Omologazione autovelox: la Cassazione annulla la multa senza certificati
Ricevere una multa per eccesso di velocità è un’esperienza comune, ma non sempre la sanzione è legittima. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale per la validità dei verbali elevati tramite autovelox: la necessità di una corretta omologazione autovelox e di verifiche periodiche documentate. Senza queste prove, la multa può essere annullata. Vediamo i dettagli di questa importante decisione.
I Fatti del Caso: La Multa Contestata
Una società operante nel settore della moda si vedeva recapitare un’ordinanza ingiunzione da parte della Prefettura per una violazione dei limiti di velocità, commessa nel 2016 e rilevata tramite un dispositivo autovelox. La società decideva di contestare la sanzione.
Il percorso legale iniziava con un ricorso al Giudice di Pace, che però lo dichiarava inammissibile perché presentato in ritardo. La società non si arrendeva e proponeva appello al Tribunale. Quest’ultimo, pur riconoscendo l’ammissibilità del ricorso, lo respingeva nel merito, ritenendo sufficiente la menzione nel verbale di una taratura dell’apparecchio avvenuta circa cinque mesi prima dell’infrazione. Insoddisfatta, la società portava il caso fino in Corte di Cassazione, lamentando che l’autovelox non fosse stato regolarmente omologato e controllato.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, cassando la sentenza del Tribunale e annullando in via definitiva il verbale di accertamento. La decisione si fonda su principi ormai consolidati in giurisprudenza, rafforzati da una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale del 2015.
Le Motivazioni: Perché la multa è stata annullata?
La Corte ha basato la sua decisione su tre pilastri argomentativi chiari e inequivocabili, che chiariscono gli obblighi della Pubblica Amministrazione quando utilizza strumenti elettronici per la rilevazione delle infrazioni.
Differenza cruciale tra Approvazione e Omologazione Autovelox
Il primo punto, e forse il più tecnico, riguarda la distinzione tra ‘approvazione’ e ‘omologazione’ di un dispositivo. La Cassazione ha sottolineato che non sono sinonimi. L’omologazione autovelox è una procedura più rigorosa e complessa, prevista dal Codice della Strada, che attesta la piena conformità del dispositivo a determinate caratteristiche tecniche e funzionali. Un accertamento eseguito con un apparecchio semplicemente ‘approvato’ ma non ‘omologato’ è da considerarsi illegittimo. Per la validità della sanzione, è indispensabile che lo strumento abbia superato il processo di omologazione ministeriale.
L’Onere della Prova a Carico della Pubblica Amministrazione
Il secondo principio chiave riguarda l’onere probatorio. Chi deve dimostrare che l’autovelox funziona correttamente? Secondo la Corte, in caso di contestazione da parte del cittadino, spetta all’Amministrazione (in questo caso, la Prefettura) fornire la prova positiva della regolarità dell’apparecchio. Questo significa che l’ente deve depositare in giudizio i certificati di omologazione iniziale e, soprattutto, i verbali delle tarature periodiche. Non è il cittadino a dover dimostrare il malfunzionamento, ma l’Amministrazione a dover provare la perfetta funzionalità.
L’Insufficienza della Sola Menzione nel Verbale
Infine, la Corte ha ribadito che la semplice attestazione nel verbale di accertamento che l’apparecchio è stato ‘verificato’ o ‘tarato’ non è sufficiente. Il verbale, su questo punto, non gode di ‘fede privilegiata’ e non basta a dimostrare l’effettiva esecuzione e il buon esito delle verifiche. La prova deve essere documentale, attraverso l’esibizione dei certificati rilasciati da centri accreditati (come ACCREDIA) o dal costruttore, se abilitato. Nel caso di specie, tale documentazione era completamente assente.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per gli Automobilisti
Questa ordinanza conferma un importante strumento di tutela per gli automobilisti. Una multa per eccesso di velocità non è valida solo perché una macchina ha scattato una foto. La sua legittimità dipende dal rispetto, da parte della Pubblica Amministrazione, di precise regole tecniche e procedurali. Per ogni sanzione contestata, l’ente deve essere in grado di produrre i certificati di omologazione autovelox e di taratura periodica (almeno annuale). In assenza di tale prova, come avvenuto in questo caso, la multa deve essere annullata. È quindi sempre consigliabile, in caso di dubbi, richiedere l’accesso agli atti per verificare la presenza di tutta la documentazione necessaria.
È sufficiente che un autovelox sia ‘approvato’ per rendere valida una multa?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che ‘approvazione’ e ‘omologazione’ sono procedure distinte. Per la legittimità dell’accertamento, il Codice della Strada richiede la specifica omologazione del dispositivo.
Chi deve dimostrare che l’autovelox funziona correttamente ed è stato controllato?
L’onere della prova spetta alla Pubblica Amministrazione. In caso di contestazione da parte dell’automobilista, è l’ente che ha emesso la sanzione a dover fornire la prova documentale dell’omologazione e delle tarature periodiche dell’apparecchio.
La semplice indicazione nel verbale della polizia che l’autovelox è stato tarato è una prova sufficiente?
No. Secondo la sentenza, il verbale di accertamento non ha un valore probatorio privilegiato su questo aspetto. La Pubblica Amministrazione deve produrre i certificati di taratura rilasciati da centri accreditati per dimostrare che le verifiche periodiche sono state eseguite correttamente.