiva dell'evento, rendendo irrilevanti le presunte anomalie del manto stradale o l'eventuale aquaplaning. La sentenza ribadisce il dovere del conducente di adeguare la velocità alle condizioni concrete della strada e del traffico.
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Omicidio colposo stradale: la velocità adeguata
In un caso di omicidio colposo stradale, la Corte di Cassazione annulla l'assoluzione di un camionista e di un funzionario comunale. La sentenza sottolinea che la responsabilità penale non è esclusa dal semplice rispetto del limite di velocità, se le condizioni della strada richiedevano una condotta più prudente. Viene inoltre affermata la responsabilità dell'ente per la mancanza strutturale di segnaletica, indipendentemente da segnalazioni specifiche.
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Omicidio stradale: velocità e prova tardiva in Cassazione
Un automobilista condannato per omicidio stradale ricorre in Cassazione lamentando vizi procedurali, come il deposito tardivo di un video, e un'errata valutazione della sua velocità. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la prova tardiva non invalida il processo se acquisita correttamente in seguito e che il superamento, anche minimo, del limite di velocità in centro abitato, unito a condizioni di visibilità non ottimali, configura la colpa dell'imputato.
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