LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1372 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Pagina 9 di 10

190 provvedimenti

Altri anni per Art. 1372 Codice Civile

Mancata trascrizione: non è colpa dell’acquirente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di compravendita immobiliare. Un acquirente che non collabora alla formalizzazione dell'atto per la trascrizione nei registri immobiliari non commette un grave inadempimento che possa giustificare la risoluzione del contratto. Secondo la Corte, la mancata trascrizione danneggia esclusivamente l'acquirente stesso, in quanto non rende il suo acquisto opponibile a terzi, mentre il venditore, con la firma del contratto, ha già trasferito la proprietà e non subisce alcun pregiudizio. La sentenza dei giudici di merito, che aveva risolto il contratto per colpa dell'acquirente, è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Consegna immobile: obbligo del venditore e recesso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 255/2025, chiarisce un punto fondamentale nelle compravendite immobiliari. Il caso riguarda un acquirente che ha rifiutato di pagare il saldo del prezzo perché il venditore non ha consegnato le chiavi dell'immobile, come pattuito. La Corte ha stabilito che la consegna immobile (possesso materiale) è un'obbligazione principale del venditore. Se il contratto prevede la consegna contestuale al pagamento, la sua mancanza è un inadempimento che giustifica il rifiuto dell'acquirente di saldare il prezzo, rendendo illegittimo il recesso del venditore e la ritenzione della caparra.
Continua »
Rivalutazione prezzo preliminare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di esecuzione specifica di un contratto preliminare di vendita immobiliare stipulato decenni prima. La Corte ha stabilito che il giudice non può procedere alla rivalutazione del prezzo preliminare pattuito basandosi su un criterio di equità. Il saldo del prezzo, essendo un debito di valuta, deve essere corrisposto nella misura originariamente concordata, a meno che le parti non abbiano espressamente previsto clausole di adeguamento. L'ordinanza accoglie il ricorso dell'acquirente su questo punto, cassando la sentenza d'appello e chiarendo i limiti del potere giudiziale in materia contrattuale.
Continua »
Annullamento delibera condominiale: effetti sul debito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento della delibera condominiale di ripartizione delle spese non estingue automaticamente l'obbligo di pagamento del condomino, specialmente per le spese ordinarie. In un caso complesso che vedeva contrapposti un condominio e una società immobiliare, la Corte ha chiarito che, anche a fronte dell'annullamento della delibera per erronea applicazione di tabelle millesimali convenzionali, il giudice dell'opposizione a decreto ingiuntivo deve comunque verificare la fondatezza del credito del condominio. In pratica, il giudice dovrà ricalcolare le somme dovute sulla base dei corretti criteri legali, senza che il debito venga meno del tutto.
Continua »
Clausola compromissoria fallimento: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della clausola compromissoria nel fallimento quando il curatore agisce per recuperare crediti relativi a prestazioni già eseguite dalla società prima della dichiarazione di fallimento. Anche se la controparte deve insinuare i propri controcrediti nel passivo fallimentare, la domanda principale del curatore può essere decisa in sede arbitrale, confermando la separazione delle sedi di giudizio.
Continua »
Proprietà locale caldaia: quando è bene comune?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito la questione sulla proprietà locale caldaia in ambito condominiale. Il caso riguardava la rivendicazione di proprietà esclusiva di tale vano da parte di un condomino. La Corte ha ribadito che il locale caldaia, in quanto volume tecnico, si presume bene comune ai sensi dell'art. 1117 c.c. Per vincere tale presunzione, non è sufficiente un regolamento unilaterale del costruttore, ma è necessario un 'titolo contrario' presente nel primo atto di vendita che ha dato origine al condominio. In assenza di tale prova, il locale resta di proprietà condominiale.
Continua »
Molestia di diritto: quando un errore non basta
Una proprietaria cita in giudizio i vicini per un errore nella trascrizione di un atto di compravendita relativo al suo posto auto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che un mero errore formale, come un disallineamento catastale, non costituisce una molestia di diritto se non è accompagnato da pretese concrete o da un'effettiva limitazione del godimento del bene. Senza una turbativa reale, manca l'interesse ad agire.
Continua »
Compenso avvocato: quando spetta per la fase decisoria
Un avvocato ha richiesto un'ingiunzione di pagamento per i suoi onorari, ma l'istituto di credito si è opposto. La Corte di Cassazione è intervenuta su tre questioni: la validità della procura alle liti della banca, l'ammissibilità delle domande riconvenzionali dell'avvocato e l'interpretazione di una convenzione sui compensi. La Corte ha stabilito che, in base all'accordo specifico, il compenso avvocato per la fase decisoria è dovuto anche solo per la partecipazione all'udienza di precisazione delle conclusioni, cassando su questo punto la decisione del tribunale.
Continua »
Responsabilità appaltatore: la guida completa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di un'impresa edile e del direttore dei lavori per gravi difetti in una ristrutturazione. La sentenza chiarisce che il termine per la denuncia dei vizi decorre dalla piena consapevolezza tecnica del danno, non dalla prima manifestazione. Viene inoltre rigettata la difesa dell'impresa come mero esecutore ("nudus minister"), ribadendo la sua piena responsabilità appaltatore per la qualità dell'opera.
Continua »
Responsabilità subappalto: prova indiziaria e oneri
Una società subappaltatrice è stata ritenuta responsabile per vizi su un'opera non esplicitamente inclusa nel contratto. La Cassazione ha confermato la decisione, valorizzando la prova indiziaria (come la posa parallela di tubature) e il principio di non contestazione. La sentenza sottolinea come la valutazione delle prove da parte del giudice di merito sia insindacabile se logicamente motivata, consolidando la portata della responsabilità subappalto anche in assenza di previsioni contrattuali scritte.
Continua »
Eccezione di usucapione: la mancata contestazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che rigettava la domanda di un proprietario volta alla rimozione di opere del vicino. La Corte ha stabilito che la mancata e tempestiva contestazione dell'eccezione di usucapione sollevata dal vicino equivale ad ammissione dei fatti posti a suo fondamento, rendendo provato il possesso ultraventennale e legittimando il mantenimento delle opere nella loro attuale posizione.
Continua »
Imputazione del pagamento: onere della prova del debitore
Un avvocato ha impugnato una decisione relativa a compensi professionali dovuti da una società sportiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su due punti chiave. Primo, riguardo all'imputazione del pagamento, ha stabilito che, in presenza di più debiti, spetta al debitore dimostrare a quale specifica obbligazione si riferisce un pagamento, non potendo essere considerato generico. Secondo, gli interessi sui compensi legali decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dal successivo provvedimento di liquidazione del giudice. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
Continua »
Obbligazione risarcitoria: chi paga i danni in condominio?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale in materia di obbligazione risarcitoria condominiale. Un nuovo proprietario non è responsabile per i danni causati dalle parti comuni verificatisi prima del suo acquisto. La responsabilità è di natura extracontrattuale e personale, quindi rimane in capo a chi era proprietario al momento del fatto dannoso. Di conseguenza, la delibera condominiale che addebita tali costi al nuovo acquirente è illegittima. Il caso riguardava una società immobiliare a cui era stato chiesto di contribuire al risarcimento per allagamenti avvenuti nel 1993, ben prima che acquistasse l'immobile nel 2004.
Continua »
Spese forfettarie avvocato: quando sono dovute?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda tra un avvocato e un istituto di credito in merito al pagamento di compensi professionali. L'ordinanza chiarisce importanti principi sulla validità degli accordi, il frazionamento del credito e la tempestività dell'opposizione a decreto ingiuntivo. Il punto cruciale della decisione riguarda il riconoscimento delle spese forfettarie dell'avvocato, stabilendo che sono sempre dovute per legge, anche se non esplicitamente previste in una convenzione, qualora la normativa applicabile lo preveda.
Continua »
Modifiche contratto appalto: quando sono valide?
La Corte di Cassazione chiarisce la validità delle modifiche al contratto di appalto. Anche in presenza di una clausola che richiede la forma scritta, variazioni sostanziali all'opera, accettate di fatto dal committente, possono costituire un nuovo accordo valido provato tramite 'facta concludentia'. La Corte ha respinto i ricorsi di entrambe le parti, confermando la decisione d'appello che aveva bilanciato le reciproche inadempienze, condannando il committente al pagamento di un saldo per i lavori extra, al netto delle penali per il ritardo.
Continua »
Onere della prova appalto: la Cassazione chiarisce
In una controversia su un contratto di appalto per ristrutturazione, la Corte di Cassazione ha stabilito che il committente, lamentando vizi specifici dell'opera, ammette implicitamente che i lavori siano stati eseguiti. Questo incide sull'onere della prova appalto, sollevando l'appaltatore dal dover dimostrare l'avvenuta esecuzione dei lavori contestati. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato il pagamento all'appaltatore per mancata prova del credito, evidenziando una contraddizione nel ragionamento dei giudici di merito e rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Accollo interno: chi paga il professionista?
Un professionista ha richiesto il pagamento delle sue parcelle a un committente, il quale si è opposto sostenendo l'esistenza di un accordo con l'impresa costruttrice per il pagamento delle spese tecniche. La Corte di Cassazione ha chiarito che un simile accordo, qualificabile come "accollo interno", non libera il committente dalla sua obbligazione originaria. Anzi, la sua stessa esistenza presuppone che il debito verso il professionista sia sorto in capo al committente. La sentenza d'appello, che negava sia il debito del committente sia quello dell'impresa, è stata giudicata contraddittoria e cassata con rinvio.
Continua »
Risoluzione contratto: serve la firma di entrambi
Un promissario acquirente consegna assegni non firmati. I tribunali di merito ritengono vi sia una risoluzione del contratto per mutuo consenso basata su una nota unilaterale successiva. La Corte di Cassazione chiarisce che la risoluzione del contratto preliminare richiede un accordo scritto e firmato da entrambe le parti, annullando la decisione e rinviando per una nuova valutazione degli inadempimenti reciproci.
Continua »
Contratto preliminare: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per grave inadempimento dei promissari acquirenti. L'analisi si concentra sull'interpretazione delle clausole contrattuali, la natura delle obbligazioni alternative e la mancata corresponsione delle rate di mutuo pattuite, ritenuta giusta causa per la risoluzione.
Continua »
Opponibilità contratto condominio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo preesistente tra un condomino e il costruttore, riguardante l'installazione di canne fumarie, non è automaticamente opponibile agli altri condomini che acquistano un immobile successivamente. Accogliendo il ricorso di due proprietari, la Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che il giudice di merito ha errato nel non verificare l'effettiva opponibilità di tale accordo e nel non considerare il regolamento condominiale, che richiedeva l'autorizzazione dell'assemblea. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame che tenga conto di questi principi.
Continua »