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Art. 1372 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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190 provvedimenti

Altri anni per Art. 1372 Codice Civile

Eccezione in senso stretto e condizione risolutiva
Una società stipula un contratto preliminare di compravendita immobiliare sottoposto a una condizione risolutiva. Scaduto il termine per l'avveramento della condizione, le parti continuano a trattare. Successivamente, l'acquirente recede per inadempimento del venditore, il quale si difende tardivamente sostenendo l'avvenuta risoluzione di diritto. La Cassazione chiarisce che l'avveramento della condizione risolutiva costituisce un'eccezione in senso stretto, che deve essere sollevata tempestivamente dalla parte interessata e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Di conseguenza, la difesa tardiva del venditore era inammissibile.
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Accordo transattivo: copre anche le sanzioni fiscali?
Una società fornitrice e una acquirente hanno siglato un accordo transattivo per saldare pagamenti e regolarizzare l'IVA. La fornitrice ha poi pagato sanzioni tramite ravvedimento operoso, chiedendone il rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un accordo transattivo onnicomprensivo, se non diversamente specificato, copre tutti gli aspetti economici della controversia, incluse le sanzioni prevedibili, negando così il diritto al rimborso.
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Compenso professionale avvocato: l’accordo transattivo
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa controversia relativa al compenso professionale di un avvocato nei confronti di una banca. La disputa verteva sull'interpretazione di un accordo transattivo del 2015. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del giudice di merito, secondo cui l'accordo regolava in modo onnicomprensivo le attività pregresse, è insindacabile se plausibile. Tuttavia, ha accolto il ricorso del legale su un punto cruciale: il diritto al rimborso delle spese generali del 15%, anche in presenza di un compenso pattuito contrattualmente, cassando con rinvio la decisione su tale aspetto.
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Caparra confirmatoria: reale, non consensuale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la caparra confirmatoria è un contratto di natura reale, che si perfeziona solo con la consegna effettiva della somma di denaro. Una semplice promessa di pagamento, non seguita dalla dazione, non consente al creditore di avvalersi dei rimedi tipici previsti dall'art. 1385 c.c., come la ritenzione della somma o la richiesta del doppio. Il caso riguardava una promittente venditrice che aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di una caparra mai versata dalla promissaria acquirente. La Corte ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso e ribadendo che senza la 'traditio' (consegna), il patto sulla caparra non produce i suoi effetti specifici.
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Compensi professionali avvocato e accordi tariffari
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia sui compensi professionali avvocato tra un legale e un istituto di credito. La Corte ha rigettato il ricorso principale del professionista, confermando che l'interpretazione di un accordo forfettario del 2015 rientra nel potere del giudice di merito. Ha inoltre stabilito l'irretroattività della legge sull'equo compenso e chiarito i limiti del giudicato e del frazionamento del credito in caso di incarichi distinti. È stato parzialmente accolto il ricorso incidentale della banca su un punto specifico relativo al recupero delle spese.
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Accordo compensi avvocato: la parola della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante la determinazione dei compensi professionali di un avvocato. La controversia verteva sull'interpretazione di un accordo transattivo del 2015, che la Corte ha ritenuto onnicomprensivo per tutte le attività svolte fino a una certa data, respingendo le ulteriori pretese del legale. È stata inoltre esclusa l'applicazione retroattiva della legge sull'equo compenso, poiché il rapporto professionale si era concluso prima della sua entrata in vigore. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'avvocato sia quello incidentale della banca, confermando la decisione del Tribunale che aveva parzialmente accolto l'opposizione della banca al decreto ingiuntivo iniziale.
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Compenso professionale avvocato: accordi e tariffe
In una complessa disputa sul compenso professionale avvocato, la Corte di Cassazione interviene per chiarire l'interpretazione di accordi tariffari e di un patto liquidatorio tra un legale e un istituto di credito. La Corte ha stabilito che il rimborso forfettario delle spese generali è sempre dovuto, anche se non previsto nell'accordo, e che la legge sull'equo compenso non è retroattiva. Inoltre, ha precisato che se il compenso è legato all'effettivo recupero del credito da parte del cliente, spetta all'avvocato dimostrare che tale condizione si sia verificata. La precedente decisione è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Compenso professionale avvocato: i limiti del patto
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta una complessa disputa sul compenso professionale di un avvocato nei confronti di un istituto di credito. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale del legale sia quello incidentale della banca, confermando la decisione di merito. I giudici hanno stabilito la prevalenza di un accordo liquidatorio specifico sulle tariffe forensi, hanno chiarito i limiti dell'interpretazione contrattuale in sede di legittimità e hanno confermato la non retroattività della legge sull'equo compenso. È stato inoltre ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte dell'avvocato, data la pluralità di incarichi professionali distinti.
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Consorzio di urbanizzazione: obbligo di adesione
La Corte di Cassazione ha confermato che la clausola inserita in un contratto di compravendita immobiliare, che prevede l'adesione obbligatoria dell'acquirente a un consorzio di urbanizzazione per la gestione delle parti comuni, è pienamente legittima. Secondo la Corte, l'adesione si perfeziona automaticamente con l'acquisto dell'immobile, in base al consenso preventivo espresso dal consorzio nel proprio statuto. Di conseguenza, è stato negato il diritto dei proprietari di recedere dal consorzio per sottrarsi agli obblighi contributivi, equiparando la situazione a quella del condominio, dove non è permesso l'abbandono delle parti comuni.
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Responsabilità amministratore condominio per convocazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 29878/2019, ha stabilito che un precedente giudizio di annullamento di una delibera assembleare per errata convocazione non determina automaticamente la responsabilità esclusiva dell'amministratore. La Corte ha chiarito che l'assemblea condominiale ha il dovere di verificare la regolarità degli avvisi di convocazione. Un'eventuale omissione di tale controllo può configurare un concorso di colpa del condominio, riducendo o escludendo la responsabilità dell'amministratore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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