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Art. 1372 Codice Civile — Anno 2022

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111 provvedimenti

Altri anni per Art. 1372 Codice Civile

Buoni postali fruttiferi: il timbro prevale sulla vecchia stampa
Una risparmiatrice ha chiesto la riscossione degli interessi di alcuni buoni postali fruttiferi trentennali della serie "Q/P" emessi nel 1986. I titoli presentavano sul retro un timbro con i tassi della serie "Q" per i primi venti anni, lasciando visibili a stampa i vecchi tassi della serie "P" per l'ultimo decennio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della risparmiatrice, stabilendo che per l'ultimo decennio si applicano i tassi inferiori della serie "Q" previsti dal decreto ministeriale del 13 giugno 1986. I buoni postali fruttiferi sono infatti soggetti all'integrazione automatica dei tassi tramite norme cogenti. La parziale visibilità della vecchia stampa è una mera imperfezione materiale che non genera alcun legittimo affidamento su tassi diversi da quelli di legge.
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Mutuo dissenso: niente restituzione automatica dell’acconto
Due società, successivamente fallite, avevano stipulato una compravendita immobiliare con versamento di un acconto. Successivamente, i rispettivi curatori hanno firmato un accordo di mutuo dissenso per sciogliere la vendita. Il fallimento dell'acquirente ha chiesto la restituzione dell'acconto in prededuzione. Il Tribunale ha accolto la richiesta ritenendo l'obbligo restitutorio un effetto automatico dello scioglimento. La Cassazione ha accolto il ricorso del fallimento venditore, stabilendo che il mutuo dissenso opera solo per il futuro (ex nunc) e non produce restituzioni automatiche, a meno che non siano espressamente pattuite dalle parti. La causa è stata rinviata per verificare il contenuto dell'accordo.
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Sì al fallimento senza risoluzione del concordato
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto un importante contrasto relativo alla possibilità di dichiarare il fallimento senza risoluzione del concordato preventivo omologato. Nel caso in esame, la Corte d'Appello aveva revocato la dichiarazione di fallimento di una società debitrice, ritenendo necessaria la preventiva risoluzione dell'accordo concordatario. Il Fallimento ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che se il debitore si dimostra insolvente nel pagamento dei debiti concordatari, può essere dichiarato fallito su istanza dei creditori, del Pubblico Ministero o sua propria, anche prima e indipendentemente dalla formale risoluzione dell'accordo. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Buoni postali fruttiferi: il timbro imperfetto non alza gli interessi
Una risparmiatrice ha richiesto la liquidazione degli interessi di un buono postale fruttifero della serie Q/P emesso nel 1986. Il buono era stato stampato su un vecchio modulo della serie P, sul quale era stato apposto un timbro con i nuovi tassi che però non copriva interamente la dicitura precedente per l'ultimo decennio. La risparmiatrice pretendeva quindi l'applicazione dei vecchi tassi più favorevoli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni postali fruttiferi sono soggetti a integrazione automatica delle clausole ex art. 1339 c.c. Le modifiche dei tassi tramite decreto ministeriale prevalgono sul testo stampato sul retro del buono. La parziale visibilità della vecchia stampa è una mera imperfezione materiale priva di valore negoziale. Vince l'ente postale.
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Calcolo indennità di esodo: la tredicesima spetta al lavoratore
Una dipendente pubblica ha concordato la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro con un Ente Pubblico. Successivamente, ha richiesto il ricalcolo della somma spettante, sostenendo che nel calcolo indennità di esodo dovesse essere incluso anche il rateo della tredicesima mensilità. L'Ente Pubblico si è opposto, ritenendo che l'accordo individuale escludesse tale voce e che il rapporto fosse ormai esaurito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno chiarito che la nozione di retribuzione mensile lorda include tutte le componenti fisse e continuative, compresa la tredicesima. Inoltre, la dichiarazione di incostituzionalità della norma contraria si applica al caso specifico, poiché il semplice pagamento parziale non rende il rapporto esaurito. La dipendente ha quindi ottenuto il ricalcolo favorevole.
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Calcolo indennità di esodo: la Cassazione batte la Regione
Gli eredi di una dipendente della Regione Calabria hanno chiesto il ricalcolo dell'indennità supplementare per esodo anticipato, sostenendo che nella base di calcolo dovesse essere incluso il rateo della tredicesima mensilità. La Regione si è opposta, ritenendo che l'accordo individuale escludesse tale voce. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Regione, confermando che la tredicesima mensilità fa parte della retribuzione mensile lorda e che l'accordo non conteneva deroghe valide. Di conseguenza, la Regione è stata condannata a pagare le differenze e le spese di giudizio, garantendo un corretto calcolo indennità di esodo.
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Liquidazione fondo pensione: niente plusvalenze agli ex iscritti
Un ex dipendente bancario, dopo essere andato in pensione e aver incassato interamente il proprio capitale individuale (il cosiddetto zainetto), ha chiesto di essere ammesso allo stato passivo del fondo pensioni aziendale in liquidazione. Il lavoratore pretendeva una quota delle plusvalenze derivanti dalla vendita del patrimonio immobiliare del fondo, basandosi su una vecchia norma dello statuto. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la liquidazione del fondo pensione esclude la pretesa di ulteriori somme per chi ha già sciolto il rapporto previdenziale e incassato il proprio capitale. La vecchia norma statutaria si applicava solo alla gestione ordinaria e non alla liquidazione generale dell'ente.
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Contratto a termine illegittimo: dipendente batte grande azienda
Una lavoratrice ha impugnato il proprio contratto di lavoro a tempo determinato, stipulato con un'azienda postale per il mese di gennaio 2001. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda applicando erroneamente una legge entrata in vigore successivamente alla conclusione del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che la disciplina applicabile è quella vigente al momento della firma. Poiché gli accordi sindacali autorizzavano le assunzioni straordinarie solo fino al 30 aprile 1998, il contratto stipulato nel 2001 costituisce un contratto a termine illegittimo. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio, segnando una vittoria per la lavoratrice.
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Contratto collettivo aziendale: l’azienda disdice ma deve pagare
Un'azienda revocava l'applicazione di un contratto collettivo aziendale dopo essersi cancellata dall'associazione dei datori di lavoro, rifiutandosi di pagare la parte variabile di un premio di produzione a un dipendente. Il lavoratore ha fatto ricorso chiedendo il pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'applicazione costante e prolungata di quasi tutte le altre indennità previste dall'accordo dimostra un recepimento implicito dello stesso. Di conseguenza, l'azienda non può decidere unilateralmente di escludere solo una parte del trattamento economico. Vince il lavoratore, che ha diritto a ricevere le somme arretrate, mentre l'azienda è condannata anche al pagamento delle spese di giudizio.
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Contratto collettivo aziendale: la disdetta non cancella i premi
L'Azienda ha smesso di pagare la quota variabile del premio di partecipazione a un dipendente, sostenendo di non essere piu vincolata al contratto collettivo aziendale dopo essersi cancellata dall'associazione dei datori di lavoro. Il Lavoratore ha fatto ricorso per ottenere il pagamento delle somme spettanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, avendo l'Azienda continuato ad applicare spontaneamente e per lungo tempo quasi tutte le altre tutele e indennita previste dall'accordo, ha implicitamente accettato l'intero contratto collettivo aziendale tramite un comportamento concludente. Di conseguenza, l'Azienda non puo decidere unilateralmente di escludere solo alcune voci retributive ed e obbligata a pagare l'intero premio dovuto al dipendente, oltre a farsi carico delle spese legali.
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Interruzione energia elettrica: sbalzi inevitabili e niente danni
Un'azienda ha fatto causa al distributore di rete chiedendo il risarcimento dei danni causati da ripetuti sbalzi di tensione ai propri macchinari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la temporanea interruzione energia elettrica (sotto forma di micro-interruzioni) è un fenomeno tecnico inevitabile e prevedibile. Di conseguenza, se il distributore rispetta le norme tecniche di settore, non vi è alcun inadempimento contrattuale. L'azienda avrebbe dovuto proteggere i propri impianti installando appositi dispositivi di sicurezza a proprie spese.
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