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Art. 1375 Codice Civile — Anno 2023

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324 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Contratto diverso? Il diritto alla provvigione del mediatore resta
La Corte di Cassazione ha affermato il diritto alla provvigione del mediatore anche quando le parti concludono l'affare con condizioni diverse da quelle iniziali. Il caso riguardava l'acquisto di una farmacia: dopo il fallimento di un primo accordo, l'acquirente aveva concluso la compravendita direttamente con il venditore, modificando prezzo e modalità di pagamento. La Corte ha stabilito che se l'intervento del mediatore è stato l'antecedente necessario per mettere in contatto le parti, il suo diritto al compenso sussiste. Le successive modifiche contrattuali non interrompono automaticamente il legame causale tra la sua attività e la conclusione dell'affare. La sentenza precedente è stata annullata con rinvio.
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Provvigione mediatore immobiliare: richiesta tardiva blocca l’affare
La Corte di Cassazione esamina un caso relativo al diritto alla provvigione del mediatore immobiliare. Un venditore aveva rifiutato una proposta d'acquisto conforme, adducendo come motivo una richiesta di informazioni sull'affidabilità economica del compratore, avanzata solo il giorno prima della scadenza dell'offerta. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'agenzia, ritenendo il comportamento del venditore contrario a buona fede e condannandolo a pagare la provvigione. La Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non decide ancora nel merito ma rinvia la causa a una pubblica udienza per approfondire la questione. Il punto centrale è stabilire se una richiesta così tardiva possa essere considerata un pretesto per evitare di concludere l'affare e, di conseguenza, di pagare il compenso al mediatore.
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Rischio Variazione Urbanistica: Contratto Valido, Acquirente Paga
Un acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo per l'acquisto di un terreno dopo che una modifica al piano urbanistico ne ha ridotto l'edificabilità. La Cassazione ha però confermato la risoluzione del contratto per colpa dell'acquirente. La ragione sta in una clausola specifica: l'acquirente aveva espressamente accettato il rischio variazione urbanistica al momento del contratto preliminare. Secondo i giudici, questa clausola è perfettamente valida e non trasforma la compravendita in un contratto aleatorio (basato sul rischio). L'acquirente si era assunto la responsabilità di eventuali cambiamenti peggiorativi e il suo rifiuto di procedere è stato quindi ritenuto un inadempimento ingiustificato.
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Nullità contratto di appalto: lavori abusivi, l’appaltatore vince
Un appaltatore interrompe i lavori di costruzione poiché le opere richieste dalla committente sono totalmente difformi dal permesso di costruire, configurando un abuso edilizio. La committente chiede il risarcimento dei danni, ma la Corte di Cassazione dà ragione all'impresa. Viene sancito il principio della nullità del contratto di appalto quando questo prevede la realizzazione di un'opera radicalmente abusiva. Il contratto è nullo per illiceità dell'oggetto, quindi l'appaltatore ha legittimamente interrotto i lavori e non deve alcun risarcimento. La richiesta di eseguire un'opera illegale rende l'accordo invalido fin dall'origine.
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Ex dipendenti senza sconto luce: l’agevolazione tariffaria non è per sempre
Un gruppo di pensionati ha fatto causa a una grande azienda energetica per la cancellazione di uno storico sconto sulla bolletta elettrica. I pensionati sostenevano che l'agevolazione tariffaria dipendenti fosse un diritto acquisito per sempre. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo che il beneficio derivava da un contratto collettivo a tempo indeterminato. L'azienda aveva quindi il diritto di recedere da tale accordo, eliminando lo sconto. Non si trattava di un 'diritto quesito' entrato nel patrimonio dei singoli, ma di una semplice aspettativa legata alla vigenza del contratto collettivo.
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Recesso per inadempimento: perde la caparra chi rifiuta il rogito
Una promissaria acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo di compravendita, sostenendo che i venditori non possano garantirle l'uso esclusivo di un cortile. La sua richiesta di rinegoziare il prezzo viene respinta. I venditori dimostrano di avere il diritto di cedere l'uso del cortile e, di fronte al rifiuto persistente, esercitano il recesso per inadempimento, trattenendo la caparra. La Corte di Cassazione conferma la loro decisione: il pretesto usato dall'acquirente era infondato e il suo comportamento ha costituito un inadempimento grave e definitivo, legittimando la perdita della caparra versata.
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Sospensione facoltativa dal lavoro: l’Azienda perde, non è un diritto automatico
Un'azienda ha applicato la sospensione facoltativa dal lavoro a un dipendente coinvolto in un procedimento penale, basandosi su una clausola del CCNL. L'azienda ha agito senza fornire alcuna motivazione, considerandola un diritto automatico. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il provvedimento. Ha stabilito un principio chiaro: anche una 'facoltà' concessa dal contratto deve essere esercitata secondo i principi di buona fede e correttezza. Pertanto, il datore di lavoro ha l'obbligo di motivare la sospensione, spiegando le ragioni concrete che la giustificano. La sospensione non può essere una conseguenza automatica dell'imputazione penale.
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Fideiussione Omnibus: Garanti Condannati a Pagare, la Banca Vince
Due garanti avevano firmato una **fideiussione omnibus** per coprire i debiti di un parente. Quando la banca ha richiesto il pagamento di oltre 120.000 euro, si sono opposti sostenendo che la garanzia fosse nulla. Le loro ragioni includevano la presunta indeterminatezza del contratto e la mala fede della banca, che avrebbe continuato a finanziare una società del debitore nonostante le difficoltà economiche. La Corte di Cassazione ha respinto tutte le loro argomentazioni. Ha stabilito che il contratto era chiaro e che i garanti non avevano fornito le prove necessarie per dimostrare la colpa della banca. Di conseguenza, la condanna al pagamento del debito è diventata definitiva e la banca ha vinto la causa.
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Provvigioni tagliate: accettarle non è una rinuncia tacita
Un consulente ha citato in giudizio un'azienda per la riduzione unilaterale delle sue provvigioni. L'azienda si è difesa sostenendo che il professionista, incassando per anni i compensi ridotti senza contestazioni formali, avesse di fatto accettato le nuove condizioni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione precedente, stabilendo un principio fondamentale: la **rinuncia tacita al diritto di credito** non può mai essere presunta dal silenzio o dall'inerzia del creditore. Per essere valida, la rinuncia deve emergere da un comportamento concludente che manifesti in modo chiaro e inequivocabile la volontà di abbandonare il proprio diritto. L'accettazione di pagamenti inferiori, da sola, non è sufficiente a dimostrare tale volontà. La Corte ha quindi dato ragione al consulente.
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Indennità Agente Negata: Bonus Perso e Anticipi da Restituire
Un promotore finanziario ha citato in giudizio una banca per ottenere diverse somme a seguito della cessazione del rapporto, inclusa la specifica indennità fine rapporto agente. La banca ha risposto con una domanda riconvenzionale per riavere degli anticipi sulle provvigioni. La Cassazione ha dato torto al promotore, stabilendo che spetta all'agente l'onere di provare in modo specifico l'aumento della clientela e i vantaggi duraturi per l'azienda. Inoltre, i bonus legati alla permanenza in servizio a una data specifica non sono dovuti se il rapporto cessa prima. La Corte ha quindi negato le indennità e confermato la richiesta della banca di restituire gli anticipi.
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Nullità contratto quadro: non serve la firma della banca se esegue gli ordini
Due risparmiatori hanno contestato la validità di alcuni investimenti finanziari. Un investitore aveva acquistato i titoli prima della firma del contratto, l'altro aveva firmato un contratto non sottoscritto dalla banca. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della nullità del contratto quadro, stabilendo un principio fondamentale: se il contratto è firmato solo dal cliente, non è automaticamente nullo. La sua validità sussiste se la banca, con il suo comportamento (come eseguire gli ordini), dimostra di averlo accettato. Invece, l'ordine di acquisto dato in totale assenza di un contratto quadro resta nullo. La banca vince parzialmente su questo principio e il caso torna in Appello per una nuova valutazione.
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Onere autorizzazioni appalto: la colpa dei ritardi è del Committente
La Corte di Cassazione chiarisce una questione fondamentale negli appalti pubblici: l'onere autorizzazioni appalto. Un'impresa costruttrice aveva subito continui ritardi e sospensioni a causa della mancanza di permessi da parte di enti terzi, come le ferrovie. La stazione appaltante sosteneva che fosse compito dell'impresa ottenerli. La Suprema Corte ha ribaltato questa visione, stabilendo che la responsabilità di acquisire le autorizzazioni amministrative necessarie per l'esecuzione dell'opera è esclusivamente del committente. La sua inerzia costituisce un grave inadempimento contrattuale che giustifica la richiesta di risarcimento danni da parte dell'impresa.
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Abuso Edilizio: Riduzione Prezzo Immobile Anche se Noto al Compratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla riduzione prezzo immobile per gli acquirenti di un magazzino con difformità urbanistiche. Il venditore aveva richiesto il saldo, ma gli acquirenti hanno ottenuto uno sconto. La causa della riduzione non è la semplice esistenza dell'abuso, ma il comportamento del venditore, che aveva presentato una domanda di condono per una superficie inferiore a quella che avrebbe potuto sanare. Questa negligenza ha diminuito il valore del bene. La Corte ha stabilito che la responsabilità del venditore giustifica la riduzione del prezzo, a prescindere da una generica accettazione delle difformità da parte degli acquirenti al momento dell'acquisto.
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Assegno privo di data: l’accordo salta e il debito rinasce
Una società debitrice stipula un accordo per saldare un debito consegnando cinque assegni. L'accordo prevede la risoluzione automatica in caso di mancato pagamento. La società paga i primi quattro, ma poi chiude il conto corrente, rendendo l'ultimo assegno inesigibile. La Cassazione ha stabilito che l'accordo si è risolto correttamente. Il motivo centrale è la nullità dell'assegno privo di data, che non costituisce un valido strumento di pagamento. Di conseguenza, la mancata presentazione all'incasso da parte del creditore non è una colpa e non viola il principio di buona fede. Il debito originario torna quindi ad essere esigibile.
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Exceptio Doli: Cliente non paga l’avvocato e vince in Cassazione
Un avvocato chiede a una ex cliente il pagamento dei compensi per tre cause di lavoro. La cliente si oppone, accusando il legale di negligenza e sollevando l'exceptio doli (eccezione di mala fede). Il Tribunale condanna la cliente al pagamento, ignorando però le sue contestazioni sulla qualità del lavoro svolto. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, ritenendo la motivazione del Tribunale solo 'apparente' e quindi nulla. Il giudice, infatti, non aveva esaminato i fatti decisivi legati alla presunta condotta scorretta dell'avvocato. La causa è stata quindi rinviata a un altro giudice per una nuova valutazione che tenga conto delle difese della cliente.
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Pensionamento d’ufficio senza preavviso: legittimo se per età
Un dipendente pubblico contesta il suo pensionamento d'ufficio senza preavviso, sostenendo di aver diritto a un'indennità. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: quando il pensionamento avviene automaticamente per il raggiungimento del limite massimo di età (65 anni), l'Amministrazione non deve dare alcun preavviso. Questo perché non si tratta di una scelta discrezionale del datore di lavoro, ma di un obbligo di legge. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto a nessuna indennità per il mancato preavviso.
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Contratto errato: niente bonus senza legittimo affidamento
Un lavoratore di un ente pubblico ha chiesto il pagamento di indennità previste dal contratto collettivo del settore privato. L'ente, pur avendo erroneamente menzionato tale contratto, non aveva mai pagato quelle somme. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il contratto applicabile era quello del settore pubblico regionale. Soprattutto, ha escluso il legittimo affidamento del lavoratore, poiché non si può avere un'aspettativa tutelabile su benefici economici mai concretamente ricevuti. La semplice menzione di un contratto errato non basta a creare un diritto se non è seguita da pagamenti effettivi.
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Contratto errato? Nessun legittimo affidamento se non hai mai visto un euro
Un lavoratore di un ente pubblico ha richiesto il pagamento di indennità previste dal contratto collettivo del settore privato, sostenendo che l'ente lo avesse erroneamente applicato in passato. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Il punto centrale è il rigetto del **legittimo affidamento del lavoratore**: secondo i giudici, non si può creare un'aspettativa tutelabile per somme di denaro che, di fatto, non sono mai state pagate. L'applicazione parziale e sbagliata di un contratto non genera automaticamente il diritto a tutte le sue clausole, specialmente a quelle mai rispettate. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa perché il contratto corretto era quello pubblico, che non prevedeva quelle indennità.
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Inadempimento contratto preliminare: perde la caparra chi non fissa il rogito
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della ritenzione della caparra da parte della promittente venditrice a causa del grave inadempimento del contratto preliminare da parte del promissario acquirente. Quest'ultimo non aveva provveduto a scegliere il notaio e a convocare la controparte per la stipula del rogito definitivo. I giudici hanno stabilito che tale omissione costituisce un inadempimento di importanza tale da giustificare la risoluzione del contratto. È stato inoltre chiarito che il ritiro delle chiavi dell'immobile da parte della venditrice presso l'agenzia immobiliare non è un comportamento contrario a buona fede, poiché il ruolo del mediatore si esaurisce con la conclusione dell'accordo.
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Rifiuto Ordine di Servizio: Sanzione Legittima per Ordine Dubbio
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione disciplinare (sospensione) a carico di alcuni macchinisti. I lavoratori avevano aderito a una protesta sindacale, attuando un rifiuto ordine di servizio che imponeva di iniziare il turno alle 4:25 anziché alle 5:00, causando un ritardo di venti minuti a un treno. Secondo la Corte, il rifiuto del lavoratore è illegittimo se contrario a buona fede e sproporzionato rispetto alla presunta inadempienza del datore. In questo caso, l'ordine si basava su un accordo apparentemente valido e la richiesta, avvenuta solo in due occasioni, non ledeva esigenze vitali dei dipendenti. Il danno al servizio pubblico ha reso il loro comportamento sanzionabile.
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